Martedì, 18 Dicembre 2018

PAVIA - MARCHIATE CASE DI DECINE DI ANTIFASCISTI - CASAPOUND: "ADESIVI? DIFFIDIAMO CHIUNQUE DALL'UTILIZZARE IL NOSTRO NOME"

"Qui ci abita un antifascista". Un adesivo sulla porta, con tanto di divieto, a segnalare l'appartenenza dell'inquilino. E' quanto accaduto a Pavia e denunciato su Twitter da Alessandro Caiani, ricercatore e docente di politica economica dell'Università della cittadina lombarda, che ieri sera si è ritrovato l'inquietante adesivo attaccato sul cancello di casa.

"Ieri - ha spiegato stamane Caiani in una serie di tweet, dopo aver diffuso la foto del 'marchio' trovato sulla porta - ho trovato questo adesivo attaccato al cancello di casa. Qualche valoroso neofascista si è preso la briga di scoprire dove abito, aspettare che non fossimo in casa e lasciarmi questo messaggio intimidatorio. È successo almeno anche a un altro antifascista". A diversi, stando in realtà alle numerose denunce sui social sempre da Pavia.

Un gesto inquietante, che Caiani riconduce senza troppi sforzi a militanti di estrema destra: "Ecco cosa succede - scrive ancora - quando si lasciano i neofascisti liberi di aprire sedi, fare manifestazioni e presentarsi alle elezioni, lasciando impunite le loro aggressioni squadriste. Sciogliere subito CasaPound e Forza Nuova. A chi negherà l'esistenza del problema - avverte poi in un altro tweet - come successo di fronte a episodi ben più gravi e a chi penserà "se l'è cercata sicuramente". No genietti, non me la sono cercata: sono i fascisti che vengono a cercarti prima o poi se li si lascia fare. Il fascismo è questo".

Caiani, che ha trovato e fotografato l'adesivo nella serata di ieri, ha deciso di lasciarlo al suo posto "perché - spiega ancora -, a differenza dei fascisti, posso non provare vergogna di quello che sono". L'adesivo, dopo la denuncia, è poi stato rimosso da ignoti. Ma sotto al post del professore universitario, insieme alla solidarietà, continuano ad aggiungersi segnalazioni della 'caccia all'antifascista'.

Sul raid sta indagando la Digos. Alla questura è arrivata una segnalazione telefonica che ha attivato tutte le procedure di verifica. Le indagini, secondo quanto trapela, attualmente si stanno svolgendo su 'fonti aperte' e riguarderebbero "una decina di casi", ma non è escluso che ve ne siano altri. Gli uomini della Digos sono al lavoro per capire quale sia la vera entità del fenomeno.

Nel frattempo CasaPound ha preso le distanze da quanto accaduto emettendo un comunicato stampa :

Nella notte alcuni antifascisti pavesi hanno trovato, presso le proprie abitazioni, adesivi con la dicitura "Qui ci abita un antifascista". Anpi, sindaco e istituzioni hanno immediatamente condannando il gesto. Non è mancato, sui canali social, chi ha accostato l'azione a CasaPound.

Diffidiamo chiunque da utilizzare il nostro nome - si legge in una nota diffusa da CasaPound Italia Pavia - per quanto riguarda la vicenda adesivi. Non è nostra consuetudine gettare benzina sul fuoco e marchiare i nostri avversari politici. L'operato che svolgiamo è realizzato alla luce del sole a differenza degli antifascisti. A testimoniarlo parlano i fatti di Torino, Livorno e Taranto. Siamo e saremo sempre per il confronto, ma non tolleriamo che il nostro movimento venga invischiato in questo teatrino.

La polemica è stata innescata con il 'solito' tempismo - continua la nota - esattamente ad un giorno dalle elezioni. Durante il periodo elettorale, ancora una volta, abbiamo dimostrato di essere l'unico partito che non presta il fianco alla violenza. Siamo per una politica responsabile che guarda ai problemi reali degli italiani.

Gli stessi indignati - conclude la nota - sono quelli che giornalmente recitano lo stesso copione: 'i fascisti non hanno diritto di parola'. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, ma senza scomodare CasaPound Italia".

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