Martedì, 25 Giugno 2019

OLIMPIADE DELLA MOTO 2020 - LEGAMBIENTE LOMBARDIA : «NESSUNO VUOLE CHIUDERE LA PORTA IN FACCIA, CHIEDIAMO SOLO CHE CI SIANO DELLE REGOLE»

Come ormai noto, nell’agosto del 2020 il nostro territorio ospiterà la 95° edizione della ISDE – 6 Giorni Enduro. L’organizzazione dell’evento è stata affidata dalla Federazione Motociclistica Internazionale al Moto Club Vittorio Alfieri di Asti. Si sono già costituiti un comitato organizzatore ed un pool organizzativo. Il quartier generale è fissato presso l’aeroporto di Rivanazzano Terme, e le prove speciali si terranno in Valle Staffora e in Val Curone. Intorno a questa prospettiva si è creato un grande entusiasmo non solo negli ambienti motociclistici, ma anche nei discorsi delle persone comuni, che non sono certo abituate a vedere a queste latitudini eventi di caratura internazionale. Tuttavia, come spesso accade, esiste anche un rovescio della medaglia. Che va ad insistere su quello che è, volenti o nolenti, un nervo scoperto da molto tempo: il rapporto fra i motociclisti e gli agricoltori. Questi ultimi, a meno che non siano essi stessi appassionati di enduro, non vedono generalmente di buon grado - per usare un eufemismo - il passaggio delle due ruote sui loro terreni e sulle loro strade interpoderali.

I motociclisti della domenica, per intenderci, che sarebbero colpevoli di rovinare il fondo delle mulattiere. C’è, occorre dirlo, differenza fra i motociclisti isolati e quelli appartenenti a motoclub – in genere più organizzati, più rispettosi, più attenti anche alle condizioni del terreno. Altrettanto critici sono gli appassionati di trekking, che vedono nella loro passione un modo per far conoscere e rilanciare il territorio e non hanno piacere di ascoltare il rombo dei motori, o di trovare nel sentiero il solco creato da un motociclista che ha pensato bene di buttarsi in un sentiero fangoso. Questi e altri punti di vista sono entrati nelle discussioni di un comitato, sorto spontaneamente per studiare l’impatto che questa manifestazione avrà inevitabilmente sul territorio. Non si pensi, tuttavia, a barricate contro la manifestazione senza se e senza ma. Il pensiero del comitato è, tutto sommato, di buon senso: ‘‘Nessuno vuole chiudere la porta in faccia, chiediamo solo che ci siano delle regole’’. Ne abbiamo parlato con Patrizio Dolcini, membro del direttivo regionale di Legambiente Lombardia e, in questa veste, parte attiva del comitato.

Dolcini, il progetto sembra interessante. Cosa non la convince?

«Ci sono molte esigenze da tenere presente. Quest’anno hanno iniziato di nuovo a portare il bestiame nei pascoli alti. Se gli stessi territori vengono a essere investiti da fenomeni di questo tipo, sorge un nuovo problema che si affianca agli altri già esistenti. Poi c’è il discorso dei boscaioli. Alcuni hanno sistemato le strade agro-silvo-pastorali, a loro spese, per poter svolgere il loro lavoro. Potrebbero avere qualcosa in contrario. Quello che si chiedono è: io ho messo a posto le strade, ora mi fate passare di qui qualche centinaio di mezzi, e poi devo risistemare nuovamente tutti i percorsi?»

Non sono ancora stati posti sul tavolo questi problemi?

«Il problema, da un lato, è che allo stato attuale non si conoscono i percorsi che saranno interessati. C’è stato un passaggio in alcuni comuni, dove è stata presentata a grandi linee l’iniziativa, ma non i percorsi. In Provincia non è ancora stato presentato alcun documento, non sappiamo esattamente se sia stato presentato qualcosa in regione, ma abbiamo ragione di pensare di no. Il primo passo per poter esprimere un giudizio compiuto, per capire l’impatto che questa manifestazione potrebbe avere sul territorio, è l’arrivare ad avere un documento fra le mani.»

