Domenica, 19 Gennaio 2020

CASTELLETTO DI BRANDUZZO - «UN MOTODROMO È MEGLIO DI UNA DISCARICA»

Si prevede un’annata di grandi lavori nel comune di Castelletto di Branduzzo. La Giunta ha infatti chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze l’apertura degli spazi finanziari concernenti il patto di solidarietà nazionale verticale. In parole povere, sarà possibile utilizzare l’avanzo di amministrazione degli esercizi precedenti. Una possibilità che riguarda molti comuni dell’Oltrepò, ma che a Castelletto riguarda una cifra cospicua: 400mila euro. Abbiamo colto l’occasione per chiedere al Sindaco Antonino Lo Verso di trarre un bilancio dei suoi primi anni alla guida del comune, in vista della scadenza elettorale del prossimo anno. E, naturalmente, quali siano i lavori pubblici previsti per il prossimo periodo. La nostra chiacchierata inizia ricordando la madre di tutte le battaglie ambientaliste nell’Oltrepò: quella per liberare l’area ex Ecogomma, dove giacevano abbandonati 60mila tonnellate di pneumatici fuori uso. «Io nasco come sindaco non tanto perché volessi farlo in quanto tale, ma con l’obiettivo di liberare quell’area. Ci faceva davvero paura questa discarica, la più grande d’Europa, un problema non solo di Castelletto ma di tutto il territorio. Per questo mi è stato chiesto di candidarmi a sindaco, di fare una lista per cambiare qualcosa in questo paese».

Sindaco, si aspettava di dover affrontare tutta questa fatica, e questa burocrazia, per poter lavorare a favore della cittadinanza?

«Visto che il mio predecessore aveva governato per trentotto anni il paese era un po’ fermo. Con l’entrata del mio gruppo abbiamo trovato un paese bloccato in tutto, partendo dai fossi, che da più di trent’anni non venivano puliti, fino alla potatura degli alberi, per la quale abbiamo vissuto un momento tragico, perché non era approvata da una parte della cittadinanza. Dicevano che dove avrei tagliato non sarebbe più cresciuto niente».

Devono averla presa per Attila…

«Il campo sportivo è lì e tutti possono vedere come si sono riprese. Avevamo, sempre al campo sportivo, una tribuna fatiscente e con la copertura di amianto che si sfaldava. Naturalmente, siccome ci tengo alla salute dei miei e di tutti i cittadini, siamo arrivati a costruirne un’altra. È stata per me una grande soddisfazione essere riuscito, con pochi soldi, a sistemare quella zona».

Quando le entrate sono poche, si tende spesso a tagliare gli investimenti poco evidenti, a favore di quelli più popolari. E a farne le spese, purtroppo, sono spesso le manutenzioni. Succede o è successo così anche a Castelletto?

«In questo paese di manutenzione ne veniva fatta poca. Mi sono, anzi, trovato un paese che faceva acqua da tutte le parti. Molti interventi erano fuori dal mio programma, che era fatto di tante cose importanti ma non poteva comprendere quei problemi che non si potevano vedere e che abbiamo dovuto affrontare strada facendo».

Quali i risultati che le hanno dato maggiore soddisfazione?

«Abbiamo realizzato un parco, che Castelletto non aveva: in questo ho trovato l’approvazione e la contentezza di parecchi cittadini. Avevamo l’oratorio chiuso da trent’anni: non c’era l’abitabilità perché non era raggiunto dall’acqua potabile. Ho fatto portare l’acqua potabile e abbiamo riaperto l’oratorio, grazie anche alla collaborazione di tante mamme che, anzi, devo ringraziare».

Una delle politiche implementate a Castelletto che, in genere, è assente nei comuni di dimensioni analoghe, riguarda i servizi sanitari. Può parlarcene?

«Mi sono da sempre adoperato per i servizi socio assistenziali. E oggi ci troviamo ad avere un ambulatorio con delle professionalità. Abbiamo due medici generici, fra l’altro uno specializzato in cardiologia, e dei specialisti: psicologa e nutrizionista. La mia intenzione è di aggiungerne ancora altre: sono in contatto con l’Ordine dei Medici per vedere se la nostra offerta può interessare a un cardiologo e a un urologo. Questo per dare maggiori servizi alla cittadinanza».

