Martedì, 21 Novembre 2017

CORANA - RAFFINERIA DI SANNAZZARO: "NON SO COSA FANNO, NON HO UN CONTROLLO"

Il Comune di Corana si è trovato, nel corso degli anni, a dover fare i conti con problemi di carattere ambientale. Non ultimo, quello determinato dalla raffineria di Sannazzaro De' Burgondi, che si trova a pochi chilometri dal piccolo centro della pianura vogherese, pur oltre il fiume Po. Il sindaco Vittorio Balduzzi, da anni al timone dell'amministrazione comunale, vigila come sempre sul suo territorio, grazie anche alle esperienze accumulate nel corso degli anni. Esperienze delle quali, con ogni probabilità, avrebbe fatto volentieri a meno…

La raffineria di Sannazzaro, insieme ad altri siti produttivi o di trasformazione della zona, rappresenta ormai una preoccupazione per molti cittadini.

In Lomellina si sono registrati ben sette grossi incendi negli ultimi nove mesi. Corana è il centro dell'Oltrepò più a rischio, per la vicinanza. La situazione è ancora sotto controllo?

"Dopo questi episodi ci arrivano, tutti i giorni, i dati rilevati dalle centraline ubicate nel nostro territorio. La più vicina a noi è quella di Cornale. Li teniamo sotto controllo e per adesso non ci sono state criticità".

È preoccupato per questi recenti eventi?

"Preoccupato sicuramente, perché siamo a distanza di pochi chilometri. Io non ho modo di sapere cosa succede in quegli impianti, che materiali usano, cosa fanno. Non posso avere un controllo.

E poi, per noi, il Po è come il confine di stato. È un altro mondo. Noi gravitiamo su Voghera, sull'Oltrepò, non ci sono dei grandi rapporti con la Lomellina. Non conosco personalmente il sindaco di Sannazzaro, ad esempio...

Però ci rendiamo conto della presenza della raffineria, e sappiamo che può essere un pericolo: è capitato a volte che si sentisse fin qui l'odore di nafta proveniente da Sannazzaro, portato qui da un certo tipo di vento. Poche volte, ma è capitato".

Come vi muovete, in caso di emergenza?

"Quando è successo l'ultimo episodio di Sannazzaro nessuno ci ha detto niente, per quanto riguarda i canali ufficiali. Quindi, appena saputo, ho chiamato i colleghi sindaci e i Carabinieri per avere qualche informazione...".

Ma a Corana ci sono stati particolari problemi dopo l'incendio alla raffineria?

"Quella volta ci è andata bene perché il vento tirava dall'altra parte. Si vedeva, però, che sull'asfalto era caduto qualcosa di diverso, come fosse piovuto. Un qualcosa di strano, ma le analisi dell'aria poi hanno escluso ci fossero problemi".

Pare che stia per essere rimossa la centralina di rilevamento posta a Voghera, una notizia passata un po' in sordina. Ne era a conoscenza?

"L'ho appena saputo. Se i Comuni non lo sanno non possono attivarsi… come fanno a farsi promotori di una richiesta di mantenimento della centralina se non vengono avvisati? È vero che c'è un’altra centralina a Cornale, però tutto il territorio dovrebbe essere tenuto sotto controllo".

Quali sono le preoccupazioni degli agricoltori di Corana?

"La preoccupazione c'è, noi non sappiamo, in ogni momento, cosa può esserci nell'atmosfera. Qui si coltivano anche orticole, si fanno coltivazione di eccellenza, patate, cipolla, e anche il peperone di Voghera… produzioni che devono essere preservate, evitando rischi inutili. Ci vogliono controlli".

A Corana avete avuto anche il problema di recuperare le aree industriali dismesse; cosa che, a sua volta, presenta criticità ambientali…

"Nel territorio comunale c'erano tre attività: la Prefabbricati Valdata, l'industria farmaceutica Diaspa, e la Italiana Pellet. Tutte e tre sono cessate: prima la Valdata, poi la Diaspa e per ultima l'Italiana Pellet. Un dramma per i nostri cittadini, tanti lavoravano in queste attività.

Dopo varie vicissitudini l’industria chimica è ripartita, mentre l’Italiana Pellet è stata assorbita da altre società che si occupano dell’essicazione del foraggio, e quindi siamo tranquilli da un punto di vista ambientale".

Resta ancora in sospeso la situazione dell'area Ex Valdata…

"Sì sono già svolte alcune aste per la vendita. La preoccupazione dell'Amministrazione è monitorare le criticità dell'area, che andrebbe sistemata. Spero arrivi presto un acquirente, che tenga in considerazione la posizione, che si trova a ridosso del paese. Vorremmo che arrivasse un'attività tranquilla".

Prima che venisse presentato il progetto dell’inceneritore di pneumatici fuori uso a Retorbido, pare che emissari della stessa società fossero venuti a bussare alla sua porta, proprio per l'area Valdata. È così?

"Sono venuti, ma non è nemmeno stato l'unico caso. Ne abbiamo avuti diversi nel corso degli anni. In genere, anche se magari non spetta neanche al Comune concedere certi tipi di autorizzazione, quando pensa a un progetto 'pericoloso' il proponente viene prima a parlarne con l'Amministrazione.

