Sabato, 20 Luglio 2019

OLTREPÒ PAVESE - «TUTELARE I PRESIDI OSPEDALIERI ESISTENTI E POTENZIARLI»

Marco Oliva vive a Montesegale, Diplomato Dirigente di comunità, è regista teatrale e sindacalista. Arriva nel 2015 ad assumere un ruolo fondamentale nella protesta contro la realizzazione dell’inceneritore di pneumatici a Retorbido. Candidato di “Lombardia Progressista”, appoggia la candidatura di Gori.

Nel caso venisse eletto il problema salute e il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli, che si chiamino ottimizzazioni, si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«Togliere un presidio medico significherebbe creare un danno alla comunità di questo territorio. La sua morfologia, rende complessi gli spostamenti dei cittadini e, di conseguenza, allunga i tempi per raggiungere il presidio medico. L’accorpamento non è il modo per offrire un miglior servizio, anzi, le code nei pronto soccorso, come in quello di Voghera, dimostrano la necessità, invece, di creare ambulatori sul territorio aperti tutti i giorni: questo aspetto rientra nelle intenzioni di Gori. Non è più concepibile parlare di risparmi di spesa, quando vengono tagliati i servizi essenziali. Se si vuole contenere la spesa sanitaria, bisogna non far ammalare le persone. Annualmente, in media, ogni cittadino costa quasi 2500 euro alla sanità pubblica; è questa la spesa da ridurre ed è possibile solo attraverso la prevenzione e gli screening. Pensiamo solo all’incidenza dell’inquinamento sulla salute nella nostra provincia e nella nostra regione; è su questo che bisogna intervenire urgentemente. In Norvegia, per ridurre i costi della sanità, tra qualche anno non sarà più possibile circolare con auto a combustibile fossile. Questo ci fa pensare che la nostra politica, per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, è sempre stata miope e non ha mai pensato che esistano le nuove generazioni, e che fare scelte virtuose offrirebbe un servizio migliore a noi ed eccellenze per i nostri figli. Il mio impegno, innanzitutto, sarà, quindi, di tutelare i presidi esistenti e potenziarli, affinché possano offrire un miglior servizio».

Il pericolo inceneritore Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione concretamente per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«A Retorbido i cittadini hanno dato una grande lezione alla politica, su come si difende un bene comune. E penso che la comunità abbia sviluppato dei buoni anticorpi per respingere futuri speculatori e politici affaristi. Per la questione rifiuti, ritengo che sia necessaria l’adesione di Regione Lombardia alla strategia “Rifiuti Zero”. Il concetto di economia circolare è intimamente connesso con quello di crescita sostenibile. Non è più una questione di sola educazione civica, ma necessità, anche per creare nuove opportunità di lavoro. Il riciclo dei rifiuti in Europa, nei prossimi 10 anni, prevede un incremento di 580.000 posti di lavoro. Dico questo, anche per rispondere agli osteggiatori della raccolta differenziata: oltre ad essere un obbligo europeo, riciclare fa bene alla salute, per il conseguente abbassamento delle emissioni prodotte dagli inceneritori nell’atmosfera. Un’economia circolare prevede, inoltre, un ulteriore vantaggio per i cittadini, i quali beneficerebbero della riduzione della TARI. A proposito di inquinamento atmosferico, il triplicamento dell’inceneritore di Corteolona voluto dalla giunta lombarda uscente, è un grande errore su molti aspetti, che comporterà anche l’importazione di immondizia da altre regioni nella nostra provincia. Continueremo ad opporci a questa decisione. La politica ambientale deve cambiare; tutta la provincia è più che satura di fanghi che provengono da altrove e da discariche speciali che non rispettano le norme di sicurezza. è stato necessario l’intervento del prefetto per avere un monitoraggio dei siti pericolosi della provincia, mentre l’iniziativa dev’essere della Regione, che deve attrezzare e dare risorse ad ARPA per verifiche ed ispezioni efficaci. Purtroppo, è ormai evidente la presenza, nei nostri territori, della grande criminalità negli affari di smaltimento dei rifiuti. Questo deve richiamare tutti ad un lavoro molto attento di maggior prevenzione: richiedendo al Governo maggiori investimenti per gli organi inquirenti sui reati ambientali, coinvolgendo la cittadinanza in osservatori consultivi della legalità,  con la partecipazione di comitati e associazioni».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici, i sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è, ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«La vera emergenza è quella di uscire da una “politica di emergenza”. Regione Lombardia, in questi anni, ha messo i sindaci nella condizione di dover elemosinare aiuti per riaprire strade franate e per ricollegare frazioni rimaste isolate. Il comportamento di Regione Lombardia è un’umiliazione per i cittadini. è palese che Regione Lombardia abbia avuto attenzioni differenti verso le province, e quella di Pavia è stata abbandonata: strade, ponti e treni, sono solo alcuni esempi da citare. La prevenzione è possibile farla con la creazione di un piano organico su tutto il territorio. Le caratteristiche geologiche e morfologiche sono ben conosciute e non è possibile nascondersi dietro la scusa di improvvise e copiose piogge».

