Sabato, 17 Novembre 2018

VARZI - «IO SINDACO? È PRESTO MA SAREBBE UN ONORE»

Mancano ancora dodici mesi al rinnovo del consiglio comunale di Varzi, ma quello di Giovanni Palli è uno dei nomi che girano per la successione a Gianfranco Alberti. Lui nicchia, anche se ammette che il ruolo di sindaco lo renderebbe “orgoglioso”, ma il consigliere di maggioranza in quota alla Lega Nord, classe 1981 e membro del cda della Fondazione San Germano sta perlomeno già “studiando” da primo cittadino. Palli, non può ancora decidere per Varzi, però del paese può tranquillamente parlare.

Il Carnevale è alle spalle, la Pro Loco è sciolta. Come vede il futuro? Forse ancora più “sonnolento”? Quale deve o può essere il ruolo del Comune su questo fronte?

«La Pro loco ha fatto un grandissimo lavoro, purtroppo l’improvvisa scomparsa del presidente Pagani ha portato il gruppo a chiudere 3 anni estremamente positivi. Ora dobbiamo innanzitutto investire sulla sicurezza perché mantenere contesti a bassa criminalità è una prerogativa del territorio spendibile sul piano turistico e dell’offerta lavorativa. È fondamentale puntare sulla peculiarità del territorio valorizzando i centri storici ed i prodotti tipici al fine di riportare l’interessi da parte dei turisti. Dobbiamo creare finalmente un vero e proprio marchio Oltrepò e valorizzarlo attraverso un’azione di marketing perché non abbiamo nulla da invidiare a nessuno. Varzi è il paese del volontariato, in tal senso stanno facendo un ottimo lavoro associazioni quali “A tutta Varzi”, “Varzi Viva”, “Arte e Musica”, “SOV” e “Mi Fido di Te”. Verso ognuna di queste associazioni il comune si è posto e dovrà porsi a supporto mettendo a disposizione risorse, spazi e strutture».

Parla proprio da sindaco…le piacerebbe il ruolo?

«è ancora presto per  fare certe valutazioni. Certo che per ogni persona che fa un percorso politico come il mio, che ama il proprio territorio, sarebbe un onore fare il sindaco del proprio paese».

Ha parlato di sicurezza. Troppo spesso da queste parti è un concetto che finisce per fare rima con “immigrazione”. La posizione della Lega sul tema è nota. In paese una colonia di immigrati risiede ormai da anni all’Hotel Corona. Lei nel 2015 dichiarò che “portarli a Varzi è stata una scelta sbagliata”. La pensa ancora così?

«Anche oggi come allora la penso allo stesso modo. Non è una questione di antipatia verso questi poveretti che non hanno colpe, ma contesto fortemente la gestione del flusso migratorio che ha interessato l’Europa in questi ultimi anni. Non è possibile accogliere un numero così elevato di persone in un Paese che non può offrire un futuro neanche propri cittadini!. Le sembra possibile un’integrazione quando abbiamo una disoccupazione giovanile che supera abbondantemente il 30%? Inoltre la distribuzione non è proporzionale e non tiene conto del numero degli abitanti.. l’esempio più clamoroso è Casa Matti dove ci sono 25 residenti e 25 immigrati. Infine la maggior parte di loro non ha le caratteristiche di rifugiato politico ma sono migranti economici».

Quanti sono oggi? Come procede la loro integrazione?

«Sono una trentina, il comune di Varzi ha intrapreso le iniziative percorribili  per permettere loro di integrarsi: corsi di italiano e la possibilità di mettersi a disposizione della comunità attraverso lavori socialmente utili. Ripeto contestiamo il metodo non le persone».

Lei è stato tra i più attivi sostenitori della campagna per salvare l’ospedale di Varzi ai tempi in cui si temeva per la sua chiusura e riuscì a portare Maroni in Valle Staffora. A distanza di ormai 4 anni come valuta la situazione del nosocomio?

«Rispetto al 2015 sono cambiate molte cose. Prima di tutto l’ospedale non è più a rischio chiusura ed è anche stato in un certo senso potenziato, in linea con la riforma sociosanitaria voluta da regione Lombardia ed entrata in vigore nella seconda parte del 2016. L’ASST di Pavia ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione che ha portato alla chiusura dell’ospedale di Broni, alla trasformazione del nosocomio di Casorate Primo in un centro dialisi con chiusura del pronto soccorso, alla chiusura notturna dei pronto soccorso di Mede e di Mortara. A Varzi invece è stato rinforzato il reparto di medicina che grazie all’attività di oncologia ha triplicato i numeri rispetto all’anno precedente... inoltre l’ATS ha dato parere positivo per la costituzione di 10 nuovi posti letto nel reparto di subacuti così come richiesto dall’ASST poche settimane fa. Ora ci aspettiamo assunzioni di nuovo personale per permettere ai dipendenti di poter lavorare nel miglior modo possibile. Direi che il trend è consolidato e positivo».

