Giovedì, 22 Novembre 2018

SONO TANTI I PUNTI DI CONTATTO TRA LA COMUNICAZIONE POLITICA DEL MINISTRO DI HITLER E LA COMUNICAZIONE POLITICA ODIERNA

Il processo di Norimberga e la successa ‘denazificazione‘ dell’Europa ha debellato il nazismo. C’è però un ambito in cui la dottrina nazionalsocialista è riuscita a sopravvivere e, anzi, a mettere radici. E’ una verità inquietante ma, almeno parzialmente, la comunicazione politica di oggi segue i principi predisposti dal numero due del Terzo Reich: Joseph Goebbels. E’ quanto emerge dal saggio di Leonard Doob, “Goebbel’s Principle of Propaganda”. Sono tanti, troppi, i punti di contatto tra la comunicazione politica del ministro hitleriano e la comunicazione politica di oggi. Joseph P. Goebbels, gerarca nazista e, tra i vari incarichi, capo della sezione di Berlino del NSDAP, nonché ministro del Reich per l’istruzione pubblica e la propaganda dal 13 marzo 1933 al 30 aprile 1945. Soprannominato “Herr Doktor” per via del suo dottorato in letteratura, ma definito da Thomas Mann “storpio nel corpo e nell’animo” (non venne infatti mai reclutato nell’esercito tedesco per via di una malformazione). Goebbels, nato a Rheydt il 29 ottobre del 1897, arrivò a dirigere i vari ambiti dell’informazione e a controllare la vita sociale del popolo tedesco fino alla sua morte avvenuta nel maggio del ‘45. Contribuì a fomentare l’odio razziale e si fece portavoce di campagne contro la cultura, a sua detta “degenerata”, del nemico, organizzando a Berlino roghi dei libri banditi dal regime. Goebbels nel periodo che va dal 1942 al 1943 scrisse a mano 6.800 pagine di diario (anche se probabilmente non interamente autobiografiche e originali) che riportano i principi da lui perseguiti in nome dell’ideologia e del fanatismo nazionalsocialista.

Riassumendone le caratteristiche principali, la propaganda deve essere:

  1. Principio della semplificazione e del nemico unico.

È necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

  1. Principio del metodo del contagio.

Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

  1. Principio della trasposizione.

Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

  1. Principio dell’esagerazione e del travisamento.

Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

  1. Principio della volgarizzazione.

Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

  1. Principio di orchestrazione.

La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: «Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità».

  1. Principio del continuo rinnovamento.

Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

  1. Principio della verosimiglianza.

Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

  1. Principio del silenziamento.

Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

  1. Principio della trasfusione.

Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

  1. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

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