Giovedì, 27 Giugno 2019

BRESSANA BOTTARONE - «DALLA MINORANZA SOLO DEI “NON FACCIAMO O AVREMMO FATTO DIVERSAMENTE”»

Nelle scorse edizioni del “Periodico” ha dato conto di numerosi temi che le forze di opposizione hanno posto all’attenzione dell’Amministrazione Comunale di Bressana Bottarone. Segno che la politica in paese vede un’ampia partecipazione, e che molti sono i cittadini interessati ed attivi per la propria comunità. Questa volta abbiamo intervistato la sindaca Maria Teresa Torretta, che non si è sottratta alle nostre richieste di chiarimento e ha toccato diffusamente tutte le tematiche presenti sulla sua scrivania.

Iniziamo parlando del nuovo semaforo, collocato all’incrocio fra la S.S. 35, via Roma e via IV Novembre. Un intervento che si colloca in un programma più ampio di revisione della viabilità bressanese.

«Stiamo pianificando da tempo una serie di collegamenti all’interno e all’esterno del paese per raggiungere tutte le nostre frazioni e permettere la possibilità ai cittadini tutti di utilizzare un mezzo che a volte è anche pericoloso in queste zone, la bicicletta».

Perché un semaforo?

«C’è stato un confronto che abbiamo portato avanti con l’Ufficio tecnico e con la Polizia Locale. Alcuni sostenevano la soluzione corretta fosse una rotonda. Ma la ragionavano da automobilisti e non da pedoni, da utenti deboli, da bambini. Una rotonda quanto mette in sicurezza il pedone o il ciclista? I dati dicono il 75%. Con un semaforo, invece, siamo al 100%.  L’intento mio era mettere in sicurezza più possibile le fasce deboli».

Quali sono gli altri collegamenti ciclo-pedonali in progetto?

«Dovremmo pensare tutto il territorio in piste ciclabili, ma collegare tutto sarebbe impossibile, perché abbiamo strade già esistenti che non sempre supportano modifiche di questo genere. Si riesce a progettarle solo dove esistono misure sufficienti. Ne abbiamo in progetto altre due, una fra la chiesa e il cimitero, da utilizzare sia per l’ultimo viaggio, sia per permettere alle persone di non fare un giro lunghissimo quando intendono recarvisi per andare a ricordare i propri cari. Lo stesso ad Argine».

In che termini?

«Metà del quartiere è situato al di là S.S. 35. I ragazzini, se non accompagnati dai genitori, non possono muoversi in sicurezza. Quindi per Argine amplieremo il marciapiede e posizioneremo un semaforo a chiamata con countdown, che permetterà l’attraversamento pedonale bloccando quattro direzioni, quindi mettendo veramente in sicurezza il pedone. Questo passaggio è importante per le persone di Argine: per chi viene far spesa, per chi va a messa… I miei predecessori avevano detto loro che era impossibile da fare, però è bastato chiedere e una soluzione si è trovata».

Non pensa che un semaforo finisca per rallentare di molto la viabilità, su una strada così frequentata?

«È stato calcolato anche questo. Stiamo sperimentando 60 secondi di stop sulla tratta principale e da 10 fino a un massimo di 30 sulla secondaria».

Come funziona esattamente questo meccanismo?

«Se il radar installato sul semaforo non vede veicoli in arrivo, aumenta fino a un massimo di 30 secondi la capacità di passaggio sulla strada secondaria. Stiamo parlando di una strada dove con l’autovelox si doveva rallentare comunque. Si deve rallentare in quella curva, è una semplice questione di sicurezza. E il nuovo sistema è un’evoluzione delle classiche strategie atte ad aumentarla. Si tratta comunque di un primo passo. Uno degli altri progetti che abbiamo messo in essere e che ai cittadini piacendo durante questo e il prossimo anno porteremo avanti riguarda il raccordo fra Bottarone e il centro del paese».

Ne aveva già parlato, in passato.

«Tra l’altro, la tromba d’aria del 20 luglio ci ha bloccato un po’ i finanziamenti. Un minimo di progetto c’è, anche lì con il semaforo a chiamata per permettere alle persone di Bottarone di poter andare a prendere il giornale e di accedere all’unico bar della zona».

E a proposito di risorse, vuole parlarci della situazione della Log Service? Ricordiamo che la proprietà stava cercando di avviare una trattativa per dilazionare un debito nei confronti del Comune.