Che tipo di documento? Quali informazioni dovrebbe contenere?

«Questo documento deve indicare almeno a grandi linee i percorsi; per quanto riguarda le aree protette, si deve indicare quale sarà l’impatto ambientale. Su queste basi, intanto, si possono iniziare a fare dei ragionamenti. Il dubbio è che questa manifestazione venga proposta sul nostro territorio perché qui manca un riferimento normativo. È difficile che la si vada a proporre nelle Langhe, per fare un esempio. Che è un’area molto vocata per questi eventi, ma che può contare su un regolamento preciso. È molto difficile che la si proponga in Trentino, per le stesse ragioni.»

Quindi occorrerà che, in via primaria, si regolamenti la disciplina?

«L’idea nostra è anche questa: sfruttiamo in questo momento il traino che per certi versi può avere un’iniziativa di questo tipo per definire, anche qui, dei regolamenti. Siccome è un problema che esiste già, al di là della manifestazione in questione. Adesso è un caos. E si rischia di andare ad uno scontro fra le realtà che sono già presenti sul territorio (attività boschive, pascoli) e chi fa enduro.»

Non voglio immaginare l’insorgenza di fenomeni di “disobbedienza civile” o addirittura di sabotaggi…

«È anche questo che vogliamo evitare.»

Chi ha la potestà di emanare questi regolamenti?

«La Provincia può avere la giurisdizione per quanto riguarda la fascia collinare. La Comunità Montana per la fascia più elevata. Questi sono gli enti a cui rivolgersi. Per quanto riguarda gli organizzatori, quello che stiamo chiedendo è molto semplice: inizino a dirci cosa intendono fare. Ora come ora viaggiamo nel dubbio che possano esserci dalle poche decine fino ai 200 km giornalieri che verranno percorsi da centinaia di moto. In ogni caso non si può pensare che l’impatto sul territorio sia nullo. Nella sola provincia di Pavia, l’anno scorso, sono stati investiti 300mila euro di fondi regionali per sistemare i sentieri.»

Anche gli ATC, peraltro, si occupano di mantenere alcuni tratti di viabilità boschiva…

«Stiamo parlando di sentieri che vengono mantenuti da più soggetti. Non dimentichiamo che i sentieri dell’Oltrepò sono cruciali anche per gli appassionati di trekking, perché rappresentano un crocevia rispetto a tanti itinerari: Via degli Abati, Via del Sale… percorsi che rientrano nelle cosiddette ‘’Grandi vie’’. E hanno un loro lancio turistico. Non è un caso che l’assessore regionale Magoni abbia destinato fondi per questo tipo di turismo all’Oltrepò. C’è una vocazione in questo senso. È chiaro che una manifestazione di questo tipo non deve interferire e magari distruggere quello che è stato costruito.»

Insomma, non si tratta di richieste inattuabili. Chiedete, in sostanza, di tenere presenti le esigenze di tutti gli interessati e la vocazione del territorio. E di regolamentare il settore.

«Ma poi, regolamento a parte, non è totalmente chiaro a chi tocchi autorizzare una manifestazione di questo tipo. I Comuni hanno potestà fino a manifestazioni di due giorni. La Comunità Montana fino a tre giorni. Qui si parla, peraltro, di coinvolgere due provincie e quindi anche due regioni. In più c’è da tenere presente una convenzione firmata fra la federazione motociclistica e il Corpo Forestale (confluito nei Carabinieri Forestali), che dà una serie di indicazioni che in qualche caso sono state anche ottemperate.»

Pare che le autorità locali vedano di buon grado la manifestazione in questione.

