Giovedì, 21 Novembre 2019

OLTREPO PAVESE - «FORNIRE AI SINDACI RISORSE PER AFFRONTARE LE EMERGENZE»

Roberto Bonacina classe 1985, stradellino d’origine, i suoi nonni producevano bottoni e anche i tasti delle celeberrime fisarmoniche in quel di Stradella. Ora residente a Portalbera, Comune nel quale è capogruppo di maggioranza. Due lauree conseguite, una in Lingue l’altra in Economia e Relazioni Internazionali, da sempre attivo nel volontariato è dirigente regionale nel volontariato del sangue. Membro del Lions Club Stradella-Broni Host attualmente ne è il Presidente in carica. Candidato nella lista “Noi con l’Italia UDC” a sostegno del candidato Attilio Fontana.

Nel caso venisse eletto il problema salute e il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli, che si chiamino ottimizzazioni si stanno riducendo  le guardie mediche, l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella,  Varzi e  Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«È in corso una evoluzione della sanità che va verso il seguente scenario: pochi ospedali specializzati nelle emergenze e nelle cure complesse, attorniati da molti punti ospedalieri per le situazioni non gravi, e un ricorso sempre maggiore alle cure domestiche per necessità specifiche che possano essere affrontate così, anche per il maggior agio del paziente e della sua famiglia. Questo è lo scenario nella teoria, l’importante è che nella pratica ciò non venga utilizzato come scusa per tagliare indiscriminatamente a discapito delle esigenze e dei diritti dei cittadini. Non a caso, negli anni scorsi io sono stato uno dei cinque promotori del Comitato Ospedale Broni che ha raccolto più di quattromila firme perché l’ospedale Arnaboldi non venisse chiuso e anzi valorizzato per le cure poliambulatoriali, come centro di prossimità per il mesotelioma e come spazio per il volontariato in ambito sanitario e non solo».

Il pericolo inceneritore Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione concretamente per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«Abbiamo la fortuna di essere un Paese molto avanzato nella conoscenza, nelle tecniche e nelle procedure di smaltimento dei rifiuti speciali. Già l’applicazione delle regole, e la vigilanza completa sulla loro applicazione, ci permetterebbe di vivere tranquilli e sicuri. Se ci sono logiche e procedure da Terra dei Fuochi, e purtroppo anche recentemente ne abbiamo avuto notizia, è necessario vigilare e reprimere questi comportamenti. In questo senso ho molta fiducia nei nostri concittadini. La raccolta differenziata è ormai qualcosa che appartiene alla nostra consapevolezza, mentre nella pratica su larga scala siamo ancora in qualche modo agli albori. Il primo passo che vorrò compiere in regione è raccogliere in un dossier le migliori prassi di raccolta già esistenti per studiare un metodo di applicazione il più possibile standard ed estendibile. Non vale la pena che ogni comunità cominci da zero a pensare alla raccolta differenziata quando qualcuno ha già fatto, e bene, prima di lei».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici, i sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è, ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse  solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«Esiste uno stato di emergenza permanente perché mancano le risorse per attuare la manutenzione periodica del territorio. Procedure come la pulizia dei fossi o dei fondali, il controllo dei boschi, sono sempre state parte della cultura dei nostri territori, una cultura che è andata scemando con il diradarsi delle risorse economiche a disposizione e conseguentemente con la diminuzione delle figure addette. Dobbiamo fornire ai sindaci risorse per affrontare le emergenze destinandone al contempo altre da investire nel ritorno alla manutenzione periodica del territorio, altrimenti continueremo a vivere in questa emergenza permanente». 

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’ Assessore regionale Fava, di soldi in  Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva  litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso  alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«Ciascuna azienda agricola e vitivinicola, da quella grande a quella minuscola, porta con sé un patrimonio di cultura e tradizione che è giusto conservare e valorizzare. La nostra terra, in tal senso, è un libro vivente che ci parla ogni giorno. Coniugare queste specificità alle sfide del mercato globale, dove la concorrenza per i nostri prodotti è forte e strutturata, è una necessità che i produttori hanno ben presente e non è Regione Lombardia a dover dir loro cosa fare né come. La Regione può e deve mettere a disposizione strumenti e risorse affinché il marketing territoriale e il “brand Oltrepò” siano forti e attraenti in tutto il mondo, e come consigliere regionale il mio impegno andrà assolutamente in questo senso».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla regione e da altri entri ne sono arrivati molti  e  una parte sembrano essere a detta di molti,  investiti in modo discutibile,  un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio. Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Innanzitutto, nei miei numerosi viaggi all’estero parlo di Oltrepò e scopro che è praticamente sconosciuto al grande pubblico. La prima cosa da fare – ci vorrà tempo e impegno da parte di tutti – è trovare la chiave di lettura con cui presentare nel mondo l’Oltrepò e la provincia di Pavia in modo chiaro, univoco, attraente. Ciò detto e ciò fatto, mi aspetto che avremo costruito un’immagine di noi adatta al turismo non di massa, culturale, enogastronomico, spirituale, naturalistico, e su ciò dobbiamo puntare. Penso, ad esempio, al cammino di San Colombano che attraversa in modo formidabile l’Oltrepò e il Pavese fino a Pavia. Mi impegnerei volentieri a favorire la creazione e la diffusione di app multilingue che permettano ai turisti di geolocalizzarsi e muoversi in libertà lungo il nostro territorio, scoprendolo nella loro lingua. Sono turisti che si organizzano da soli, in piccoli gruppi poco visibili, non certo come orde con le macchine fotografiche al collo, quindi le infrastrutture devono nascere a seguito dell’evidenza del loro passaggio, non come cattedrali nel deserto. Al decimo francese che si ferma al bar a chiedere informazioni, probabilmente il sindaco del paese X vorrà mettere i cartelli in francese e sarà la cosa giusta. Sicuramente non vale la pena di riempire l’Oltrepò di segnaletica in dieci lingue finché, con quelle dieci lingue, non creiamo un sito internet che ci rappresenti per qualunque potenziale turista che voglia connettersi dall’Australia, dal Canada o da Pechino e scoprire che esistiamo e che vogliamo che venga a visitarci».

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni di lavoro e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò  e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«Io sono nato nel 1985 e vedo una percentuale in crescita di coetanei che torna ai mestieri legati all’agricoltura. Dico “torna” perché era il lavoro o l’ambiente dei nostri nonni, i genitori sono diventati cittadini per seguire prospettive di lavoro che allora c’erano e che hanno permesso un buon benessere diffuso, e ora in assenza di lavori d’ufficio noi torniamo a considerare come reale e interessante alternativa lavorare nei campi. Certo, le tecniche di oggi aiutano a fare l’agricoltore in modo sempre più tecnologico, senza trascurare l’impatto ambientale, ma certamente è grazie al DNA contadino che troviamo anche il piacere di lavorare la terra. E sappiamo che i nostri prodotti devono essere di qualità, nella fascia media e medio-bassa si troverà sempre un concorrente straniero che ti fa la guerra sul prezzo. Per ogni ragazzo e ragazza che vuol fare l’agricoltore rimanendo in Oltrepò, un altro ragazzo o ragazza potrebbe aprire la sua azienda come consulente per la vendita dei prodotti oltrepadani di qualità. Senza contare che, grazie alle tecnologie e alla connessione, oggigiorno ognuno di noi può essere un professionista di successo lavorando per e con aziende che si trovano a migliaia di chilometri di distanza».

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