Sabato, 17 Novembre 2018

RIVANANAZZANO TERME , GODIASCO, SALICE TERME - «RIVANAZZANO HA UNA IDENTITÀ DI PAESE PIÙ FORTE, RADICATA. A SALICE INVECE SI SENTE MENO»

Sette parrocchie e tre paesi importanti da seguire. Il compito di don Stefano Ferrari si fa ancora più impegnativo da quando, in seguito al pensionamento di don Rino Mariani, ha ereditato anche quel di Godiasco, che si aggiunge così ai paesi di Rivanazzano e Salice Terme. «Le realtà coinvolte sono di più perché le chiese si trovano su un territorio vasto» spiega don Stefano. «Alcune di queste però sono chiuse, come quella di Nazzano che ha problemi strutturali, in altre invece non si dice messa in maniera regolare e l’impegno più gravoso è rappresentato dalla manutenzione».

Don Stefano, fa tutto da solo o c’è chi l’aiuta?

«L’unico altro parroco che può darmi una mano celebrando qualche funzione è don Alfredo, che nonostante abbia ormai 89 anni ha una tempra eccezionale essendo stato missionario in Burundi e Repubblica del Congo per molti anni. Per il resto ho diversi collaboratori a Rivanazzano, un po’ meno a Salice. Adesso sto cercando di connettermi con la realtà di Godiasco, per arrivare a chi aiutava don Rino».

La sua gestione è improntata a valorizzare in modo particolare l’oratorio, soprattutto quello di Rivanazzano. Quello di Salice invece, tanto caro al suo predecessore, che destino avrà?

«L’oratorio di Salice è la struttura con i locali migliori e più adatti ad attività didattiche, quindi si è deciso di dedicarlo al catechismo ogni mercoledì, venerdì e sabato. Su Rivanazzano invece da un paio d’anni abbiamo investito dedicando la struttura alle attività ricreative e le feste. Quest’anno siamo riusciti a fare tre settimane di grest con i più piccoli di cui siamo molto soddisfatti. La riorganizzazione delle attività è dovuta al fatto che sarebbe impossibile con le forze esigue che abbiamo mantenere le medesime attività in tutti e tre gli oratori, servirebbe molto più personale. Per questo si è deciso di concentrare la parte dedicata alla ricreazione a Rivanazzano, lasciando a Salice la catechesi».

C’è molta richiesta per il catechismo?

«Sì, attualmente abbiamo più di 200 bambini da gestire e ancora non sappiamo quanti iscritti porterà Godiasco. Il mercoledì e il venerdì sono i giorni dove c’è maggiore richiesta e sono saturi. L’appello alle famiglie è di appoggiarsi di più al sabato mattina. Il grosso della richiesta è sempre per il mercoledì, dove arriviamo ad avere anche 120-130 bambini non senza difficoltà».

Quanti catechisti avete?

«Una dozzina, fortunatamente la parrocchia esprime un buon numero di volontari».

A Rivanazzano invece chi la aiuta?

«Devo dire che sono molto contento di notare che ci sono numerosi genitori volontari che decidono di dedicare parte del loro tempo alla vita dell’oratorio, che apre ogni sabato e domenica proprio grazie al loro impegno e generosità. Siamo una comunità piccola ma piuttosto unita».

Secondo lei l’oratorio ha ancora quel ruolo di centro di aggregazione giovanile che lo ha sempre contraddistinto?

«Certo non è più quello di una volta, ma perché il mondo è cambiato e i bambini sono diversi. Prima diciamo che le alternative erano veramente poche o forse nessuna. Oggi ce ne sono talmente tante che noi non possiamo neppure permetterci di sognare di poter entrare in competizione. Quello che puntiamo ad offrire semmai è un di più in preparazione cristiana».

Il suo ruolo di sacerdote la mette in contatto con diverse realtà del tessuto sociale. C’è povertà in questa zona d’Oltrepò? Se sì a quale livello?

«Io vengo da Novi Ligure, una città di 28mila abitanti molto più industriale che ha sofferto tanto la crisi, che era percepibile dal 2007-2008 in poi. Qui mi pare che la si sia sofferta un po’ di meno. Questo non significa che non ci sono famiglie in difficoltà, se mai direi che il fatto di vivere in una zona più di campagna, agricola, offre magari più possibilità per cavarsela, o comunque delle alternative. Ci sono comunque persone che vengono a chiedermi aiuto per trovare un lavoro, una quindicina di nuclei famigliari circa. Il problema però è che oggi un imprenditore o chi cerca personale da assumere non va più dal parroco a chiedere consiglio. Per questo mi risulta difficile fare da punto di incontro tra domanda e offerta, quindi demando alcuni casi ad associazioni di volontariato».

Parliamo di immigrazione. Ha conosciuto i migranti di Salice e Godiasco?

«Con la realtà di Godiasco devo ancora entrare bene in contatto. Quelli di Salice invece, che erano circa una ventina, li ho incontrati. Brave persone, alcune ora hanno trovato lavoro e si sono trasferite altrove. La maggioranza era musulmana, ma due o tre di loro erano cattolici. Mi ha colpito molto il fatto che uno di loro ha chiesto di ricevere il battesimo. Lo ha ricevuto la notte di Pasqua dell’anno scorso, dal vescovo in cattedrale a Tortona».

Che differenza trova tra Salice e Rivanazzano?

«Rivanazzano ha una identità di paese più forte, radicata. A Salice invece si sente meno, probabilmente perché negli ultimi venti o trent’anni è stato popolato da chi aveva radici altrove. Probabilmente servirà ancora una generazione perché anche Salice costruisca la sua identità».

di Christian Draghi

IL-PERIODICO-MEZZA-PAGINA-enel-coghera Il-periodico-FASTCON ADORNO-aprile Verde-Ferrari_mezza-01-copy-copia
  1. Primo piano
  2. Popolari