Martedì, 11 Dicembre 2018

VOGHERA - L’EX SEGRETARIO DELLA LEGA: «NON VEDO POLITICI OLTREPADANI»

Classe 1950, vogherese, con una grande passione: la politica. Ha vissuto la Lega Nord dagli inizi, ed oggi ne fa una lucida analisi, senza perdonare nulla a nessuno. Neppure, comunque... agli altri Partiti! Abbiamo incontrato Antonio Zanforlin.

Zanforlin, lei per tanti anni è stato un noto e combattivo rappresentante della Lega cittadina. Quando è iniziata quest’avventura politica?

«Cominciò nel 1992 quando, insieme al compianto amico Gigi Fronti, abbiamo iniziato a “collaborare” con Fassini, usciere del Comune e Segretario cittadino della Lega. In realtà, l’allora Segretario ci ha coinvolti perché doveva preparare il programma elettorale delle elezioni comunali vogheresi... che alla fine ho redatto tutto io “in solitaria”. In tutta sincerità, avevo già avuto un’esperienza, anni prima, di candidatura nelle fila del Partito Socialdemocratico, a me effettivamente molto lontano, ma era stato più che altro una cortesia, un “riempi-lista”, fatta al mio medico curante d’allora... Comunque, ritorniamo alla Lega. Fassini ci chiese di metterci in lista: Fronti non poteva, essendo un funzionario comunale dell’Ufficio Case, e così accettai io».

Come fu quella prima esperienza?

«Guardi, pensavamo di avere un buon successo, invece... vincemmo! Entrai in Comune come consigliere comunale con la Giunta che vedeva sindaco il compianto Maurizio Ferrari. Feci anche il capo-gruppo, per un certo periodo».

Partenza con grande successo, quindi?

«No! Facemmo la nostra bella figuraccia, cadendo anzitempo senza molta gloria né onore ed andammo “a casa”. Anche perché, all’epoca, eravamo come i 5 Stelle di oggi. Quando ho visto nascere i 5 Stelle ho proprio avuto questa sensazione: è la Lega di allora! Supponenti, ignoranti, impreparati. Le faccio un esempio “pratico”: oltre alle amministrative, dovevamo sostenere anche le elezioni regionali di lì a breve. Quindi, chiedemmo “ai Nostri” cosa “sapessero fare” e fu una tragedia. Stravincemmo dappertutto, e non avevamo uomini in grado di andare ad occupare “i posti”. A quel punto fummo obbligati a reclutare “esterni” da sedere nei posti-chiave, che, ovviamente, si fecero gli affari loro! Ricordo un nostro... si fa per dire, assessore di quella giunta che, una volta finita l’avventura, finì tra i comunisti... le ho detto tutto! In assoluto, comunque, il peggior difetto d’allora fu la presunzione, esattamente come la vedo in Di Maio oggi, ancorché moltiplicata, se possibile. Noi avevamo quantomeno “l’alibi” di avere gente semplice, ignorante ma semplice. Questi non hanno neppure quell’attenuante... mi sovviene Toninelli, ad esempio. Comunque, noi eravamo presuntuosi, e con uno spiccato atteggiamento da Savonarola! Se arrivava un laureato in economia per ricoprire l’assessorato al bilancio dicevamo “No! Tu sei un poltronista, allora!”, e mettevamo una persona che di bilanci non capiva nulla! Tant’è vero che parecchia gente in gamba che aveva sposato la filosofia-Lega presto se ne andò. E così, ripeto, vedo i 5 Stelle, allo stesso livello, amplificato».

Lei non pensa che questa nuova generazione possa essere una “formula studiata a tavolino”?

«No, ritengo sia tutta farina del proprio sacco! Purtroppo stiamo vivendo un’epoca dove abili politici non ce ne sono. L’unico che emerge un po’ è Matteo Salvini, ma che è un Balotelli che può far la sua figura perché non ha rivali...».

A lei piaceva Umberto Bossi?

«Così e così... Vede, io non ho mai avuto la capacità d’illudermi: le cose le ho sempre viste per com’erano e le ho sempre chiamato con il loro nome. Quando Bossi disse di Berlusconi che era un Galantuomo ed io avevo un manifesto riportante un incappucciato con scritto “Tessera n. 1822 della P2”, che era il Galantuomo, mi scusi ma... mi stai prendendo in giro; e solamente perché ti ha dato i soldi per comprare Via Bellerio ?! E poi ancora quel tizio che sparisce con una valigia con 200 milioni delle vecchie lire... Bah!, veda lei...».

Il Professor Miglio e Franco Castellazzi invece le piacevano?

«Miglio era persona altamente competente, certamente preparatissimo politicamente! Castellazzi... no comment! Ci stava, all’epoca, vendendo in blocco ai Socialisti! A quanto ricordo, aveva già con il PSI un accordo in Regione Lombardia di trasferimento di voti... Bossi lo spazzò via per questo motivo».

Chi apprezzava della politica cittadina di allora?

«Beh, gli altri Partiti avevano al loro interno persone davvero competenti. Io ho conosciuto Betto, Gallina, Gazzaniga: questi erano in gamba e sapevano fare politica! E pensi che ho ricevuto, in seguito, più stima da loro che dai miei!».

Che incarichi ha ricoperto nel Partito?

«Sono stato diverse volte segretario cittadino, capo-gruppo e consigliere comunale, ed una volta candidato sindaco, proprio appena caduta la giunta Ferrari della quale abbiamo prima parlato. Persi contro Scotti».

Oggi Salvini ha spazzato via Bossi ed i suoi...

«Certo. La Lega, oggi, è un altro Partito certamente! Strutturato, efficiente... prende voti al Sud. Per noi sarebbe stato impensabile. Credo che, in quest’ottica, Salvini abbia escluso anche l’ultimo bossiano sopravvissuto, per altro bene, al vecchio Partito, che è stato Roberto Maroni, che a mio parere è una persona in gamba, forse poteva essere recuperato. Di quella Lega, parzialmente, della prima ora rimane Giorgetti, che apprezzo in quanto abile stratega; mi ricorda, nel suo modo di lavorare non in prima linea, Gianni Letta. Allo stesso modo tiene le fila del Partito sia all’interno sia all’esterno. Ed ancora rimane Calderoli, che non commento... ma Speroni, Borghezio, etc. via tutti! Borghezio credo sia tornato all’origine, in Forza Nuova. Devo riconoscere a Salvini l’abilità nell’aver impedito che Berlusconi potesse fare accordi con il centro-sinistra, e, nella fattispecie del Governo in carica, non aver praticato l’alleanza di Governo, bensì un accordo sul programma di governo, cosa ben diversa: le iniziative rimangono distinte, pregi e difetti pure!».

Cosa pensa della Lega vogherese?

«Non li conosco».

Quale politico oltrepadano apprezza?

«Non ne vedo...».

 di Lele Baiardi

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