Venerdì, 16 Novembre 2018

VAL DI NIZZA - «IL NOSTRO COMUNE NON È UN COSTO PER LO STATO MA UNA RISORSA, DIAMO 100MILA EURO SOLO PER L’IMU»

Bando Aree Interne, Fusioni tra piccoli comuni e il futuro di un paese martoriato del gelicidio di dicembre. Il sindaco Franco Campetti racconta di un inizio 2018 non semplice per Val di Nizza, sospesa tra danni da riparare, pochi (come sempre) fondi a disposizione e progetti rimasti sulla carta. Sindaco, partiamo dal discorso Aree Interne. Milioni che dovrebbero cadere a pioggia sull’Oltrepò, ma per finanziare cosa? Il suo collega di Menconico Bertorelli, sullo scorso numero del nostro giornale è stato piuttosto duro sul tema dichiarando che «non è un bando fatto per finanziare progetti che portino reale sviluppo».

Condivide o meno?

«Il Sindaco Bertorelli ha espresso un concetto che molti mormorano sottovoce: le linee guida sono state calate dall’alto e quindi abbiamo dovuto adeguare le proposte ai vincoli burocratici, spesso stravolgendo quella che era la proposta iniziale. Ci si sedeva al tavolo, si discuteva un progetto: bello, interessante e dopo un mese si alzava uno e comunicava che non si può realizzare in quanto in contrasto con una norma di legge. Penso che Bertorelli si riferisse a questo modo di lavorare che ha creato parecchi problemi, perché nel complesso il progetto Aree Interne è stato condiviso e contiene molti interventi, spesso immateriali, ma di grande importanza per il nostro territorio, non solo per gli Enti Pubblici ma anche per le imprese private».

Voi quali progetti avete presentato e con quali risposte?

«Per il bando Aree Interne abbiamo presentato diversi progetti, molti dei quali non sono stati presi in considerazione, per diversi motivi, come per esempio quelli sui grani antichi, quello per un info point a Casa Ponte o la ristrutturazione dei portici attigui alla Chiesa Parrocchiale di Val di Nizza. è stato invece ritenuto ammissibile il progetto di ristrutturazione dell’ex scuola di Sant’Albano e il rifacimento dell’illuminazione pubblica a Led».

Una delle “strategie” che i piccoli comuni mettono in atto è quella di mettersi un Unione, ovvero condividere servizi e burocrazia con i limitrofi. Voi però non siete ancora in nessuna Unione, giusto?

«Non ancora, ma è questione di opportunità e non di mancata volontà. Val di Nizza ha attivato una serie di convenzioni, sia con la Comunità Montana che con l’Unione Malaspina (Ponte Nizza e Cecima) e con il Comune di Bagnaria.  In futuro la scelta sarà quella di entrare in unione con Ponte Nizza e Cecima».

Cosa nel pensa invece delle Fusioni, da tempo ventilate come fonte di risparmio di risorse e incentivate da Roma?

«Le fusioni vanno fatte se realmente servono. Il governo uscente ha molto discusso sulla opportunità di fare unioni e fusioni, forse con l’intento di distogliere l’opinione pubblica da problemi più seri come  disoccupazione e banche. Personalmente ritengo che i piccoli comuni siano una risorsa e non un problema: negli anni ottanta esistevano leggi semplificate per i piccoli comuni. Oggi si fa di tutto per creare vincoli restrittivi che non consentono di amministrare e mi spiego meglio: per redigere il bilancio devo compilare gli stessi codici che utilizza un comune come Milano (circa 12.000 voci di spesa) e mi pare già un paradosso per non parlare del personale: se un dipendente va in pensione non posso sostituirlo perché posso assumere una persona ogni 8 pensionati. Per Val di Nizza, dove ci sono 4 dipendenti, credo si tratti di una norma poco azzeccata».

Ma dal punto di vista economico eliminare dei piccoli Comuni non porterebbe a un risparmio per lo Stato?

«Non mi pare: mi limito a fare presente che a fronte di un gettito di Imu pari a circa 250mila euro, lo Stato ne trattiene 100mila. Ciò significa che il comune di Val di Nizza non è un costo per lo Stato ma una risorsa ed è per questo che non capisco la necessità di imporre Unioni e fusioni di piccoli comuni che spesso sono virtuosi».

Parliamo del gelicidio, un evento eccezionale che ha causato  gravissimi danni in tutto l’Oltrepò, soprattutto nella fascia collinare e montana. Com’è la situazione in Val di Nizza? Avete quantificato i danni?

«Complessivamente i danni stimanti si aggirano sui 75.000 euro, somma elevata di cui il nostro comune non dispone. Per questo confidiamo nel riconoscimento dello Stato di Calamità e nei fondi erogati dalla Regione. Un evento come il gelicidio in un comune esteso come quello di Val di Nizza (30 kmq) ad alta densità boschiva ha creato notevoli disagi non solo alla viabilità, ma anche e soprattutto ai cittadini in quanto si è interrotta l’erogazione. 20 frazioni su 25 del Comune sono rimaste isolate, in alcuni casi si è rimasti senza luce al freddo per 48 ore con una popolazione prevalentemente anziana. Tremendo. Abbiamo bisogno di fondi per ripulire i corsi d’acqua nei quali sono cadute molte piante e che quindi preoccupano, in quanto potrebbero causare sbarramenti al regolare deflusso delle acque in caso di violenti temporali».

Esiste un rischio concreto di esondazioni?

«Nel torrente Nizza sono cadute moltissime piante così come in molti fossi del reticolo idrico minore. In particolare a Molino Cassano nel torrente Nizza ci sono tantissime piante che ostacolano il regolare deflusso delle acque, così come su tutto il tratto a scendere fino alla frazione Nizza occorre intervenire. Fortunatamente lo scorso anno con un progetto finanziato dalla Comunità Montana si era provveduto a rimuovere le piante cresciute naturalmente nell’alveo del torrente e pertanto al momento il rischio di esondazioni è basso».

Com’è la situazione delle strade Provinciali?

«La viabilità provinciale sul territorio del comune di Val di Nizza a seguito del gelicidio è molto compromessa, la strada che va da Casa Ponte a Poggio Ferrato e quindi ad Oramala attraversa molti boschi e le piante che sono cadute sono tantissime. Basti pensare che due mezzi, con sei operatori con motosega hanno impiegato 4 ore per aprire un varco da Poggio Ferrato al bivio per Sant’Alberto e parliamo di circa un km di strada. Stessa situazione critica sulla strada provinciale che da Sant’Albano va a Valverde e quella che va a Monteacuto. Mi pare che comunque la provincia si sia attivata per ottenere i fondi necessari  al ripristino della viabilità in piena sicurezza».

di Christian Draghi

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