Venerdì, 10 Luglio 2020
 

ROCCA DE’ GIORGI - «SIAMO IL COMUNE IN ITALIA CON IL PIÙ ALTO NUMERO DI STRANIERI»

Paolo Fiocchi, classe 1961, è al suo primo mandato da sindaco; è stato eletto nel maggio del 2014 e traccia ad oggi un bilancio del suo operato e parla del suo piccolo paese, Rocca de’ Giorgi.

Come si sente di definire il suo ruolo da sindaco finora?

«Sinceramente posso dire che è un’esperienza positiva, ma non mi trovo del tutto a mio agio…».

Perchè?

«Perché ci si scontra con la burocrazia e con qualcosa di molto complesso che è l’amministrazione pubblica. Questa è davvero molto ricca di leggi grandi e piccole, di sentenze della Corte dei Conti e di altri Istituti italiani. Per una persona che sta sempre in prima linea è un po’ difficile. Diciamo che sto capendo adesso dopo 4 anni come funziona».

è la sua prima esperienza politica?

«Diciamo che in politica mi sono sempre mosso, ma non ho mai partecipato alle attività, non sono mai entrato in consigli comunali o in altre sedi istituzionali».

Lei amministra un paese veramente piccolo…

«Come dimensioni è abbastanza grande, ma come abitanti arriviamo a 80… è comunque difficile amministrare, come in qualsiasi altro posto, perché ci si scontra con il bilancio. Abbiamo sempre meno soldi che arrivano “dall’alto”».

Sarebbe favorevole alla fusione tra Comuni?

«Sì, sicuramente! Anche se vedo nella zona delle perplessità perché l’identità territoriale andrebbe persa. Sono dell’idea che la decisione di fusione dovrebbe arrivare dai piani alti. Ogni Comune ha le sue necessità e peculiarità e quindi ovviamente gli abitanti magari fanno fatica ad accettare dei cambiamenti; se arrivasse un “diktat” dallo Stato sarebbe più semplice far abituare le persone. Io comunque vedo la fusione come una cosa positiva».

Con quale Comune a suo giudizio Rocca De’ Giorgi potrebbe fondersi?

«Io, da sindaco di Rocca, vedevo bene una fusione con Lirio per esempio, ma non abbiamo continuità territoriale, pur essendo Comuni molto simili, se non altro come numero di abitanti. Sarebbe stata una bella cosa, perché realtà piccole più o meno della stessa zona si somigliano e hanno le stesse esigenze».

Nel suo Comune c’è un alto numero di residenti stranieri...

«Sì, moltissimi. Come percentuale siamo quasi più del 50%. Nella classifica Istat siamo il Comune in Italia con il più alto numero di stranieri. Sono persone legate al mondo agricolo: se non ci fossero stati albanesi, rumeni e marocchini, le aziende agricole del territorio non avrebbe avuto futuro».

L’integrazione funziona senza intoppi?

«Sì, si sono integrati benissimo. Addirittura abbiamo un signore in consiglio. Diciamo in generale che a Rocca ci sono anche tanti italiani non nati qui e che arrivano da tante e diverse parti d’Italia. Sono veramente pochi quelli che abitano qui e che sono nati qui».

Voi siete però già in unione con qualche comune, vero?

«Con Pietra de’ Giorgi e Lirio. In questo modo cerchiamo di dare supporto per vari servizi, come il pullmino, l’Auser… Ce la mettiamo tutta per garantire un minimo di servizio ai nostri concittadini. Essendo in unione riusciamo a risparmiare qualche soldo, ma soprattutto garantiamo servizi».

Nel suo paese esiste un turismo legato alle seconde case?

«Assolutamente. Ci sono molte cascine vuote, che sono state ristrutturate e che sono di proprietà dell’azienda Conte Vistarino e che sono state rese disponibili per le persone che vogliono passare il weekend o un periodo più lungo. Il paesaggio dal punto di vista naturalistico da noi è veramente bello. D’estate quindi aumentiamo gli abitanti: ci sono circa 30 persone in più che tengono vive le cascine. Poi con l’azienda agricola vorremmo organizzare qualcosa, ad esempio degustazioni per portare più gente sul territorio. Sarebbe un beneficio per l’azienda e per tutte le altre attività che possono esserci nella valle».

D’estate organizzate qualche manifestazione?

«Non moltissime a dire il vero. Organizziamo più che altro eventi culturali, legati a San Colombano, perché la nostra Chiesa di San Michele è legata al miracolo di San Colombano: verso l’anno 1000 c’era stato il passaggio della salma del Santo. Noi abbiamo organizzato parecchi eventi che ricordano questo fatto. Poi ne abbiamo organizzato uno ultimamente sulla viticoltura nel Medioevo e secoli successivi: sono venuti professori da noi a spiegare la storia delle viticoltura in generale e dell’Oltrepò».

 di Elisa Ajelli

 
 
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