Martedì, 11 Dicembre 2018

VOGHERA - ANTONELLA DAGRADI SI RIMETTE IN GIOCO «DARÒ UNA MANO AL PD»

L’importante cognome è parte della storia vogherese dal dopo-guerra ad oggi. Suo padre Riccardo, al quale è intitolato il Centro natatorio cittadino, fu il primo sindaco di Voghera post-1945. Lei è stata consigliere comunale e candidato sindaco, oltre che apprezzata insegnante del Liceo Classico “Grattoni”, ora in pensione. Abbiamo incontrato Antonella Dagradi.

Partiamo da lei: ad una signora non si chiede l’età, ma... più o meno?

«Ne ho 66 (sorride)...».

Complimenti! Veniamo alle cose serie: ovviamente la politica è sempre stata  aria di casa...

«Sicuramente. Mio padre è stato il primo sindaco del dopoguerra. Il mio coinvolgimento è stato proprio legato alla sua figura. Alle prime elezioni cui dovetti partecipare, lui era in ospedale ed aveva più di ottant’anni, non poteva per ovvi motivi più partecipare. Quindi mi chiese di entrare a far parte del mondo politico: non mi son sentita di rispondere no. Entrai in lista, come indipendente, nel Partito Comunista con la candidatura di Italo Betto, prima, e poi di Ernesto Gardella. è stata un’esperienza in cui, devo dire la verità, non ho dato molto dal punto di vista personale, proprio perché non era stata una scelta mia, era solo una volontà di rispettare mio padre. Non mi sono mai sentita parte del Partito, tanto che fino a più di 50 anni non mi sono mai iscritta».

Non le piaceva completamente neppure Enrico Berlinguer?

«Ma non è il fatto di persone... insomma, forse sentivo che il comunismo, così com’era, ed anche il socialismo, come si era trasformato da utopico, in un certo modo, a reale... non mi quadrava, c’era qualcosa che non tornava.. Per cui, dopo questa esperienza, non mi sono più candidata. Ho continuato a fare la mia vita di insegnante».

In quella prima tornata lei non è stata eletta neanche consigliere comunale?

«Sì, sono stata eletta consigliere comunale. Infatti, credo sia stata forse un’occasione sprecata da parte mia, perché allora c’erano le condizioni per “fare carriera politica”. Però, onestamente, l’esperienza non mi aveva coinvolto, e quindi poi ne son stata fuori. Il mio, se si può chiamare, ritorno voluto e sentito è stato nel momento in cui è nata “la Rete” di Orlando, in Sicilia. Questo perché allora a Voghera c’era Filippo Genola, ed un po’ di amici. Avevamo organizzato alcune serate, tra le quali una con il giudice Caponnetto, e coinvolto diversi giovani... Era un momento in cui ci si credeva, in effetti...».

Quando fu candidato sindaco?

«Nel 2000 c’è stato il mio coinvolgimento, su richiesta di Paolo Affronti, in una coalizione ampia, dopo la pausa del sindaco Scotti che non era stato più ricandidato dal suo Partito, La Margherita. Si stava andando verso il bipolarismo: ricordo che c’era l’esigenza di dare vita ad una coalizione che si contrapponesse al Centro-Destra. C’è stata la richiesta esplicita di rendermi disponibile, ed ho risposto “ci penso, e se il mio nome può essere motivo di unione, va bene”. E dopo varie vicissitudini, non vissute da me in prima persona, si è arrivati alla mia candidatura a sindaco. Dall’altra parte c’era Torriani, e sappiamo che Torriani ha vinto, meritatamente, e che ha fatto il sindaco. Io ho continuato, direi data l’età, sempre più consapevolmente a vivere questo ruolo di consigliere comunale, però ho cominciato a rendermi conto che non avevo più forse né la voglia né il coinvolgimento di altri con cui fare davvero opposizione... e da lì ho smesso».

E da quando si è iscritta al partito?

«Mi sono iscritta al partito quando Veltroni ha tentato di creare un PD diverso, con la possibilità aperta ad esempio ai Socialisti, che avevano vissuto un loro percorso difficile, con l’intento di fare  un partito che fosse in grado di governare. Credo nel 2006».

è ancora iscritta?

«No. Mi ero iscritta non tanto per entrare nella politica vogherese, ma proprio perché, come momento storico, ritenevo che mi dovessi iscrivere a quel PD di Veltroni, ci ho davvero creduto. In realtà poi, Veltroni è stato spazzato via prima che potesse anche solo tentare di costruire qualcosa di buono, ed allora mi sono scocciata, e quindi non mi sono più iscritta».

Lei è assolutamente europeista?

«Sì, sì, decisamente! Meno male che c’è stata l’Europa e che c’è la Germania».

Le piace Matteo Renzi?

«Renzi non mi è mai piaciuto, però ho sempre pensato che in quel momento fosse l’unica persona in grado di poter svolgere questo lavoro, ed avesse la stoffa del leader. è inutile che dicano che il partito non deve essere guidato! Ci vuole una persona che sia carismatica. Ritengo che adesso sia un momento estremamente difficile.. Allora con Veltroni lo era, ma con una prospettiva, cioè speravi di costruire qualcosa. Adesso di speranze non ne vedo. Quindi, ritengo che chi ha un minimo di interesse e di disponibilità forse dovrebbe di nuovo mettersi in campo... e siccome  Alessandra Bazardi, la segretaria del PD di Voghera, che è anche stata una mia alunna, mi ha coinvolto, ho accettato, pensando che se posso in qualche modo esser loro utile... lo faccio con piacere».

Quindi ha ripreso a frequentare la segreteria del Partito cittadino?

«Frequentare non posso perché non ci sono mai: torno solo il fine-settimana. Ma se in qualche misura potrò contribuire, lo farò».

Quale è stata, sul territorio, la figura politica che lei ha ammirato di più?

«Non è una risposta facile. Io credo che una persona che ha lasciato il segno sia stato Giovanni Azzaretti. Al di là del giudizio personale, penso alle cose fatte da chi ha un ruolo istituzionale. Lui per l’Oltrepò credo che abbia fatto molto. A livello Regionale, ero amica di Francesco Fiori... però gli ho sempre detto che non ha mai sfruttato le possibilità che il destino gli ha offerto. Gli ho sempre detto “sei l’unico vogherese che è stato Assessore Regionale, poi eletto al Parlamento Europeo: quando mai un altro vogherese arriverà al Parlamento Europeo?”. Non ha sfruttato, a vantaggio del suo territorio, questo dono che il destino gli ha dato».

di Lele Baiardi

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