Sul fronte del trasporto pubblico?

«Mi è arrivato dalla Provincia l’elenco delle varie fermate. Questo riguardo la necessità di migliorare il trasporto pubblico, rivedendo i vari assetti. Al momento, però, non ho ancora modo di sbilanciarmi: è un progetto di cui vedremo, si spera, i frutti più avanti. Ci aspettiamo dei risultati. Purtroppo, come si sa, la Provincia si trova nelle stesse situazioni nostre. L’area rimane sempre molto vasta, ma non ci sono possibilità di gestirla».

Vincoli di finanza pubblica sempre più stringenti. Per fortuna, quest’anno, arriva una boccata d’ossigeno per Castelletto…

«Ho lottato parecchio per riuscire a portare avanti i nostri obiettivi, ma se guardassimo il programma di chi voleva ancora candidarsi a sindaco, dovremmo pensare che non si sarebbe potuto fare niente (per il problema del patto di stabilità). Io, invece, sono riuscito a fare parecchie cose a mio avviso, e questo non lo dico io ma lo dicono i cittadini, gli stessi che mi hanno convinto a candidarmi».

Veniamo, allora, agli interventi in programma per questo 2018. Quali sorprese sta preparando per i suoi concittadini?

«Il primo obiettivo è quello di potenziare la videosorveglianza. Per prevenire i furti, per moderare la velocità del traffico, per un controllo migliore del territorio. Poi, stiamo finendo di recuperare una struttura di case popolari, che era lasciata a sé stessa. Abbiamo realizzato un cappotto termico a tutto lo stabile, e ora stiamo creando una sala polivalente al pian terreno, perché questo paese non ha uno spazio coperto dove organizzare eventi».

Altri lavori pubblici?

«Vorremmo sistemare la palestra, che è priva di bagni e spogliatoi. Si pensa di ricavare dal vecchio ambulatorio, che si trova a poca distanza, proprio questi servizi. Grazie a questa idea avremo, finalmente, una vera palestra per la scuola».

Una palestra priva di servizi igienici… ma nessuno aveva mai pensato prima alla soluzione che lei ora propone?

«Mai nessuno. Se io le facessi fare un giro di questo paese, se le facessi vedere tutti lavori iniziati e mai finiti da più di trent’anni, e poi tutte le cose che in questi tre anni e mezzo sono cambiate, non ci crederebbe. Dovremo sistemare anche la bocciofila comunale, una parte della quale sta crollando».

Ci sono state buone nuove sul fronte viabilità…

«Abbiamo chiuso la vecchia strada che portava a Voghera: era diventata pericolosa. Abbiamo provveduto ad aprire, però, quella che va verso la stazione di Lungavilla. Con poco più di un quarto dei costi che avrebbe richiesto l’altra, e con l’approvazione di tanti cittadini che su questa via hanno modo di passeggiare, di correre. È stata apprezzata anche dai pendolari, che così possono raggiungere facilmente la stazione di Lungavilla, oltre a quella di Bottarone».

Altri interventi?

«C’è l’intenzione di installare due tutor su due strade provinciali che attraversano il paese, a Case Nuove e sulla strada fra Bastida e Valle Botta. Abbiamo provato a vedere anche altre soluzioni, come i semafori, tuttavia ho ricevuto pareri contrari. Serve, comunque, in qualche modo rallentare la velocità. I dossi che abbiamo messo in paese non si possono replicare sulla strada provinciale d’altra parte, perché ci sarebbe consentito di stendere solamente un manto appena superiore a quello normale. Sarebbe inutile».

Nel 2017 avete pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione degli spazi commerciali di via Mussini (ex Risto-Pub). Ci sono novità?

«Ha partecipato a questo bando un soggetto, che ancora non è arrivato ad aprire. La previsione è quella di un bar/ristorante/paninoteca, qualcosa che possa avere il consenso dei cittadini. Qui abbiamo un bar, che però purtroppo la sera e la domenica pomeriggio è chiuso. Quindi se voglio prendere un caffè sono costretto a recarmi in un altro paese. D’altra parte anche i proprietari hanno diritto ad avere il giorno di riposo. Anzi, dobbiamo ringraziare che ci sia almeno questo esercizio».

