Martedì, 12 Dicembre 2017

OLTREPO PAVESE - IN MOLTI COMUNI CI SONO DELLE MINORANZE DI "TROMBATI", CHE BISOGNEREBBE "TROMBARE" PER SEMPRE

In Oltrepò va di moda, soprattutto appena prima delle elezioni e poi nei giorni immediatamente successivi, la parola "squadra". Nelle settimane precedenti le elezioni, ogni candidato sindaco, declama, con più o meno convinzione, i nomi dei suoi compagni di lista e con faccia compiaciuta, pensando di dire una cosa nuova o intelligente, dipende da come si vede la faccenda, dice: "Ecco la mia squadra...". Gli appassionati di calcio, leggono con interesse i nomi, poi visto che nessun nome fa parte della rosa dei giocatori dell'Inter, della Juve o del Milan o comunque della propria squadra del cuore, perdono interesse e abbandonano la lettura, ponendosi un quesito: "Ma che squadra è?".

Stessa scena avviene quando sono terminate le elezioni e il sindaco vincitore, dopo aver ringraziato tutti, cittadini, santi, cacciatori, pescatori, salutisti, vegani, onnivori, preti, suore etc. etc. trionfalmente, giustamente avendo vinto, dichiara: "Ho vinto grazie alla mia squadra".

Meno trionfalmente, giustamente perché hanno perso, i candidati "trombati", dichiarano: "Io e la mia squadra faremo opposizione ferma e costruttiva!". Anche in questo caso, gli appassionati di calcio, che quando sentono la parola "squadra" raddrizzano le orecchie, leggono i nomi e dopo i primi due o tre, capita l'antifona tra se e se dicono: "Ma va ciapà di rat" ed abbandonano l'argomento. La realtà è che in Oltrepò, ma anche in tutto il resto d’Italia, nei comuni medio piccoli, ma anche in quelli più grandi, al di là di quello che si dice, di quello che si vuol far credere, il sindaco conta, per quel che conta… al 99% , la sua "squadra" per l'1%. Sì è vero, il sindaco in modo magnanimo, qualche volta fa organizzare qualche festa a qualche membro della sua "squadra", tipo la festa della trippa, la sagra del cotechino, il festival "dal ris e fasò", insomma cose così, oppure quando il comune cambia tre lampadine o mette una telecamera o asfalta tre metri di marciapiede, concede il merito a qualche membro della sua "squadra", ma poi la cosa giustamente o ingiustamente finisce lì.

La "squadra" del o dei candidati "trombati", che siede nei banche della minoranza invece in molti casi si scioglie subito dopo come neve al sole.

Molto spesso e purtroppo, è il candidato sindaco "trombato", che per primo terminate le elezioni e preso il "due da picche", con motivazioni varie, fantasiose e troppe volte inverosimili, dichiara: "Mi dimetto per lasciar spazio, a Tizio o a Caio o a Sempronio" e molto spesso è a quel punto anche agli altri membri della minoranza "scappa la vacca nel prato" e in cuor loro dicono: "Ma se il nostro candidato sindaco, se il nostro conductor, se  il nostro leader maximo, se la nostra  stella cometa politica, si dimette, perché dobbiamo andare avanti noi?". Il ragionamento dei componenti della squadra del "trombato" in fondo è capibile, tra loro penseranno: "Ma se il nostro trombato leader maximo ci dice andè avanti vialtar che a me ma scapa da rid (andate avanti voi che a me scoppia da ridere), perché dobbiamo farlo?

"Sa sumia i pusà luc?" (cosa siamo i più stupidi?). Purtroppo il pesce puzza sempre dalla testa, non so come, non so se possibile, ma bisognerebbe introdurre una norma, che se un "trombato" che risulta eletto nella minoranza, non svolge con diligenza il proprio lavoro di opposizione, non potrà mai più mettersi in lista e-o ricoprire incarichi pubblici. Soluzione drastica? Può essere, non dico di no, ma quegli eletti che dovrebbero sedere sui banchi della minoranza e che si dimettono oppure partecipano al dibattito politico del consiglio comunale una volta ogni tanto o quando hanno voglia loro, hanno preso per i "fondelli" durante la campagna elettorali chi li ha votati, ed una volta "trombati" non hanno dato seguito alle parole spese ed alle promesse fatte, risultano, quindi, persone inaffidabili.

