Mercoledì, 20 Novembre 2019

COLLI VERDI È UN NUOVO COMUNE DELL’OLTREPÒ

Un nuovo comune Oltrepò Pavese: si tratta di Colli Verdi, che nascerà dalla fusione fra Ruino, Canevino e Valverde. L’istituzione del nuovo soggetto è stata approvata dalla popolazione delle tre località attraverso un referendum consultivo, svoltosi lo scorso 31 luglio. Il risultato della votazione ha evidenziato come i favorevoli fossero in assoluta maggioranza: l’89% a Ruino, l’88% a Canevino e il 71% a Valverde. Quello di Colli Verdi è il secondo comune a nascere per fusione nell’Oltrepò, in tempi recenti, dopo Cornale e Bastida (istituito nel 2014). L’esempio di questi ‘‘pionieri’’ potrebbe essere seguito da altre realtà, dati i molti vantaggi che la fusione porta con sé.

Sentiamo il commento del sindaco di Ruino, Sergio Lodigiani.

Come commenta il risultato del referendum consultivo?

«Dobbiamo ringraziare i cittadini dei tre comuni, che hanno capito l’importanza di questo referendum, indipendentemente dal nome che è stato scelto (tanta gente non voleva cambiarlo). Hanno capito che si tratta di un’opportunità per i nostri piccoli paesi: si tratta di una cosa non da poco. A Ruino e Canevino abbiamo raggiunto il 90% di favorevoli, si è andati proprio al di là di quello che è il normale campanilismo fra i comuni. È molto positivo».

È stata proprio una novità, o fra i cittadini dei tre comuni esisteva già una qualche forma di vicinanza, al di là di quella geografica?

«Un attaccamento c’era già da prima. Dal 2009 eravamo in unione con Valverde, dal 2013 anche con Canevino. L’unione, qui, era partita seriamente. Con il massimo impegno da parte di tutti, e i risultati si sono visti. Sono ormai quasi dieci anni che i nostri uffici lavorano come se fossero un ente unico. Questo ha aiutato certamente il processo di integrazione».

Quando si è iniziato a parlare di fusione? Era un punto del suo programma elettorale?

«Abbiamo iniziato a parlarne circa un anno fa. L’idea è nata dai sindaci dei comuni coinvolti, ma abbiamo coinvolto tutti gli amministratori. In seguito a questa ipotesi sono state organizzate diverse riunioni rivolte a tutti i cittadini, che hanno visto una partecipazione abbastanza cospicua. Se non fosse stato presentato adeguatamente quello che sarebbe stato il programma da attuare, con i vantaggi che la fusione avrebbe potuto portare, ci sarebbe stato il rischio, per i nostri cittadini, di non recepirne la portata. È un tipo di scelta che deve essere condivisa il più possibile».

A chi darebbe i meriti di questo risultato?

«Si tratta di un lavoro di squadra. È stata come una campagna elettorale, di quelle che portano a girare casa per casa. Anche gli uffici hanno lavorato parecchio. Il merito poi va anche ai cittadini che a nostro avviso hanno fatto la scelta corretta».

È stato realizzato uno studio per valutare gli effetti della fusione? Quali sono i risultati attesi?

«È stato realizzato uno studio, grazie alla collaborazione con il dottor Antelmi, che segue gli enti locali. Da un punto di vista economico, avremo a disposizione 400mila euro annui che non saranno vincolati: potremo utilizzarli, quindi, per qualsiasi lavoro, nei prossimi dieci anni. L’obiettivo è ridurre la tassazione comunale per favorire la popolazione, gli esercizi commerciali e artigiani del nuovo comune. Poi si potranno implementare i servizi offerti ai cittadini, l’assistenza agli anziani. Un impegno è quello di mantenere il plesso scolastico (materna, elementari e medie), di offrire agevolazioni sul trasporto degli alunni da e per le scuole superiori».

Pensa che i vostri territori, con la formazione di un macrocomune, possano avere maggiore voce in capitolo nei rapporti con terzi?

«Certamente. In Comunità montana saremo il quarto comune per popolazione. L’estensione raggiungerà i 41 kmq di estensione. Un territorio molto grande: avremo tantissime frazioni, ognuna con i suoi problemi ma anche con i suoi punti di forza».

Ora la palla passa al Consiglio Regionale. Quali saranno i prossimi passaggi?

«Non abbiamo ancora informazioni precise, ma appena riprenderanno i lavori della Regione dopo le ferie prenderemo contatti con chi di dovere. Fino al 31 dicembre rimarranno in carica le tre amministrazioni esistenti. Poi arriverà un commissario prefettizio, e intorno al mese di maggio dell’anno prossimo ci saranno nuove elezioni, per la nomina della nuova amministrazione».

Farà ancora parte della partita, nel segno della continuità?

«Personalmente penso possa essere il momento di proporre persone giovani, anche per la carica sindaco. Sicuramente sarò disponibile a dare ancora un supporto, secondo le necessità».

Quello di Colli Verdi è il secondo comune a nascere in Oltrepò in seguito a una fusione, in tempi recenti. Pensa che questa via verrà seguita prossimamente da altri territori?

