Giovedì, 21 Novembre 2019

VOGHERA - VALMORI: «SONO NATO E MORIRÒ DEMOCRISTIANO»

Parliamo di politica vogherese con un noto professionista, che porta sulle sue spalle oltre vent’anni di esperienza come amministratore cittadino. Si tratta dell’avvocato Giovanni Valmori, che abbiamo incontrato nel suo studio di via Emilia.

Avvocato, la politica l’ha sempre avuta nel sangue. Come giudica questi ultimi anni di operato dell’amministrazione vogherese, alla luce anche del suo curriculum politico?

«Dell’Amministrazione Comunale ho fatto parte dal 1964, prima all’ASM e poi sono stato in Consiglio Comunale per vent’anni, con un periodo come assessore. I tempi sono diversi rispetto a quelli in cui amministravo io. Le leggi e la società sono cambiate, così come il modo stesso di gestire un comune. I mezzi a disposizione, oggi, sono quelli che sono. Ma il mio giudizio complessivo devo dire che è positivo. Conosco il sindaco Barbieri da sempre, e prima di lui il suo papà, e conosco tutti gli assessori di questa giunta. Certamente i miracoli non si possono fare, tuttavia credo questa Amministrazione abbia fatto molte cose interessanti».

Un esempio?

«L’operato della Azzaretti, che è uno dei miei assessori preferiti. Dal punto di vista della presenza culturale, delle manifestazioni, penso ci sia stata e ci sia un’impronta positiva. L’apertura del sociale la aspettiamo tutti: è una realtà che manca da tanto, troppo tempo. Vorrei rivederlo come lo ricordo io, ai tempi in cui Valter Chiari portava qui le sue riviste, alla fine degli anni ‘50. Anni in cui il Teatro Sociale era gremito in tutti i suoi ordini, con un parterre davvero importante. Mi auguro che presto possiamo recuperarlo a quella funzione che una città come Voghera merita di avere».

Le criticità in questo antico progetto sono state molteplici; tutti in città sperano sia la volta buona.

«Portare avanti queste operazioni non è facile per l’Amministrazione: occorre fare i conti con la burocrazia interna del comune, con bilanci ristretti ancora più che ai tempi miei. Stare in certi limiti non è facile. Tutt’altro. Questo lo so per esperienza diretta».

Sembra quasi lei voglia giustificare certi obiettivi non raggiunti…

«Tutti vorremmo tutto e subito. Una città più viva, più tranquilla, operosa; e tutti siamo portati a scaricare sull’autorità le disfunzioni che troviamo ogni giorno e che incontriamo nella nostra quotidianità. Ma nessuno ha la bacchetta magica. La crisi economica dipende dal Comune? Vediamo che ogni giorno c’è un negozio che chiude, un cartello con scritto ‘‘Vendesi’’ che si affaccia su una vetrina… ma non possiamo attribuire all’Amministrazione Comunale queste cose. Certo il Comune può fare la sua parte ma non ha certamente la possibilità di risolvere tutti i problemi».

Rumors danno per vicina una candidatura del sindaco di Voghera alle prossime elezioni provinciali. Le liste verranno presentate il 10/11 ottobre. Pensa possa un’opportunità per Voghera o solamente un’opportunità per il Sindaco?

«Penso che un vogherese in qualche posto oltre Voghera sia sempre utile. Abbiamo già perso la corsa per le Regionali e per tante altre possibilità. Anche per quanto riguarda la provincia, che oggi si chiama area vasta, sarebbe utile avere un riferimento. Non saprei se Barbieri abbia questa idea. Ma al di là di quelle che possono essere le funzioni o le competenze ancora di competenza di questo ente, sono del parere la presenza di un vogherese possa essere positiva».

Lei ha vissuto anni in cui la politica era anche e soprattutto compromesso. Oggi, anche nella nostra città, i compromessi fra le forze politiche sono sempre più osteggiati. Un bene o un male?

