Martedì, 25 Settembre 2018

OLTREPÒ PAVESE . VOGHERA - «IL TURISMO NON RIPARTE PERCHÈ L’ OLTREPÒ È SENZA REGIA»

Un parlamentare deve essere scelto dal proprio territorio, deve rappresentare le istanze di quel territorio, quello che la gente dell’Oltrepò chiede è che i rappresentanti parlamentari oltrepadani possano avere un occhio di riguardo verso l’Oltrepò e lavorino per far crescere questa nostra terra, che ha buone possibilità di sviluppo ma è “frenata” sia da una litigiosità atavica della sua gente, sia dal fatto che di rappresentanti dell’Oltrepò che abbiano veramente rappresentato il territorio a Roma... ne abbiamo avuti ultimamente pochi.

Al deputato Cristian Romaniello, trentenne vogherese, attivista del Movimento 5 Stelle dal 2014, una laurea in psicologia, eletto alla Camera con il sistema proporzionale, di professione dottore in ricerca, la gente oltrepadana chiede di ricercare e possibilmente trovare, la strada e il modo per far ripartire e crescere l’Oltrepò.

In un’intervista a caldo il giorno dopo la sua nomina a deputato del M5S, lei ha dichiarato: «Sicuramente sul territorio mi occuperò di ambiente che è il problema più grande che abbiamo... Abbiamo soluzioni a portata di mano per tutti questi problemi, ma abbiamo bisogno del supporto dei cittadini e di una classe politica locale meno superficiale». Sono passati soli quattro mesi ma c’è qualcosa di concreto “che bolle in pentola” in ambito ambientale in Oltrepò?

«In Oltrepò abbiamo vinto una grossa battaglia contro l’insediamento di un inceneritore a Retorbido, grazie alla vicinanza della compianta Iolanda Nanni e ad una grande sollevazione popolare pacifica che ha dimostrato, ancora una volta, come i cittadini siano in grado di prendere le decisioni adatte per il proprio territorio. Ritengo che per proseguire in questa direzione, non solo occorra limitare ecomostri e progetti non in linea con la vocazione agricola e naturalistica di questo territorio, ma anche valorizzare la nostra terra nel Mondo. Il pavese e la lomellina presentano problemi rilevanti, e per questi occorre una grande attenzione. Grazie alla competenza del Ministro Costa e dei nostri membri della Commissione Ambiente, già i primi provvedimenti del Governo e del Parlamento sono volti a porre rimedi essenziali. A Luglio, era stato depositato un ordine del giorno sulla prevenzione e sul contrasto dei roghi agli impianti di trattamento rifiuti. L’ODG impegna il governo ad adottare 3 strumenti operativi per contrastare questo fenomeno: i controlli a sorpresa, i monitoraggi del suolo e il censimento delle aree a rischio. Il Ministro Costa ha ottenuto le deleghe necessarie per intervenire come unico regista sulle terre dei fuochi e sul dissesto idrogeologico, ha aumentato l’attenzione sui siti di stoccaggio rifiuti, avviato un protocollo straordinario di controllo contro gli incendi, pianificato la campagna #plasticfree per ridurre drasticamente l’inquinamento da plastiche e avviato una competenza organica sullo sviluppo dell’economia circolare. Insomma, sul piano ambientale si cambia registro e la promessa di una classe politica non superficiale è già realizzata. Una piaga territoriale su cui mi impegnerò riguarda la concentrazione di impianti di trattamento rifiuti in alcune zone. è inaccettabile avere aree con siti di trattamento rifiuti di ogni sorta ogni 5 chilometri. Occorre rendere omogenea la distribuzione a livello territoriale e impedire nuove installazione o ampliamenti di siti esistenti, come nel caso dell’impianto di incenerimento A2A di Corteolona. Per me, a livello di impianti di trattamento rifiuti, la provincia di Pavia è Off-limits».

Dopo i recenti tragici eventi di Genova un pensiero va anche ai ponti oltrepadani, perennemente oggetto di lavori in corso, ristrutturazioni, messe in sicurezza. Il ponte Morandi di Genova per i tecnici era un ponte sicuro, pertanto percorribile, così come per gli addetti ai lavori lo sono i ponti sul fiume Po. Lei “si fida” dei tecnici che sostengono la non pericolosità dei ponti in Oltrepò?

