Martedì, 11 Dicembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - « LA QUESTIONE INCENERITORE DI RETORBIDO HA FATTO SÌ CHE EMERGESSERO VARI PUNTI DEBOLI DELLA POLITICA»

Francesca Turini, 39enne vogherese. Laureata in Giurisprudenza svolge la libera professione nel suo studio a Voghera. Vicepresidente e Consigliere Nazionale della sezione di Voghera dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (A.I.G.A). Candidata della lista civica a sostegno di Giorgio Gori come prosecuzione del suo impegno di cittadina attiva nella lista civica “Ghezzi Sindaco” e poi nell’associazione “Vogheraè”.

Nel caso venisse eletta il problema salute e il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli, che si chiamino ottimizzazioni, si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«Occorre portare in Regione le problematiche del nostro territorio affinchè vengano risolte con progetti a largo spettro che aiutino veramente tutti i cittadini ed occorre investire nel modo adeguato le somme ogni volta stanziate. Innanzitutto per migliorare la situazione non bisogna ridurre ma aumentare! Non si possono nascondere tagli dietro la parola ottimizzazione. A Voghera occorre aumentare il numero dei medici di guardia al fine di averne almeno tre ed aprire un ambulatorio più vicino alle esigenze dei cittadini, a Casteggio occorre mantenere l’ambulatorio (che già c’è) ed il medico che possa svolgere le visite esterne, a Broni occorre un ambulatorio con un medico e due medici per le visite esterne. Occorre realizzare, veramente, una rete capillare di presidi territoriali di assistenza. Le promesse e le aspettative del centro destra fatte in questi anni sono state disattese. Si tratta di servizi che i cittadini utilizzano molto e che devono essere protetti e potenziati al fine di evitare che questo tipo di assistenza diventi territorio esclusivo di imprenditori privati. La salute è un bene tutelato dalla nostra Costituzione e non può essere ad appannaggio solo di coloro che se lo possono permettere».   

Il pericolo inceneritore Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione concretamente per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«La questione inceneritore di Retorbido ha fatto sì che emergessero vari punti deboli della politica. Il nostro territorio si è mostrato facilmente aggredibile e senza protezione e la politica non è stata in grado di rendersi conto con anticipo che un impianto industriale come un inceneritore non si doveva nemmeno ipotizzare in un’area simile. I cittadini dell’Oltrepò si sono mobilitati, si sono costituiti nel Comitato No inceneritore che grazie al suo fondamentale lavoro ha costretto la politica a rivedere una legge regionale che impedisse la realizzazione di un inceneritore. Per quanto riguarda i siti dei rifiuti speciali è importante che si attui una attività di censimento e monitoraggio delle aree suddette per evitare che vengano posti in essere comportamenti illeciti, ma che al contrario che gli stessi vengano trattati nel modo previsto dalle normative. Il tema della raccolta differenziata è un tema importante che vede la provincia di Pavia in pesante ritardo sui programmi che vengono dall’Europa. Non dimentichiamo però che alcune realtà vicine a noi come il comune di Codevilla ha svolto un lavoro encomiabile raggiungendo la percentuale dell’85% di raccolta differenziata. Questo significa che tutti i comuni possono farlo basta solo volerlo. Occorre elaborare progetti integrati in una strategia complessiva che coinvolga ricerca, formazione e attività produttive e soprattutto i cittadini. Questi ultimi devono essere accompagnati, informati ed aiutati in questa svolta ecologica che comporta, non solo benefici all’ambiente, alla salute, ma anche risvolti economici positivi con una riduzione della tassa dei rifiuti».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici, i sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è, ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«L’Oltrepò è un territorio “fragile” caratterizzato da diverse zone ad “elevato rischio idrogeologico”. Pertanto è un tema complesso che deve essere affrontato con serietà ed urgenza in quanto dobbiamo fare i conti con l’aumento di intensità e frequenza delle precipitazioni e con il continuo consumo di suolo e l’intensa cementificazione che comporta l’impermealizzazione del terreno. Ritengo sia necessario investire nuove risorse per la messa in sicurezza del territorio sostenendo i comuni coinvolti. In primo luogo occorre investire in prevenzione attraverso il potenziamento dei sistemi di monitoraggio e allertamento per i rischi naturali. Occorre, pertanto, studiare gli scenari di rischio possibili, i meccanismi di innesco dei fenomeni franosi e le probabilità di accadimento degli stessi. In secondo luogo, è necessario elaborare dei progetti di pianificazione territoriale con l’individuazione di vincoli e limitazioni urbanistiche oltre allo studio di azioni strutturali e tecniche di mitigazione dei rischi. Non bisogna dimenticare la promozione della cultura della protezione civile aumentando la consapevolezza nei cittadini dei rischi e della necessità della sicurezza del proprio territorio».

