Martedì, 21 Gennaio 2020

Stampano musicassette, hanno un nome impronunciabile, fanno un genere di nicchia e hanno dedicato il loro album a due etichette non più in attività. Eppure i Lhurgoyf, forse proprio perché fuori dal tempo, sono la prova vivente che la musica unisce le età e azzera le distanze. Tra i 44 anni del bassista e i 18 del batterista si annidano generazioni tenute insieme dal collante di una musica che nulla ha a che vedere con mode o gusti di tendenza. Formatisi nel 2017 sulle colline dell’Alto Oltrepò, hanno da subito assunto un piglio anticommerciale. La loro musica è “violenta”, puro heavy “vecchia scuola” rumoroso e inquietante quanto un urlo nel bosco nel cuore della notte. Fondatori della band sono Federico “Boss” De Carli (ex The Nerds) e Francesco Filippini (bassista dei Doctor Cyclops), entrambi in qualche modo pionieri dell’underground oltrepadano. Ad accompagnarli in questa nuova avventura, appena concretizzatasi nella pubblicazione del primo disco “Raw Matters”, ci sono il bassista Cristiano Trappoli e il giovanissimo batterista neo diciottenne Guglielmo Draghi. Li abbiamo incontrati in occasione del release party svoltosi sabato 7 dicembre a Salice Terme.

Inizierei dal vostro nome, quasi impronunciabile e ancora più difficile da scrivere correttamente. Che cosa significa, perché lo avete scelto e a quale immaginario si riferisce?

Filippini: «Il nome è preso in prestito da una creatura bestiale del gioco di ruolo Magic The Gathering».

De Carli: «Così come il Lhurgoyf trae forza dai cadaveri di cui si nutre, noi prendiamo ispirazione da quella musica che le mode ed il mainstream hanno sepolto e dimenticato».

Come è nata l’idea di creare questa band? è stato facile trovare i componenti?

Filippini :«Chiedendo a Boss se gli andava di incontrarsi e discutere di un’idea e del materiale che avevo per le mani. C’è stata subito intesa ed abbiamo iniziato l’avventura con me al basso, Boss alla voce e Emanuele Dirotti alla batteria. Abbiamo inaugurato il progetto così, senza chitarra. Poi c’è stato il periodo in cui abbiamo affrontato dei live senza la presenza del basso. Allora era già subentrato alla batteria il sedicenne Guglielmo Draghi. Ora nel Lhurgoyf suono la chitarra e abbiamo completato il cerchio con l’ingresso di Cristiano Trappoli al basso. No, non è stato affatto semplice trovare componenti, ma abbiamo insistito e continuato a provare e scrivere».

Si capisce, non solo per il genere musicale che suonate, che di “commerciale” avete poco o nulla. Vi muovete nell’underground ed è evidente, ma quale motivazione artistica c’è dietro questa scelta?

De Carli: «Per me all’ascolto è fondamentale percepire immediatezza, che non significa però semplificazione: quale che sia il genere, cerco l’intenzione dietro alla musica, l’urgenza di espressione dell’artista, non voglio necessariamente il “prodotto perfetto”. Per questo pesco tantissimo dai periodi di transizione tra generi musicali, più che da scene consolidate, e mi piace pensare che sia difficile etichettare quello che suoniamo».

Parliamo del vostro primo lavoro, Raw Matters. Da quanti pezzi è composto e come sono nati?

Filippini: «Raw Matters è un Ep autoprodotto, in cui sono contenute 5 canzoni originali e una cover. I brani nascono probabilmente dall’esigenza di “scaricare a terra”, attraverso il coinvolgimento di tutto il corpo, in un bagno di suono. Chi si metterà in ascolto dell’Ep riceverà questo messaggio chiaro e distorto. Abbiamo deciso di dedicarlo a due etichette discografiche “fantasma” perché non più in attività come Nicotine Records e Scary Records, un gesto di riconoscenza per chi ha supportato l’underground per molti anni».

Dove è possibile trovarlo?

«Abbiamo stampato 50 musicassette che venderemo ai nostri concerti insieme a un codice per il download digitale».