«I fatti di Genova evidenziano responsabilità singolari. Il Ponte Morandi non era sicuro per “i tecnici”. Lo era per qualche tecnico che avrebbe dovuto garantirne la sicurezza prima del profitto, ma ha fatto il contrario. Autostrade, per bocca del direttore del tratto che comprendeva il Ponte Morandi - Marigliani- ha dichiarato che non c’erano avvisaglie di pericolo e che il crollo era inaspettato. Negli anni scorsi, però, il problema del Ponte Morandi è stato sollevato in molte sedi, tra le quali il Consiglio regionale ligure, il ministero delle Infrastrutture sotto la guida di Del Rio, il Parlamento italiano, la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali, il Provveditorato per le opere pubbliche, Autostrade per l’Italia. Addirittura, alcuni resoconti mostrano come proprio le pile crollate fossero oggetto di discussione di questi soggetti. In Parlamento sono stati presentati diversi atti ispettivi all’allora Ministro Del Rio sulle condizioni del Ponte Morandi. Ingegneri e Università evidenziavano le criticità del ponte, ma nessuno ha deciso di chiuderlo. Se quel ponte fosse stato considerato un servizio per i cittadini, e non di un business, sarebbe stato chiuso all’istante e sistemato o sostituito. Pertanto la mia risposta è: sì io mi fido dei tecnici. La politica deve chiarire una volta per tutte - e noi lo stiamo facendo - che il lavoro dei tecnici è quello di massimizzare la sicurezza e non il risparmio. Ma per fare questo, occorre che opere di tale genere non finiscano in mano ai privati, che si pongono come obiettivo il profitto, per l’appunto, privato».

A suo giudizio i ponti della Becca, della Giarola, di Bressana, per citare i più evidenti esempi di “mettiamoci una pezza” vanno ristrutturati o sarebbe opportuno costruirne di nuovi?

«Per quanto riguarda il ponte della Becca, il MoVimento 5 Stelle, prima con Iolanda Nanni ed ora con Simone Verni, si è battuto in Regione per ottenere gli stanziamenti per gli interventi di sistemazione e quelli per lo studio di fattibilità per il nuovo ponte. Dopo essere stato eletto, io stesso mi sono interessato direttamente alle nostre infrastrutture. Il Ponte della Becca è stato il primo sul quale ho preso impegni e, parlando col Ministro Toninelli, ho avuto modo di evidenziare le pessime condizioni in cui versa il ponte. Il Ministero è disponibile per la pianificazione e la realizzazione di un nuovo ponte che possa assorbire il traffico pesante ma il buon andamento dell’iter dipenderà da Regione Lombardia, che dovrà consegnare il piano di fattibilità. Dopo le elezioni del 4 Marzo,“Lombardia Mobilità” - società voluta da Maroni che avrebbe dovuto risolvere ogni problema infrastrutturale lombardo - è stata chiusa. Visto il pasticcio, occorre rispettare i tempi di un iter che prevede prima il piano di fattibilità, poi l’inserimento dell’opera nel piano quinquennale di ANAS e, infine, la realizzazione attraverso l’intervento del Ministero. Nel caso dei ponti di Gerola e di Bressana, uno studio di Eupolis del 2013 li classificava, il primo, tra quelli necessitanti di ispezioni periodiche ed interventi specializzati ed il secondo tra quelli per i quali valutare l’opzione della dismissione e sostituzione con uno nuovo - peraltro, essenziale nel quadruplicamento della linea ferroviaria che interesserebbe le stazioni da Milano Rogoredo a Tortona. Credo che si debba partire da qui per le conseguenti decisioni politiche. C’è ancora qualcuno che ci accusa di essere dei “signor no”, ma per noi è semplicemente fondamentale la distinzione tra grandi opere e piccole/grandi opere. In Italia si voleva il Ponte sullo Stretto, la Pedemontana o altre opere enormi il cui beneficio è dubbio, e si trascuravano milioni di cittadini che si ritrovano ponti a rischio, strade dissestate, trasporto pubblico locale non funzionale, e così via. Noi siamo per gli interventi diffusi che portano beneficio ai cittadini, il rilancio economico del territorio, e la garanzia di un sistema di viabilità fluido, sicuro e rispettoso delle esigente dell’ambiente».

