Lunedì, 09 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «INIZIARE ATTUANDO UN PROGETTO DI RILANCIO DEL PATRIMONIO DI RICCAGIOIA»

Giuseppe Villani nasce a Bressana Bottarone il 13 giugno 1949. Vive a Pinarolo Po, comune di cui è stato sindaco fino al 2009. Consigliere Regionale uscente, ruolo che ha ricoperto dal 2010 al 2013 anche come componente della Commissione Territorio e Mobilità e capogruppo della Commissione Ambiente e Protezione Civile; dal 2013 al 2018 ancora nella Commissione Ambiente e Protezione Civile oltre che in quella Agricoltura e come segretario della Commissione Speciale per il riordino delle Autonomie Locali. Candidato del “Partito Democratico” a sostegno di Giorgio Gori

Nel caso venisse eletto il problema salute ed il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli o che si chiamino ottimizzazioni si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«Questa situazione è emblematica e dimostra quanto il governo regionale di centro destra abbia fallito nell’affrontare problemi come quello della cura della persona. Per quanto i presidi sanitari in generale Regione ha fatto ingenti investimenti strutturali con costruzione di nuovi ospedali e ampliamento di quelli già esistenti. A ciò non è corrisposta né una programmazione dei servizi che integrasse l’offerta sanitaria, né è stato finanziato un piano assunzioni per rendere adeguati gli organici né sono state valorizzate le professionalità presenti. Il programma di Giorgio Gori prevede di individuare delle specificità per ciascun ospedale e un potenziamento in ragione della vocazione. Per la gestione dell’emergenza urgenza occorre senz’altro mettere ordine in una sovrapposizione di competenza che rende il servizio costoso e non ottimale. Oggi AREU si occupa dei trasporti primari urgenti, ASST gestisce i PS, ATS la guardia medica e la continuità assistenziale. Tre enti che spesso non coordinano i propri piani di organizzazione. Questa situazione va senza dubbio superata per avere un servizio migliore».

Il pericolo inceneritore di Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione, concretamente, per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«Occorre certamente sostenere ed apprezzare l’iniziativa del Sign. Prefetto di Pavia che ha avviato un censimento dei siti di stoccaggio di rifiuti speciali e la contestuale verifica del rispetto dei limiti autorizzativi. Per tutto ciò è necessario rafforzare gli organici dell’ente Regionale deputato ai controlli cioè di ARPA. Nel frattempo è necessaria una norma regionale che consenta una moratoria per quanto nuove autorizzazioni. Il mancato avvio della raccolta differenziata è un serio problema che preclude ai cittadini vantaggi sia in termini di rispetto dell’ambiente che economici. Va affrontato favorendo il dialogo tra i comuni per una modalità omogenea e coordinata. Però è chiaro ed evidente come l’Oltrepò sconti il ritardo della città di Voghera. Credo che il processo possa essere favorito anche attraverso la costituzione di una unica società pubblica partecipata che possa avere l’affidamento dai comuni dell’Oltrepò pavese, percorso già proposto e tentato dalla scorsa amministrazione provinciale».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici. I sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse  solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«La parola d’ordine non può essere che “Programmazione”, azione mai messa in atto dai governi regionali di centro destra con i propri assessori competenti (territorio, protezione civile, agricoltura). è necessario istituire rapidamente un tavolo tecnico tra gli assessorati regionali competenti, ERSAF. Provincia con l’obiettivo di mappare le criticità esistenti e stabilire dei criteri di priorità per gli interventi per la mitigazione del rischio. Vedo un ruolo determinante di ERSAF per la prevenzione attraverso l’attuazione di misure forestali che consentano la pulizia dei boschi e dei corsi d’acqua di competenza comunale e regionale. Con il quadro delle priorità e con un programma definito e condiviso si potranno anche coinvolgere i competenti Ministeri per la sottoscrizione e finanziamento di un accordo quadro. Certamente nelle azioni di prevenzione deve essere compresa l’applicazione da parte dei comuni del regolamento di polizia rurale, con una sensibilizzazione dei frontisti della rete viaria».