«Stiamo cercando di arrivare al concordato. La disponibilità dell’Amministrazione è stata più che consolidata, e oltre ad affrontare il problema contingente abbiamo scelto di varare un regolamento che vale per tutti, grazie al quale sarà possibile dilazionare i pagamenti in 72 mesi. Che è né più, né meno, il termine adottato da Equitalia. Quello della logistica è stato il casus belli, tuttavia abbiamo voluto affrontarlo con una scelta che non vada a impattare su questa singola attività, ma che dia una possibilità a tutti i cittadini».

Come è maturata questa decisione?

«La scelta era quella di continuare a guardare dei capannoni fermi, oppure dare, per quanto di nostra competenza, l’opportunità a una ditta di non chiudere, sperando che le cose vadano per il meglio».

Nell’area, peraltro, si registra qualche movimento. Segnali confortanti?

«C’è una società di logistica che occupa una parte di quello spazio. In questi anni la società ha anche dato qualcosa a Bressana, quindi era anche corretto che Bressana desse qualcosa a loro. È chiaro che con un concordato non si andrà mai a recuperare il 100% del dovuto, ma nemmeno a zero. Che non sarebbe giusto: è anche questione di rispetto per tutti gli altri che pagano. Non chiediamo mai a nessuno di svenarsi. Se una famiglia viene in difficoltà viene qui si cerca di non essere troppo fiscali, ma di arrivare a un accordo con chi chiede di pagare. Bisogna apprezzare la buona volontà».

Passiamo a un altro argomento caldo: la cava in area golenale del Po. Dopo che la questione era esplosa, nelle scorse settimane, a Bressana, anche a Pinarolo è sorto interesse intorno al tema, con un’interpellanza proposta dal gruppo di opposizione “Svolta Civica”.

«Facciamo una premessa: fino a questo momento c’è stata solo una Conferenza dei Servizi preliminare. Peraltro il comune di Pinarolo non era nemmeno fra gli enti invitati alla Conferenza. Il problema è che abbiamo a che fare con un piano cave già in essere, approvato nel 2007 e revisionato nel 2017. L’area in questione si trova nel territorio di Cava Manara, pur essendo al di qua del Po. In questa Conferenza, del 7 giugno, in cui erano presenti dalla Lipu all’ATS, si prevedeva già cosa fare dopo la fine delle escavazioni».

E la Lipu sarebbe interessata alla gestione del post-estrazione. In progetto ci sarebbe un parco. Anche se molti cittadini temono sempre che, dove c’è una cava, alla fine arrivi qualcos’altro. Quanto alla viabilità, che è il problema principale che ricade su Bressana?

«Noi avevamo invitato la proprietà a valutare percorsi diversi, ovviamente non è semplice perché si tratta di territorio PAI, dell’argine del Po. Non sono state possibili soluzioni alternative. Verso la zona industriale di Rea non si può arrivare perché le strade di Pinarolo sono troppo strette. Abbiamo chiesto anche quanto sarebbe stata utilizzata questa cava, sia io, sia il nostro Ufficio Tecnico; quale sarebbe stato l’impatto ambientale».

E cosa vi è stato risposto?

«La proprietà ha garantito che non si farebbe un grande cantiere, ma solo un’escavazione, senza macchinari di grande impatto, e con un passaggio sulle nostre strade di 8/10 camion in andata e in uscita. Nel verbale prodotto c’è scritto che si tratterebbe di 20, ma ci è stato chiarito che si tratta di 20 totali, fra andata e ritorno».

In effetti il verbale è poco chiaro, e alcuni avevano pensato si trattasse di 20 più 20, quindi 40.

«In ogni caso avevo chiesto al Comandante dei Vigili anche una valutazione sull’impatto di questi camion sulla viabilità. Mi è stato detto che non sarebbe un impatto gigantesco, che i passaggi si sarebbero verificati all’incirca ogni mezz’ora. Tra l’altro è stato chiesto anche in Consiglio cosa verrebbe in tasca al comune di Bressana da questa cava; in realtà non abbiamo ancora fatto una convenzione, proprio perché si è in una fase preliminare. Qualche cosa sicuramente la chiederemmo».

Ci saranno novità a breve?

«Bisogna tener presente che da giugno 2018 questo signore non si è più fatto vedere, quindi non è detto parta subito. Magari inizierà l’anno prossimo. C’è un iter da rispettare e questo prevede anche ulteriori passi. La ditta ha fatto una proposta, l’Amministrazione Provinciale ha chiamato tutti gli stakeholders e ha sentito i pareri. Siamo fermi a questo punto. Anche da parte degli ambientalisti non sono state alzate barricate, anzi c’è stato un discorso costruttivo. Certo il discorso su ciò che verrà fatto in quell’area dopo la fine dei lavori è l’aspetto fondamentale».