Le “buche” dell’Oltrepò sono diventate un elemento che purtroppo contraddistingue il nostro territorio. Il fatto singolare è che se si abbandona la provincia di Pavia e si entra in quella di Piacenza o in quella di Alessandria, la situazione è tutt’altra: pochi chilometri ed il manto stradale assume tutt’altra connotazione. Eppure di soldi in Oltrepò e provincia per le strade ne sono arrivati e tanti. Cosa non ha funzionato? C’è chi sostiene che sono state utilizzate materie prime di scarsa qualità, c’è chi sostiene che siano stati fatti interventi non ottimizzati. Lei che idea si è fatto e soprattutto qual è allo stato attuale la soluzione?

«Le cause dell’attuale situazione possono essere molteplici, da troppo tempo si è sottovalutato questo tema e mi sembra evidente che si sia agito con sufficienza. La soluzione è quella di investire maggiormente prevedendo cicli programmati e vigilando al contempo sulla qualità dei lavori, introducendo penali severe nei casi di lavori non eseguiti a regola che, oltre a non risolvere i problemi, si traducono in uno spreco di risorse pubbliche. L’Italia non è il Paese dei furbi. L’Italia è il Paese di chi sa lavorare e lavora bene».

Per la promozione del turismo in Oltrepò esistono una diversità di associazioni ed enti più o meno no profit, più o meno pubblici. Secondo lei è un aspetto positivo questa pluralità di soggetti o sarebbe auspicabile una scrematura con la creazione di  un ente o di un’associazione unica per ogni settore (Turismo, Vino, Salame, Prodotti tipici)?

«Personalmente ho sempre apprezzato la pluralità di operatori in un settore. Tuttavia, questa pluralità deve trovare la capacità di cooperare e di visualizzare obiettivi per il bene di un territorio. Il problema della promozione del turismo in Oltrepò lo studio da anni insieme al gruppo del M5S di Voghera. I risultati di un’analisi strutturata che abbiamo eseguito indicavano diverse criticità che impediscono di seguire questa opportunità di rilancio come si deve. La mancanza di una regia generale, il dispendio di risorse per iniziative isolate e non organiche, l’assenza di sinergie tra player del settore, la mancanza di un’identità riconoscibile e la mancanza di iniziative promozionali e di comprensione dell’evoluzione del mercato rappresentano gli ostacoli principali. Tuttavia, con l’offerta eno-gastronomica di primo piano, i paesaggi incontaminati, la presenza di castelli, i collegamenti infrastrutturali favorevoli e molto altro, è possibile invertire la rotta creando una strategia complessiva che possa partire da un brand “Oltrepò’” che riesca a coinvolgere in modo armonico le diverse anime del nostro territorio. è tema che mi sta molto a cuore. Per questo nei prossimi mesi incontrerò i principali organi locali e istituzioni».

Il taglio dei vitalizi è certamente un “cavallo di battaglia” del M5S. Da Roma alla politica locale: lei ritiene che i compensi dei sindaci e degli amministratori dei Comuni oltrepadani siano cosa giusta o andrebbero tagliati? Se sì in che percentuale? In tutti i Comuni o con una distinzione in base al numero di abitanti?

«Il taglio dei vitalizi è il taglio ad un privilegio rubato il 21 Dicembre 1954 in una seduta segreta dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Il 21 Dicembre, mentre le persone pensano alle meritate feste natalizie e alla famiglia. Insomma, qualcosa di rumoroso è stato emesso mentre il rumore di fondo era molto più alto, per non lasciare che venisse percepito. I compensi degli amministratori locali che nulla c’entrano con i vitalizi, sono indennità che spettano a chi svolge un incarico per la collettività. Chi lo fa per se stesso, o per esigenze di potere del proprio partito o di qualche lobby, dovrebbe essere fermato alle urne. Nessun cittadino dovrebbe cedere a ricatti o persuasioni di alcun tipo, in modo da essere ripagato dal buon funzionamento dei servizi di cui necessita. Ma, al di là degli aspetti politici, trovo che un amministratore locale debba percepire il giusto compenso per le attività che svolge. I consiglieri comunali dei piccoli Comuni percepiscono un gettone di presenza che, di certo, non li ripaga del tempo e dell’impegno che mettono per il bene collettivo. Spesso, i nostri Consiglieri comunali donano anche quel gettone. Fino a quando i compensi non risultano come spreco o furto - come nei casi di consigli Comunali convocati molte volte in un giorno al solo scopo di aumentare le indennità dei consiglieri, casi passati agli onori delle cronache - non ritengo che occorra intervenire. Trovo più preoccupante il legame che a volte gli amministratori locali instaurano con i potentati locali, allo scopo di ottenere una buona poltrona in qualche consiglio di amministrazione in favore di parenti, amici, amici degli amici, “porta-voti” locali, o per se stessi alla fine del mandato. Anche su questi casi sono state fatte fiori di inchieste».

