Mercoledì, 22 Novembre 2017

OLTREPO PAVESE - "LA NOSTRA MISSIONE È LIBERARE GLI ANIMALI DALLA SCHIAVITÙ IMPOSTA DALL'UOMO"

Animalismo, filosofia vegana e Oltrepò hanno incrociato burrascosamente le loro strade l'estate appena trascorsa in occasione della fiera della Vacca Varzese a San Ponzo. Da una parte gli animalisti della sezione alessandrina del Meta (Movimento Etico per la Tutela di Animali e Ambiente), dall’altra gli allevatori che si sono adoprati per il recupero di una specie animale autoctona che stava sparendo. Tra di loro convinzioni e barriere molto più difficili da superare di qualsiasi recinzione o transenna. Il caso ha fatto scalpore, tanti gli insulti reciproci e anche qualche baruffa.

Un blitz animalista a una manifestazione dedicata a una razza in via d’estinzione difficilmente poteva attirare simpatie, anche tra gli stessi – cosiddetti - amanti degli animali. E infatti la condanna per quell’azione è stata unilaterale. Nessuno però ha provato ad ascoltare le ragioni dell’altra parte, per quanto "difficili" non tanto da comprendere, quanto da accettare. Per capire le motivazioni di chi anima il Meta (Onlus nata nel 2014 con sede principale a Biella e animata da volontari) non basta fare un passo indietro rispetto ad alcune consuetudini, né cercare un compromesso tra il rispetto e l’amore per gli animali e la capacità di nutrirsene.

Occorre rimettere totalmente in discussione non solo le proprie abitudini alimentari ma anche l’intero concetto di etica e coerenza cui siamo abituati. L’intransigenza quasi dogmatica che li contraddistingue gli vale la nomea di "estremisti" e attira poche simpatie in giro. Valerio Vassallo, che di Meta Italia è il presidente, lo sa bene. Ma tira dritto in quella che ritiene a tutti gli effetti una missione. 

Vassallo, partiamo dai fatti di San Ponzo. Perché avete scelto di manifestare contro una fiera di allevatori che mira al recupero di una razza quasi estinta?

"Conosco le critiche che ci sono state rivolte. Occorre però partire dal fatto che il nostro concetto è etico: noi siamo contro l’utilizzo e lo sfruttamento degli animali come cibo e questo vale in ogni contesto. Agiamo sia contro gli allevamenti intensivi che in altre situazioni, come quella di San Ponzo, dove le vacche in questione vengono comunque cresciute per poi finire al macello. Dietro alla filosofia del salvare una razza in estinzione c’è uno sfruttamento economico dell’animale e questo non ci sta bene".

In quel caso però avete tenuto un atteggiamento quantomeno aggressivo, non crede?

"Nel portare avanti il nostro messaggio ci scontriamo quasi sempre con la chiusura mentale più completa di fronte alle nostre argomentazioni, che spesso sfocia nella provocazione.

A San Ponzo c'è chi è andato in faccia ad una manifestante per deriderla sventolando una fetta di prosciutto che si è messo in bocca di fronte ai suoi occhi. Molti di noi sono persone con una sensibilità spiccata, un gesto simile urta. Da lì poi partono insulti e baruffe, noi non siamo gente che porge l’altra guancia, crediamo in questo ideale con grande forza e convinzione".

Non crede che l'antipatia di molti nei vostri confronti derivi però proprio da un certo modo di porvi?

"Sì, me ne rendo conto. Bisogna però comprendere che per noi salvare gli animali da quella che è a tutti gli effetti una schiavitù è una missione. Siamo come soldati in quel momento e ci scontriamo contro una realtà in cui ci rendiamo conto che non c’è possibilità di comunicazione perché le persone non riconoscono pari valore alla vita animale e ritengono una cosa normale sfruttare gli animali come cibo".

L'uomo però si nutre di animali praticamente da sempre… Perché per voi è sbagliato?

"Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che noi difendiamo la vita, in generale. Poi siamo nel XXI secolo, è comprovato che nutrirsi di carne o derivati animali non è necessario, possono essere tranquillamente sostituiti. Non è necessario e neanche salutare. Una volta ci si nutriva di quello che c’era. La carne era un lusso, la dieta specialmente per le fasce meno abbienti era a base di legumi, verdure, cereali.

Oggi c’è un consumo scriteriato di carne e latticini che non ha nulla né di salutare né di etico. Gli animali sono utilizzati al pari di oggetti, forzati con ogni mezzo per produrre carne e latte con metodi che di naturale non hanno nulla. Molte persone neppure sanno che le mucche producono latte solo quando ingravidate, esattamente come tutti i mammiferi. Si pensa invece che siano dei serbatoi che si riempiono da soli la notte per essere munte la mattina".

Non credete che il vostro messaggio etico pur condivisibile potrebbe passare meglio se non si avesse l’impressione che venga "imposto"? Sicuramente dare degli "assassini" agli allevatori e invitarli a vergognarsi non aiuta la comunicazione…

"Lo riconosco, però di fatto per noi sono tecnicamente assassini, perché comunque uccidono. E non è vero che siamo sempre aggressivi. Dipende dalle situazioni. Lo siamo magari nei contesti come le manifestazioni, mentre quando ci invitano a parlare alle scuole utilizziamo logicamente un approccio opposto. Anche alle manifestazioni, quando possibile in partenza cerco sempre di parlare con la gente. A San Ponzo ho cercato di andare tra loro e spiegare che in realtà quelle vacche che pensavano venissero ‘salvate’ erano comunque destinate al macello. Il loro sfruttamento avveniva per motivi economici. Lo abbiamo detto anche ai bambini, che rappresentano l’unica speranza per il futuro. Solo che a quel punto le persone hanno iniziato ad inveire contro di noi, ad insultarci, perché secondo loro logicamente ai bambini certe cose non andrebbero dette. Non dovrebbero cioè collegare la mucca tanto carina che accarezzano, legata a un palo, con la bistecca che troveranno nel piatto. A quel punto sono volate parole grosse al nostro indirizzo e noi abbiamo reagito".

Cosa significa per voi essere "animalisti"?

"Significa rispettare l'etologia della specie e volere che ogni animale sia libero e possa comportarsi secondo natura. Invece c'è troppa ipocrisia in giro, quasi tutti dicono di amare gli animali, però se ne nutrono oppure li umanizzano, altro fatto negativo, tenendoli con sé in contesti in cui sono sacrificati".

Lei ha animali?

"Non nel senso in cui tutti intendono la cosa. Io mi occupo di 2 cani al momento, ma non li ‘possiedo’. Me ne prendo cura in attesa che trovino adozione. Diciamo che mi occupo di molti tipi di animali, ma a rotazione, in base anche alle necessità dell’associazione, che molti ne salva durante le sue azioni. Non li colleziono come invece si fa solitamente".

A Varzi il primo settembre si è tenuta, nel macello locale, la festa islamica del Sacrificio con lo sgozzamento di numerosi animali. In tanti si sono chiesti dove foste…

"Eravamo già impegnati in un'azione, sempre contro lo sgozzamento rituale, a Lecco. Purtroppo non siamo abbastanza per poter essere ovunque, ma la nostra battaglia è attiva anche su questo fronte. Abbiamo già denunciato il fatto che non riteniamo ammissibile che, neppure per motivi religiosi di tutela di qualsivoglia minoranza, si possa derogare alla legge che impone quantomeno lo stordimento preventivo dell’animale prima della macellazione".

giift

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