«Sicuramente. Altri comuni della provincia si sono interessati alla nostra fusione e ci hanno chiesto informazioni».

Zavattarello poteva essere della partita: non è stato così.

«Ma non è esclusa, in futuro, anche una fusione con Zavattarello.»

Non temete che le identità delle singole realtà territoriali giungano a un deterioramento?

«Intanto il nome dei paesi rimane, perché ci sarà il comune di Colli Verdi ma le singole località manterranno le proprie caratteristiche. Aiuterà il fatto che gli uffici rimarranno aperti in tutti e tre i paesi, quindi rimarrà un servizio importante e anche un presidio».

A questo proposito, il vostro municipio ha subito di recente grossi lavori di ristrutturazione, conclusisi proprio negli ultimi giorni. Un investimento che, quindi, non rischia di restare inutilizzato. Di cosa si tratta?

«Il progetto interamente finanziato da Regione Lombardia, per un importo complessivo di 237.000 euro, ha previsto la completa coibentazione della struttura che ospita il municipio oltre alla sostituzione di tutti gli infissi posti al pian terreno. Compresi nei lavori anche la sistemazione del tetto e la ristrutturazione della palestra scolastica dove è stata effettuata una controsoffittatura.

L’operazione durata qualche mese consentirà il contenimento delle spese energetiche nonché un

Anche Luigi Chiesa, sindaco di Canevino con esperienza quarantennale, è comprensibilmente molto soddisfatto dell’esito delle urne.

Sindaco Chiesa, come si è arrivati a questa fusione?

«L’amministrazione di Canevino già nel 2001 aveva attivato l’unione con Santa Maria e Rovescala. Siamo stati precursori delle unioni, per poter dare servizi migliori e mettere in convenzione le funzioni importanti per il funzionamento del comune. Per esempio il servizio tecnico. Nel 2012 è uscita dall’unione Rovescala: siamo rimasti soli con Santa Maria della Versa. I servizi messi in unione hanno sempre funzionato bene fino al 2013, quando si è sciolta la vecchia unione e siamo passati con Ruino e Valverde, mettendo in comune tutte le funzioni».

Perché questo passaggio?

«Nel frattempo era nata l’unione fra Volpara, Golferenzo e Montecalvo, che ci sbarrava la strada rispetto a Santa Maria; ovvero che si frapponeva fra noi e loro, come territorio. Nel 2010 l’unione dei comuni di Canevino e Santa Maria aveva tentato, in verità, di fare un’unione più vasta in Val Versa inserendo anche Montecalvo, Volpara e Golferenzo nel soggetto esistente. Questi comuni a quel tempo risposero di non essere interessati a questa prospettiva, che sarebbe potuta sfociare in una fusione dell’alta Valle Versa, dato che eravamo tutti contermini».

Quindi il divorzio da Santa Maria…

«L’unione con Santa Maria si è sciolta, anche perché i contributi iniziavano a venir meno, e Canevino si sarebbe trovato isolato per quanto riguarda servizi basilari come la scuola e il medico, per esempio. Un’isola sperduta in mezzo alla Val Versa. La scelta di fare l’unione con Ruino e Valverde è stata quindi un po’ obbligata, ma alla fine si è rivelata giusta perché è diventata una fusione. Avevamo già tutti i programmi unificati; funzionava già come una fusione, di fatto. Pur non avendo ancora i contributi che invece ora otterremo».

Canevino, grazie alla fusione, ritorna ad essere compreso nella Comunità Montana. Pensa possa essere un vantaggio per il territorio?

«Canevino ritorna in comunità montana dopo il periodo dal 1993 al 2008. Ci aspettiamo qualche vantaggio sia economico sia soprattutto fiscale. Il nuovo comune, contando 1.100 abitanti e un’estensione territoriale di 41 chilometri quadrati, avrà certamente anche un altro peso politico sia nella comunità montana, sia nei confronti di altri soggetti».

Cosa cambierà per i cittadini di Canevino?

«Il comune di Canevino così strutturato, con 108 abitanti e un impiegato, e tutti i servizi da continuare a garantire, si sarebbe trovato sempre più in difficoltà. Ora invece sarà possibile pensare al futuro più tranquillamente. Verrà mantenuto un presidio per la collettività grazie alla figura del pro-sindaco, posizione terza rispetto al sindaco e alla giunta, che rappresenterà il territorio del vecchio comune. Non avrà diritto di voto in Consiglio Comunale, ma di parola sì. Inoltre verranno mantenuti i municipi. Dal punto di vista della nomenclatura, i tre comuni esistenti diventeranno frazioni, e le precedenti frazioni diventeranno vie comunali. Quindi non si perderà l’identità del territorio».

La mente di questa fusione è stata quella del sindaco di Valverde, Giovanni Andrini. Onore e merito che, tuttavia, non hanno minimamente interrotto la sua voglia di progettare e continuare ancora a lavorare per cambiare il destino di questi territori.

