Venerdì, 16 Novembre 2018

BRONI - «AL COMUNE CRITICHE TECNICHE E NON POLITICHE»

Le Province, svuotate di senso ma soprattutto di fondi dopo la riforma Del Rio, sono oggi un oggetto misterioso, cui viene spesso richiesto di operare in condizioni che definire proibitive sarebbe generoso. «Chi ha riformato le Provincie probabilmente pensava che gli amministratori fossero come Gesù Cristo». A parlare è l’esperienza di Romano Gandini, tra il 1998 e il 2011 ex vicepresidente e assessore della Provincia di Pavia. Tredici anni e tre mandati: due con il presidente Beretta e uno con Poma. Gandini conosce bene i meccanismi della macchina amministrativa. Oggi si gode la pensione e dice che si limita «a leggere i giornali», ma e gli si chiede un parere sull’attualità del territorio non si tira indietro, così come non esita a spezzare una lancia nei confronti di chi si trova ad amministrare quella che oggi viene chiamata, con un nome che più generico non si può, “Area Vasta”.

Gandini, una delle principali accuse che vengono rivolte alla Provincia oggi è quella di lasciare le strade in condizioni pietose.

«Con la “riforma Del Rio” si è pensato che si potesse fare a meno delle Province, ma sono rimaste. Gli hanno solo tolto personale e soprattutto fondi consistenti. Quindi la Provincia si trova ad avere le stesse spese, soprattutto su strade e scuole, senza più fondi. Forse si pensava che gli amministratori potessero fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci ma gli amministratori provinciali non sono Gesù Cristo. E quindi ci si trova nella situazione di vedere le strade provinciali in condizioni penose senza che il presidente Poma ne abbia responsabilità. Non è cattiva amministrazione, è mancanza di fondi.

Ci sono le tasse provinciali che sono l’imposta provinciale trascrizione autoveicoli e l’imposta sull’rc auto che tagliano le gambe: la Provincia di Pavia, come tutte le altre province, deve dare decine di milioni al governo.

E quindi non si possono fare gli appalti, non si può provvedere alle spese di messa in sicurezza della scuole, che potrebbero essere migliorate».

Le strade brutte rappresentano comunque un grave problema per il turismo in Oltrepo. Lei cosa ne pensa?

«Non solo le strade. Pensiamo ai ponti… la provincia non è in condizione di fare ponti nuovi e dovrebbe pensarci il governo. Per il ponte della Becca sono stati spesi tantissimi soldi, ma dopo aver speso milioni per tenerlo in piedi è tuttora a traffico limitato. I tir devono fare il giro da Spessa, che è più lungo, quindi con conseguente disagio economico e di tempo».

Ai “suoi tempi” in Provincia come funzionava?

«Le faccio notare questo: negli anni Novanta sono state trasferite, con la legge Bassanini, molte competenze alla Provincia. Pensiamo alle strade, alle scuole superiori, agli uffici del lavoro, al turismo, ai trasporti, alla pianificazione territoriale… noi abbiamo lavorato bene. Come abbiamo fatto a capirlo è semplice: dalle critiche. La Provincia critiche serie non ne aveva avute, sebbene ci fossero dei consiglieri di opposizione molto validi».

Lei di che cosa si occupava?

«Ho avuto come competenza principale, a parte i trasporti, che mi sembra funzionassero bene, la pianificazione territoriale: per la prima volta le Province si erano date il piano territoriale di coordinamento provinciale, che era il piano di indirizzi e prescrizioni che il comune doveva osservare per fare i loro strumenti urbanistici comunali. Attualmente si chiamano Pgt (paino governo del territorio). Tutti questi strumenti arrivavano poi in Provincia per la verifica di compatibilità con il piano territoriale provinciale. Questo era il mio compito, questo era quello che si faceva sotto la mia guida».

Lei è anche un bronese molto conosciuto. Come vede la sua città?

«Prima di tutto devo ricordare che io sono stato amministratore provinciale e per questo non ho influito sul percorso del comune di Broni… il Comune in questi anni ha la fortuna di avere queste logistiche che si sono concentrate sul territorio, quindi questo comporta un buon introito di oneri. Il comune bronese si può forse criticare tecnicamente per alcune cose, ma credo che politicamente stia operando abbastanza bene».

Cosa intende per critiche tecniche?

«Per esempio non ho capito l’utilità della rotatoria davanti alla cementifera. Ci tengo a dire che è esclusivamente una critica tecnica e non politica. La rotatoria è su una strada senza incroci, giustificata dal fatto di dare l’uscita ai pompieri: ma è stato messo anche un semaforo a chiamata, quindi o la rotatoria o il semaforo. Come automobilista non ne ho capito l’utilizzo».

Politicamente invece?

«Secondo me si sta facendo bene. Non ho critiche da muovere».

Il sindaco Riviezzi fa parte di una schiera di sindaci molto giovani. Come valuta le “nuove leve” della politica?

«Io sono molto vecchio e penso che il futuro sia dei giovani, quindi non posso pensarne che bene. Però i giovani devono imparare dall’esperienza dei vecchi, questo è importante. Non si inventa niente. Di positivo c’è che i giovani vengono eletti, ma devono tenere presente quello che hanno fatto i vecchi amministratori per non ripetere eventuali errori e per essere in condizione di migliorare la situazione e di operare bene».

Lei adesso cosa fa?

«Faccio il pensionato, mi limito a leggere i giornali».

di Elisa Ajelli

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