Sabato, 15 Dicembre 2018

CAMBIANO I RAPPORTI DI FORZA IN CONSIGLIO PROVINCIALE. VOGHERA DECISIVA, ELETTI QUATTRO CONSIGLIERI DELL’OLTREPÒ

Cambiano i rapporti di forza in Consiglio Provinciale. Con le elezioni di medio termine, svoltesi mercoledì 30 ottobre, il Centrodestra conquista un consigliere in più rispetto alla tornata precedente, a discapito della controparte targata PD. Il Partito Democratico conserva, invece, la maggioranza relativa. Non cambia il presidente: la carica detenuta da Vittorio Poma, sostenuto due anni fa dal Centrosinistra, ha infatti una durata di quattro anni.

Tre erano le liste in competizione. Quella del Centrodestra, unitaria nel 2016, è infatti stata ‘‘spacchettata’’ per l’occasione, con la Lega che ha corso con il proprio simbolo.

La lista ‘‘La casa dei comuni’’, proposta dal Partito Democratico, ha ottenuto il 44% dei voti e conferma cinque dei sei consiglieri uscenti. Si tratta di Emiliano Scolè, Paolo Gramigna, Emanuele Corsico Piccolini, Pier Giorgio Maggi e Marcello Infurna. Milena D’Imperio, già vicepresidente del consesso provinciale, aveva deciso di non ricandidarsi.

La Lega, con il 24,4%, porta in Piazza Italia Andrea Sala, Marco Facchinotti, e Angelo Bargigia, sindaci di Vigevano, Mortara e Magherno.

‘‘Una forza in comune’’, la lista appoggiata dagli altri partiti del Centrodestra, ha ottenuto il 31,6% dei voti ed elegge Carlo Barbieri, Barbara Lucia Longo, Daniela Bio e Giovanni Amato. Erano soltanto due i consiglieri forzisti durante lo scorso mandato.

«Abbiamo marciato divisi per colpire uniti»: commenta così il risultato delle urne Alessandro Cattaneo, parlamentare di Forza Italia e fra i principali registi delle operazioni. Il Centrodestra, fra le due liste, porta a casa sette consiglieri contro i cinque del Centrosinistra. Cinque di questi sono anche sindaci: oltre ai tre leghisti, anche il vogherese Barbieri e Amato, primo cittadino di Magherno. Maggi (Stradella) e Infurna (Certosa) sono invece i primi cittadini eletti fra le file del Centrosinistra. La carica di consigliere provinciale non prevede alcun emolumento; nemmeno il classico ‘‘gettone di presenza’’. Restano a loro vantaggio, per così dire, solo eventuali rimborsi per le spese di viaggio o a favore dei datori di lavoro, nei casi in cui siano dovute.

La provincia, in seguito alla riforma Delrio, è un ente di secondo livello. La partecipazione alle votazioni (in qualità di elettori o di candidati) era consentita ai soli consiglieri comunali e ai sindaci in carica nel territorio. I voti espressi sono stati, come previsto dalla normativa, oggetto di una ponderazione: gli amministratori di Pavia, Voghera e Vigevano (città di oltre 30mila abitanti) avevano in dote 375 voti ciascuno; quelli dei paesi sotto i tremila abitanti soltanto 18. Per quanto riguarda le altre fasce: 147 voti per elettore per le città fra i 10 e i 30mila abitanti (Mortara e Stradella); 96 per quelli fra 5 e 10mila; 55 per quelli fra 3 e 5mila.

Non ha sorpreso dunque il cambio negli equilibri, dal momento che Voghera, terzo centro della provincia, nel 2016 non aveva partecipato al voto a causa del noto commissariamento. La città iriense è stata dunque determinante per modificare gli equilibri provinciali.

