Domenica, 20 Maggio 2018

CIGOGNOLA : «NON POSSIAMO ILLUDERCI CHE IL GRANDE EVENTO O L’ENOTECA REGIONALE CAMBINO DA SOLI LE COSE»

Nuove telecamere, nuove assunzioni di personale, oculati lavori pubblici: questi gli impegni attuali dell’amministrazione comunale di Cigognola. Con il sindaco Marco Fabio Musselli abbiamo fatto il punto sulle attività, che guardano con attenzione anche alla situazione ambientale e con qualche preoccupazione al futuro del mondo vitivinicolo.

Sindaco, prosegue il vostro impegno per la sicurezza: la posa di nuove telecamere è ormai in dirittura d’arrivo. Saranno soddisfatti i suoi concittadini…

«Tutti i varchi delle strade comunali e provinciali saranno monitorate dalle telecamere: finalmente avremo tutti gli ingressi sotto controllo. Alcune telecamere, inoltre, sono in grado di leggere le targhe degli autoveicoli. Questo intervento, che era anche nel nostro programma elettorale, vale 150mila euro. L’abbiamo fatto di nostra istanza; pensiamo così, in questo modo, di poter dare una mano anche alle Forze dell’Ordine. Sappiamo che non sarà risolutivo ma sicuramente il sistema contribuisce a migliorare la sicurezza sul territorio». Nel 2017 avete assunto un nuovo agente di Polizia Locale, e nel 2018 si prevedono altre novità nell’organico: siete infatti in cerca di un nuovo cantoniere.

«Il suo lavoro principale sarà quello del cantoniere, visto che possiamo contare su diverse attrezzature: per esempio abbiamo una terna, un trattore con la lama per la neve, quindi siamo in grado di realizzare in autonomia tutti una serie di lavori, che vanno dalla manutenzione dei fossi alla pulizia delle strade. Facciamo lavori collegati anche alla Protezione Civile».

Secondo le richieste del bando, questo nuovo dipendente potrebbe occuparsi anche del trasporto scolastico, attualmente esternalizzato…

«è stato richiesto che abbia anche la patente necessaria. Oggi, infatti, il servizio scuolabus è esternalizzato, ma se un domani dovesse servire un cambio di rotta potremo fare affidamento anche questa possibilità. Noi abbiamo uno scuolabus di proprietà, che abbiamo affittato a chi ci fa il servizio. Se dovesse per qualunque motivo cambiare qualcosa, saremo in grado di gestire comunque il trasporto degli alunni».

Questi due nuovi innesti non potranno che far bene al suo Comune. È soddisfatto dei suoi dipendenti?

«Bè direi di sì, assolutamente. Molto soddisfatto. D’altra parte, ho una squadra che conosco da oltre vent’anni, visto che avevo fatto il sindaco già dal 1995 al 2004. Poi mi sono “disintossicato” e sono rientrato quattro anni fa».

Quali lavori pubblici avete in programma per il 2018?

«Quest’anno vedremo di chiudere la sistemazione del parco feste, e i lavori nella piazza. Per quanto riguarda le strade, abbiamo fatto alcune manutenzioni nel 2017 e cercheremo di proseguire nel 2018».

Cigognola è uno dei pochi comuni di piccole dimensioni all’interno del quale esiste un gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle. Come giudica questa esperienza e i rapporti con i suoi esponenti?

«Trattandosi di un piccolo comune, ci conosciamo tutti da quando siamo nati, quindi c’è un rapporto anche personale che mitiga le tensioni. Certo, li posso ritenere come gruppo poco propositivi: molto critici, ma senza che offrano soluzioni. Se uno mi dice che la raccolta differenziata va svolta in modo diverso, uscendo dalla Broni-Stradella, io rispondo: va bene, portami un progetto. Invece la cosa finisce lì. Le loro proposte negli ultimi quattro anni sono piuttosto limitate, se non mancanti del tutto, dal punto di vista del “come”».

Fra le proposte dei 5 Stelle, l’ultima è quella di istituire un Albo del Volontariato civico.

«Ma noi abbiamo già da tanto tempo la leva civica. Cigognola ha una storicità, 20 anni fa parlavamo già di lavori socialmente utili. Poi se vogliamo cambiare il nome, cambiamolo… Queste esperienze esistono già a livello nazionale, e si possono fare bene, ma all’interno del territorio va vista bene la loro fattibilità. Fare volontariato non vuole dire che uno si sveglia al mattino e decide che cosa fare. Stiamo comunque parlando di un ente pubblico, non del vicino di casa che viene a tagliarti l’erba del giardino».

Avete rinnovato, di recente, anche la convenzione che vi consente di utilizzare fino a tre persone condannate per reati minori, al fine di svolgere lavori socialmente utili.

