Venerdì, 15 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «LA PROVINCIA DI PAVIA HA LE PEGGIORI STRADE ITALIANE»

Le strade oltrepadane, si sa, sono un colabrodo. Pochi lavori di manutenzione e fatti in modo approssimativo, hanno inevitabilmente influito sullo sviluppo economico e turistico della zona. Anche a livello ciclo amatoriale la situazione è peggiorata parecchio negli ultimi dieci anni. A tal proposito abbiamo intervistato Fabio Finotti, 52 anni, costruttore di biciclette artigianali, con 39 anni di carriera agonistica alle spalle. La sua squadra è composta da una settantina di iscritti, cicloamatori e agonisti, che spesso venivano ad allenarsi sulle colline dell’Oltrepò Pavese quando le strade erano ancora praticabili .

Finotti, Lei è tortonese ma conosce molto bene l’Oltrepò Pavese.

«Io sono originario del pavese e la mia zona attuale è molto vicina alla Provincia di Pavia. La mia squadra conosce molto bene le strade dell’Oltrepò: un paio di scollinamenti e si è subito a Torrazza Coste e Montalto Pavese. Sono tutte strade che abbiamo frequentato durante i nostri allenamenti, di circa tre o quattro ore. Quindi dal tortonese si fa molto presto ad arrivare in Oltrepò».

Quando ha iniziato la sua attività agonistica? E quella artigianale?

«Ho iniziato a fare agonismo a 11 anni, mentre la mia attività artigianale a 27 anni».

Come mai, essendo pavese, ha scelto Tortona per la sua attività?

«Ho scelto Tortona per vari motivi: innanzitutto perché qui mi sono sposato, ma soprattutto perché ho capito che questa è una zona strategica, situata in un bivio di autostrade che collegano Genova, Milano, Torino e Piacenza. Quindi è una città facile e veloce da raggiungere da chi proviene da queste zone.
Ho iniziato con un piccolo negozio per poi trasferirmi in questo capannone sulla strada principale che porta a Castellania, paese natale di Fausto Coppi».

Qual è il suo principale cliente? Il professionista o l’amatore?

«Il mio principale mercato riguarda gli amatori e chi pratica cicloturismo. Il professionista cambia la bicicletta quando è rotta, l’appassionato invece la cambia per passione e per gusto. Chi viene da me vuole il massimo della personalizzazione: può scegliere forma e materiale del telaio, materiale di montaggio, colore… Tutto quello che vuole in base alla spesa».

Quanti unità produce annualmente e in quale mercato?

«Circa 300\350 pezzi annui. Vendo direttamente in tutta Italia, mentre il mercato estero è molto saltuario: ho venduto bici in diversi Paesi esteri.  Tranne in alcune zone,  non ho una rete vendita di importazione e mi occupo direttamente della vendita con il cliente finale. Come azienda produco essenzialmente biciclette da corsa e una piccola parte di mountain bike, ma ho anche la rivendita per alcuni marchi famosi».

Come si è evoluta la bicicletta artigianale negli ultimi anni?

«Una decina di anni fa c’è stata un’evoluzione radicale, passando prima dall’acciaio all’alluminio e poi dall’alluminio al carbonio. L’evoluzione non c’è stata solo nel materiale del telaio, ma anche nella meccanica e nei gruppi: cambi elettronici e freni a disco idraulici anche sulle bici da corsa. Il problema è che c’è troppa saturazione, troppe bici in commercio. C’è anche parecchia confusione sui telai in carbonio commercializzati. Se le persone comprano guardando solo il prezzo c’è il rischio che acquistino prodotti scadenti, anche se si tratta di carbonio. Il nostro vantaggio è che noi, ancora prima di assemblare la bicicletta, facciamo vedere al cliente il materiale che utilizziamo e gli spieghiamo le differenze tra i vari tipi di carbonio utilizzabili».

C’è ancora qualche apprendista che vuole imparare l’arte della bicicletta artigianale o si fatica a reperire e formare manodopera specializzata?

«Io sono fortunato ad avere un bravo meccanico, ma non è facile trovare giovani interessati. Le aziende grandi ormai utilizzano solo materiale d’importazione, telai che arrivano dalla Cina già fatti. Il nostro vantaggio è che noi usiamo solo materiale italiano montato da qui da noi. Sono tutti passaggi di artigianalità italiana,  tranne la bassa gamma, che non è Made in Italy, ma importata da un importatore italiano con sua garanzia».