Di cosa parlano i vostri testi? C’è un filo conduttore che li accomuna o sono “episodi” a sé stanti?

De Carli: «Alla base di tutto c’è una riflessione sulla violenza come elemento imprescindibile che permea tutto l’universo, considerandola in tutte le sue forme: fisiche, psicologiche, storiche, sociali ma anche naturali, dagli sconvolgimenti climatici alle catastrofi su scala cosmica».

Avete parlato di “violenza”. Il metal, specialmente nelle sue correnti più estreme, evoca fantasmi. Per lo più sono luoghi comuni, ma è innegabile che esoterismo, satanismo e violenza siano associati spesso a questa corrente musicale. Voi che la vivete da dentro ci vedete qualcosa di vero?

De Carli: «Io credo nella “potenza” di certe simbologie, in particolare quelle legate alla morte, che si presentano in ogni epoca e cultura: sono concetti universali che vanno a toccare gli strati più profondi ed ancestrali del nostro subconscio, e nessuno è immune al fascino che esercitano, positivo o negativo che sia».

L’Oltrepò è terra di vino, pifferi e fisarmoniche ma anche di boschi e montagne. Sarà quello il filo di collegamento con il metal... fatto sta che di band “heavy” ce ne sono parecchie. Come mai? Cosa c’è in questo territorio che evoca certi “spiriti”?

De Carli: «Sicuramente il clima fa la sua parte: nebbia, pioggia e fango non stimolano certo pensieri solari... poi credo che ci sia un’affinità mentale e spirituale con le avversità e le superstizioni proprie della vita “grama” condotta dagli antenati che abitavano le nostre montagne e colline, da cui ci sentiamo inconsapevolmente attratti».

Questa band è nuova, ma alcuni di voi sono “nel giro” da parecchio. Doctor Cyclops e Nerds ad esempio sono band che hanno girato l’Europa per anni. Che giudizio esprimete invece sulla scena musicale oltrepadana?

Filippini: «Semplicemente, in diversi Paesi esteri la gente non ha mai smesso di ascoltare musica in tutte le sue espressioni e in quei luoghi c’è spazio anche per questo tipo di musica. Quei palchi sono accomunati da uno stesso caratteristico odore: sono vivi e vissuti. Le persone che seguono questa scena in altri Stati non hanno mai smesso di fare rete, perché proprio dall’esistenza di quella stessa realtà dipende parte del loro piacere. Non si sono mai dovuti chiedere come fare per rimettere in moto il carrozzone!»

Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano a volere essere “band” da queste parti?

De Carli: «Senza dubbio è sempre più evidente l’isolamento in cui ci si trova nell’ambiente musicale. Nonostante negli ultimi anni sia cresciuto il numero di musicisti, anche giovani, di pari passo si è verificato un calo costante nell’interesse a dare vita ad una “scena” locale, intesa sia come partecipazione agli eventi live che come luogo di confronto di opinioni, scambio di informazioni e discussione in generale. Ognuno resta nel proprio spazio, chiuso e circoscritto, fatto di “mi piace” e “parteciperò”».

Esistono locali che appoggiano la scena underground?

De Carli: «Per fortuna in zona abbiamo un giro di locali che ancora scommettono sulla musica live, nonostante la risposta del pubblico sia spesso scarsa. Spaziomusica a Pavia, Bonnie & Clyde a Torricella, Wally’s Pub e Dazibao a Tortona sono dei punti di riferimento per l’underground musicale oltrepadano e meriterebbero un supporto maggiore. Ora Soqquadro di Salice Terme e Dagda di Retorbido pare abbiano aperto le porte ai gruppi locali».

Guglielmo, quando ha iniziato a suonare nei Lhurgoyf aveva 16 anni. Quello che suonate non è certo un genere musicale con cui oggi si entra in contatto facilmente. Bisogna andarselo a cercare. Come si è avvicinato a questo mondo?

