Martedì, 19 Marzo 2019

LUNGAVILLA - #OLTREPOCHEFUNZIONA I GIOVANI E L’AGRICOLTURA

Da sempre, quando si parla di Oltrepò, si parla di vino e difficilmente dell’agricoltura di pianura dove già i Liguri coltivavano e raccoglievano cereali. Oggi più che mai, con un Ministro dell’Agricoltura pavese doc, dobbiamo dedicare la massima attenzione allo sviluppo di un’attività che, insieme a quella vitivinicola, rappresenta il fulcro dell’economia locale. Siamo abituati a pensare all’agricoltore come persona anziana, legato alla tradizione e non orientato all’innovazione. Nulla di più sbagliato. La testimonianza diretta arriva dalla nuova generazione, ben rappresentata da Riccardo Lodigiani, classe 1990, di Lungavilla.

Riccardo, i suoi 29 anni parlano da soli della sua passione. Sul suo profilo Facebook capita spesso di apprezzare immagini bellissime delle nostre campagne. Da quando è nato il suo amore per l’agricoltura?

«Sono nato e cresciuto tra campi e trattori e ho avuto la fortuna di poter fare della mia passione, il mio lavoro. L’azienda nasce negli anni ‘30 con mio nonno che ha iniziato come contoterzista, mio padre ha poi avuto il coraggio di fare il primo passo per creare una propria azienda ed è partito con la coltivazione di barbabietola da zucchero, cereali e foraggi. Io sono subentrato nel 2010, subito dopo il diploma di perito agrario conseguito al Gallini di Voghera. Dal 2014 l’azienda che ha un estensione di circa 120 ettari, è stata interamente convertita al metodo biologico».

Mi racconta la sua giornata tipo?

«L’agricoltura segue i ritmi della natura; iniziamo i lavori con le semine di Febbraio, Marzo e Aprile ma l’impegno maggiore parte a Maggio con l’avvio della fienagione, continuando nei mesi estivi con la raccolta dei vari prodotti, per passare all’aratura, alla preparazione del terreno e finendo con la semina dei cereali autunnali».

Mi ha parlato dei grandi sacrifici, specialmente per un giovane, che sono richiesti in questa attività. Lei comunque riesce ad essere social, ad avere una bella compagnia, a vivere a stretto contatto con la sua famiglia e al tempo stesso dedicare ore e ore al lavoro: ma non dorme mai?

«Le dico solo che in questi periodi si ha poco tempo per il riposo perchè si lavora 7 giorni su 7, a volte anche 20 ore al giorno sempre in balia delle condizioni climatiche».

L’innovazione è possibile, anzi auspicabile, anche in agricoltura?

«Fino al 2017 potevo vendere il mio prodotto soltanto sfuso, quindi per dare un valore aggiunto al mio lavoro, nel 2018 ho realizzato un laboratorio polifunzionale in cui posso lavorare, confezionare ed etichettare direttamente la materia prima. Grazie a questo intervento è possibile acquistare da noi patate e confezioni di semi di lino, farro, ceci, ceci neri, lenticchie, fagioli borlotti, cannellini e dall’occhio e le farine macinate a pietra di grano tenero, farro e mais, tutto rigorosamente coltivato con il metodo biologico. Possiamo dire con orgoglio che oltre a clienti privati, i nostri prodotti sono stati provati e apprezzati anche dalle cucine di diversi ristoranti della zona».

Lei fa parte del comitato di promozione della zucca berrettina, riscoperta grazie al suo impegno e a quello di Manelli. Il successo sempre crescente del prodotto a cosa è dovuto?

«Otto anni fa ho iniziato a coltivare non solo prodotti destinati all’industria ma anche la famosa zucca Berrettina di Lungavilla. Fino a 40 anni fa era coltivata un po’ da tutti, poi è stata abbandonata perché si è visto che era un prodotto poco redditizio. Ad occuparsi della riscoperta di questo ortaggio è stata nel 2007 l’Associazione della Zucca Berrettina, che ha come presidente Emilio Manelli, avvalendosi della collaborazione di 2 prestigiosi enti, l’ENSE ed il CRA. L’Associazione si occupa anche della promozione di questo prodotto partecipando a eventi sparsi sul territorio e in primis attraverso quello che per noi è l’evento più importante dell’anno ovvero la Festa della Zucca Berrettina la quale si svolge tutti gli anni la prima domenica di ottobre e che nel 2018 ha raggiunto l’11 edizione. Ogni anno contiamo intorno alle 900 presenze per il pranzo a base di zucca e abbiamo migliaia di visitatori che arrivano anche da lontano appositamente per venire a comprare il nostro prodotto. Ad affiancare l’Associazione della Zucca c’è l’associazione dei produttori composta oltre che dalla mia azienda, dalle aziende Chiossa, Campanini e Vidali;  assieme dedichiamo alla zucca un totale di 4 ettari di terreno di cui circa 2 ettari sono parte della mia azienda e gli altri 2 sono suddivisi tra gli altri 3 produttori. Dalla zucca ricaviamo anche squisite confetture al naturale, con zenzero e con cioccolato e la Calcabir, una birra artigianale prodotta dal birrificio di Montegioco. Dopo aver visto il grande afflusso di persone che venivano da noi in azienda per comprare la zucca e i suoi derivati, ho deciso di introdurre nuove colture da proporre direttamente al consumatore finale.

Il suo ultimo progetto?

«Visto che l’inverno in genere è sempre stato un periodo tranquillo in cui ci si dedicava alla manutenzione e allo svolgimento della pratiche burocratiche, abbiamo pensato di trovare il modo per occupare le nostre giornate partecipando a mercatini e realizzando cesti natalizi con i nostri prodotti. Queste composizioni hanno avuto successo perchè sono un regalo diverso dal solito, contengono prodotti biologici che servono anche a valorizzare il nostro territorio e generalmente piacciono a tutti. Vista il riscontro positivo che abbiamo avuto, stiamo già pensando a nuove idee e nuovi prodotti da proporre ai nostri clienti nella stagione che verrà». Grazie Riccardo, per averci trasmetto tanta passione per una attività importantissima per il territorio. è anche grazie a lei che possiamo affermare, ancora una volta che c’è un #oltrepochefunziona.

di Gianni Maccagni

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