«Abbiamo un accordo con il tribunale che riguarda condanne lievi, relative al Codice della Strada. Con questa convenzione possiamo inserire a disposizione qualche persona, ogni tanto».

Avete utilizzato spesso questo strumento in passato? Giudica positivamente questa esperienza?

«Lo abbiamo utilizzato qualche volta, l’anno scorso in due o tre casi. Tutto è utile: permette, se c’è la volontà di migliorarsi da parte di chi è inciampato, di fare qualcosa di utile per la società. Comunque, dobbiamo ricordarci sempre che ogni uomo è diverso dall’altro. Si deve creare un rapporto con alla base lo scambio umano».

Tutti gli amministratori, lei compreso, hanno deciso di rinunciare agli emolumenti. Dove avete deciso di destinarli?

«Si tratta di circa 20mila euro. Non abbiamo definito a chi darli in particolare, perché non mi piace il puro assistenzialismo. La quota è stata inserita all’interno del bilancio, che non definisce a priori a chi andranno. Ma di certo nel corso dell’anno si trovano numerosi destinatari. Oggi non si fa fatica a trovare come spendere soldi nel sociale».

Esattamente un anno fa si parlava della chiusura del centro commerciale Iper Dì e del licenziamento di 37 lavoratori; diversi, immagino, residenti a Cigognola. Ora le acque si sono calmate?

«Tutti i lavoratori sono stati riassorbiti dall’impresa, per il momento. C’è stata anche la riapertura di alcuni negozi negli ultimi tempi, si sta riproponendo un certo giro positivo. Fra i lavoratori ce ne sono diversi che sono nostri concittadini, gli altri provengono comunque dai comuni limitrofi».

Un’altra emergenza del nostro territorio è quella ambientale: quanto accaduto a Corteolona il 3 gennaio è solo l’ultimo campanello di allarme. Sul territorio di Cigognola c’è un’azienda, la Xilopan, che si occupa anche di rifiuti ed è giudicata a rischio di incendi rilevanti. Voi monitorate la situazione?

«Siamo in contatto continuo, conosco personalmente il titolare. Chiaramente in occasione delle varie visite di controllo da parte degli enti preposti veniamo portati a conoscenza di quanto emerge. Da un punto di vista più attivo, invece, non abbiamo grosse possibilità se non quella di inviare il vigile a fare i controlli che possono competere a noi. Devo dire, comunque, che abbiamo sempre avuto delle risposte in merito. Ho sempre riscontrato grande disponibilità».

Quali materiali vengono trattati in questa azienda?

«Si tratta di bancali e legnami, di mobili di recupero. Il grosso del lavoro dell’azienda, però, è la produzione di truciolato per la costruzione successiva di mobili».

Quale pensa sia, in questo momento, il problema più grave da affrontare per un sindaco dell’Oltrepò?

«Il problema che tutti vivono è quello della realtà agricola. Pur avendo a Cigognola una decina di aziende che lavorano nell’eccellenza, il territorio non è valorizzato in nessun modo. Io sono enotecnico, mi occupavo del vino trent’anni fa. Le problematiche sono rimaste le stesse: quello di non riuscire ad omogeneizzare il territorio con una qualità diffusa».

Quali sono stati gli errori del passato?

«Purtroppo i nostri agricoltori non investono abbastanza nelle aziende agricole. Chi ci ha creduto, ha avuto anche dei risultati. Come ho detto in più riunioni con gli altri sindaci e i vari rappresentanti, molti viticoltori hanno preferito comprare la casa a Rapallo, piuttosto che investire in azienda: oggi lasciano in eredità ai figli un’azienda e un appartamento al mare che non valgono più niente. Questo è stato l’errore: sbagliare l’investimento».

Quali sono, secondo lei, le necessità attuali?

«Dobbiamo rilanciare il territorio a livello manageriale. In California, in Sudafrica, ma anche in Franciacorta, sono intervenuti dei manager nella gestione delle aziende. Si è capito che queste devono dare un reddito, e non campare su qualche finanziamento della Regione o di altri enti come hanno fatto per anni. Nella nostra Comunità Montana, in un certo periodo, avevamo trattori più grossi dei terreni...».

Nel 2017 si era parlato di organizzare un grande evento intorno al mondo del vino, prendendo esempio (con le dovute proporzioni) da Collisioni, il festival agri-rock di Barolo. Potrebbe essere utile secondo lei?

«I grandi eventi possono aiutare, dobbiamo però cambiare il substrato su cui innestarli. Bisogna creare una concatenazione di fatti, di azioni, di lavori; non possiamo illuderci che il grande evento o l’Enoteca Regionale cambino da soli le cose… anche se sicuramente si tratta di passi avanti. C’è da rivedere completamente la gestione delle aziende e del territorio. Ci sono anche tanti giovani che, facendo di necessità virtù, rientrano nel settore. È questo che dobbiamo cercare di sviluppare».

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