Domenica, 19 Gennaio 2020

VOGHERA - «IL M5S VI SORPRENDERÀ ANCHE ALLE PROSSIME COMUNALI»

è stata una sorpresa un po’ per tutti, ma non per lui, che nelle sue possibilità di arrivare in Parlamento ci ha creduto fin da subito. Cristian Romaniello, vogherese, 29 anni, è stato eletto nella compagine dei Cinque Stelle in seguito ai risultati delle ultime elezioni, e ora siede alla Camera dei Deputati dove continua il suo impegno sui temi più svariati, dalla cultura all’ambiente. Lo abbiamo intervistato per capire non solo chi è, ma anche come la pensa riguardo alla situazione politica attuale.

Cominciamo da lei: Cristian Romaniello chi è, cosa fa, come si è avvicinato alla politica e al Movimento.

«Sono uno psicologo e attualmente sto (o, meglio, stavo) svolgendo un Dottorato di Ricerca in Psicologia, Neuroscienze e Statistica medica presso il Department of Brain and Behavioral Sciences dell’Università di Pavia. Nella vita mi occupavo, quindi, di ricerca scientifica in Psicologia e Neuroscienze Cognitive.

Dal 2012 e fino al 2016 ho svolto l’attività di giornalista, speaker e autore radiofonico presso alcune radio locali, sono anche giornalista e dal 2008 faccio parte della Croce Rossa Italiana come soccorritore e autista volontario (ma attualmente sono in aspettativa). Oggi sono il compagno di una donna straordinaria, Sara, e il padre felice del nostro bambino di 2 anni, Lorenzo Massimo. Quanto al mio interesse per la politica, fin dall’adolescenza mi sono occupato di temi sociali, come il commercio equo e solidale, l’alimentazione sostenibile, la tutela dell’ambiente, la lotta alla povertà e la libera informazione.

Nonostante la vicinanza a questi temi non mi sono mai avvicinato ad alcun partito perché non mi sono mai sentito rappresentato da nessuno di essi. Nel 2009, però, è nato il nostro MoVimento 5 Stelle e mi sono messo in contatto con il gruppo cittadino di Voghera, sostenendolo durante la campagna elettorale per le comunali del 2010. Sono entrato a far parte del MoVimento 5 Stelle nel 2012, e nel 2015 sono anche stato candidato per la carica di Consigliere Comunale alle elezioni comunali».

A questo proposito in quelle elezioni il Movimento andò maluccio. Cos’è cambiato in così poco tempo per lei e per gli elettori, a cosa attribuisce quell’insuccesso sul territorio vogherese e a cosa invece l’ottimo riscontro avuto in quest’ultima tornata elettorale?

«In tre anni è cambiato molto. La Lombardia è una regione dove altre forze politiche sono radicate da molto tempo e hanno creato sistemi di potere attraverso i quali mantengono una gestione dei flussi di voto tipica della vecchia politica. Nonostante ciò, superare il 20% è un risultato di spessore, che dimostra quanto la mentalità dei cittadini della nostra regione stia cambiando. Questi cittadini hanno scelto una forza politica seria, propositiva ed inclusiva, che non tratta le altre forze politiche con lo stesso atteggiamento di chiusura ed esclusione con cui siamo stati trattati nel 2013. Le elezioni comunali, poi, esprimono dinamiche molto diverse dal voto per l’elezione del Parlamento. Ma sono fiducioso per il futuro, perché i vogheresi ci vedono attivi e interessati ai problemi delle persone e del territorio. Sono certo che a Voghera il 2020 presenterà uno scenario politico diverso da quello del 2015, e che il MoVimento 5 Stelle vi sorprenderà ancora. Per quanto riguarda me, nel 2015 non fu un fallimento, perché mi misi a disposizione del Movimento 5 Stelle di Voghera senza cercare di emergere in alcun modo (non feci neppure i santini). Stavo per laurearmi, ero molto concentrato sulla ricerca che stavo conducendo e sapevo che il tempo libero potevo dedicarlo al gruppo, ma non anche alla mia candidatura personale. Per le parlamentarie, invece, ho dovuto esprimere solo me stesso all’interno del MoVimento. Gli attivisti hanno scelto il mio profilo da attivista, da professionista e le mie intenzioni. Io ho solo fatto del mio meglio, ed è stata un’esperienza bellissima».

E così arriviamo alla nomina a parlamentare. Che effetto le ha fatto? Se lo aspettava? Come lo ha saputo?

