Sabato, 25 Novembre 2017

LA BRIGATA DELLO STATO ISLAMICO ADDESTRATA PER COLPIRE IN EUROPA

Una brigata dell’Isis nata con il solo scopo di addestrare foreign fighter e colpire l’Occidente. Questa è la Brigata Al Kharsha, l’ultima trovata dello Stato islamico in Siria: un battaglione che utilizza i campi di addestramento nel territorio siriano non per condurre la guerra contro Damasco e gli alleati, ma per addestrare i terroristi a tornare in Europa e uccidere. Già da alcune settimane, i media britannici avevano riportato la notizia della nascita di questo reparto speciale dei terroristi del Califfato. A parlarne fu per primo il Sunday Times, che aveva ottenuto le rivelazioni di un miliziano catturato dai curdi durante le operazioni per liberare il territorio vicino a Raqqa. “Ci vogliono sette mesi per essere addestrati nella brigata al-Kharsha”, ha ammesso i di fronte ai curdi che lo avevano catturato. “È molto difficile. Ad ogni europeo che attraversa il confine in Siria, viene offerta la possibilità di unirsi alla brigata. Se 20 persone iniziano la formazione, solo cinque la finiranno. Poi, dopo aver finito con l’addestramento, tornano in Europa e colpiscono”.

Le fonti dell’antiterrorismo israeliano affermano che il nome completo di questa Brigata sarebbe Amniyat Al-Kharji. Le reclute intraprendono una formazione eccezionalmente difficile, più di quella dei miliziani in guerra contro le forze irachene e siriane. Il loro addestramento prevede anche una fortissima componente psicologica, che serve per mantenere lucidità durante tutto l’attacco terroristico, dall’inizio fino alla fine, accettando anche la morte come conseguenza della propria azione. Poche persone, fra le centinaia di reclute che si uniscono a questa brigata, finiscono il corso, come confermato dal terrorista arrestato dai curdi. Ma quelli che finiscono, e purtroppo ci sono, diventano delle vere e proprie macchine perfette pronte a colpire e fare più morti possibili. Alcuni, i migliori nell’addestramento, sono inviati nei loro paesi d’origine o di residenza, in attesa di un segnale preordinato per entrare in azione. Altri, quelli meno pronti all’azione ma comunque in grado di avere un ruolo fondamentale nella pianificazione degli attentati, rimangono in Siria, per agire come collegamento tra il comando centrale dell’Isis e i suoi capi e le cellule clandestine diffuse nei vari Paesi occidentali.

Secondo molti esperti occidentali, circa 50 terroristi provenienti da Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Belgio, hanno completato il corso di istruzione della Brigata Al-Kharsha e sono pienamente qualificati per compiere crimini orrendi nei loro Paesi. E sono molti a temere che l’azione di Barcellona possa essere stata manovrata anche grazie all’aiuto di un membro di questa Brigata, soprattutto per l’organizzazione dell’attacco, l’uso di armi privilegiate dall’Isis e per i contatti con predicatori e radicali in varie parti d’Europa e in Marocco.

Il problema vero di questa minaccia, non è, infatti, soltanto quello di aver creato macchina da guerra perfettamente in grado di creare morte e panico per le vie delle città europee, ma la possibilità che queste persone fungano da tramite tra l’Isis e nuovi soggetti da radicalizzare o anche da addestratori e mentori di tutti i foreign fighters di ritorno in Europa dopo la sconfitta in Siria e in Iraq. Le stime sul numero degli jihadisti europei andati in Siria e in Iraq per unirsi al Califfato sono sempre incerte, ma comunque si ipotizza che, almeno fino all’inizio del 2017, siano non meno di 5mila. Molti di questi, forse già un migliaio, hanno fatto ritorno nei loro Paesi d’origine, consapevoli che la ritirata dello Stato Islamico come entità parastatale in Medio Oriente comporti lo sviluppo di una guerra diversa, fatta su scala planetaria e sotto forma esclusivamente terroristica. Almeno fino a che non vi sia un nuovo fronte di guerra, magari in Nordafrica o in Asia centrale, o anche in Estremo Oriente, verso cui ripartire. Il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione europea, Gilles de Kerchove, ha recentemente confermato all’agenzia Reuters che circa 2mila, 2500 jihadisti europei, sono ancora in Siria, ma ha elevato molto il numero dei foreign fighters tornati in Europa, che, secondo il funzionario europeo, potrebbero già essere cinquemila.

I numeri sono preoccupanti, soprattutto perché le minacce dell’Isis verso l’Europa aumentano. Gli attentati di Barcellona e Cambrils, per la loro pianificazione, hanno dimostrato che il pericolo non può essere sottovalutato. Qui non si tratta di “lupi solitari”, ma di vere e proprie cellule organizzate e addestrate per mesi. Il fatto che sia sorta la Brigata Al Kharsha, non può che essere un ulteriore indizio di come il pericolo sia enorme. Non soltanto ci troveremmo di fronte a migliaia di jihadisti ben addestrati nell’uso delle armi e radicalizzati, ma anche a decine di persone specializzate proprio negli attacchi terroristici in Europa e collegati alla rete Isis in ogni parte del mondo. Una dichiarazione di guerra contro l’Occidente e contro l’Europa che sembra impossibile fermare.

giift

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