Mercoledì, 24 Aprile 2019

VOGHERA - PRONTO SOCCORSO, ACCESSI IN AUMENTO «TROPPE LE CURE NON URGENTI»

Con Roberto Gallotti, 72 anni, ex funzionario Asl, ora Azienda Socio-Sanitaria Territoriale, consigliere comunale del PD a Voghera e responsabile delle politiche sanitarie per il Pd vogherese, facciamo il punto sulla situazione in città ed in particolare a Voghera dove, specie al Pronto Soccorso vengono spesso denunciati problemi.

Qual è lo stato della riforma sanitaria votata dal centro destra due anni e mezzo fa?

«La Riforma Sanitaria della Lombardia puntava sostanzialmente su due obiettivi: la riorganizzazione delle strutture sanitarie con l’integrazione socio-sanitaria ed il nuovo modello di presa in carico della cronicità. Si allungano i tempi di applicazione, a dirlo è anche un recente monitoraggio della Regione. La riorganizzazione ha ancora delle forti zone d’ombra, perché l’integrazione sociosanitaria non è ancora una realtà. La riforma sta infatti procedendo a pezzettini, con continui ritardi e improvvise frenate e a farne le spese sono come sempre i lombardi. Molti gli elementi non ancora andati a regime e le priorità su cui occorrerebbe investire al più presto, dal piano sociosanitario integrato, all’Osservatorio Epidemiologico sino alla definizione del piano delle attività effettiva dell’Agenzia di controllo. Temo fortemente che l’evoluzione del sistema sociosanitario voluta dal centro destra stia portando ad un indebolimento (anziché ad un potenziamento) dei servizi territoriali e anche ad un indebolimento del servizio pubblico. E questa è un’involuzione molto grave e che può pesare pesantemente sulla pratica attuazione della riforma».

Ed il nuovo modello di presa in carico della cronicità?

«Uno degli obiettivi della riforma della sanità lombarda voluta da Maroni era il passaggio dalla “cura” al “prendersi cura”, una parola d’ordine, quella che prevede la presa in carico. Un principio, dunque, condiviso, ma purtroppo la pratica talvolta è una cosa ben diversa. La Regione Lombardia ha modificato le modalità di assistenza sanitaria ai portatori di patologie croniche, come i malati oncologici, i diabetici, i cardiopatici e via di seguito. Il malato compirà la scelta della struttura a cui si affiderà per almeno un anno e questa gli organizzerà visite, esami e cure senza più prenotazioni e lunghe liste d’attesa. Almeno così sarebbe nelle intenzioni, perché questa modalità reggerebbe bene su un sistema che può contare su ospedali e presìdi ad hoc, indirizzati alla cura a media e bassa intensità e distribuiti sul territorio. Che sono previsti dalla riforma ma ancora non ci sono. Regione Lombardia sa bene che per realizzare appieno la presa in carico dei pazienti cronici dovrebbe essere completata la trasformazione delle aziende ospedaliere nelle nuove aziende Asst, e dovrebbero essere in funzione i presidi ospedalieri territoriali (POT) e i presidi socio sanitari territoriali (PRESST). Purtroppo non è così, perché l’attuazione della riforma del 2015 ancora è al palo anche per la lentezza della Regione che, di fatto, impedisce lo sviluppo della rete territoriale, indispensabile per dare esecuzione al progetto. Insomma, un conto sono i principi, un altro è la pratica».

Un tema molto importante ed a cui i cittadini sono molto sensibili è quello dei tempi di attesa per visite od esami che spesso sono inaccessibili…

«La realtà è che la Giunta di centrodestra ha brillato in questi anni per il disinteresse per il controllo dei tempi di attesa e il risultato è che sempre più cittadini che hanno bisogno una visita o un esame ambulatoriale devono aprire il portafoglio o attendere mesi: in moltissimi casi infatti il cittadino che vuole controlli adeguati è evidente che deve rivolgersi a strutture private a pagamento. Va garantito a tutti il diritto alla salute e il primo modo per garantirlo è poter accedere subito alle cure che servono».

In molti Ospedali, ivi compreso quello di Voghera, molte donne si presentano per partorire secondo la procedura del parto indolore ma questo il più delle volte non è possibile, perché? Molte scelgono ad esempio l’ospedale di Stradella dove la peridurale è garantita  h24.