«L’elezione al Parlamento è stata una grande emozione. In realtà ero tra i pochi a credere di avere possibilità concrete. Ero anche uno dei pochi ad aver studiato la legge elettorale e sapevo come dovevano andare le cose perché potessi essere eletto. Non era facile, ma lo scenario era aperto. Nonostante ciò, la mia capolista era Iolanda Nanni, e se non avessimo raggiunto questo ottimo traguardo nel collegio Lombardia 4-01, sarei stato contento di avere in Parlamento una persona che rappresenta come nessun altro questo territorio. Quanto al come l’ho saputo, è stato la notte stessa del 5 marzo. Stavo seguendo sul sito del Ministero dell’interno gli aggiornamenti delle preferenze per i candidati regionali. Mentre aggiornavo la pagina, ho aperto Facebook e sulla home ho notato che un altro candidato dei nostri aveva postato uno screenshot del sito dello stesso Ministero dell’interno, nella sezione dedicata alle elezioni politiche del suo collegio. Lui risultava eletto. Così tornai sul sito del Ministero, aprii la pagina della mia circoscrizione e vidi che il M5S aveva ottenuto 2 seggi. Pensai: “Bene, è passata Iolanda qui, e Alberto Zolezzi nell’altro collegio della circoscrizione Lomabrdia 4”. Allora cliccai sul nome del M5S per leggere l’esito, e vidi che dopo il nome di Iolanda Nanni c’era il mio, ed era contrassegnato dal flag “eletto”. Sono andato a svegliare Sara, stando attento a non svegliare nostro figlio. Lei era più felice di me, e poco dopo abbiamo finito per svegliare anche il piccolo Lorenzo».

Com’è stato l’impatto con Roma e con il meccanismo politico nazionale. Che impressione ha avuto? Come cambierà la sua vita ora?

«Roma è meravigliosa e questa volta siamo davvero tanti. Ho avuto l’impressione di far parte di una legione di persone perbene, oneste e competenti. Certo, noi al primo mandato (come ovvio) abbiamo molto da imparare, ma ci sono gli eletti al secondo mandato che sono molto disponibili, aperti e semplici. L’ingresso al Parlamento è stato entusiasmante. Non so ancora come cambierà la mia vita, quel che so è che vivrò questo impegno col massimo dell’intensità e non mi risparmierò».

Parliamo della situazione attuale. Il post-voto è stato quanto mai confuso, pur di governare vi è toccato scendere a patti con gente che fino a qualche tempo fa mandavate affanculo (letteralmente, con il buon vecchio Vaffaday). Com’è l’atmosfera all’interno del gruppo? Pensano tutti che si debba accettare il male minore? Si punta a proseguire così o a portare a casa una nuova legge elettorale, a sistemare due cose urgenti e poi a rivotare?

«è un errore dire che “pur di governare ci è toccato scendere a patti con gente [...]”. Prima di tutto perché noi non abbiamo mai fatto nulla “pur di governare”. Siamo sempre andati alle elezioni da soli contro lenzuola di liste che sostenevano i vecchi partiti (ad ogni livello), cosa che dimostra che non abbiamo intenzione di svendere i nostri valori “pur di governare”.  Secondo, ad oggi non si è ancora giocata la partita per il Governo e non vi è alcun Governo, se ne parlerà nelle prossime settimane. Cinque anni fa il PD (che prese meno voti di noi, ma arrivò primo perché aveva altre 10 liste che componevano la coalizione “Italia. Bene comune”) ci escluse dalle presidenze delle Camere, nonostante i nostri 45000 voti in più. Questa volta, li abbiamo quasi doppiati, ed ancora maggiore è lo stacco con la Lega, Forza Italia e le altre liste. Noi non abbiamo usato il loro stesso metodo. Abbiamo il senso delle istituzioni e abbiamo dialogato con tutte le forze politiche in campo per l’attribuzione delle presidenze delle Camere ma il PD si è sottratto ad ogni confronto. Il governo, invece, è un’altra storia, che adesso si trova nelle mani del Presidente della Repubblica che sono certo che saprà gestire al meglio la situazione e naturalmente sarei felice se decidesse di dare a Luigi Di Maio l’incarico di formare un governo. Credo anche che non sia impossibile ottenere una maggioranza, perché le nostre proposte sono basate sulla qualità della vita delle persone, e tutti dovrebbero esserne interessati. Salvini si è trovato a dichiarare che aveva sempre pensato che il reddito di cittadinanza fosse una misura assistenzialista, e che adesso ha capito che non la è. Infatti, il nostro progetto prevede investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale, una ristrutturazione dei centri per l’impiego e un reddito per coloro che si formano per aiutare il Paese a crescere (e che il lavoro lo cercano davvero). Ora, il programma è scritto da anni, se solo adesso qualcuno è pronto a “comprendere” davvero il nostro progetto per il Paese, ben venga il sostegno».

E veniamo al suo ruolo in Parlamento: di cosa si occuperà, quali sono i temi che le stanno più a cuore e di cui vorrebbe occuparsi?

«Mi occuperò del bene del Paese, in ogni circostanza. Ogni giorno mi chiederò se avrò fatto del mio meglio. I temi su cui vorrei lavorare sono diversi: da una parte la cultura, visto che mi sono occupato di ricerca scientifica fino a ieri. Sicuramente sul territorio mi occuperò di ambiente, che è il problema più grande che abbiamo, dalle emissioni all’inquinamento, dall’utilizzo dei fanghi industriali in agricoltura alla gestione dei rifiuti, dai fenomeni di “autocombustione” (permettete l’ironia) che si sono moltiplicati negli ultimi anni alle politiche di incenerimento (per dirigere il futuro verso la strategia rifiuti zero e oltre). Abbiamo soluzioni a portata di mano per tutti questi problemi, ma abbiamo bisogno del supporto dei cittadini e di una classe politica locale meno superficiale. In passato mi sono interessato di gioco d’azzardo patologico (altra piaga della nostra provincia) e mi piacerebbe lavorare per limitare questo fenomeno».

di Serena Simula

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