Con la sua squadra gira spesso in Oltrepò. Quali sono le principali difficoltà che incontrate?

«Essendo di origine pavese io ho sempre elogiato la Provincia di Pavia e il nostro territorio. Negli ultimi anni incomincio ad aver vergogna. Ho visto una decadenza paurosa a livello stradale. La Provincia di Pavia ha le peggiori strade italiane: noi giriamo diverse province per partecipare alle gare, ma nessuna provincia è di livello peggiore di quella di Pavia. Quando andiamo in strada esiste già una problematica radicale che è quella dell’automobilisti distratti, che non ti vedono o che non mantengono le distanze. Il ciclista, anche se è bravo e corretto stando sul ciglio della strada, è malvisto dagli automobilisti. A questa problematica si aggiunge quella delle strade dissestate: quando viaggi devi stare molto concentrato, sia al traffico ma anche a non finire nelle buche. Negli ultimi anni sono capitati da me, in azienda, tantissimi ciclisti che, in seguito a cadute, hanno disfatto la bicicletta e si sono fatti parecchio male perché impreparati alla caduta. Penso che ci sia parecchio menefreghismo dalle istituzioni per quanto riguarda questo argomento. In Provincia di Alessandria non sono tutte perfette, ma c’è un’enorme differenza con quella di Pavia. Anche la poca manutenzione viene fatta in modo sbagliato: buttano una badilata di catrame nelle buche e poi scappano via. Servono anche dei supervisori che controllino come viene fatta la manutenzione».

In Provincia di Alessandria c’è una maggiore cultura per il ciclismo, sicuramente data dalle origini di Coppi e Girardengo. Quali differenze culturali trova con l’Oltrepò?

«Parlando di cultura e pratica del ciclismo, a livello di persone, a dire il vero non noto molta differenza. Per quanto riguarda la questione  provinciale e istituzionale sì. La Provincia di Alessandria, per quello che può fare, cura le strade di Fausto Coppi e ha sempre in progetto diverse manifestazioni inerente al settore.
Io so che in Provincia di Pavia è diventato molto più difficile promuovere le gare, soprattutto per difficoltà organizzative. L’Oltrepò Pavese, a livello geografico ha un bellissimo panorama. Peccato che non sia curato a livello stradale. Questo sicuramente influisce sul turismo. Anche noi ,come squadra agonistica, abbiamo scelto di non frequentare più l’ Oltrepò perché rischiamo di farci male».

Nei bambini e nei giovani nota ancora la passione per il ciclismo su strada?

«I bambini purtroppo sono più orientati verso la mountain bike perché il traffico è aumentato e i genitori preferiscono farli divertire su strade poco frequentate. Sono calati anche gli sponsor e quindi è più difficile  creare una squadra di bambini e farla seguire da dei tecnici. Si spera che prima o poi qualcuno si impegni a creare qualche struttura idonea per incentivare il ciclismo su strada per bambini».

Sappiamo che molti appassionati oltrepadani acquistano biciclette artigianali da Lei prodotte. L’attuale situazione critica delle strade pavesi come ha influenzato questo mercato?

«Certo. Proprio perché le strade sono impraticabili è cambiato anche il tipo di bicicletta richiesto dal cliente. Ora c’è una maggior richiesta delle “gravel”, una via di mezzo tra la bici da corsa e quella da ciclocross: hanno gomme più larghe per ammortizzare meglio le buche e i tagli dell’asfalto. Ma si è anche abbassato il livello della qualità richiesta: ora si tende a spendere meno  e non acquistare più la “superleggera” da seimila euro, ma quella da mille-millecinquecento euro, più pesantina ma con le ruotone che danno maggior sicurezza e stabilità. Questa problematica ha peggiorato tutto, abbassando il livello dalla qualità richiesta dal cliente».

Territorialmente parlando pensa che sarà un continuo peggioramento o  c’è una controtendenza?

«Ultimamente ho visto qualche segnale: già al Greenway da Voghera a Salice è stato un buon passo in avanti. Girano voci che verrà finalmente prolungata fino a Varzi. E’ un segnale positivo, sempre se avrà la giusta manutenzione e cura. Poi si spera che la Provincia di Pavia finalmente “ritorni in carreggiata”.

   di Manuele Riccardi

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