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in  Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva  litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso  alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«Innanzitutto è da sottolineare come soldi ne siano arrivati in Oltrepò, ma soprattutto grazie alla attivazione di finanziamenti nazionali (aree interne SNAI) e di Fondazione Cariplo. Ricordo che il PSR 2014 – 2020 è ancora fermo in Regione Lombardia. Per quanto la litigiosità credo che negli ultimi mesi sia stato fatto un grande passo in avanti trovando una sintesi condivisa e unitaria sulla Presidenza della Fondazione Per lo Sviluppo dell’Oltrepò pavese, importante ente pubblico/privato che sta gestendo sia in modo diretto che in modo indiretto attraverso il Gal srl, di cui detiene la quota associativa maggiore. Partendo da qui si deve iniziare a cercare di attuare progetti di sviluppo condivisi sia per quanto la vitivinicoltura e il vino che per la valorizzazione delle altre tipicità come la DOP del salame di Varzi. Penso che un altro fallimento della gestione regionale del centro destra sia il Centro di Riccagioia. Ecco iniziare attuando un progetto di rilancio del patrimonio di Riccagioia con la realizzazione di un centro di ricerca in agricoltura collegato a Human Tecnopool dell’area Expo credo sia un esempio concreto di valorizzazione di tutto l’Oltrepò pavese».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla regione e da altri entri ne sono arrivati molti  e  una parte sembrano essere a detta di molti,  investiti in modo discutibile,  un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio. Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Il termalismo, il paesaggio, la qualità e lo stile di vita, la cultura, la storia della resistenza al nazifascismo sono patrimoni delle nostre terre che possono costituire un forte attrattore turistico. Però anche in questo caso è indispensabile agire in rete e coordinati, non solo tra comuni e associazioni locali ma anche con il Capoluogo della nostra Regione e in tutto ciò la regione deve avere un ruolo determinante. Se è vero che dopo Expo 2015, la città di Milano ha avuto un incremento notevole delle presenze turistiche con una permanenza media nella città di almeno due notti, è necessario lavorare perché gli operatori turistici possano offrire nei propri pacchetti su Milano, un momento esperienziale “fuori porta” in Oltrepò pavese. In tal senso ottima è la proposta contenuta nel Programma di governo di Giorgio Gori di voler riattivare la società “Explora” uno strumento dimenticato e abbandonato dalla fine di Expo».

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«Una delle principali cause dello spopolamento in alto Oltrepò è senza dubbio l’assenza di opportunità di lavoro in loco e la difficoltà a raggiungere i poli produttivi che offrono occupazione. La ricetta è l’abbattimento di questo device. Se un tempo l’unica possibilità era quella di realizzare infrastrutture viarie adeguate, oggi la soluzione sta nella infrastrutturazione digitale del territorio fornendo la possibilità di comunicazioni digitali veloci, affidabili e sicure. Con la realizzazione di tali infrastrutture non sarebbe impensabile sia lo sviluppo di attività di telelavoro, che di localizzazione territoriale di uffici per la gestione amministrativa di gruppi imprenditoriali nelle aree dismesse da recuperare. In tal senso risulta essere inconcepibile la decisione di Regione Lombardia di posporre, in alto Oltrepò, al 2019 le opere di digitalizzazione finanziate dal Governo Nazionale. Per quanto l’area collinare e pianeggiante non si può essere aprioristicamente contrari a una reindustrializzazione, purché sia coerente con un progetto di industria 4.0. Penso che debbano essere valorizzate le professionalità delle maestranze dell’industria manifatturiera che ha fatto la storia della Città di Voghera e dell’Oltrepò, attraverso progetti di formazione puntuali, per offrire agli imprenditori operatori specializzati non reperibili altrove. Penso si debba lavorare per la realizzazione di un distretto manifatturiero per la realizzazione di prodotti di alta qualità, indirizzati anche ad un mercato internazionale, intendendo i termini di concorrenza non sul prezzo ma sulla qualità».

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