Martedì, 12 Dicembre 2017

LA SPAGNA ACCUSA LA RUSSIA: “IN CATALOGNA OFFENSIVA SPUDORATA”

Tra Russia e Spagna è in corso una vera e propria guerra diplomatica per quanto riguarda la Catalogna. Madrid accusa ormai da mesi la Federazione Russa di essere la base da cui è partita la campagna di disinformazione con cui si è alimentato l’indipendentismo catalano e sono molti a ritenere che dietro questa ondata di notizie false e di troll di Twitter vi sia la precisa strategia del Cremlino di destabilizzare la Spagna, e, in via generale, l’Unione europea. I media spagnoli hanno da subito preso in esame questa possibilità e l’hanno sostanzialmente data quasi per certa. Ma se prima era soltanto un’ipotesi giornalistica vagliata da alcune inchieste più o meno approfondite, adesso sia il governo di Rajoy che l’intelligence confermano i vincoli tra le fake news sulla Catalogna e la Russia. Con una strategia informativa che ricorda molto quella utilizzata negli Stati Uniti dal Partito democratico con il Russiagate e che non è lontana da ciò che sta avvenendo anche nel Regno Unito da parte del governo May. E che segue di pari passo le indicazioni che arrivano dall’Unione europea e dalla Nato sul considerare molto attentamente i media russi e i profili social creati in Russia come veicoli d’informazioni false che avrebbero lo scopo di creare confusione e ingenerare disinformazione per destabilizzare il continente europeo in modo diverso a seconda del Paese colpito.

In Spagna, non essendoci un movimento euroscettico forte né candidati di spicco in grado di rompere con l’establishment, si ritiene che l’unico strumento di destabilizzazione fosse la Catalogna. E dunque questa regione si sarebbe trasformata nell’obiettivo di Mosca. Conferme di queste accuse, per ora, sono pari allo zero. Perché tutto si basa su un collegamento con il territorio russo, sia chiaro, ma non con il governo russo. Una precisazione non indifferente che è venuta dallo stesso Rajoy che ha tenuto a ribadire che le indagini del Cni (Centro Nacional de Inteligencia) si fondano sulla ricerca di “troll” creati in Russia e sull’analisi delle notizie false che, secondo Madrid, sarebbero state veicolate dai media russi, in particolare da Sputnik e Russia Today. Secondo quanto riporta El Confidencial Digital, che cita fonti interne all’intelligence spagnola, “l’intossicazione russa” (così viene definita da Madrid) sembrerebbe essere addirittura “spudorata”. Un tema studiato approfonditamente anche dal Real Insituto Elcano, un think-tank di studi strategici legato al governo centrale e che ha pubblicato un report specifico sulla capacità russa di estendere la propria sfera d’influenza attraverso la disinformazione.

La querelle fra Russia e Spagna riguardo alla presunta influenza russa sull’indipendentismo catalano ha subito un altro duro colpo grazie allo scherzo telefonico subito dal ministro della Difesa, Cospedal, da parte dei due comici russi, di cui uno si è finto il ministro della Difesa lettone. Lo scherzo telefonico, che sembrava dovesse rimanere nell’alveo della comicità, si è invece trasformato immediatamente in qualcosa di molto più importante. Innanzitutto perché nello scherzo il ministro spagnolo conferma la convinzione dell’esecutivo Rajoy che almeno la metà dei profili Twitter che veicolavano notizie false sul referendum indipendentista e sulle violenze, fossero di base nel territorio russo. Ma oltre alle parole del ministro, l’intelligence spagnola è preoccupata soprattutto dalla capacità dei due comici – già noti per questo tipo di scherzi – di telefonare direttamente al numero del ministro. I servizi non ritengono si sia trattato di uno scherzo innocente. Secondo Madrid, la telefonata era troppo dettagliata, così come l’uso dei nomi, della terminologia del protocollo da seguire e hanno utilizzato nomi di persone che lavorano effettivamente in determinati uffici del ministero della Difesa della Lituania. Insomma, per Madrid qualcosa non quadra. E infatti anche in Ucraina questi due comici, Alexei Stoliarov (alias ‘Vovan’) e Vladimir Kuznetsov (alias ‘Lexus’) sono addirittura definiti “agenti russi”.

Naturalmente questo ha inciso profondamente sui rapporti fra Russia e Spagna che, va detto, negli ultimi anni avevano anche avuto un avvicinamento sensibile, soprattutto in campo energetico. L’ambasciata russa ha espresso la sua profonda indignazione per le accuse rivolte a Mosca sulla creazione di notizie false. In particolare, l’ambasciata ha tuonato contro il quotidiano El Pais, reo di aver aizzato una campagna di russofobia senza prove. E in effetti, non esiste alcuna prova, almeno pubblicamente, del legame fra il Cremlino e questa presunta campagna disinformativa. Tutto quello che si conosce è l’esistenza  di troll di Twitter con base in Russia. E sui cui la stampa spagnola ha puntato il dito conducendo una campagna martellante. Nell’era del dark-web, dove difficilmente si sa quali siano le origini di un certo dato, difficilmente si può pensare che una campagna così importante sia così sfacciata. Ma è anche vero che le linee-guida dell’Unione europea e della Nato sembrano voler assolutamente serrare le fila nei confronti della Russia. Ci troviamo di fronte a una nuova Guerra Fredda in cui l’informazione ha un ruolo primario e sono in molti, in Occidente, a ritenere che il mondo sia obiettivo della disinformazione russa. Quello della Catalogna è un test, l’ennesimo, di quello cui assisteremo nei prossimi anni, e cioè dello scontro sempre più acceso fra Oriente e Occidente sul tema dell’informazione. Con rischi incalcolabili sia per l’arrivo di notizie false, sia per il labile confine che c’è fra l’accusa di fake-news e censura.

  1. Primo piano
  2. Popolari