«La Regione si impegna a promuovere la diffusione dei parti senza dolore, con epidurale. Dal 2014 la Regione prevede che se gli ospedali raggiungono l’obiettivo di un terzo dei parti con epidurale ricevono un incentivo di 400 euro a procedura. In questo modo però si sostengono solo le strutture che già sono in linea con i parametri regionali, come per esempio la Mangiagalli dove i parti indolori sono il 65%, il Buzzi dove sono il 45,6 % e il San Matteo di Pavia dove sono il 48,7%. Tutti gli altri, che già possono contare su risorse limitate, non sono messi nelle condizioni di aumentare gli interventi con epidurale. Per questo la Regione dovrebbe prevedere risorse in grado di garantire incentivi per ogni parto con epidurale anche per le strutture che non superano la media regionale. Questo per promuovere la diffusione di questa pratica in modo omogeneo in tutti i punti nascita. Assicurare la presenza di un anestesista 24 ore su 24 è , inoltre, requisito indispensabile per tenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti l’anno come richiedono diversi territori».

Passando in modo più specifico all’Ospedale di Voghera quali sono le problematiche di maggior rilievo presenti in questa struttura?

«L’Ospedale di Voghera soffre principalmente di carenza di personale, carenza che tocca in maniera più o meno sensibile quasi tutti i reparti, con realtà molto importanti come la Chirurgia e la Orto/Traumatologia, in cui tale carenza ha portato alla diminuzione dei posti-letto, cosa che, se non fermata porterebbe ad un depotenziamento dei reparti stessi. Un discorso a parte merita il Pronto Soccorso che, a parte la carenza di personale, soffre di problemi strettamente legati alla Riforma Sanitaria, infatti le cure non urgenti prestate nel Pronto Soccorso, ossia quelle identificate con i codici bianchi e verdi, non sono affatto diminuite rispetto al passato anche per effetto dell’ampliamento dell’utenza che va dalla Lomellina ad una parte della Provincia di Alessandria: confrontando i dati dei primi mesi del 2016 con quelli del 2015 non solo non registriamo nessuna riduzione del ricorso al pronto soccorso, ma addirittura un lieve aumento. E le prestazioni per nulla o poco urgenti ivi gestite sono ancora molto numerose».

Qual è la risposta alle esigenze del Pronto Soccorso?

«La risposta sta nella Riforma Sanitaria che in pratica non ha trovato fino ad ora una pratica attuazione, tante chiacchiere, tanti buoni propositi ma la pratica è rimasta sulla carta. A Voghera si sta ultimando la nuova sede del Pronto Soccorso,( anche se ci vorrà ancora almeno un anno)  impegno lodevole di risorse che temo non possa risolvere i problemi di fondo. Occorre dare più servizi territoriali e realizzare l’integrazione tra sanità e prestazioni socio-sanitarie, solo così si potrà liberare il Pronto Soccorso di interventi che possono tranquillamente essere svolti da altre strutture».

Quali prospettive per l’Ospedale vogherese?

«Il nostro Ospedale, come del resto tutti quelli della Regione Lombardia avranno sicuramente importanti benefici da una maggiore territorialità dell’intervento sanitario, con la formazione dei Presidi Sanitari Territoriali che dovranno garantire prestazioni ambulatoriali  e diagnostiche semplici. Purtroppo a differenza di altre Regioni, la Lombardia è notevolmente in ritardo rispetto a strumenti di cui, sulla carta, si è già dotata. Rispetto alla propria organizzazione interna ed al funzionamento dei vari Reparti, si ha l’impressione di un Ospedale funzionante a due velocità, alcuni positivi altri lasciati andare senza alcun intervento migliorativo, restando con la speranza in futuro di una maggiore attenzione da parte della Direzione Generale».

Il quadro delineato da Roberto Gallotti  non è certamente dei più rassicuranti. è evidente che lunghe attese per poter usufruire di un esame portano spesso i cittadini ad usufruire di altre strutture pubbliche o convenzionate anche fuori Regione (vedasi la sede di Alessandria o del policlinico di Monza) ed a volte li costringono addirittura a pagare privatamente l’esame, come se già i ticket, non bastassero. 

di Giacomo Lorenzo Botteri

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