«Il primo contatto con la musica metal è avvenuto quando mi è stato proposto di far parte del progetto Lhurgoyf. Prima non avevo mai ascoltato questo genere. Sono entrato in questo mondo ascoltando quello che mi veniva proposto, principalmente band quali Merciless ed Entombed. è un genere con cui non ho una reale affinità. Trovo che da questo conflitto sia fiorito un aspetto molto importante dei Lhurgoyf, ovvero l’incontro tra un cantato metal ed una sezione ritmica più orientata verso altri generi. In questi ultimi anni, grazie all’ambiente scolastico, dove sono regolarmente ascoltati gruppi dal new metal (Korn, Slipknot, Disturbed) al prog (Dream Theater, Leprous, Haken), ho maturato un interesse crescente verso questo genere».

di Christian Draghi

Superata la delusione per la sconfitta elettorale, l’ex sindaco e attuale leader dell’opposizione del comune di Cigognola Marco Fabio Musselli attacca la giunta Orioli, rea di aver sconfessato quanto di buono fatto dalla sua Amministrazione.

Musselli, è stata dura digerire la sconfitta?

«Il comune di Cigognola è uno dei comuni più virtuosi della Provincia di Pavia perché ci siamo sempre impegnati per migliorare la situazione economica e finanziaria ottenendo ottimi risultati; abbiamo lavorato molto per la cura del territorio, con particolare attenzione al dissesto idrogeologico,  sulla  manutenzione degli spazi pubblici (edifici, piazze, verde pubblico) e per la promozione territoriale con una serie molto importante di iniziative sia durante il periodo invernale sia durante il periodo estivo. Abbiamo dedicato anche una particolare attenzione al settore del sociale affinché nessuno si sentisse abbandonato di fronte alle difficoltà della vita. Forte della convinzione di aver operato bene per il mio Comune non mi aspettavo di perdere, anche se durante la campagna elettorale mi sono reso conto che le cose fatte passavano in secondo piano di fronte a promesse elettorali e attacchi all’amministrazione uscente che non avevano alcun fondamento di verità».

Quali fattori l’hanno maggiormente penalizzata, secondo lei?

«Sicuramente la situazione politica nazionale ha avuto una forte ricaduta anche sul livello locale: l’attuale Amministrazione ha potuto contare sulla presenza di Ministri e Parlamentari allora al Governo mentre io avevo fatto la scelta di presentarmi con una lista civica dove le appartenenze politiche erano secondarie rispetto all’azione amministrativa».

Continuerà a ricoprire un ruolo attivo all’interno del comune? Da che cosa sarà caratterizzata la minoranza consiliare nei prossimi 5 anni?

«In veste di consigliere comunale, rappresento pur sempre il 45% della popolazione che ha votato e quindi, insieme agli altri due consiglieri di minoranza vigileremo sull’operato di questa Amministrazione e faremo un’opposizione positiva e propositiva».

è stata la sua ultima candidatura?

«Non so cosa farò tra  quattro anni, ci penserò a tempo debito insieme al gruppo di persone che in questi anni hanno condiviso con me questo percorso»

Ritiene valida questa nuova amministrazione? Secondo lei ha delle potenzialità e quali sono?

«Devo dire che pur avendo amministratori che negli anni precedenti sono stati in consiglio comunale, non mi pare che riescano a mettere a frutto quello che avrebbero dovuto imparare, anzi, mi pare che per ora l’unico obiettivo sia quello di fare esattamente il contrario rispetto alle scelte della  precedente amministrazione anche se si tratta di situazioni che hanno dato risultati positivi, senza però avere la capacità di proporre soluzioni nuove. Sembra piuttosto che si sia tornati indietro nel tempo cancellando anni di buona ed efficiente amministrazione».

I rapporti tra maggioranza e minoranza sono buoni? Esiste un dialogo efficace tra le due controparti?

«I rapporti personali ovviamente sono buoni, perché siamo persone civili, ma i rapporti tra maggioranza e minoranza sono molto difficoltosi perché c’è una totale chiusura della maggioranza nei nostri confronti».

Condivide qualcuna delle scelte fatte dall’attuale amministrazione?

«Assolutamente no, siamo proprio su posizioni diverse per quanto riguarda l’idea di come deve funzionare un Comune e di come si debbano utilizzare le risorse».

Ci sono problemi argomento di dibattito?

