Giovedì, 21 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE «L’AGRICOLTURA È FATTORE TRAINANTE NELL’ECONOMIA DELL’OLTREPÒ, NON DIMENTICHIAMOLO»

Pinuccia Verri, nata a Broni e residente a San Cipriano Po. Consigliere comunale e successivamente assessore ai servizi sociali e vicesindaco di San Cipriano Po dal 2006 al 2011. Responsabile del Dipartimento sicurezza immigrazione della provincia di Pavia è segretario “Lega Nord” della sezione di Broni dal 2015. Candidata a sostegno di Fontana Presidente.

Nel caso venisse eletta il problema salute ed il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli o che si chiamino ottimizzazioni si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«La legge 23 si sta piano piano applicando, con molta fatica ma i suoi contenuti sono stati recepiti dagli attori della riforma e specialmente dai medici di base che svolgono un egregio lavoro sul territorio. è vero la politica quando deve tagliare, usa il termine riorganizzazione. Questa non è la mia posizione. Ma non dobbiamo dimenticare, per i non addetti al lavoro che questi tagli, a volte dolorosi, fanno parte di una politica imposta dal centro sinistra che piano piano ha tolto alle regioni sempre più risorse e questo ha portato a certe situazione che sono sotto gli occhi di tutti. Carenze personale, liste d’attesa lunghissime, sanità privata che sta avendo la meglio su quella pubblica. Personalmente sono per una sana competizione tra pubblico e privato ma ad armi pari! La sanita pubblica soffre per la complessa burocratizzazione dell’apparato, basti pensare ai concorsi pubblici! Comunque sia la riorganizzazione delle guardie mediche in Oltrepò mi trova contraria, come sono invece favorevole al prest di Broni che a fatica sta prendendo corpo. Vorrei sinceramente un potenziamento di Voghera e Stradella che sono presidi centrali per l’Oltrepò. Varzi invece deve avere un’attenzione particolare trattandosi di un presidio di montagna. Ecco questi sono i miei impegni sulla sanità».

Il pericolo inceneritore di Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione, concretamente, per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«L’Oltrepò è sempre stato considerato la discarica dei rifiuti speciali. Ricordo almeno 25 anni fa la discarica di Cervesina! Ora è il momento di dire basta! Una vera programmazione territoriale con particolare attenzione verso l’ambiente e la salute ed una partecipazione delle associazioni sono il cavallo vincente. Ascolto e responsabilità sono i due cardini che mi guidano da quando mi occupo di politica. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, siamo in un territorio dove i vertici delle varie aziende operanti non hanno mai creduto nella differenziata. Ci vuole una cultura e se manca questa nei vertici di chi amministra si perdono preziosi anni. Il cittadino la conosce, anche in questo caso cultura, informazione sono i due cardini principali per iniziarla. Certo all’inizio sarà difficile ma a regime ne beneficeranno tutti i cittadini e soprattutto il territorio».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici. I sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse  solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«Il nostro Oltrepò ha due particolarità: le colline e la montagna. Questo fa si che  l’Oltrepò si presenti come un territorio variegato con tanti problemi. L’impegno a mio modo di vedere è coniugare la prevenzione con l’aiuto in caso di necessità emergenziale».

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in  Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva  litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso  alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«L’agricoltura è fattore trainante nell’economia dell’Oltrepò, non dimentichiamolo. Esiste una agricoltura di pianura, una di montagna ed una collinare. Certo è, che quella collinare e cioè la viticoltura fa da traino alla nostra economia. La recente firma dei disciplinari da parte di tutti gli attori è sicuramente un passo avanti ma non basta. Questo è solo l’inizio di una collaborazione che deve nascere tra gli attori del territorio. Non dimentichiamo la filiera agroalimentare che è soprattutto foriera di turismo. Una maggiore attenzione sicuramente a quegli imprenditori privati che dalle loro tasche escono quattrini che creano volano nell’economia. Ecco io penso che questi vadano aiutati senza se e senza ma. Come devono essere aiutati gli agricoltori di pianura e di montagna. Sono le sentinelle del territorio! Purtroppo negli ultimi anni sono stati messi da parte a causa di una eccessiva burocratizzazione regionale e ministeriale. Vedo nella prossima Autonomia un passo avanti per l’agricoltura in generale».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla regione e da altri entri ne sono arrivati molti  e  una parte sembrano essere a detta di molti,  investiti in modo discutibile,  un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio. Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Abbiamo un territorio che non ha nulla da invidiare ad altre zone. Le bellezze sono lì da vedere.  Il turismo è imprenditoria, è capacità di conoscere che cosa vogliono le persone. Con molta probabilità le Terme hanno sofferto di questa carenza senza dimenticare, un vecchio progetto sulle terme che avrebbe coinvolto la Fondazione San Matteo che poteva essere un volano per l’economia di Salice Terme. A mio parere le bellezze artistiche ci sono, il turismo deve giocare la carta dell’enogastronomia».

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«è un problema che investe tutte le zone di montagna ed in particolare il nostro Oltrepò. La denatalità è solo la conseguenza di mancate politiche familiari e lo spopolamento la carenza di una politica di aiuto a queste zone svantaggiate sotto tutti i punti di vista. La mappa delle aziende nella nostra terra ci dice che sono piccole e medie e cioè l’ossatura della nostra economia. Semplificazione, togliere tutti quegli obblighi a cui si devono attenere questi piccoli imprenditori, credito agevolato e perchè no creare una tax free shopping per questi imprenditori».

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