Fra le caratteristiche del suo territorio c’è la presenza, non trascurabile, delle cave di argilla. Alcune chiuse negli scorsi decenni; altre tuttora in funzione. Le sono pervenute, di recente, richieste di nuovi insediamenti, oppure proposte per il recupero di quelle dismesse?

«Quello che fino ad oggi mi è stato chiesto è di proseguire i lavori nei siti già presenti, dove già sono in atto escavazioni, quindi da parte delle società esistenti, la Braas e la Branduzzo Laterizi. Balenava l’idea di coprire alcune cave dismesse con del materiale che sarebbe arrivato dalla Liguria. Ci sono stati degli incontri ma purtroppo non ho avuto sufficiente chiarezza. Penso che il dire sempre di no sia sbagliato. Un consenso o un diniego motivato per me è importante, questo su tutti gli argomenti. Però ci vogliono controlli e pene certe.

A Castelletto qualcuno ha abbandonato la discarica di gomme più grande d’Europa e io non so più niente di chi ha lasciato questo disastro. Che fine ha fatto? Ha ricevuto una condanna? In Italia andiamo male perché o non facciamo controlli o li facciamo superficiali».

Quello delle cave dismesse è, comunque, un problema che si ripresenterà.

«Già in passato avevo lottato per il territorio, quando si voleva fare una discarica dove oggi c’è il motodromo. Anche se magari dà qualche problema per il rumore, penso sia sempre meglio di una discarica».

Si definirebbe ambientalista?

«Non sono un ambientalista, come gruppo politico. Però amo l’ambiente, e sono amareggiato perché non si cerca mai la giusta soluzione ai problemi. Lei mi deve spiegare perché le nostre gomme le hanno prese in Polonia o in Germania, dove grazie al riciclaggio si costruiscono i cruscotti delle Volkswagen; in Ucraina, dove le utilizzano per realizzare tappeti per impianti portivi. Noialtri non riusciamo mai a fare niente. Dodici anni fa ero all’opposizione in comune, ma ero favorevole al fatto alcune nostre strade siano state asfaltate con un catrame misto a gomme recuperate. Dopo dodici anni queste strade sono ancora intatte».

C’è stato qualche cambiamento anche per quanto concerne la raccolta differenziata.

«Ho cambiato società, mi sono avvicinato all’ASM di Voghera. Prima la raccolta era svolta dalla ditta Pizzamiglio di Siziano. Abbiamo cambiato contenitori, ne abbiamo messi più di quanti erano prima, e poi abbiamo migliorato il servizio di rifiuti ingombranti, che prima era a carico del cittadino, il quale doveva pagare venti euro a pezzo per lo smaltimento, che veniva offerto una o due volte all’anno. Ora viene fatto sei volte all’anno ed è gratuito e a domicilio».

Come si è arrivati a questo risultato?

«Abbiamo siglato un contratto molto positivo con l’ASM, dopo aver cercato di metterla in competizione con la gestione precedente. Ora le cose funzionano bene e possiamo vedere anche meno rifiuti sparsi per i campi. Anche se c’è sempre qualcuno che tende sempre a deviare verso il malcostume…».

Da cosa dipende questa incuria o, meglio, inciviltà di alcuni cittadini?

«Certe politiche, a mio avviso, andrebbero portate avanti con più coordinamento: se si fa la raccolta porta a porta, dovremmo farla tutti. Se due comuni limitrofi pensano di andare in questa direzione, sarebbe opportuno valutare insieme agli altri del territorio come fare. Perché sono dell’idea che, soprattutto nel periodo estivo, molta gente, per non tenersi il rifiuto in casa, venga nei paesi vicini come il nostro e butti la spazzatura nei campi. Ci sono degli agricoltori che si lamentano perché, prima di iniziare i lavori di campagna, si trovano a raccogliere tutti questi rifiuti. Prima non accadeva».

A proposito dell’unione di servizi con i comuni limitrofi… sembra che, ormai, vi siate lasciati alle spalle questa esperienza.

