Lunedì, 25 Marzo 2019

VARZI - EX-ZINCOR, AL VIA LA BONIFICA: «ORA POSSIAMO TIRARE UN SOSPIRO DI SOLLIEVO»

Lo scorso 20 novembre ha avuto avvio la bonifica dell’area ex-Zincor di Varzi, di proprietà di ILVA Spa. Una svolta epocale ed un risultato eccezionale per il comune di Varzi e per la Valle Staffora, che vedono allontanarsi il potenziale pericolo di un’area dismessa che avrebbe costituito punto di degrado e pericolo per i cittadini.

Sono trascorsi dieci lunghi anni da quel fatidico 15 dicembre del 2008, quando i cancelli dell’area industriale si erano chiusi definitivamente. Le attività erano iniziate nel 1963, e negli anni migliori erano addirittura 250 i lavoratori all’opera nell’opificio, dove veniva prodotta, fino al 1980, anche la gloriosa autovettura ‘‘Varzina’’. Nel 1997 avvenne il passaggio dell’area alla società ILVA. Nel 2012 si tornò a parlare di una ripresa delle attività, quando la proprietà richiese il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

Ciò che è successo a ILVA Spa nei mesi e negli anni successivi è tuttora sulle pagine di tutti i giornali. Abbiamo incontrato il Consigliere Provinciale Paolo Gramigna e il Vicesindaco di Varzi Roberto Antoniazzi, che hanno da sempre seguito il progetto e tenuto i contatti con la proprietà dell’area.

Consigliere Gramigna, come ha avuto avvio il progetto di bonifica?

«Il percorso per arrivare al progetto esecutivo di bonifica ha avuto avvio nel 2014. ILVA Spa, commissariata da alcuni anni, aveva delocalizzato le produzioni prima effettuate a Varzi nel sito di Novi Ligure. Pur non essendo più presente alcuna attività produttiva nel sito, era giacente in provincia (ente competente) una richiesta di rinnovo di AIA (autorizzazione integrata ambientale). L’Amministrazione di Varzi, principalmente nella persona del Vicesindaco con delega all’Ambiente Roberto Antoniazzi, e il circolo locale del PD facevano emergere e segnalavano alla Provincia lo stato di degrado e abbandono dell’area ex Zincor. Anche in considerazione di queste segnalazioni l’Amministrazione provinciale allora presieduta dal Sen. Daniele Bosone diniegava il rinnovo dell’AIA ordinando il ripristino dei luoghi».

Un atto di coraggio rigettare la richiesta di ILVA rischiando un ricorso. Ma l’iter per arrivare alla bonifica avvenne senza ostacoli?

«Fu una scelta coraggiosamente responsabile per il bene dei cittadini e del territorio. Tuttavia presa con il supporto e con il parere favorevole del team di tecnici della Provincia che seguivano la pratica. Persone competenti che vanno ringraziate. In ogni caso sin dall’inizio si cercò di mantenere un rapporto tecnico/politico con ILVA, per condividere le fasi di progettazione. La Dirigente del settore Ambiente della provincia, dottoressa Anna Betto, si fece carico di convocare ripetutamente tavoli tecnici di lavoro con i rappresentanti della proprietà e gli Enti Competenti ARPA per il sottosuolo, Comune e ATS per l’amianto presente sulle coperture dei capannoni».

Buoni rapporti, quelli che lei cita, che sono stati fondamentali anche in una fase successiva…

«Un’ulteriore difficoltà si palesò nel momento in cui venne avviata la fase di vendita del gruppo ILVA ad Arcelor-Mittal Italia, ma proprio le buone relazioni con ILVA Spa e lo stato avanzato di condivisione progettuale hanno permesso il mantenimento del sito nelle disponibilità commissariali e il finanziamento della bonifica».

Parliamo di ciò che avverrà da qui in avanti. Che tempi sono previsti per la conclusione dei lavori? E i costi?

«È da sottolineare che come prima cosa è stata tenuta in considerazione la salvaguardia della salute dei cittadini. Infatti è stato da subito installato un sistema di monitoraggio per la captazione di fibre di amianto o residui vetrosi aerodispersi i cui risultati hanno dato esito negativo. Il 18 ottobre scorso è stata presentata presso il comune di Varzi da parte di ILVA Spa la Denuncia di inizio attività. Sono previste tre fasi distinte».

Quali?

«Nella prima fase, che ha avuto inizio lo scorso 20 novembre, verranno smantellati gli impianti presenti all’interno dello stabilimento e le lavorazioni richiederanno alcuni mesi di tempo. Nella seconda fase, il cui inizio è previsto per la prossima primavera, verranno rimosse le coperture in amianto. Nella terza fase saranno abbattuti i manufatti fuori terra. Il termine di queste attività è previsto per l’autunno del prossimo anno. Quindi si procederà ad effettuare 32 carotaggi e due trincee in corrispondenza dei siti dove venivano eseguite le lavorazioni più a rischio di contaminazione del sottosuolo. Il costo totale per le fasi di progetto è di oltre due milioni di euro».

Vicesindaco Antoniazzi, lei ha le deleghe all’ambiente e al territorio. Una bella soddisfazione aver avviato la bonifica del sito ILVA di Varzi. Come commenta questo importante risultato?

«Sono particolarmente orgoglioso di avere contribuito a questo importantissimo risultato. Varzi e il territorio montano da anni perseguono un modello di sviluppo green ecosostenibile che punta sulla qualità della vita, la promozione e valorizzazione delle tipicità, del paesaggio e dell’ambiente. Una filosofia incompatibile con la presenza di ciò che, senza giri di parole, può essere definito un ‘‘ecomostro’’ potenzialmente dannoso anche per la salute dei cittadini non solo varzesi. Ora possiamo tirare un sospiro di sollievo. Un risultato anche conseguito grazie alla scelta a suo tempo fatta dal comune di Varzi che aveva inserito nel vigente PGT una destinazione urbanistica dell’area non industriale una volta dismessa dal gruppo ILVA».

Che cosa verrà fatto in questa area, una volta effettuata la bonifica?

«Questa è la nuova sfida che ci attende. La gestione commissariale dell’area ha il compito di valorizzarla. Certamente completata la bonifica l’area sarà appetibile per investitori privati. Impegno dell’Amministrazione Comunale è quello di accompagnare l’attuale proprietà nella ricerca di capitali per insediare attività ecologicamente compatibili e generatrici di indotto e di reddito con ricadute positive per il nostro comune. Non solo sarà in tal senso da tenere in considerazione l’arrivo a Varzi della pista ciclabile Greenway, le risorse che verranno impiegate per realizzare le progettualità delle aree interne, ma anche le possibilità date dalla revisione del PGT che prenderà avvio dopo l’approvazione del PTR da parte di Regione Lombardia prevista entro la fine di quest’anno».

di Pier Luigi Feltri

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