Lunedì, 10 Dicembre 2018

PONTE NIZZA - «SERVONO PIÙ FUSIONI E UNA NUOVA COMUNITÀ MONTANA»

Nel Comune di Ponte Nizza le manovre in vista delle elezioni del prossimo anno sono già cominciate. Il gruppo di minoranza capitanato da Giuseppe Daglia sta lavorando alla composizione di una lista che rappresenti «una soluzione alternativa all’attuale amministrazione, che campa di ordinaria gestione neanche fatta bene». In agenda le priorità per il futuro del paese sarebbero la fusione con comuni limitrofi e la creazione di una nuova Comunità montana, «passaggi obbligati per il rilancio del territorio».

Daglia dove credete che l’Amministrazione Pernigotti sia stata mancante?

«Il vero limite dell’attuale amministrazione è la mancanza di una visione per lo sviluppo del territorio che vada oltre il problema del giorno. Lo dimostra il bilancio che abbiamo approvato qualche mese fa. Definibile con una sola parola: “povero”. Nelle risorse e negli investimenti. Infatti, al di là della preventivata costruzione di due nuove cappelle cimiteriali e del risanamento dell’edificio scolastico realizzato con fondi regionali, regna il deserto più assoluto. è evidente, mancano la capacità di reperire risorse, il coraggio di investire e una lungimiranza nell’attività amministrativa. La Sala Polifunzionale, che è la struttura più utilizzata di tutto il patrimonio comunale, era stata realizzata dalla precedente amministrazione che fu subissata dalle critiche di chi adesso amministra e ne fa ampio uso».

A proposito di strutture. Il museo della ex ferrovia Voghera-Varzi è chiuso e inutilizzato. Come mai?

«Bisognerebbe chiederlo a chi amministra oggi. Posso immaginare che siano mancati l’interesse, la volontà e la capacità di mettere in funzione il museo. Il museo rappresenta un opera unica nel suo genere, testimonianza di una infrastruttura, l’ex ferrovia Voghera – Varzi, che ha rappresentato un pezzo di storia importante del nostro territorio. All’epoca della realizzazione del museo vi erano molte aspettative che avrebbero dovuto incentivare la presenza di turisti e visitatori, come ad esempio le visite scolatiche.  Aspettative rimaste lettera morta, purtroppo».

I vostri “vicini” di Ruino, Valverde e Canevino si sono recentemente fusi in un unico nuovo comune. Lei crede che Ponte Nizza dovrebbe fare lo stesso?

«Penso che le fusioni tra i Comuni ed una nuova Comunità Montana siano passaggi obbligati per il rilancio del nostro territorio. è un’occasione storica. Ci sono importanti risorse economiche destinate ai Comuni che si fondono. Si realizzerebbero sinergie con benefici per tutti i cittadini, ma perché questo avvenga è necessario che le fusioni siano coerenti ad una logica territoriale e rispettose delle esigenze delle collettività coinvolte. Le fusioni, infatti, se mosse da inutili e anacronistici campanilismi locali rischiano di diventare un diverso modo per fare cassa e alla lunga si rileverebbero fini a loro stesse, vanificando buona parte dei loro effetti».

Con quali Comuni ritiene che dovreste fondervi? Quali sarebbero i vantaggi?

«In virtù di quanto ho appena esposto penso che per il Comune di Ponte Nizza sia prospettabile una fusione con i limitrofi Comuni di Cecima, Bagnaria e Val di Nizza. I vantaggi sarebbero, innanzitutto di carattere economico. Arriverebbero trasferimenti di risorse finanziarie che i nostri Comuni non vedono più da anni. Vorrebbe dire poter sistemare strade, realizzare nuovi marciapiedi, fornire servizi migliori ai cittadini. Inoltre si avrebbe un risparmio di spesa generato dalle sinergie nascenti, e si creerebbe un ente comunali con un numero di cittadini più elevato e quindi con un maggior peso politico».

Il Comune è attualmente parte dell’Unione “Terre dei Malaspina” con il Comune limitrofo di Cecima. Inizialmente però gli enti in Unione dovevano essere quattro. Cosa è accaduto poi?

«Inizialmente, il progetto Unione Terre dei Malaspina prevedeva la partecipazione di quattro comuni: Ponte Nizza, Cecima, Bagnaria e Val di Nizza. Si era arrivati alla redazione di una bozza dello statuto a quattro Comuni. Ma alla fine l’Unione è stata fatta solo, come citato in premessa, tra Ponte Nizza e Cecima.  Al di là di quelle che sono state le motivazioni che hanno spinto gli altri due Comuni ad abbandonare è evidente il fallimento politico dell’operazione che ad oggi, ridotta in questi termini, ha prodotto ben pochi benefici».

C’è stata polemica in paese riguardo alla situazione dei cimiteri. Quali sono i problemi che ravvisate?

«Come gruppo di minoranza, di recente, abbiamo presentato un interpellanza sulla modifica alle tariffe per la retrocessione dei loculi cimiteriali operate dall’attuale amministrazione. Posso immaginare che visto da fuori potrebbe sembrare una polemica futile, ma così non è.  Anzi, ha messo ulteriormente in evidenza una situazione di criticità per quanto riguarda la gestione dei cimiteri dovuta ad una preoccupante carenza di loculi. Aggiungo al riguardo che gli interventi ventilati dall’amministrazione comunale e consistenti nella realizzazione di due nuove cappelle cimiteriali, risultano del tutto insufficienti rispetto alle reali esigenze e tardivi. Andavano programmati e realizzati prima».    

Cosa pensate del bando Aree Interne? Ponte Nizza ne trarrà benefici? Ci sono dei progetti relativi presentati dal vostro comune o che vi coinvolgono direttamente?

«Il bando Aree Interne rappresenta indubbiamente un’occasione importante per il nostro territorio che va sfruttata al meglio.  Per quanto riguarda Ponte Nizza, mi risulta che si è deciso di convogliare le risorse sull’edificio dell’ex stazione, che è stato acquisito dalla precedente amministrazione comunale. Come gruppo di minoranza abbiamo sempre pensato che l’edificio dell’ex stazione e la relativa area pertinenziale, vista la loro collocazione in centro paese e lungo il percorso della green way, andassero indubbiamente riqualificati. Ad oggi comunque non c’è ancora nulla di concreto. Inoltre, va ricordato, onde evitare fuorvianti slogan elettorali, che si tratta di risorse che hanno dei vincoli di destinazione ben precisi, volti alla valorizzazione turistica e culturale del nostro territorio».

di Christian Draghi

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