Sabato, 15 Dicembre 2018

VOGHERA - «CASAPOUND PRENDE POCHI VOTI, MA HA PESO NELLE STRADE»

Da sempre riconosciuto uomo di cultura, anche se quando gliene fai un pregio nega in modo modesto e gentile, sia negli ambienti politici sia in quelli amicali, porta in modo giovanile i suoi 65 anni, molti di questi passati a leggere e studiare. E questa propensione l’ha trasferita nella sua attività, gestendo la sua famosa libreria cittadina. Abbiamo incontrato Giovanni Bottazzi.

Bottazzi quando inizia il suo percorso politico?

«Ho iniziato ad interessarmi di politica durante la campagna elettorale delle Regionali del 1970 (prima tornata elettorale regionale della storia d’Italia, n.d.r.), quando Almirante sostenne che l’istituzione delle regioni era un errore enorme».

In quel momento c’erano solo le Province, oltre ai Comuni?

«Sì. In quella campagna elettorale andai a sentire i primi comizi in Piazza Duomo, erano molto seguiti allora. Poi, i comizi Missini erano divertenti perché c’era uno sparuto gruppo di attivisti  sotto il palco, intorno alla piazza uno schieramento di polizia, poi un folto gruppo di carabinieri, un folto gruppo di extraparlamentari di sinistra che contestavano il comizio anche violentemente, e poi tantissimi curiosi».

Lei ha mai avuto un ruolo in Comune?

«No, la mia carriera politica è assolutamente fallimentare, soltanto idealistica. Il massimo risultato ottenuto è stato quello di consigliere del Quartiere-Centro, credo fosse inizi anni ’90. Prima, tra l’85 ed il ’90, ero nella Legione Straniera, in Francia e dove mi hanno mandato, ed in cinque anni sono  venuto a casa in licenza, abusivamente, 6 o 7 volte. Ero rimasto iscritto all’MSI, ma teoricamente non avrei mai potuto lasciare il suolo francese: seguivo la politica perché ero abbonato al Giornale, quello di Montanelli, che mi arrivava via-posta in caserma».

Indubbiamente, in confronto a quegli anni, ci sono state delle trasformazioni radicali...

«Certo! Per esempio, ai miei tempi ogni Partito politico aveva un suo movimento giovanile, una sua modesta biblioteca... Allora i giovani si interessavano molto di più alla politica: non so se fosse un bene o un male. In quegli anni, sotto l’influsso del ’68, la gran parte dei giovani era schierata a sinistra o all’estrema sinistra; però  era molto più facile interessarsi alla politica e parteciparvi».

Lei ritiene che la scomparsa delle federazioni giovanili nei partiti possa essere stata una cosa voluta dal sistema politico stesso?

«Sicuramente il disinteresse per la politica é funzionale al sistema mondialista, cioè alle oligarchie finanziarie che governano l’Europa ed il mondo. Se i giovani non sono reattivi rispetto a questi disegni e a queste strategie, che poi pagano sulla loro stessa pelle, per loro è meglio. Bisogna anche dire che oggi si sta affermando un tipo di gioventù, che io chiamo polemicamente “la generazione Erasmus”, sradicata dal contesto familiare, nazionale e religioso, che vaga per il mondo: magari si ritiene più dignitoso fare il lavapiatti a Londra, sottopagato, che non l’agricoltore in Valle Staffora, quando esattamente la verità sta all’opposto!».

Lei pensa che ci siano ancora una sinistra, una destra , un’estrema sinistra e un’estrema destra?

«Sono termini largamente logori... La gente mi definisce fascista: io non mi offendo per questa definizione, però è sbrigativa. Quando hanno fatto questa scritta sulla bacheca (vetrina della libreria imbrattata pochi giorni fa, n.d.r.) non c’erano libri provocatori esposti. Anzi, per combinazione c’era questo libro di Marta Bertazzone che è tutt’altro che schierata con la  mia linea politica! Fa parte del Circolo Voghera Est, è completamente dall’altra parte! Sono certo sciocchezze rispetto a quello che è successo negli anni ’70, però...».

Quando sente additare Salvini come fascista, cosa pensa?

«Qui il termine fascista è sbagliato, ma attenzione: questa è una polemica! La sinistra ha sempre definito fascisti i suoi avversari: fascista Berlusconi, Fanfani, Andreotti! Quando c’era Fanfani, gli extraparlamentari di sinistra di Lotta Continua, che adesso magari sono in gran parte in Forza Italia e sono manager, banchieri, etc., cioè il peggio, chiamavano Fan-fascismo il pensiero di Fanfani. Fanfani era un ex-fascista, come la gran parte dei democristiani, come parte anche del partito comunista: ad esempio Ingrao era un ex esponente del fascismo. Lo stesso storico locale, Ugoberto Alfassio Grimaldi, ha avuto un passato prestigioso nelle file del fascismo: collaborava e scriveva sulla rivista “Gerarchia”. Però la parola “fascista” ormai non significa più nulla, se usata politicamente in modo polemico: in politica non significa più niente».

Chi le piace della città e dell’Oltrepò Pavese come figura politica?

«Premesso che non sono in grado neanche di esprimere un giudizio, perché i politici attuali della nostra zona sostanzialmente non li conosco, ammiro i giovani di CasaPound e di Forza Nuova perché cercano eroicamente di contrapporsi a questo sistema. Elettoralmente hanno scarsissimi risultati, però sulle strade giocano il loro ruolo. Secondo me, è molto più difficile essere oggi posizionati come lo sono loro, rispetto agli anni ’70, perché in quegli anni solo per fare una battaglia difensiva rispetto al comunismo avanzante, tanti si  ritrovavano anche inconsapevolmente nelle file del Movimento Sociale. Il resto lo guardo ma non posso dire di nutrire ammirazione per alcun leader politico».

Neppure per un leader a livello nazionale?

«Dal punto di vista della difesa degli interessi nazionali non posso non dire che Salvini in questo momento stia tenendo un atteggiamento dignitoso di fronte all’arroganza del sistema Europa, che è un sistema finanziario con il peggior capitalismo che sia mai esistito nella storia. Non è un’Europa delle nazioni e dei popoli, e sotto questo profilo lo rispetto, ma alla Lega imputo una colpa gravissima, perché se oggi non esiste quasi più un sentimento di identità nazionale, di patria, in questo processo ha giocato si un ruolo la cultura marxista del ’68, ma anche la sferzante critica politica che la Lega ha fatto con Bossi della bandiera, dell’unità italiana, per cose inconsistenti come la Padania ed il federalismo. Intelligentemente, Salvini ha cercato di riprendere, magari imitando la Le Pen, un respiro nazionale».

Lei ha un ruolo attivo in politica, ora?

«No, anche se il movimento CasaPound della provincia di Pavia posso dire che praticamente è nato in questa libreria con due miei amici. Quindi un minimo di prosecuzione politica c’è stata».

di Lele Baiardi

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