Restando in tema ambientale, vuole dirci la sua a proposito dei pioppi storici di viale Resistenza?

«é stata convocata la commissione ambiente, che si riunirà in seduta aperta ai cittadini interessati. Verrà spiegata la situazione pioppo per pioppo, e saranno presenti i periti che rendiconteranno sulla loro analisi. Da lì partirà la discussione sulla riqualificazione dell’intero viale. Ciò permetterà di riaprire la pista ciclabile, cosa che in questo momento non è ancora possibile».

Perché la strada è stata riaperta e la ciclabile no? Possibile non ci sia pericolo per le automobili?

«Perché sul filare dal opposto alla ciclabile eravamo riusciti a fare dei tagli, degli interventi maggiori. Per completare anche quest’altro lato occorrevano altri investimenti. Con la valutazione complessiva che ora andremo a predisporre si farà un unico intervento. La scelta operata dall’Amministrazione è stata quella di non procrastinare l’intervento più urgente, quello che avrebbe consentito ai residenti di tornare a casa e di andare a lavorare».

Certo è che la questione le ha causato qualche grattacapo…

«Siamo stati anche accusati di non avere fatto nulla per l’ambiente in questi anni. Ma voglio ricordare che sono state approvate due varianti del Piano di Governo del Territorio che hanno ridotto il consumo di suolo di 90mila metri quadrati. Inoltre si è cercato di incentivare l’utilizzo delle aree già costruite, di recuperare le aree dismesse e di non incentivare nuove costruzioni. Inoltre abbiamo scelto per i rifiuti la raccolta differenziata porta a porta: partivamo da un dato del 27% e siamo arrivati al 64,6% del 2018. Tutte scelte virate a favore dell’ambiente. Senza considerare il decoro del verde pubblico».

Le chiedo ora se ha qualche notizia in merito al ponte sul Po. Nel 2019 la Provincia metterà in campo quasi 12 milioni per risanare i 4 ponti sul Po di sua competenza (stanziati a febbraio 2018 dal Governo). Inoltre, con l’ultima Legge di Bilancio sono stati stanziati 250 milioni per la costruzione di nuovi ponti sul Po, fra i quali quello della Becca. Il fatto è che, ancora prima di ottenere un risultato peraltro ancora da toccare con mano, era già partita la corsa ad accaparrarsene i meriti, che ha visto coinvolte tutte le forze politiche. Qual è la sua opinione?

«In realtà nei primi due anni di ciascuna amministrazione, se le precedenti hanno fatto qualcosa, si trascinano sempre un po’ sul traino di quelle. Se c’è un impianto decente di programmazione, per un anno e mezzo o due ne risentono comunque anche i governi che arrivano successivamente. Prendiamo il caso del Reddito di Inclusione che in parte confluisce nel Reddito di Cittadinanza. Lo stesso vale per la questione strade. Tutto quello che è stato stanziato prima, magari un anno prima, si vede col tempo. Per me le medaglie si possono anche tenere nel cassetto. La cosa fondamentale è mantenere un rapporto con il territorio. A prescindere da che uno sia al governo o all’opposizione: ci metti del tuo e cerchi di fare delle cose».

Basta un ponte per risolvere i problemi del territorio?

«Risolvere la questione del Ponte della Becca vorrebbe dire ridurre almeno un po’ il traffico anche da questa parte dell’Oltrepò. Ma abbiamo comunque una viabilità che la provincia non può permettersi di mantenere, perché è una provincia povera. Ci vantiamo tanto del nostro bellissimo territorio, ma purtroppo non ci sono dei carichi turistici che ci permettano di farla diventare un gioiellino, e questo perché mancano le infrastrutture. Perché c’è un terreno che cede. Puoi anche asfaltare 25 volte una strada interessata da dissesto idrogeologico, ma dopo un mese o due si creeranno sempre le stesse depressioni. Quando pensiamo agli interventi non possiamo pensare basti asfaltare».

Cioè?

«Bisognerà anche scegliere prima o poi quali strade tenere vive. Se ho tre strade che portano in un posto e voglio fare qualcosa su tutte e tre ne avrò tre che zoppicano e nessuna in ottime condizioni. Ovviamente la tangenziale Voghera-Casteggio, che adesso sta ricevendo un po’ di asfalto pezzo per pezzo, era forse una delle più dissestate del mondo. Magari spendere meglio significa far durare di più queste nostre strade. Lo dice una che un po’ di asfalto all’interno e all’esterno del paese ha cercato di farlo mettere».

