Giovedì, 22 Febbraio 2018

REA - «C’È GENTE CHE HA DECISO DI VENIRE A VIVERE QUI E CONTROBILANCIANO COLORO CHE SE NE VANNO»

Claudio Segni, classe 1956, fa parte del piccolo comune di Rea fin dal lontano 1990, anno in cui fu eletto per la prima volta sindaco. Si tratta della quinta legislatura per questo primo cittadino che ha vestito l’incarico dal 90 al 2004 e dal 2009 ad oggi. Il piccolo paese dell’Oltrepò rimane un luogo abbastanza facile da governare, anche per il basso numero di abitanti: sono infatti poco più di quattrocento le persone che popolano Rea.

Come è cambiato il paese da quando lei è primo cittadino?

«Il paese, come tutti quelli piccoli, diminuisce di abitanti e invecchia come età media degli abitanti stessi. Questo è purtroppo un dato di fatto di tutti i piccoli comuni. Grossi stravolgimenti, a parte questa naturale evoluzione, non ce ne sono stati».

Il paese ha via via registrato un notevole calo demografico, se si pensa che negli anni ‘30 la popolazione era formata da circa 1100 abitanti e invece adesso ce ne sono meno della metà…c’è un’inversione di tendenza oppure sempre più persone decidono di lasciare Rea?

«Devo dire che in realtà negli ultimi anni è arrivato anche qualcuno da fuori… Il problema è sempre il solito e cioè che sono i giovani che se ne vanno, soprattutto per motivi di studio e per inseguire lavori che si trovano nelle grandi città, come Pavia e ancora di più Milano. Ripeto, c’è gente che ha deciso di venire a vivere qui… ma controbilanciano coloro che se ne vanno».

Possiamo definire Rea come un paese molto tranquillo.

«Sì, non abbiamo problemi di ordine pubblico. L’unica grande difficoltà che ci troviamo a dover gestire, insieme agli altri paesi del fiume Po, è la bruttissima abitudine ad abbandonare i rifiuti lungo le rive del fiume. è una piaga che ci tortura da anni ed è anche una battaglia persa, perché non si riesce proprio a far capire che non si deve fare. Va anche di moda abbandonare l’eternit…».

è tipico dei piccoli paesi avere una sorta di condivisione di servizi con altre realtà comunali. Succede anche da voi?

«Noi abbiamo un’unione di servizi con il comune di Verrua Po: praticamente tutte le funzioni fondamentali e non solo, sono gestite in unione».

è da tanto che siete in unione con Verrua?

«Storicamente che mi ricordi io abbiamo sempre gestito una serie di servizi in comune con loro, tramite consorzi, convenzioni… Poi verso il 2008/2009 abbiamo trasformato queste convenzioni che avevamo in unione di comuni, quindi sono quasi dieci anni che stiamo operando insieme. Le cose funzionano bene.».

Il bilancio dell’anno appena trascorso com’è?

«L’anno scorso siamo riusciti finalmente a portare avanti l’efficientamento energetico dell’edificio comunale. Necessitava di manutenzione, in quanto vecchio e malconcio, e siamo riusciti, con il finanziamento comunitario per l’efficientamento degli edifici pubblici, a ridare un po’ di lustro al palazzo comunale. Anche perché si tratta di un luogo dove si trova anche l’ambulatorio medico, il dispensario farmaceutico, l’ufficio per le associazioni… come succede in tutti i piccoli paesi».

Ci sono stati invece progetti che non si sono realizzati e che avete rimandato?

«Noi quest’anno spereremmo di poter mettere mano ad alcuni tratti di strada che sono veramente messi male. Purtroppo abbiamo l’handicap di avere le nostre vie di comunicazione sul Po e sono già instabili di per sé… Questo è un nostro obiettivo per il 2018 perché siamo quasi al collasso. Per quanto riguarda invece la parte degli eventi, diciamo che abbiamo una bella proloco che durante l’estate organizza qualche manifestazione e poi c’è l’Auser, con cui abbiamo una serie di convenzioni, che si occupa del sociale e della vita dei nostri tanti anziani. è una cosa davvero molto importante.».

A Rea è ancora presente la storica fabbrica dei costumi di carnevale…è una realtà imprenditoriale importante che è sopravvissuta anche ad anni difficili.

«Non solo è sopravvissuta, ma si è anche ingrandita. Funziona sempre molto bene. Naturalmente non solo con manodopera del posto, perché le loro esigenze sono superiori. Per il nostro territorio, per il micromondo dei paesi che gravitano qui attorno, questa è una valvola di sfogo occupazionale importante, anche perché la stragrande maggioranza della manodopera è femminile… quindi si risolve ance il problema del lavoro delle donne».

Nel 2019 ci saranno le elezioni: che scenario intravede?

«Al momento non ci ho ancora pensato, onestamente! La voglia di fare il sindaco me la sono già tolta… Ma dipenderà da un sacco di cose, a partire dalla squadra che c’è e bisogna vedere se ci sarà ancora. Se ci sarà ancora la voglia da parte di tutti di fare qualcosa».

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