Domenica, 21 Ottobre 2018

OLTREPÒ PAVESE - ELEZIONI I “TROMBATI” ED I “TROMBANTI”

Su tutti i giornali sportivi durante la settimana i giornalisti si sbizzarriscono nel pronosticare le formazioni o la percentuale di chi ha più probabilità o meno di giocare la partita della domenica, partita che disputano le varie squadre dei vari campionati. Arriva poi il momento in cui, circa un’ora prima del fischio d’inizio partita, l’allenatore deve fare le sue scelte e compilare la distinta con gli undici che andranno in campo, distinta che viene consegnata alla terna arbitrale. Quelli indicati dall’allenatore sono i calciatori che da lì a poco andranno in campo cercando di ottenere il miglior risultato possibile e sui quali i tifosi riversano le loro aspettative di vittoria. Così anche nella politica! La fase di allenamento, per i politici oltrepadani significa: cene, incontri più o meno riservati, aperitivi con i referenti di turno, viaggi a Pavia dei vari capataz provinciali, viaggi a Milano dai boss politici... Il tutto per ottenere la candidatura.

L’iter che va in scena si ripete da sempre e così è stato anche per questa tornata elettorale, per coloro che aspiravano ad un posto come candidato regionale o alle politiche. Il sogno è o era di sedere su uno scranno come consigliere regionale o come onorevole o senatore della Repubblica.

Sogno che era entrato non nell’anticamera, come si suol dire, ma proprio nel cervello di molti politici, o considerati tali, oltrepadani. Un mese fa i vari allenatori dei partiti politici hanno depositato la distinta di chi giocherà, perché anche nei partiti, così come nelle squadre di calcio, a un certo punto c’è qualcuno che deve decidere chi entra in campo e chi sta in panchina, in parole povere chi è “trombato” e chi è “trombante”.

Nelle settimane successive, le scelte degli allenatori politici sono state contestate. I “trombati”, seppur non tutti, e seppur con modi diversi, hanno espresso il loro disappunto per non essere stati scelti come titolari, in questo caso come candidati per contribuire alla vittoria della loro squadra-partito. C’è chi la cosa l’ha presa con filosofia, forte del detto “c’est la vie!” (così è la vita), c’è chi l’ha presa con amarezza macerandosi sul “con tutto quello che ho fatto io per il partito non meritavo di essere escluso”, c’è chi l’ha presa male al limite dell’isteria e nei giorni successivi così come fanno i bambini, quando gli si nega un gioco, si sono messi a pestare i piedi e a piangere, e qualcuno, così come fanno i calciatori lasciati a “marcire” troppe volte in panchina o in tribuna, ha ventilato l’idea di cambiare squadra-partito. Ai bambini si perdonano i capricci, son bambini... e anche la richiesta da parte di un calciatore  di cambiare squadra è quasi sempre accettata, perché di bandiere nel calcio non ne esistono più. In politica però il pestare i piedi e il frignare ed il voler cambiare squadra-partito è meno capibile: se uno è iscritto ad un  partito, e ha sempre parteggiato per quel partito e quindi crede negli uomini e nelle idee di quello stesso partito, se non viene scelto… una volta che è “trombato”…. fa il diavolo a quattro. Lo fa più o meno in separata sede o più meno in pubblico o inizia a dire che il partito ha sbagliato o che l’allenatore non capisce niente e che sta valutando di cambiare partito.

Beh… vorrebbe dire cambiare la propria ideologia, la propria fede politica o una parte di essa, diciamo che chi fa così è un saltimbanco della politica nel senso letterale del termine, cioè che salta proprio da un banco di un partito all’altro nella speranza, un giorno, di essere candidato e di riuscire a strappare il biglietto di sola andata per un seggio o per un consiglio regionale o per il senato o per il parlamento a Roma. Alle prossime elezioni, agli oltrepadani, dei trombati non importerà nulla, i trombati non giocano. Agli oltrepadani ora interesserà capire cosa promettono i trombanti, insomma coloro che sono in lista.

Sarà il risultato delle urne a dire a quali promesse, ops scusate… programmi enunciati dai vari candidati in lizza gli oltrepadani hanno dimostrato di credere.

I candidati facenti parte della “pattuglia Oltrepò” sono abbastanza numerosi sia per le regionali sia per le politiche, se ne venisse eletto qualcuno sarebbe... forse...un’ottima cosa per la nostra terra. Gli ultimi politici oltrepadani eletti sono stati Giancarlo Abelli, Paolo Affronti e Luigi Fabbri, quindi se venisse eletto qualcuno dei “nostri”, di qualunque partito esso sia, sarebbe già qualche cosa. Ora c’è la ragionevole certezza che almeno uno/a oltrepadano/a sia eletto/a ad uno scranno romano, c’è anche la fondata speranza che qualche altro venga eletto per il consiglio regionale. Il 4 marzo si vota, è il momento della scelta! Tutti i candidati in cuor loro hanno la speranza di essere eletti, speranza umanamente capibile, uno mica partecipa ad una competizione, anche politica, se non è convinto di avere le idee, i numeri ed il consenso necessario per essere eletto. La speranza è l’ultima a morire! Detto nel caso specifico, calzante!

Io non so cosa sceglieranno gli elettori oltrepadani, spero solo che chi sarà eletto non ripeta, per i prossimi 4 o 5 anni, le solite trite e ritrite frasi: “dobbiamo fare squadra per il rilancio dell’Oltrepò”, “dobbiamo batterci per costruire il ponte della Becca e sistemare gli altri ponti”, “dobbiamo essere tutti uniti per il rilancio del vino oltrepadano”, “dobbiamo fare un tavolo di regia per sistemare le strade”, “dobbiamo fare un tavolo rotondo per le frane”, “dobbiamo fare un tavolo quadrato per la pulizia dei fossi e torrenti”…

Spero che gli eletti la smettano di dire queste frasi vuote, perchè sono frasi un po’...

come “vogliamo la pace nel mondo”. Belle, giuste, sacrosante, per carità, ma “datti da fare e fallo”. Spero che chi sarà eletto invece di dar aria alla bocca o perder tempo in proteste, istanze e interrogazioni porti dei risultati concreti, e solo quando ci sarà un risultato certo, concreto e non possibile, lo annunci e dica “questo è quanto ho fatto io concretamente”, e siamo certi che in quel momento gli oltrepadani gliene saranno grati e riconosceranno il valore di quanto ha fatto il politico di turno.

In caso contrario diranno “i disan sempar i solit rob e po i fan mai nient” (dicono sempre le solite cose e non fanno mai niente).

Cari “trombanti”, nel caso in cui verrete eletti vi faccio un in bocca al lupo. Nei prossimi cinque anni evitate di dire sempre le solite cose e portate almeno un risultato vero, così che l’Oltrepò possa rivolgervi un Grazie.

Ai “trombati”, dico: fatevene una ragione, siate uomini e non bambini, vedrete che un posto in qualche consiglio di un ente statale-parastatale o cosa similare, ve lo daranno come contentino. Non piangete, non disperate...

 

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