Giovedì, 22 Novembre 2018

OLTREPÒ PAVESE «NESSUNO TRATTA IN CAMPAGNA ELETTORALE ARGOMENTI SERI»

La bagarre elettorale imperversa su tv, web e organi d’informazione in genere, ma anche nei bar, nei ristoranti e nelle piazze. Tutto il paese discute largamente di politica, in queste settimane. Una campagna elettorale certo non fatta di gentilezze e charme, ma piuttosto di urla e slogan. Abbiamo chiesto chiarimenti in generale ad un nostro conterraneo, che di politica ne sa e ne ha fatta molta nei decenni: Luigi Fabbri.

Partiamo subito “a muso duro”: bagarre candidature delle scorse settimane...

«Ho letto... Vede, purtroppo i partiti di oggi sono padronali, per cui non tengono assolutamente in conto le esigenze dei territori. I partiti, ed i partiti in forma cosiddetta “contendibile”, di una volta non esistono più. Il PD è un partito in mano ai Renziani, ed è sufficiente avere alcune caratteristiche, come essere stato boy-scout o essere toscano, per essere scelti. Bosone è stato uno dei primi renziani ad esser “recuperato” e messo, ahimè per lui, nell’uninominale, dove sarà difficile possa riuscire, perché tutti i collegi uninominali del nord d’Italia saranno ad appannaggio del centro-destra. Anche il centro-destra ha scelto così, sia per le regionali sia per le politiche, se si esclude l’ex sindaco Cattaneo che doveva essere tutelato al punto tale da esser candidato sia all’uninominale sia al plurinominale, scelta questa fatta a livello centrale dalla segreteria regionale».

Mi scusi, la interrompo: perché proteggere Cattaneo con due tipologie diverse di listino, uninominale e plurinominale?

«Proprio per il motivo enunciato. Cattaneo aveva avuto la promessa da Berlusconi anni fa, una volta persa la poltrona di sindaco del comune di Pavia, che sarebbe stato comunque candidato. Quindi lui è rimasto lì, conscio del fatto che lo avrebbero comunque candidato: Berlusconi crede in lui come comunicatore».

Lei crede che sia un buon comunicatore?

«Devo dire di sì. è giovane, prima di tutto, ed è comunicativo, ma non lo dico solo per lui: oggi non è importante conoscere i problemi o saper trovare le soluzioni ai problemi, ma è importante essere assertivo! Tu vai in televisione, vai ad un dibattito, devi essere convincente. Siamo pieni di talk-show!».

Quindi Giorgio Mastrota potrebbe essere uno straordinario premier?

«Beh... lui è un venditore, è diverso...».

Lei ha ancora ruoli attivi in politica?

«Per adesso faccio il tecnico. Sono consigliere al Ministero del Lavoro per la Protezione Civile, facendo il mio mestiere che è il medico del lavoro...».

Nulla all’interno di partiti?

«No, anche se mi è stato proposto. Ho fatto politica per anni, ho lavorato nel PSI dal ‘60. Credo nella formula partito, e non perché sono un uomo di una certa età, ma perché non conosco un altro metodo per selezionare una classe politica. Per cui, bisogna fare un percorso in politica, ed imparare a capire quali sono i problemi della società, ed utilizzare gli strumenti che ti consentono di trovare la soluzione a quei problemi. Devi capire se la soluzione che tu presenti al tuo partito è quella maggiormente condivisa, se è quella che puoi portare come istanza. Oggi questo non esiste più. Se sei convincente vieni scelto. Quindi la classe politica di oggi non è preparata! è bravissima nel dibattere, ove tutti gridano e urlano: però, quando è il momento».

Rosanna Gariboldi il mese scorso ci ha detto “tutti pensano di essere colonnelli o generali, e di soldati non ce ne sono più”...

«Ed è così! Una volta il soldato diventava caporale, sergente… se aveva qualità andava avanti... Oggi questo non è più possibile, ma anche per via delle leggi elettorali che sono state inventate. Una l’ho votata anch’io, ed ho la mia parte di colpa: quando votammo il Porcellum nel 2006...».

C’era un’alternativa?

«Votammo solo in maggioranza, il centrodestra. Calderoli propose questa roba qui. A Berlusconi serviva perché così poteva garantire i suoi protetti. Serviva anche all’opposizione: allora c’era la Margherita, separata dai DS, che aveva il problema di tutelare i propri, di protetti. Loro non votarono: ci fu una sorta di silenzio-assenso. Così ci fu l’ascesa dei “piccoli leader”, che è poi stata la rovina, a quei tempi...».

Tornando alle imminenti elezioni regionali, che previsione si è fatto sui possibili eletti?

«Nella nostra provincia saranno eletti in due o tre: Ruggero Invernizzi, Giuseppe Villani, e credo un leghista. Potrebbe essere Mura, che conosco bene ed è persona equilibrata. Io sarei contento se ci fossero tre rappresentanti per la nostra provincia. A riguardo degli oltrepadani scarseggiamo: mi auguro che qualche candidato oltrepadano possa giocarsela... però... questa è la parte più fragile della provincia...».

Cattaneo, Centinaio, Pesato...

«Cattaneo sì. Spero che lavori bene! Pesato è in una posizione che non è certissima, ma glielo auguro! Beh, Centinaio... la Lega ha il vento in poppa! Credo che sarà eletto e farà ancora il capogruppo in Senato. Ha dato buona prova di sè. Bisognerebbe forse cominciare a sollecitare i parlamentari certi, parlo per le amministrazioni locali».

Quanta ingerenza c’è dall’estero nelle scelte nazionali?

