Sabato, 15 Dicembre 2018

“HO AMMINISTRATO IL COMUNE COME SE AMMINISTRASSI CASA MIA"

Andrea Gramegna, classe 1975, è un veterano della politica. Ha iniziato, infatti, come consigliere del Comune di Calvignano nel 1995. Poi ha ricoperto la carica di vicesindaco e assessore ed è stato primo cittadino per un mandato, dal 2012 al 2017.

Ora si trova all’opposizione “sconfitto” da Marco Casarini, già sindaco di Calvignano dal 2007 al 2012, e che aveva voluto proprio Andrea Gramegna come suo vicesindaco e assessore durante il suo mandato.

Gramegna alle ultime elezioni ha perso per poco. Più difficile da digerire?

«Ho perso per quattro voti! Il nostro è un paese di 130 abitanti, è un centro piccolissimo. Però sinceramente non mi faccio domande e non mi do spiegazioni, perché nella testa della gente non ci puoi entrare. Dico solo che quando ero sindaco ho avuto una gestione molto oculata del Comune, è talmente piccolo che l’ho amministrato come se amministrassi casa mia».

Cosa ha fatto?

«Ho risanato il bilancio, in cui c’era un buco enorme. Per cinque anni ho fatto da cantoniere e tagliavo il verde pubblico. Speravo che fossero gesti che potessero far piacere, ma a quanto pare no».

Da consigliere di minoranza cosa si sente di dire?

«è pur sempre una responsabilità essere in minoranza, visto che oltretutto la sconfitta è stata proprio per una manciata di voti. Mi sento quindi di partecipare attivamente e di rappresentare una grossa fetta di popolazione che mi ha votato».

Cosa servirebbe oggi a Calvignano?

«Il nostro è un centro bellissimo e allo stesso tempo un po’ particolare, il 90% del territorio è di proprietà dell’azienda agricola Travaglino. Ci sono posti dismessi e non è un bella cosa per il nostro Comune, ma non è un problema solo nostro. Tanti altri paesi sono nelle nostre condizioni. Calvignano non ha bisogno niente di particolare, ha solo necessità di essere amministrato bene, in modo semplice, come se fosse a conduzione familiare a mio modo di vedere. Sarebbe un peccato farlo scomparire».

Siete in unione con altri comuni?

«Sì, ai tempi del mio mandato avevo fatto l’unione con Fortunago, che continua tuttora. Rimango completamente favorevole all’unione tra comuni. Abbiamo fatto parte dell’unione con altri comuni: anni fa eravamo con Montalto e Pietra de Giorgi. Questa con Fortunago secondo me è un’unione che funziona molto bene, sono due entità molto simili ma nello stesso tempo Fortunago, essendo uno dei borghi più belli d’Italia, ha un po’ più di voce in capitolo. Siamo in unione con loro per tutto e ci troviamo bene, mi auguro che prosegua».

Sta arrivando la bella stagione. Calvignano come si organizza?

«Abbiamo una bella proloco, che penso sia una delle più storiche. Abbiamo resistito, non abbiamo litigato, facciamo la festa del paese che dura tre giorni. La serata del lunedì in cui c’è la risottata, di solito facciamo un boom di presenze. Siamo in 130 abitanti e abbiamo 700 persone a mangiare! Le cose quindi funzionano davvero benissimo, siamo una grande famiglia».

Cosa vuole sottolineare del suo paese?

«Io sono di parte, ma devo dire che è proprio meraviglioso. Bisogna forse fare qualcosa per attirare un po’ più di gente, degli spazi dove la gente si può fermare a fare picnic. Siamo un po’ scoperti di servizi di questo genere».

Le prossime elezioni sono lontane. Pensa comunque di riproporsi come sindaco?

«Se devo dire la sincera verità, adesso come adesso no. Perché è stato un gesto grosso, visto i problemi che c’erano stati con il sindaco prima di me. Quando sono stato sindaco io abbiamo fatto davvero tanto, cose che andavano anche al di là delle nostre capacità, abbiamo rimesso in sesto il comune, ma probabilmente non è bastato. Mi aspettavo un risultato diverso. Forse se facevo fare una costruzione strana in mezzo al paese venivo considerato maggiormente! Oggi si ragiona così… Non so quindi se mi ricandiderò perché sono davvero rammaricato e ho capito che forse non fa per me. Sono una persona onesta e trasparente e forse non mi si addice il ruolo di amministratore».

di Elisa Ajelli

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