Il problema ponti non riguarda solo la viabilità automobilistica ma anche quella ferroviaria, e a questo proposito so che negli scorsi mesi lei ha intensificato alcuni contatti nel settore.

«Bisognerebbe chiedersi come passeranno i treni su questo ponte con il quadruplicamento della rete ferroviaria. La cosa è in discussione ma nessuno ne parla. Alla riunione del Quadro Sud, comprende tutta l’area meridionale della Lombardia (Lodi, Cremona, Pavia e sud Milano) c’eravamo io, il sindaco di Stradella e un assessore di Broni».

Cosa è emerso in questi incontri?

«Sono state convocate riunioni a ottobre e a dicembre, con i comitati dei pendolari, che sono sul piede di guerra per via del servizio in generale. Dopodiché ci è stato chiesto dai comitati stessi se volessimo partecipare anche noi sindaci alle riunioni in regione. Siamo andati a Milano, proprio per capire le risposte a tutte le manchevolezze che il servizio in questo momento ha in essere. L’impressione è che la trasformazione da rete ferroviaria in rete su gomma per alcuni tratti di percorrenza, sotto i 50 passeggeri, verrà eliminata, e questo aumenterà ancora più l’impoverimento di questa zona».

Questo cosa comporta?

«Produttori e creativi, studenti e lavoratori, si spostano cercando una casa più in là del Po e magari anche oltre Pavia. Si mette a rischio il territorio di diventare ancora più vecchio e periferico».

Qual è il vostro ruolo come istituzioni?

«Stiamo all’erta. Quello che possiamo fare come sindaci è stare vicino a queste persone cercando di tenere aperto ogni canale di dialogo».

Qualche parola sulle prossime elezioni. È soddisfatta del lavoro svolto in questi suoi anni da sindaca?

«Credo che questa amministrazione abbia cambiato un po’ il modo di fare a Bressana. Abbiamo fatto quello che era scritto nel programma elettorale, per cui eravamo stati eletti, ed è stato realizzato tanto, pur con le tempistiche dell’amministrazione comunale. È stato faticoso, ma tutto quello che ci era passato per la mente lo abbiamo almeno toccato. In qualche caso ci vorranno ancora un anno o due per arrivare al completamento, come per la nuova scuola, che non è proprio una cosa velocissima da costruire».

Si profila un’ampia coalizione per lanciarle la sfida, con Filippo Droschi, attuale consigliere di minoranza, pronto ad assumere un ruolo di federatore nei confronti degli altri gruppi presenti in paese. Teme questa prospettiva?

«L’avere contro una coalizione può avere diversi significati. Per esempio che le cose siano state fatte male, ma non credo. Capisco l’essere contro, ma ci devono dire cosa vorrebbero fare. In cinque anni di proposte non ne ho sentite, se non: non facciamo la casa dell’acqua, non facciamo la scuola, non facciamo il semaforo, non facciamo la pista ciclabile. Solo dei no: non facciamo o avremmo fatto diversamente, senza però mai dire cosa sarebbe stato il diversamente. Ho fatto anche io opposizione e ho sempre detto cosa avrei fatto al posto di chi era al governo. Perché si lavora per il paese intero, per cercare di dare il meglio ai cittadini. Il non fare è molto più comodo. Vedremo i programmi elettorali. Noi comunque, nella nostra azione amministrativa, abbiamo improntato un programma che può andare avanti ancora per 5 anni».

Con quali interventi?

«C’è il grande intervento di Pavia Acque che verrà fatto sul nostro territorio. Il nuovo pozzo a Verrua, che ci permetterà di non prendere più l’acqua a Pinarolo. La nuova scuola. Tutta una serie di cose pronte. Sono cose per il paese, indipendentemente da chi le fa. Le abbiamo fatte non per avere la medaglia, ma per vederle realizzate. Poi, ovviamente, ci siamo trovati e ci troveremo ancora a dover gestire situazioni che non erano in preventivo. Per esempio, abbiamo scoperto una strada che dal 1964 che non è pubblica. Dovrà essere sistemata».

Medaglie no, però avere il riconoscimento da parte dell’elettorato sarebbe la conferma che il suo impegno da sindaca è stato valutato positivamente. Un orgoglio, se vuole.

«La fascia non è un simbolo di rappresentanza puro e semplice. È un impegno per far sì che le cose nel tuo territorio migliorino. È lavorare per questa comunità. Dedicarci, notti, giorni, tempi e sacrifici. Il cittadino vota come ritiene. Noi certamente siamo felici di avere dato questi cinque anni di duro lavoro per il nostro territorio e per la nostra comunità».

 di Pier Luigi Feltri

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