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«Uno dei miei obiettivi più importanti è proprio la valorizzazione e la promozione del territorio. Da anni si parla di creare il brand Oltrepò, ma io non vedo neppure un cartello di benvenuto quando si entra nel nostro territorio. Proviamo invidia della fortuna della Franciacorta, ma cogliamo poco dal loro esempio di coesione e promozione. Per promuovere il territorio si deve passare dal lavoro su una nuova cultura del territorio stesso; un lavoro capace anche di saper raccontare l’Oltrepò a chi lo conosce poco o per nulla. è cominciato da tempo, per iniziativa di agricoltori e allevatori, il recupero di colture tipiche e nuove del territorio. Questo è un concreto esempio di come contraddistinguersi, aspetto fondamentale per diventare un territorio di pregio ed unico. Io credo che si possa realmente creare un’economia di sussistenza con le ricchezze di cui dispone l’Oltrepò. Dei soldi accennati nella sua domanda, destinati a questo territorio, bisogna chiedere contezza di come siano stati investiti e quanti posti di lavoro abbia prodotto, perché di ricchezza qui non si è vista traccia. La litigiosità si può risolvere in due modi: superare una politica clientelare nella gestione del consenso elettorale della vecchia politica ed immaginare come vogliamo che siano questi luoghi tra 10 anni. Coinvolgiamo i nostri figli nel progettare il futuro dell’Oltrepò: loro, che viaggiano, sanno portare idee e contributi di valore».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla Regione e da altri entri ne sono arrivati molti e una parte sembrano essere a detta di molti, investiti in modo discutibile, un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio. Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Quello che non ha funzionato è stato il portare l’attenzione su un singolo interesse, le Terme, un castello, un sentiero. In questo modo non si va da nessuna parte. Ogni attività recettiva e turistica deve presentare, non solo se stessa, ma tutto ciò che è il territorio e quello che offre. Il marketing territoriale funziona quando include un’offerta articolata e non singola. Il turista predilige quei luoghi dove può seguire un itinerario di attrazioni e di interessi. Le faccio un esempio: promuovere le terme di Salice e di Rivanazzano significa promuovere anche la seggiovia del Pian del Poggio. Se io fossi un viaggiatore, potrei pensare di farmi un fine settimana lungo in Oltrepò andando alle terme, e poi, a mezz’ora di strada, decidere di andare a sciare; durante il viaggio potrei mangiare ed acquistare prodotti; nella bella stagione fare escursioni in mezzo alla natura, visitando il sito archeologico e naturalistico di Guardamonte, con i resti di un villaggio neolitico ed i fossili dell’era marina, e, a pochi passi, guardare il cielo dall’osservatorio di Cecima; se avessi bambini li porterei al parco avventura, al bosco Arcadia o a visitare un castello. Insomma, col mio esempio non voglio lasciare fuori nessuno, ma quando si parla di valorizzazione è questa mappa itinerante che va promossa. Quello che mi impressiona è il fatto che, il territorio oltrepadano sia ancora sconosciuto alla maggioranza dei milanesi. Io penso ad un turismo lento e di gusto: attraversare i luoghi rimanendo contaminati dall’esperienza dei luoghi stessi e dalle loro narrazioni, dei suoi sapori e colori che rappresentano la vera ricchezza dell’Oltrepò.

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«Il sostegno alle imprese ed alle aziende sono una priorità in tutto il paese, come anche le condizioni lavorative. Un esempio sotto gli occhi di tutti è il settore della logistica, ma non solo. Oltre a quanto già detto di utile ed opportuno alla nostra economia nelle precedenti risposte, nel nostro programma, proponiamo una serie di iniziative indirizzate al rilancio delle realtà rurali, con particolare attenzione alle aree più interne, per la peculiarità e le difficoltà che vivono, come la distanza da centri. A questo va aggiunto un sostegno alle politiche sociali, alle coppie e famiglie che decidono di trasferirsi in quei luoghi, affinché si possa arginare lo spopolamento delle zone rurali, collinari e montane. Qualcosa lo stanno facendo i piccoli comuni di loro iniziativa con le loro esigue risorse, come il comune di Montesegale». 

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