Lei è anche membro del cda della San Germano. Le strutture di assistenza per anziani in Valle Staffora stanno diventando oltre che necessarie l’unica fonte di occupazione in un territorio che soffre lo spopolamento e non riesce a invertire la tendenza. Alla San Germano quanti ospiti ci sono? è previsto un ampliamento?

«La Fondazione San Germano è la realtà più importante della Valle Staffora, con 180 posti letto e circa 200 dipendenti. Con la riforma sociosanitaria strutture come la nostra diventeranno sempre più importanti sia per i servizi che offriranno agli utenti sia dal punto di vista occupazionale visto che ad occuparsi dei malati cronici, se questi lo vorranno, non sarà più il medico di famiglia ma uno dei “gestori” che avranno il compito di programmare i controlli e le visite necessarie per ciascuno dei suoi assistiti e offrire i servizi sanitari sulla base della patologia prevalente e delle linee guida regionali che stabiliscono di cosa ha bisogno ciascun cronico in termini di esami e controlli. Tra gli enti gestori, scelti da ATS, che potranno prendere in carico i circa 197.000 malati cronici della Provincia di Pavia c’è la Fondazione San Germano che grazie a questa “idoneità” ricevuta lo scorso ottobre ha già avuto un aumento del budget di 40.000 euro. È chiaro che con questa grandissima opportunità abbiamo pensato e studiato un ampliamento della struttura funzionale al ruolo da protagonista che vogliamo andare a ricoprire».

Cosa ne pensa del bando Aree Interne? Una grande occasione di sviluppo oppure - come hanno lamentato alcuni sindaci - i progetti finanziabili lasciano il tempo che trovano?

«Penso che il bando aree interne sia una grande occasione di sviluppo per poter accedere ad importanti risorse necessarie ad azioni che possano rilanciare la zona montana di cui facciamo parte. È chiaro che non si può distribuire un contentino a tutti perché in questo caso i quattrini messi a disposizione non solo non sono sufficienti ma sono anche poco utili al rilancio ed al ripopolamento della nostra area. Ho visto alcuni progetti molto interessanti. Ripeto è un’occasione irripetibile che dovrà essere sfruttata al meglio al fine di garantire progetti che siano sostenibili nel tempo per un vero rilancio della zona senza perdersi in biechi campanilismi da vecchia politica e iniziative prive di senso che sono destinate a finire ingloriosamente nel breve periodo».

Uno dei problemi estivi più sentiti negli ultimi anni in Oltrepò montano è la siccità. Tempo fa si espresse a favore dei consorzi idrici locali e contro il passaggio della proprietà in mani private. Può spiegare il motivo per cui li ritiene tanto importanti? Cosa cambierebbe con una gestione privata rispetto alla situazione?

«Certamente i consorzi non operano tutti nelle stesse condizioni e con la massima efficienza, però ve ne sono non pochi che mantengono in vita un servizio secolare con tanto impegno e spesso con lavoro volontario, contenendo le spese. Operando nell’ambito della legalità  (si pagano canoni annuali di concessione e spese di depurazione) e garantendo controlli sulla potabilità dell’ acqua non capisco per quale motivo quei consorzi che sono autosufficienti riguardo ad approvvigionamento, manutenzione delle reti e gestione condivisa del servizio debbano consegnare il tutto a società estranee e distanti, con inevitabili aumenti dei costi. Queste realtà oggi operano nella piena legalità senza rubare niente a nessuno e con la ferma volontà di rimboccarsi le maniche come sempre  e andare avanti. Questo è il punto di vista di chi è, come me, determinato a tenere viva la gestione comunitaria dei beni comuni come l’acqua».

L’area ex Zincor attende bonifica da anni.. sa dirci qualcosa riguardo le tempistiche e il suo futuro?

«Purtroppo i tempi per la bonifica dell’area Zincor si sono allungati notevolmente a causa della vicenda, ormai nota a tutti, che ha colpito l’Ilva che è proprietaria dell’area. Il comune di Varzi e la Provincia di Pavia hanno lavorato bene ed in sinergia percorrendo tutte le strade previste dalla legge per indurre la società Ilva ad intervenire per la bonifica  dell’area. Nel 2016 sono state sostituite le coperture in amianto dei tetti più deteriorate e pericolose ed è stato installato un sistema di rilevazione permanente delle fibre di amianto e vetrose aereodisperse, i cui risultati sono sempre stati, per fortuna, negativi. Una volta completata la bonifica dei tetti si procederà alla verifica del sottosuolo ed alla bonifica dello stesso. Da amministratore e cittadino varzese mi auguro che tutto il procedimento sia portato a termine il prima possibile». 

di Christian Draghi

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