«Noi abbiamo scritto a tutti: Provincia, Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, comuni… laddove abbiamo avuto risposta, ci hanno detto che erano stati informati che esiste una volontà di organizzare questa manifestazione; altri, però, ci hanno ringraziati di averli informati, perché non ne sapevano niente.»

Si è formato una sorta di ‘‘comitato’’ per seguire gli sviluppi della vicenda. Chi ne fa parte?

«Legambiente Lombardia e Piemonte, Legambiente Oltrepò, CAI ligure-piemontese, Comitato Tutela Ambiente Montano delle Quattro Provincie, e poi una serie di associazioni locali che man mano stanno arrivando; come Oltre le strette (Val Borbera), La Burela di Zavattarello, l’Anpi, gli amici della biblioteca, e poi tutta una serie di associazioni locali che non sempre si occupano di ambiente.  In più ora vedremo se sarà possibile coinvolgere chi opera a livello economico, come gli agriturismi. Alcuni già hanno dato la loro disponibilità. Sonderemo anche la posizione di Coldiretti. Altra cosa è capire come si posizionano i vari sindaci.»

Quale può essere il loro ruolo?

«Una delle cose che emergono in questo territorio è la frammentazione in microproprietà. Diventa anche un problema avvisare tutti i proprietari dei terreni coinvolti. Normalmente i comuni espongono all’Albo Pretorio un avviso che, normalmente, non guarda nessuno. Quello che noi andremo a richiedere ai sindaci è che agiscano nel modo più corretto e trasparente possibile, avvisando direttamente almeno i proprietari maggiori. Non vengano a saperlo dal giornale. La trasparenza passa anche da queste cose. Poi c’è la questione delle aree protette. La normativa dà indicazioni ben precise. Occorre valutare l’impatto sull’ambiente naturale. Non è che abbondiamo enormemente di aree di questo tipo; è però anche vero che 4 o 5 aree, in questi percorsi ci sono. Da questa documentazione che va presentata vorremmo capire qual è il livello di interazione. Teniamo ben presente il fenomeno di Monte Alpe, che ormai è diventato quasi una pista per enduristi.»

Le posizioni favorevoli fino a questo momento espresse da alcuni amministratori, certamente, valutano con positività l’effetto che una gran presenza di appassionati potrebbe portare all’indotto. Non solo in relazione alla manifestazione in programma, ma anche ad una presenza più puntuale degli appassionati di enduro sul nostro territorio. Ricadute a livello di attività ricettive, in particolar modo. E quindi, in prospettiva, anche di occupazione…

«Abbiamo sentito il parere di alcuni imprenditori, siamo andati a parlare con chi ha agriturismi piuttosto che altre attività che possono trarre beneficio dalla presenza di visitatori. Per quanto riguarda la presenza di cacciatori sono felicissimi, perché in genere sono abbastanza stanziali nelle loro abitudini: si fermano anche a dormire, oltre che a mangiare, e sono propensi a tornare. Gli enduristi pare siano molto spesso di passaggio. Arrivano di mattina, con la moto sul loro carrellino; magari fanno merenda ma raramente si fermano per cena e poi se ne vanno. In più, siccome comincia a esserci un certo turismo ambientale nel fine settimana legato anche alle camminate, e dal momento che alcune realtà hanno fatto investimenti su questo tipo di turismo, è normale che ci sia un po’ di preoccupazione. Nessuno vuole vietare agli appassionati di enduro di praticare il loro sport, ma è giusto che si mettano dei paletti, delle regole. Ci possono essere aree autorizzate e aree non autorizzate.»

Altri suggerimenti, oltre all’adozione di un regolamento?

«Quello che chiediamo è molto semplice. Primo: avere informazioni e quindi documentazione. Secondo: un regolamento. Nessuno vuole chiudere la porta in faccia, chiediamo solo che ci siano delle regole. Ormai abbiamo regolamentato tutto, regolamentiamo anche l’enduro. Terzo: cerchiamo di capire se l’impatto che si prospetta è sopportabile dal territorio, ma anche se conviene al territorio. Recenti manifestazioni di questo tipo sono rimaste in piedi unicamente perché sono arrivati fondi statali a tenere il bilancio in pareggio. C’è anche da valutare la convenienza di un’operazione di questo tipo.»