«Guardi, io sono nato e probabilmente morirò democristiano. Il compromesso l’ha inventato la DC; ma era un compromesso, se mi consente, in senso positivo e buono: era il cercare una possibilità di accordo nell’interesse della funzionalità dell’ente, sia con riferimento al Comune che agli altri organi della Repubblica. Penso a quella trattativa fra le parti volta a trovare una via di intesa, la possibilità di operare bene nell’interesse di tutti. Se io non mi smuovo dalle mie parti e lei nemmeno, la città non si muove. Si rischia di lasciare tutto quello che c’è nel mezzo assolutamente ingovernato».

Si riferisce ai rapporti che si intersecano fra maggioranza e opposizioni consiliari?

«Io posso dire questo. In Comune sono stato sia capo dell’opposizione, sia assessore di maggioranza, e devo dire che quanto eravamo all’opposizione facevamo la nostra parte, anche ferocemente. Ma quando c’era da affrontare un problema che fosse di interesse pubblico il nostro apporto non mancava. Anche quando si trattava di proposte che dai nostri avversari, portavamo il nostro contributo. Devo dire, a onore della maggioranza che c’era allora, che trovavo sempre una certa sensibilità. Penso agli anni del sindaco Gardella, di Betto, anche di Scotti. C’era una disponibilità ad ascoltare gli altri per trovare una soluzione che fosse il più possibile concordata. Oggi non so se questa possibilità potrebbe funzionare, con la tensione che c’è tra le forze politiche. E non parlo tanto del livello locale, quanto soprattutto del piano nazionale».

Crede che in una città come Voghera sia rimasto qualcosa della gloriosa Democrazia Cristiana, di cui lei ha fatto parte?

«Se osserviamo i vari partiti di oggi credo che siano presenti in numero maggiore gli ex DC che gli ex di altri partiti. A livello nazionale e non solo vogherese sono sparpagliati in altre formazioni, un po’ dappertutto. Certamente si portano dietro una certa esperienza».

Pensa che la sua attività come amministratore abbia favorito o nuociuto alla sua attività professionale?

«Nuociuto no, favorito neanche. Anzi, siccome io ho sempre lavorato molto e in quegli anni ero all’apice della mia attività, mi ha sottratto tempo che avrei magari potuto dedicare alla mia professione. Certamente è stata un’esperienza importante, e ha allargato il campo delle mie conoscenze».

Anche oggi sono presenti giuristi nella compagine amministrativa vogherese. Pensa che l’impegno politico sia ancora neutrale rispetto a quello professionale?

«Oggi più che allora c’è il rischio che la troppa tensione possa anche nuocerti. Allora non c’erano nemici, c’erano solo avversari politici, e non solo a livello locale. La politica è scaduta in questo senso: non ci sono più avversari di idee, ma nemici personali. L’avversario è un nemico da distruggere infangandolo, denunciandolo, e questo non è un bene. In questo senso la politica può anche nuocere. A qualcuno, invece, non nuoce affatto».

Considera definitivamente conclusa la sua esperienza nella politica attiva o potrebbe essere disponibile a un nuovo impegno in prima persona, negli anni a venire?

«Io ho qualche annetto, per la verità. Qualcuno dice che non li dimostro tutti, ma li ho. Però, sia nella vita che nella professione e nella politica, ho sempre apprezzato un motto: mai dire mai. Per cui, tutto è possibile».

Parliamo delle sue fatiche letterarie. Bolle qualcosa di nuovo nella sua ricca pentola?

«Bolle sempre qualcosa in pentola. Sto ultimando un libro che spero di chiudere presto. Si tratta di argomento un po’ diverso rispetto ai libri che ho pubblicato finora. Il titolo è ‘‘Colpevole… forse’’, e si occupa delle problematiche che possono sorgere quando ad accusare una persona esiste un solo teste. Parlo di reati a natura sessuale, quando l’unico accusatore è il minore. Ci sto lavorando da un po’; si tratta di un lavoro che mi è stato richiesto e spero di consegnare le bozze in questo mese, è una cosa molto importante per me e molto seria. Poi ho un altro volume, già pronto, di argomento diverso. Una cosa molto leggera e umoristica, si intitola ‘‘Orate Fratres’’. È una raccolta di preghiere un po’ umoristiche. Con tutto il rispetto ovviamente per la preghiera, ma lo stesso Papa Francesco ha detto che la cristianità e il vivere cristiano va preso a volte con un po’ di sano senso dell’umorismo».

di Pier Luigi Feltri

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