Andrini, esisteva già un’unione ben avviata, fra i vostri comuni. La fusione era un passaggio naturale…

«È un passaggio epocale, non proprio naturale, perché vuole comunque dire sopprimere i comuni precedenti e crearne uno nuovo. Guardando i dati, i trend socio-economici e demografici, ci si rende conto che nei comuni, soprattutto in montagna, lo spopolamento sta continuando inesorabilmente. Oggi c’è una spinta economica da parte dello Stato che in qualche modo ha accelerato questa riflessione: fondersi è la prospettiva migliore per mettere in campo più servizi, e per dare una qualità della vita ai cittadini dignitosa e anche con una qualche ambizione. Questa è la scommessa che stiamo facendo».

Il nuovo comune avrà un territorio molto ampio da gestire. Come raccogliere questa sfida?

«Il lavoro da realizzare è immane. Apro una parentesi: di fusioni ad oggi ce ne sono pochissime; ma in montagna credo si tratti della prima, in Regione Lombardia. In montagna è un po’ più difficile fare fusioni: anche se i comuni sono piccoli in quanto al numero degli abitanti, sono molto estesi come superficie. Da Bozzola a Canevino c’è un viaggio. I cittadini sono sparsi. Per questo abbiamo declinato un modello gestionale che verrà recepito dallo statuto del nuovo comune».

Quale modello?

«Un modello che punta a non creare periferie, sostanzialmente. Noi manterremo tutti i municipi aperti, con un front-end ai cittadini, e con più servizi erogati. Inoltre in ogni frazione ci sarà un pro-sindaco con un consiglio di municipio, esterno all’amministrazione del comune. Un presidio politico, che si farà carico di portare in consiglio comunale quelle che saranno le esigenze puntuali e precise del territorio».

Quali altri punti?

«Il progetto di fusione, che si può leggere sul sito del nostro comune, è diviso in tre capitoli: premessa, obiettivi e modello di gestione. Nei primi punti ho messo l’infrastruttura digitale, perché ritengo sia fondamentale. Nel 2020 è previsto che arrivi anche da noi la banda ultralarga, ma solo in alcune zone. Il nostro obiettivo è portarla in tutte le case. È necessario, se vogliamo attrarre o mantenere qualche giovane e far partire qualche startup. L’infrastruttura digitale è più importante anche delle strade. Entrambe sono essenziali per qualsiasi tipo di progetto di sviluppo e di mantenimento o di efficIentamento di un territorio».

Come incentivare la coesione sociale?

«Con i consigli di municipio, se saranno coordinati e gestiti in maniera ottimale, si avvierà anche un percorso che aggregherà le attuali comunità. Poi ovviamente ognuna manterrà le proprie specificità. C’è anche un problema di mobilità interna: il territorio è vastissimo e abbiamo l’esigenza di creare una mobilità interna facile. Penso a un taxi interno a chiamata. In più bisognerà pensare a una serie di iniziative, per mettere a sistema tutto quello che abbiamo a disposizione».

Per esempio?

«Per esempio mettere in relazione il nuovo centro polivalente di Valverde e il suo ostello con il centro sportivo di Ruino. Organizzare un torneo di calcetto itinerante, perché così le persone si muovono, e hanno la possibilità di aggregarsi. Creare momenti di socializzazione, cercando comunque di favorire l’aggregazione dei tre comuni. Manteniamo l’identità di ogni frazione, ma allo stesso tempo pensiamo a una comunità allargata, che diventerà una comunità unica negli anni.»

Ci può essere prospettiva di altre fusioni?

«Credo proprio di sì. Il futuro è l’aggregazione, tenendo conto dei bacini idrografici».

Come è stata la risposta dai cittadini?

«A Valverde ho fatto tre riunioni e ho seguito anche quelle negli altri comuni. Non ho fatto campagna elettorale: ho semplicemente spiegato a tutti che cosa significava la fusione. I cittadini sono venuti a votare in massa, hanno votato sì, per cui hanno capito che era importante e che si tratta di una scelta epocale e di prospettiva, che guarda avanti».

L’iter che ha portato alla fusione è durato circa un anno. Come si è svolto questo periodo?

«Dopo aver preso questa decisione, e dopo aver fatto riunioni e rimuginato, mi sono dato degli obiettivi chiari: definire il progetto, condividerlo, approvare la bozza, discuterne con la popolazione e con tutti gli attori.

Ho fatto riunioni con tutti: con i direttori generali di ASST, ATS, Comunità Montana, Consiglieri Regionali, con le associazioni e i sindacati, con cui abbiamo fatto anche un accordo. Sono tutti entusiasti di questo progetto».

Che tipo di accordo?

«La mia idea è quella che i cittadini di Colli Verdi non si devono più spostare per avere i servizi. A Valverde diamo già un sostegno che va oltre il compito dell’istituzione, ma io voglio proprio invertire la situazione. Non voglio più che i cittadini vadano a valle a perdere giornate intere con le ovvie difficoltà di spostamento. Devono essere i soggetti che hanno le competenze sui servizi a venire sul nostro territorio, perché potremo mettere loro a disposizione gli spazi, gli strumenti tecnologici per lavorare, e anche qualche contributo, dato che ne avremo la possibilità: questo è il punto».

  di Pier Luigi Feltri

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