Il ‘‘comitato’’ cui accennavamo prima si è già riunito, nelle scorse settimane, a Valverde. Sono state prese decisioni?

«Quello che è stato deciso, a livello generale, è quanto abbiamo detto fino a questo momento. Ci troviamo in un territorio dove è normato tutto, in maniera sensata, e chiediamo che siano normate anche attività come l’enduro, prima che si vada a creare disagi e magari anche scontri che possono tranquillamente essere evitati.»

Ci sono degli esempi di regolamento che possiamo citare?

«I regolamenti a cui fare riferimento sono quello della Provincia Autonoma di Trento, che è un regolamento molto sensato, nel senso che esclude le aree boschive dove avviene un’attività legata a operazioni forestali, esclude le aree naturalistiche e i sentieri segnalati. Insomma, ci sono dei paletti: entro questi paletti le attività sono consentite. Bisogna rendere la pratica dell’enduro compatibile con quelle che sono le altre attività del territorio. Escluderei, per esempio, le aree vitivinicole aree di pregio.»

È anche l’occasione per tornare a conoscere il territorio e per mapparne le peculiarità. Anche questo è un ambito molto frammentato…

«Un ulteriore input che può venire è anche questo. A fronte della proposta di una regolamentazione in tal senso, noi stiamo anche portando avanti un’attività sul territorio per far crescere da un lato quella che è la conoscenza territorio, e dall’altra l’idea di un turismo responsabile. Ci sono decine di iniziative sul territorio. Pensiamo solo alla Strategia Nazionale Aree Interne. Ci sono associazioni come il Comitato per il Rio Morcione, come Volo di Rondine… E peraltro, a livello istituzionale, stanno anche arrivando consistenti per lo sviluppo di un certo tipo di turismo. Stiamo guardando con attenzione anche il Piano di sviluppo locale della Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, che tocca anche attività forestali e agricole.»

Il comitato, che probabilmente si allargherà, potrebbe diventare un coordinamento più strutturato, più regolare… una delle pecche del nostro territorio è che ci si riunisce sempre e soltanto quando emerge una questione (un possibile problema). Poi, però, ‘‘passata la festa, gabbato lu santu’’: ognuno torna a pensare al proprio orticello.

«Lo sforzo che stiamo facendo come Legambiente e come Comitato Quattro Provincie è proprio quello di costruire un quadro generale. Il fatto di iniziare a fare questi coordinamenti nasce anche dall’esigenza di mantenere un filo comune fra le iniziative che riguardano questi temi. Non solo l’enduro.»

Prossime iniziative?

«Pensiamo di proporre un’attività abbastanza regolare, per lo meno una riunione mensile a livello di comitato, e cercare di coinvolgere tutte le varie realtà. Man mano le renderemo note. Cercheremo di organizzare delle uscite per far conoscere il territorio. Alcune zone sono state quasi dimenticate. Zone bellissime che conoscono molto meglio i ciclisti tedeschi che i camminatori pavesi.»

Ovvero?

«Ci sono zone del Penice dove la Federazione Ciclistica Tedesca ha mappato dei tracciati straordinari. Zone che noi conosciamo per modo di dire, che visitiamo poco.»

La prima riunione del comitato si è tenuta nel nuovo Centro Polifunzionale di Valverde. Un punto di riferimento…

«Valverde è un esempio di come si possa coniugare in un piccolo centro il far crescere un turismo di qualità con la rivalutazione generale del territorio. C’è un ostello, un centro polifunzionale, un Parco Locale di Interesse Sovracomunale che può essere ampliato, con Calenzone e tutta l’area intorno all’Alpe.»

di Pier Luigi Feltri

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