«Avevamo concordato una convenzione per avere sul territorio la Polizia Locale, e così si doveva fare anche per la Ragioneria. Però purtroppo in questi paesi viviamo molto di campanilismo: venire qui da Casatisma sembrava essere un problema insormontabile. Noi siamo un paese e non una città come Pavia, Voghera o Casteggio, dove ci sono dirigenti e dipendenti per ogni settore. Si pensava che, mettendo insieme alcuni servizi, si potesse dare un maggior contributo alla popolazione, in tempi più brevi. Con riferimento ai Vigili, si pensava anche di poter organizzare un servizio su turnazione. Con un solo vigile è difficile organizzare uscite serali».

Cosa non ha funzionato?

«Villani (ex sindaco, ndr) aveva fatto questa convenzione con Casteggio, che però ne aveva anche altre attive con altri comuni. Ora, questi poveri vigili hanno diritto alle loro ferie e magari ne hanno di arretrate da smaltire, probabilmente lavorano anche per molte ore al giorno… come possono recuperare queste ore se devono seguire un territorio così ampio? Quando io chiamavo Casteggio perché avevo bisogno dei vigili, o non mi arrivavano, o arrivavano quando non c’era più bisogno di loro. La cosa non funzionava».

Poi avete tentato con Bressana.

«Quando è iniziata, questa collaborazione riguardava soltanto i paesi limitrofi. Siccome era già in corso una convenzione con Bastida e i vigili passavano sul nostro territorio per recarsi lì, abbiamo pensato di aderire anche noi. Poi hanno sono entrati anche Pinarolo e Cigognola, ed è andata a finire che i vigili erano sempre su a Cigognola. Capisce che quando avevo bisogno io, i vigili erano spesso abbastanza lontani. Una mattina si è ‘impantanata’ una signora con la sua automobile. I Carabinieri erano impegnati, allora ho chiamato i vigili, che però erano appena partiti per Cigognola. Siamo stati due ore io e questa signora sotto il sole a controllare che non succedessero guai».

Questo perché, per i vincoli di finanza pubblica, non le è consentito assumere un agente dedicato esclusivamente al suo comune.

«Ci vorrebbe che noi sindaci collaborassimo e ci opponessimo a tutto questo. Ho i soldi e non posso assumere un vigile… e poi si parla di sicurezza. L’ho detto anche al nuovo Prefetto. Non si sta parlando di un’altalena in più o di un albero in più in piazza. Qui si parla di sicurezza. Se ci fossero più controlli non dico che cambierebbe il mondo, ma certamente qualcosa nel nostro piccolo sì».

Lo scorso anno lei era balzato agli onori delle cronache durante le proteste in occasione dell’arrivo di un cospicuo numero di migranti sul suo territorio. Episodio che lei, peraltro, scoprì quasi per caso, dato che nessuna comunicazione ufficiale le era giunta dalla Prefettura. Possiamo ormai dire superata anche questa crisi?

«Sì, direi che l’abbiamo superata. Mi si voleva obbligare a dare la residenza e le carte di identità a questi migranti: naturalmente mi sono rifiutato, andando anche contro la legge. All’ex prefetto dissi: mi porti davanti al giudice, se ritiene. Mi sono imposto. Agli ospiti della struttura, invece, ho detto: vi do la residenza nel momento in cui parlate Italiano e sapete leggere. Alcune persone mi dicevano: può utilizzare queste persone per le esigenze del Comune… ma se non parlano la nostra lingua, come posso metterli insieme al mio cantoniere? Come faccio a spiegargli cosa possono fare?».

Come sono stati i rapporti, in questo anno?

«Devo essere onesto: non mi stanno dando nessun problema particolare. Quando si rivoltarono e occuparono il ponte del Po fu perché erano abbandonati a loro stessi. A me dà fastidio se diventano carne da macello per speculatori. Ad oggi, comunque, c’è una nuova amministrazione che li gestisce e le cose vanno meglio. Il nostro è il comune che ne ha accolti il maggior numero: 88 immigrati. Io mi ero opposto non perché mi desse in qualche modo fastidio riceverli. Ma dovevamo e dobbiamo chiederci: a questa gente che futuro diamo?».

di Pier Luigi Feltri                     

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