«Dall’Europa moltissimo! Oltre il 65% delle leggi che vengono approvate da noi sono suggerite dall’Europa, attraverso le direttive che tu sei obbligato a incorporare per forza nel tuo corpus legislativo. Io non sono un complottista, ma esistono i poteri forti, perché negarlo. Il governo Berlusconi nel 2011 venne mandato a casa per la paura dello spread: arrivò Monti. Monti era l’espressione dei poteri forti, e Napolitano l’ambasciatore, il sacerdote ufficiante di questi poteri. La cosa che fa schifo è che uno come Monti pretese di essere nominato Senatore a vita due giorni prima di accettare l’incarico come Presidente del Consiglio! Nessun politico della Prima Repubblica avrebbe mai giocato in questo modo! Ogni volta che veniva in Aula  ci diceva “L‘Europa ci dice questo” e nessuno si permetteva di obbiettare, perché eravamo ad un passo dal burrone. Io ero nel gruppo misto, e mi permisi di alzare la mano durante la discussione per il Fiscal Compact: dissi che non mi sembrava gran cosa. Venne la Fornero: “cosa fa, non vota? Deve votare. Il professor Monti ha detto che se non inseriamo questa cosa, ci bocciano a Bruxelles”. Quindi, con la paura abbiamo votato una serie di cose dettate dai poteri forti. Oggi la politica è debole. Ho fatto un esempio ai ragazzi del servizio civile a Roma, dove ho tenuto una conferenza. Ai miei tempi c’era il gelato “Camillino Eldorado”: la crema in mezzo era la politica, che quando c’è caldo si squaglia; il biscotto sopra è il rapporto che la politica ha con le grandi potenze internazionali, e la parte sotto, a livello locale, il rapporto che ha con la delinquenza. E la politica è in mezzo! Se la politica non è rappresa, ghiacciata, dura e resiste all’azione dei due biscotti schiaccianti, sicuramente non fa un buon servizio, ed ubbidisce ai poteri forti che si impongono, e scende a patti bestiali con la delinquenza, cosa che è accaduta spesso in questi anni».

Nuovo Governo: la previsione nel futuro?

«Nessuno in questo momento, tra chi sta facendo campagna elettorale, tratta di argomenti seri. Ne cito tre. Primo il problema meridionale: non sono mai stato della Lega, ma, come direbbe Bersani, abbiamo una mucca nel tinello, cioè viviamo con una mucca in casa e facciamo finta di niente! Esiste una parte del paese, che non “corre” come il nord, che è in preda alla delinquenza. C’è un sacco di gente per bene che deve per forza adattarsi per sopravvivere, e bisogna che lo Stato si interessi di questo! Ma non per carità cristiana: perché i dati del meridione fanno media con i nostri, che sono positivi, e quindi in Europa ci ritengono inaffidabili, gente non in grado di gestire un Paese! Il secondo è il problema salariale: è inutile regalare gli 80€, il premio di cittadinanza, etc. Dovremmo domandarci perché il giornalista tedesco, il medico, l’operaio, guadagnano mediamente il 30% in più rispetto a noi! I sindacati non hanno fatto il loro dovere, da 25 anni a questa parte non hanno lottato per il salario! Hanno conservato le loro sacre chiappe sul cadreghino! Se noi avessimo un salario simile a quello degli altri paesi europei, i consumi ripartirebbero e non ci sarebbe bisogno di sovvenzioni e/o altre cose. Terza cosa: l’evasione fiscale . Un Paese come il nostro è un paese incivile a livello fiscale, e ciò impedisce di fare tante cose. La prima è ripristinare quello che era un “ascensore sociale”, cioè consentire al figlio di gente umile di poter far carriera! Questo è un Paese arretrato, perché il figlio del medico fa il medico, il figlio del notaio fa il notaio, ed è difficile se nasci in una famiglia sventurata: hai 8 probabilità su 10 di essere anche tu uno sventurato. Questo non va bene. Questo fa di noi un Paese che si sta avvitando su se stesso, dove i più ricchi decollano, ed i più poveri continuano ad affossarsi. Questi sono i problemi della politica! Non i 5stelle che non hanno rimborsato o altre storielle! Anche i giornalisti hanno le loro colpe, perché dovrebbero stanare la gente e dire quali sono i problemi seri di questo paese. L’immigrazione non è il problema più importante. Tornando all’Europa, ci guardano come fossimo pezzenti: noi non abbiamo 27 amici, 26 con la brexit, ma abbiamo 26 soci. Se ad esempio viene deciso che l’occupazione femminile dev’essere di quel livello, mi presento in riunione e tutti sono a posto tranne me: lei come mi guarderebbe, alla ventesima volta che ciò si ripete?!».

Ritorniamo al nostro Oltrepò: succederà mai qualche “miracolo” che ci faccia assomigliare a…

«Dobbiamo dirlo e dobbiamo farlo! Ci sono parecchi imprenditori capaci che fanno prodotti di punta: manca ancora quel pezzetto che ha fatto del Brut Bresciano, che non avevano idea manco di che cosa fosse il vino ma avevano capacità imprenditoriale, un successo. In trent’anni, loro, han fatto Berlucchi, Cà del Bosco, etc. Fino ad allora i brut di successo erano quelli trentini. Hanno applicato le loro capacità imprenditoriali in un settore che non conoscevano, ed hanno trasformato una piccola zona, la Franciacorta, grande come la nostra azienda Travaglino, nel Top! Noi facciamo cose stupende, ma qualcuno si deve interessare di queste cose: non si può lasciar la gente sola! Uno può avere anche una bella idea, ma poi, da solo... Devo anche aggiungere che, ahimè, noi in Oltrepò siamo abbastanza individualisti, la storia ce lo insegna: gli imprenditori ed i referenti politici del territorio si devono mettere insieme e fare sistema!».

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