Giovedì, 21 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE «L’OLTREPÒ HA BISOGNO DI UNA PROGRAMMAZIONE DI LUNGO RESPIRO»

Antonietta Bottini nata a Cornale il 4 aprile 1952. Ex direttrice di un centro di formazione professionale, ora pensionata. Politicamente attiva, prima nelle file del vecchio PCI poi in Rifondazione Comunista. Candidata di “Sinistra per la Lombardia”, Massimo Roberto Gatti Presidente

Nel caso venisse eletta il problema salute ed il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli o che si chiamino ottimizzazioni si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«Come precisato nel programma di Sinistra per la Lombardia, ci batteremo nel prossimo consiglio regionale per un servizio sanitario pubblico, universale e gratuito. Compito prioritario della Regione è la Prevenzione, a partire dalla prevenzione primaria nel territorio e negli ambienti di vita e di lavoro. Operare tagli alle strutture ospedaliere e ai presidi sanitari territoriali contrasta con il principio di prevenzione e di tutela della salute. Il servizio dei Medici di Famiglia e di Guardia Medica sono centrali al fine di assolvere gli obblighi in capo alla Regione. Ricordo, per inciso, che Regione Lombardia spende ogni anno oltre 19 miliardi alla voce ‘tutela della salute’. Ritengo che tutti quei soldi siano spesi malissimo. Il nostro primo impegno sarà quello di abrogare la delibera della giunta regionale che ha istituito i “gestori privati” per la presa in carico dei malati cronici. A seguire proponiamo di mettere mano ad una radicale revisione della riforma sanitaria lombarda. I soldi vanno utilizzati per il servizio sanitario pubblico, e non per finanziare centri privati». 

Il pericolo inceneritore di Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione, concretamente, per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«Per il ciclo dei rifiuti è necessario e urgente rispettare le priorità indicate dall’UE. Negli anni scorsi tutti i sacrifici ci sono stati imposti con pretesto che ‘ce lo chiede l’Europa’ (anche quando non era vero). In questo caso, invece, l’Europa ce lo chiede davvero e noi non adempiamo, anzi incorriamo pure in procedure di sanzione. Dobbiamo al più presto attivare meccanismi per : ridurre la quantità di rifiuti e scarti già dal momento della produzione e dell’impacchettamento, recuperare e riciclare estraendo prodotti e materie prime dopo la prima fase di raccolta differenziata, conferire ad incenerimento solo residui e rifiuti speciali/pericolosi. Detto processo va favorito con un primo passo che noi riteniamo essenziale. Quello di eliminare la voce dei rifiuti dall’elenco delle fonti rinnovabili. Infatti è questa deleteria classificazione che dà origine a pressioni e appetiti per realizzare e ampliare inceneritori, chiamati termovalorizzatori, che oltre a inquinare e a ostacolare la raccolta differenziata, usufruiscono di incentivi per la produzione di energia. Un ciclo vizioso da bloccare al più presto». 

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici. I sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse  solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«Anche in questo caso ritengo che i soldi spesi sono spesi male, senza una vera strategia di lungo respiro.  Ma c’è di più, la Regione autorizza pure iniziative dannose per la stabilità dei versanti. Mi riferisco alle autorizzazioni per la ricerca, l’estrazione, lo stoccaggio del gas sui nostri territori. Pratiche per le quali proponiamo lo stop. Gli interventi da programmare a mio parere devono essere improntati a metodi di ingegneria naturalistica (quella adottata in Alto Adige) e al ripristino della tutela delle terre e delle acque ad opera della sapienza contadina (quella che aveva salvaguardato i nostri territori nei secoli scorsi). Quello che proponiamo (nell’ambito di una riforma dell’agricoltura) sono incentivi e facilitazioni per una agricoltura ecologica di qualità, un recupero delle terre a colture tradizionali, un sostegno alla piccola agricoltura di montagna. Perciò bando a escavazioni, dighe, impianti e cemento che aggravano i problemi anziché risolverli». 

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in  Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva  litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso  alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«L’Oltrepò ha bisogno di una programmazione di lungo respiro, con obiettivi chiari e condivisi, formulati sulla base di ampia e partecipata elaborazione, fatta coinvolgendo operatori e persone – donne e uomini – che nell’Oltrepò ci vivono. Se, finalmente, tutte-i insieme si decide che la vocazione da valorizzare è quella agricola, le decisioni e le pratiche devono essere conseguenti e coerenti: a favore di una agricoltura di qualità che recupera la sapienza della tradizione associata a nuove tecnologie, il rilancio dell’Istituto Gallini (altro che villette e supermercati nell’ex parco Baratta!), la realizzazione di una centrale altamente qualificata nel campo della ricerca legata all’agricoltura nel sito di Riccagioia, promozione della produzione biologica locale, stimoli al consumo di prodotti a filiera corta, accordi con negozi, banchi di mercato  e supermercati  per  favorire la commercializzazione di prodotti locali, non solo mercatini domenicali. Penso che le Associazioni di agricoltori, insieme agli Enti Locali, debbano sostenere la cultura del consumo critico, ad esempio tramite incontri con gli operatori dell’alimentazione, i ristoratori, le famiglie, i medici, gli sportivi ecc».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla regione e da altri entri ne sono arrivati molti  e  una parte sembrano essere a detta di molti,  investiti in modo discutibile,  un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio.

Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Ritorno alla proposta circa un programma elaborato in forma partecipata e condivisa da operatori, Enti Locali e abitanti. Molta parte della mia risposta è già contenuta nella domanda. Abbiamo un territorio ricco di elementi e strutture da valorizzare in chiave turistica eco-compatibile. Manca una condivisione che coinvolga e accomuni tutte-i.  è importante partire da una conoscenza del patrimonio di cui disponiamo. Ad esempio con una mappatura di siti, monumenti, sentieri, flora, fauna e quant’altro che sia oggetto di incontro con gli abitanti di tutti i comuni dell’Oltrepò,  con singoli gruppi, con studenti e insegnanti. E da li far partire poi specifici progetti di accoglienza turistica rispettosa dei luoghi e della natura. Si tratta di un tipo di turismo differente da quello ‘mordi e fuggi’ e che non serve a favorire gli interesse di qualche particolare operatore. Si tratta tuttavia di un turismo che può rappresentare un ritorno economico dell’investimento che il territorio intende fare per tutelare e conservare la propria natura e la propria cultura». 

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«I programmi suesposti, relativi allo sviluppo dell’agricoltura biologica, alla produzione di qualità, al consumo di prodotti a chilometro zero, allo sviluppo del turismo ecocompatibile, allo sviluppo dei centri di ricerca e formazione specializzati hanno automatiche positive ricadute anche sulla occupazione. Inoltre credo sia necessario un impegno della Regione per favorire la creazione di aziende agricole, specialmente se formate da giovani e giovani donne,  che possano ringiovanire e rivitalizzare il settore primario e rilanciare l’economia oltrepadana».

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