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«Nonostante le notizie dei giornali comparse negli ultimi mesi, ritengo che esista un “altro Oltrepò”: progettuale e potenzialmente collaborativo che finora è rimasto nascosto. Esistono giovani aziende, spesso al femminile, che propongono un’agricoltura moderna e sostenibile ed aziende tradizionali che abbinano competenza e serietà ma sono state lasciate ai margini. Bisogna fare tesoro delle realtà virtuose e valorizzarle. Occorre, dopo aver ascoltato le esigenze delle diverse parti, creare una rete tra le diverse realtà e tra le aziende partendo anche dai giovani e dalle donne, dall’agricoltura a chilometri zero, dalle esperienze di agricoltura sociale e biologica e dai presidi slow food. è necessario porre fine alle rivalità gettando le basi per un unico distretto del vino ed investendo in un vero Marketing territoriale, con il solo scopo di far conoscere il nostro territorio e valorizzare le eccellenze gastronomiche e vitivinicole che spesso vengono apprezzate in fiere nazionali ed internazionali del settore». 

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla Regione e da altri entri ne sono arrivati molti e una parte sembrano essere a detta di molti, investiti in modo discutibile, un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio. Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«L’Oltrepò è bello da un punto di vista paesaggistico con le colline che ci circondano e da un punto di vista artistico con chiese, castelli medievali, pievi e abbazie che sono il nostro tesoro. è quindi fondamentale la creazione di un marchio per il rilancio dell’immagine attraverso un’azione di marketing che possa far conoscere e pubblicizzare questa zona della Lombardia come merita. Il turismo, fatto di natura, arte e cibo, potrebbe aumentare se aumenta l’offerta di servizi e di iniziative per tutti coloro che decidono di scoprire questi luoghi. Il turismo può accrescere il benessere economico, sociale e sostenibile del territorio. Si possono valorizzare le esperienze già in atto: i castelli privati di Oramala e di Varzi e quello pubblico di Zavattarello costituiscono  eccellenze. Abbiamo forti tradizioni, sagre che attraversano tutte le stagioni e vantiamo percorsi enogastronomici invidiabili che devono solo essere fatti conoscere. Ci sono la Green Way, l’impianto di Pian del Poggio, i sentieri della Via del Sale e molto altro. Naturalmente questo sviluppo non può essere avulso da una ristrutturazione delle infrastrutture di collegamento e da un potenziamento ed una valorizzazione delle strutture ricettive».

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«L’alto Oltrepò presenta caratteristiche paesaggistiche e climatiche ideali per un turismo estivo ed invernale per famiglie e non solo. Con un breve viaggio si può fuggire dal caldo estivo e dall’inquinamento. Anche in questo caso, è fondamentale il ripristino di una viabilità dignitosa che renda più agevolmente accessibili questi territori. Ci sono ottime realtà nell’ambito della ricettività: agriturismi, hotel con spazi benessere e centri sportivi. Bisogna potenziare l’imprenditorialità del settore attraverso politiche di sostegno. In alto Oltrepò ci sono aziende che producono miele, formaggio e frutta di alta qualità. Ci sono realtà giovani che vanno fatte conoscere ed aiutate magari con crediti agevolati e sgravi fiscali. Attraverso un rilancio dell’Oltrepò con un’operazione di Marketing territoriale consistente si possono creare posti di lavoro ed in un contesto in crescita tutte le aziende ne possono beneficiare. Credo che un territorio migliorato e valorizzato diventi agli occhi degli investitori più appetibile e meta per investimenti».  

agierre-marzo quarto-serteca TecnoSerramenti-copia studio-medico-tagliani ASM-INTERA panificio-santa-maria-AGOSTO-copia

  1. Primo piano
  2. Popolari