Il dato dell’affluenza è stato, invece, inferiore alle attese. Gli aventi diritto al voto erano in numero pari a 2.160; ha preso parte alle operazioni il solo 56,58%, contro il 70,06% di due anni fa. Non ha aiutato ai fini della partecipazione la scelta di una data infrasettimanale, stabilita dal Governo centrale - in occasione del Decreto Milleproroghe - in modo da contenere i costi. Gli scrutatori addetti ai seggi sono stati, infatti, i dipendenti dell’Amministrazione Provinciale. Inoltre i tre seggi erano allestiti nel medesimo luogo, il Palazzo delle Esposizioni di Pavia, mentre altre amministrazioni provinciali, nella stessa tornata, hanno dislocato le urne anche nei principali altri centri del proprio territorio.

Per quanto riguarda la rappresentanza territoriale, l’Oltrepò vede aumentare il proprio peso. Il PD mantiene, infatti, i tre oltrepadani già presenti nel consesso provinciale: Scolé, consigliere di Casatisma; Gramigna, consigliere di Bagnaria; Maggi, sindaco di Stradella. Forza Italia ha invece messo il carico, proponendo sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, che è anche l’unico rappresentante della sua città e l’unico oltrepadano elettro nelle due liste di Centrodestra. Spetterà a loro portare in Piazza Italia le esigenze di un territorio che forti esigenze negli ambiti rimasti di competenza della provincia dopo quella che è stata una riforma incompiuta: edilizia scolastica, tutela e valorizzazione dell’ambiente, trasporti, strade provinciali. Il risultato per l’Oltrepò avrebbe anche potuto essere più significativo, e sono numerosi anche i malumori nel Centrodestra. Fra gli altri è rimasto escluso il sindaco di Zavattarello Simone Tiglio (in quota Forza Italia), cui non sono bastati i 1710 voti ottenuti in seguito alla ponderazione. Il sistema ha penalizzato lui ed i molti amministratori dei piccoli comuni che lo avevano sostenuto, dato che in termini assoluti era stato il secondo più votato. Questo il suo commento a caldo: «Sono soddisfatto per il riscontro avuto in termini di voti di consiglieri e sindaci della zona, che hanno sostenuto la mia candidatura, sia in Comunità Montana che in Valle Versa e nel Casteggiano.»

«Sarebbe stato auspicabile», prosegue Tiglio, «un maggiore coordinamento nei grandi centri per una ripartizione dei voti che andasse a garantire rappresentanza anche ai territori marginali. Faccio i complimenti a chi andrà a rappresentarci in provincia, a partire dal sindaco di Voghera che ha ottenuto un pieno di voti assolutamente indiscutibile. Rimane un gap di rappresentanza per tutta la zona montana e dell’Oltrepò orientale: questo è un problema che nel Centrodestra andrà affrontato e discusso.»

Restano fuori, fra i vogheresi, il presidente del Consiglio Comunale Nicola Affronti e il capogruppo leghista Pierfelice Albini. Quest’ultimo si è dichiarato molto critico su quella che avrebbe dovuto divenire Area Vasta (‘‘area devastata’’, come la definisce lui), un ente ‘’poco funzionale’’ e retto da un presidente non legato inscindibilmente al Centrodestra. «È la prima volta che mi sono candidato al Consiglio Provinciale e la considero un’esperienza positiva», dichiara inoltre Albini, «che mi ha permesso di entrare in contatto con tante piccole realtà. Ho capito una cosa importantissima: l’unione dei comuni non funziona, a meno che non venga imposta. Nessuna sorpresa riguardo al conteggio dei voti: si sapeva che Barbieri avrebbe stravinto, avendo 13 consiglieri dalla sua parte.’» Per il Partito Democratico commenta il risultato Paolo Gramigna, al terzo mandato, che con 5685 voti si conferma fra i più votati: «Il risultato è per il PD eccezionale, in un momento politico così difficile per il Centrosinistra. Ringrazio sindaci e consiglieri per avere premiato con la fiducia il lavoro comune che nel corso di questi anni abbiamo portato avanti per il bene del territorio al di là della appartenenza politica. Ora siamo pronti a proseguire questo importante lavoro.»

Ed è proprio questo ciò di cui avrà bisogno l’Oltrepò: un lavoro di squadra rivolto davvero al territorio e alla sua gente, al di là della casacca indossata. Perché le casacche spesso cambiano, ma i problemi restano…

di Pier Luigi Feltri

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