Ecco questi "trombati" bisognerebbe quindi "trombarli" non permettendo più  loro di mettersi in lista o di ricoprire incarichi pubblici. Qualcuno dirà, vabbè ma uno dopo le elezioni può cambiare idea, può avere nuovi interessi, nuove esigenze, la risposta è semplice: quanti sindaci vincitori si sono dimessi per nuovi interessi o nuove esigenze? Controllate quanti in Oltrepò lo hanno fatto e poi forse riterrete corretta la tesi che i "trombati" non si sono dimessi per gli inverosimili motivi che dicono ma per giustificare la loro fuga, con la coda tra le gambe, o il loro minor, minimo direi, impegno sui banchi della minoranza. Volevano fare il sindaco o l’assessore, sono stati trombati e quindi dicono "non gioco più" ed i "trombati" rimangono quei pochi o tanti elettori che hanno dato loro il voto. Chi si mette in lista per l'amministrazione del proprio comune, vuol dire che per i più svariati motivi, in molti casi risibili, è comunque uno che ha speso delle parole ed ha fatto delle promesse, ed anche se "trombato", ma eletto, deve sedere sui banchi della minoranza ed impegnarsi come se avesse vinto, anzi  di più.

Interessarsi del proprio comune non vuol dire, per chi ci crede, purtroppo o per fortuna sempre meno, quando si è sconfitti essere automaticamente dei perdenti, ma impegnandosi facendo minoranza seria, che non vuol dire fare opposizione/ostruzione, possono dimostrare di essere dei veri vincenti perché, comunque sia andato l'esito delle votazioni, sono entrati di pieno diritto a far parte di un Consiglio comunale, che sono giuridicamente formati, in egual maniera di fronte alla legge, ed hanno pari dignità come minoranza, ripeto impropriamente detta anche opposizione. La minoranza, deve  gestire come si deve l'opposizione, deve  essere maggiormente preparata di chi, invece, ha il compito di gestire la maggioranza, non già come "vincitore" e padrone assoluto del potere amministrativo, ma come persona giuridicamente chiamata a gestire il "bene comune" a favore dell'intera cittadinanza senza differenze di sorta.

La minoranza ha un ruolo che potrebbe essere importante, è infatti la condizione indispensabile affinché possa esistere una dialettica, che si spera costruttiva, legittima al potere a all'azione dell’amministrazione comunale, limitando o contraddicendo o pungolando la maggioranza, quindi il potere politico. Per questi motivi la minoranza è diventata un elemento essenziale per il buon funzionamento del sistema di governo di una amministrazione comunale, che solo con un'azione concreta e continua della minoranza, può e deve essere gestito da una pluralità di poteri, quindi anche quelli della minoranza,  nei quali tutti gli interessi e tutte le istanze possono trovare spazio. Solo la presenza di un'adeguata minoranza fa sì che la relazione con la maggioranza si leghi ai buoni risultati in risposta alle esigenze di tutti i cittadini. In un'amministrazione comunale impostata su questi principi la maggioranza stabilisce i suoi rapporti con la maggioranza del corpo elettorale, mentre la minoranza stabilisce un rapporto con le componenti del corpo elettorale rimaste soccombenti. A mio giudizio la buona amministrazione dipende direttamente dall'equilibrio razionale, costruttivo ed operativo della dinamica maggioranza-opposizione.

Quelle amministrazioni comunali che non hanno un'attenta minoranza o peggio ancora che non hanno minoranza, sono amministrazioni comunali monche, e non è vero che in questi comuni le cose vanno meglio, sembra vadano meglio, ma in realtà "vanno bene" solo e perché nessuno dice niente e gli errori che ogni maggioranza commette, essendo composta da uomini, quindi fallace, non vengono recepiti, non sono conosciuti ai più, e quindi la maggioranza, quando commette un errore o non recepisce un’esigenza dei cittadini, continua e persevera tranquilla, pensando di essere nel giusto. Se invece i "trombati" pur essendo risultati perdenti, si impegnassero quotidianamente nel loro compito politico amministrativo, queste storture sarebbero limitate. A mio giudizio, sono dei "poveri comuni", quelle realtà, che hanno avuto alle elezioni amministrative una sola lista, certamente non per colpa di chi ha vinto, ma per colpa di chi si voleva mettere in lista e non si è messo, dopo aver fatto due conti ed aver pensato o capito che intanto perdeva e quindi non hanno avuto le "palle" di fare comunque una lista.

Questi comuni non hanno una minoranza che magari sarebbe stata più preparata e capace della stessa maggioranza, pronta a saper vigilare, a saper consigliare, a saper precisare, a saper rappresentare i dimenticati e gli esclusi, a saper proporre, a saper scovare eventuali lacune da colmare o da correggere, a saper vegliare che tutto proceda secondo legge e precise finalità sociali... con il comune intento di perseguire sempre e solo il meglio a favore della propria cittadinanza.

Ecco perché il lavoro della minoranza è importante, ma molti candidati una volta "trombati" se ne dimenticano, ecco perché, questi che erano interessati  al "bene"... si fa per dire, del proprio comune, però solo da vincitori, dopo essere stati "trombati" alle elezioni devono essere "trombati" per sempre.

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