Domenica, 21 Ottobre 2018

OLTREPÒ PAVESE : “SE CA GHE DA RID?” (“COSA C’È DA RIDERE?”).

La cronaca locale in queste ultime settimane ha dato ampio e variegato spazio a due fatti che ho seguito con interesse. Li ho seguiti perché conosco le due persone coinvolte e le conosco da anni.

Uno fin da quando è nato, l’altro da almeno 25 anni. Per entrambi nutro stima ed amicizia e come succede a tutti i mortali ed in ogni attività lavorativa, ci sono a volte dei problemi. Ad una di queste due persone è capitato un controllo da parte delle autorità competenti nell’ambito della sua attività di gestore di locali pubblici.

La notizia è stata che il locale oggetto del controllo avrebbe chiuso per alcune settimane, che molti dipendenti non erano in regola, multe salate in arrivo etc. etc. etc. in sostanza non è stato così: il locale è rimasto aperto, i dipendenti, se mai ci sono state piccole irregolarità nell’ambito del ginepraio normativo italiano, evidentemente sono state risolte ed hanno continuato il loro lavoro.

Un normale fatto di cronaca, nulla di che, nulla di più. All’altro amico, manager di un importante Consorzio dell’Oltrepò, è capitato, come succede quando si rivestono ruoli dirigenziali, di essere sospeso dal Consiglio d’Amministrazione per verificare se alcune sue decisioni erano in linea con le direttive generali date dal Consiglio stesso.

Anche questa notizia è stata data con ampia e variegata enfasi, in sostanza è che il Consiglio d’Amministrazione verificherà, ed il manager sospeso, tranquillamente, argomenterà le decisioni da lui prese durante il suo lavoro dirigenziale. 

Nessuna delle due notizie mi ha sorpreso, succede tutti i giorni che ci siano controlli alle varie attività commerciali, succede tutti i giorni che i manager di società vengano sospesi o venga interrotto il rapporto di lavoro.

Vale come esempio sportivo quanto è successo a Marotta con la Juve che in questi giorni, pur avendo sempre svolto il suo lavoro in maniera eccellente, ha visto il Consiglio d’Amministrazione della società torinese prendere la decisione di interrompere il rapporto di lavoro.

Succede, non mi stupisco e non voglio, ne è necessario che io lo faccia, difendere questi due amici, sarà il tempo, che giudicherà il loro operato professionale.

La cosa che invece mi ha colpito è come molta gente, anche molti amici delle due persone coinvolte, abbia reagito alla notizia con un sorriso soddisfatto!

Tanti, troppi, commentando la notizia sorridevano e a tutti, ma proprio a tutti, ho chiesto, in dialetto oltrepadano, lingua che adoro, “Se ca ghe da rid?” (“Cosa c’è da ridere?”). Una cosa alla quale non avevo mai dato peso in questi anni è come la gente, anche i conoscenti e molte volte gli amici, quando succede un problema ricevono e commentano la notizia con un sentimento di soddisfatto piacere. C’è poi chi simula meglio e chi peggio, ma nei loro occhi ho letto e si legge una vena di soddisfazione.

Non è forse cattiveria, non è forse stupidità, non è forse invidia, ma il sentimento che traspare si può riassumere con una frase in dialetto “Un po’ a testa in brasa a la mama” (“Un pochino per ciascuno in braccia alla mamma”), frase che vuol dire “mal comune mezzo gaudio”. Ed anche: ”È toccato anche a lui e non sempre a me”. Chiaramente, questo sentimento di molti, ma per fortuna non di tutti, non è solo oltrepadano, ma è un sentimento universale. I tedeschi questo sentimento lo chiamano “schadenfreude”, che tradotto vuol dire gioire, provare piacere per il danno altrui, per la malasorte subita dagli altri.

L’Oltrepò Pavese ha tante cose belle ed alcune anche buone, anche da mangiare e da bere, ma è sotto gli occhi di tutti che ha anche tanti problemi, una fetta importante di questi problemi è legata al turismo, ai prodotti tipici, alla promozione dell’Oltrepò e nonostante tutti i problemi che oggettivamente ci sono, il turismo, il vino,  il divertimento potrebbero essere una risorsa importante per questa nostra terra, le soluzioni commerciali, marketing e pubblicitarie per migliorare la situazione sono e sarebbero molte, ma forse c’è un problema, molti, forse troppi oltrepadani sono  pervasi come direbbero i tedeschi, da   “schadenfreude”… “purtropp”… che non è tedesco ma molto più semplicemente dialetto dell’Oltrepò, e penso non abbia bisogno di traduzione alcuna.

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