Una digressione: avete festeggiato il taglio dei vitalizi stappando un noto spumante piemontese…Lei auspica per un prossimo eventuale vostro successo di poter brindare con un bollicine dell’Oltrepò?

«Assolutamente sì. Per l’occasione del Bye Bye Vitalizi ho portato qualche bottiglia di metodo classico dell’Oltrepò per mostrarne la qualità.  Sono rimasti tutti soddisfatti del prodotto e Di Maio ha detto: “Quando sono stato in Oltrepò mi ha stupito il fatto che si bevesse vino anche alle 10 del mattino. Poi l’ho assaggiato e ho capito perché”. Chissà che per il taglio alle pensioni d’oro…».

Il 2019 sarà un anno importante per la politica locale, si voterà infatti in alcuni dei più importanti comuni dell’Oltrepò: Stradella, Casteggio, Varzi, Bressana Bottarone… Il M5S presenterà una propria lista indipendente o si prospetta un apparentamento con la Lega come al Governo?

«Ai tempi delle consultazioni era necessario trovare il modo di dare un Governo al Paese, visto il pasticcio di legge elettorale voluta e pensata per ostacolare la nostra vittoria alle urne, e in campagna elettorale eravamo stati chiari: qualora non avessimo raggiunto la maggioranza da soli avremmo aperto alle forze parlamentari interessate ad intraprendere un percorso di cambiamento vero per il Paese. A livello locale non c’è il rischio di paralizzare un Comune. Un vincitore c’è sempre. Il M5S nasce per mettere al centro le persone e vogliamo che siano i cittadini responsabili ad amministrare le nostre città. Con questi cittadini vi sarà sempre dialogo e una ricerca di competenze che perseguano il bene comune. Credo sia bene che il M5S mantenga questa sua propria identità».

Voghera è la sua città, pertanto si presume che il suo apporto alle prossime elezioni comunali sarà importante. Verrà riconfermata Caterina Grimaldi come vostro candidato?

«La decisione spetterà al gruppo locale di Voghera. Caterina sarebbe sicuramente, e ancora una volta, un’ottima candidata da schierare. Se dovesse avere il desiderio di ricandidarsi, al netto dei processi di democrazia diretta, potrebbe essere ancora la nostra candidata Sindaco. è evidente a tutti che, nel 2015, il 10% sia stato un risultato ingeneroso, e Caterina lo sta ampiamente dimostrando nella sua attività consiliare».

Anche Casteggio alle ultime elezione regionali ha avuto il “suo” candidato eletto, Simone Verni.  Chi sarà il candidato M5s per Casteggio?

«Anche in questo caso è ancora presto per potersi esprimere».

è indubbia l’ascesa del M5S alle ultime elezioni politiche nazionali, di contro però a livello oltrepadano dove tendenzialmente si vota la persona e non il partito, il vostro consenso si mantiene sempre su percentuali piuttosto besse. Secondo lei perché? Forse i vostri candidati in Oltrepò non sono abbastanza “riconoscibili”? Come pensate di affrontare questa problematica?

«I nostri candidati sono spesso comuni cittadini che si prestano alla politica, hanno molte competenze ma non sono portatori di voti. Dobbiamo essere presenti e far conoscere la nostra idea di comunità e il nostro progetto politico a livello locale. Sono certo che gli elettori dopo averci conosciuto e aver conosciuto il nostro programma, saranno più consapevoli e ci voteranno. Per concludere, il M5S porta avanti l’idea del cambiamento in ogni realtà. Noi vogliamo portare nelle Istituzioni cittadini di buona volontà che abbracciano le nostre battaglie e i nostri valori di onestà, trasparenza, lealtà, condivisione, legalità. Pertanto, invito chiunque si rispecchi in tutto questo ad avvicinarsi ai nostri gruppi locali per rivalutare il modo stesso di intendere la politica. Non più delega ad altri ma decisioni dirette da parte dei cittadini, per il solo bene collettivo».

di Silvia Colombini

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