È chiaro che non essendo pratico di tutti i possibili casi, in genere prima di tutto mi documento, mi riservo di sentire i miei collaboratori, e sempre qualche tecnico, qualche ingegnere… Incontro magari anche il proponente, e voglio sempre presente qualcuno del mio gruppo, un assessore o un consigliere.

Nel caso dell'inceneritore, appena mi hanno spiegato cosa volevano fare sono stato subito in grado di capire di che cosa si trattava e che era il caso di non parlarne nemmeno".

Era stato presentato un progetto vero e proprio?

"No, non ci siamo nemmeno arrivati. Ho comunicato subito che valutati gli aspetti ambientali, sia tecnici, e tenuto conto che il luogo si trova nelle immediate vicinanze dell’abitato, delle probabili esalazioni derivanti dallo stoccaggio dei materiali e dei rifiuti nei capannoni, dell’incremento non sopportabile del transito di mezzi pesanti, e della tipologia in generale dell’impianto proposto, l'Amministrazione Comunale ha ritenuto la proposta di riconversione ad alto rischio ambientale e incompatibile con la sua localizzazione, e pertanto si è detta sfavorevole al riguardo.

Il sindaco di Corana è goloso: se arriva qualcuno che vuole fare panettoni, cioccolati, torroni e caramelle, biscotti, gli diamo ben volentieri una mano. Per questa tipologia, invece, fintanto che ci sarò io con il mio gruppo, che non si presenti nessuno, perché non ci saranno trattative".

Quali sono gli altri casi di cui parlava?

"Per un'altra area erano venuti a proporci un impianto per valorizzare i fanghi industriali. L’istinto è stato quello di prenderli e lanciarli fuori di peso...

ma non si può nemmeno essere maleducati. Sono arrivati qui in cinque ingegneri, e gli ho detto: spiegatemi nel dettaglio cosa volete fare. Ma ti raccontano solo una parte, poi dicono che c'è il segreto industriale… Uno di questi mi ha detto: ma lei, alla parola rifiuto, si spaventa?".

Sono tecniche di comunicazione, per cercare di ammorbidirla…

"Saranno anche delle tecniche, ma hanno sbagliato persona. Ho risposto: lo sa che se io poto una pianta il ramo è un rifiuto? C'è rifiuto e rifiuto, e modo di usarlo. Un altro impianto del genere era stato proposto per la Italiana Pellet. Si parlava di fermentazione con gli scarti della grande distribuzione. Non sono inquinanti per quanto ne so, però puzzano; e poi c'era una parte di valorizzazione di materiale inorganico.

La chiamavano 'valorizzazione'… ma si trattava di bruciare. Io lo chiamo con il suo nome: bruciare la plastica. Anche qui si trattava di pirolisi. Poi sei portato a essere diffidente, quando vedi tutti questi ingegneri, che si celano dietro termini di facciata".

Ogni volta che arriva una proposta o una richiesta si inizia subito a tremare…

"Siamo anche un po' prevenuti, lo dico sinceramente. C’è sempre la paura che chi arriva qui voglia fare un po' il furbo. Per questo cerco sempre qualche consulente per farmi illustrare un po' meglio le situazioni. Qualsiasi cosa che si instaura su un territorio ha un impatto. La valutazione da fare è fra i benefici e l’impatto.

Non si può barattare qualche posto di lavoro con la salute della gente. La salute è di tutti, non solo di Corana, che è grande come un fazzoletto: dobbiamo ragionare in termini più larghi. Necessità di lavorare la gente ce l'ha, ma ci vogliono garanzie.

L'esperienza in questo campo aiuta molto. Noi purtroppo abbiamo avuto tutti questi casi, per non parlare di quando c'era la cartiera. Per gli scarichi eravamo sempre in lotta".

A parte il ruolo che si gioca caso per caso, avete adottato, per quanto di competenza del comune, particolari atti per scongiurare rischi ambientali?

"Per quello che può avere a che fare con Sannazzaro, il controllo viene effettuato a livelli superiori al comune e ci arrivano i risultati delle analisi.

Per quanto riguarda altre attività sul nostro territorio, dieci o dodici anni fa volevano fare un impianto di biogas proprio vicino al paese, simile a quello che è stato poi presentato nei pressi di Casteggio.

Erano i cinque anni in cui non ero sindaco, fra un mandato e l'altro; ne avevamo discusso molto ed eravamo riusciti a far passare una delibera per salvare il centro abitato, per cui non possono esserci attività nel raggio di ottocento metri dalle abitazioni".

Cosa mi dice a proposito del rapporto con gli altri enti locali?

Per Retorbido si era mobilitata tutta la provincia, e non solo.

"Avendo noi un gruppo unito che in queste cose ci crede, e parlo della salvaguardia della salute pubblica, bloccando le cose all’inizio non abbiamo avuto necessità di coinvolgere gli altri".

Solo esperienze negative nella gestione delle aree dismesse, o anche qualcuna positiva?

"La riapertura della ex Diaspa è stata una grossa soddisfazione, e anche noi gli abbiamo dato una grossa mano. Uno degli assessori era dipendente dell'azienda e quindi conosceva molto bene la situazione. In un periodo nel quale tutti chiudono, questa per fortuna è una delle poche realtà che ha riaperto".

giift

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