«Ci sono molti problemi a partire dal bilancio appena presentato che non contiene nulla di quanto promesso in campagna elettorale. Nonostante, come dicevo, l’attuale vice sindaco sia stato consigliere di minoranza nella precedente amministrazione, quindi avrebbe dovuto conoscere la situazione finanziaria del Comune, in campagna elettorale hanno promesso di togliere l’addizionale comunale (irpef) che vale circa 50mila euro ma ovviamente non sono in grado di farlo perché non è così semplice recuperare questa somma da altri capitoli di bilancio. Inoltre, mentre la mia giunta  aveva rinunciato agli emolumenti facendo risparmiare al Comune circa 20mila euro all’anno (100mila in 5 anni) l’attuale non lo farà e quindi devono recuperare altre risorse per coprire anche questa posta di bilancio. Non c’è traccia quindi di nessun nuovo progetto, un bilancio che prevede solo ordinaria amministrazione. L’unica opera in cantiere è stata finanziata con fondi arrivati alla fine del mio mandato, destinati a opere di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile e si è pensato bene di fare più di mille metri quadrati di parcheggio in asfalto (quindi certamente non ecocompatibile) al servizio della scuola dell’infanzia che secondo noi non ne aveva alcuna necessità in quanto già dotata di parcheggio. Su questa vicenda abbiamo presentato una diffida a procedere con i lavori in quanto, per avere il benestare dal Ministero per l’utilizzo dei fondi, si è esposta la situazione in modo fuorviante lasciando credere che ci fosse la necessità di una messa in sicurezza per tutelare i bambini durante l’ingresso e l’uscita dalla scuola materna».

Ritiene che la nuova amministrazione li stia affrontando in modo risolutivo e che dia il peso adeguato ad ognuno di essi?

«Ritengo che la nuova Amministrazione non abbia ancora capito quanto  tempo, attenzione e dedizione  siano necessari per fare un buon lavoro ed ottenere dei risultati. Certo, possono sempre accontentarsi di fare solo ordinaria amministrazione, con la situazione che abbiamo lasciato possono vivere di rendita almeno per i prossimi due anni....».

di Cecilia Bardoni

Quasi tutti ormai conoscono la Pet Therapy e i benefici che il rapporto con un amico a quattro zampe può apportare anche alla salute di persone malate. L’associazione “ConFido in un Sorriso” dal 2011 opera con lo scopo primario di diffondere la bellezza insita nell’interazione dell’umano con il cane e negli ultimi anni ha rafforzato la collaborazione con diverse scuole primarie d’Oltrepò. La coordinatrice dei progetti è la dottoressa Silvia Razzini.

Dottoressa, che tipo di progetti proponete nelle scuole?

«Insieme a Francesca Rana (alla quale è stato assegnato il premio Young Ambassador da parte dei Lions per l’anno 2017) abbiamo  realizzato due progetti molto interessanti presso le primarie di Verrua Po e di Mezzanino. Attraverso il racconto “ Giacomino nel villaggio del Silenzio” abbiamo voluto offrire ai bimbi le conoscenze di base per una comunicazione efficiente e “sicura” con i cani conosciuti e sconosciuti. Al progetto hanno partecipato i quattro zampe Isotta, Elsa e Jo, che hanno riscosso un notevole successo tra i bimbi e gli insegnanti. Dopo il progetto, ogni classe ha presentato dei bellissimi lavori, che sono stati premiati alla fine dell’anno scolastico».

Si tratta delle prime collaborazioni in Oltrepò?

«No, negli ultimi anni abbiamo organizzato diversi progetti nella zona dell’Oltrepò, anche grazie alla collaborazione con il Lions Club di Stradella, Broni e Montalino. In particolare, presso la Fondazione Cella abbiamo organizzato progetti al CSS di Vescovera e presso la RSA (sede di Broni e Arena Po). Abbiamo in programma altri interventi nel territorio di Stradella e Portalbera di cui non conosciamo ancora i termini precisi, ma che siamo sicuri arriveranno a compimento consentendo ai destinatari di godere della gioia dei nostri cani».

Esiste un progetto che coinvolge il reparto di pediatria dell’ospedale di Voghera. Di cosa si tratta?

«Il progetto è nato dalla nostra collaborazione con Il Lions Club di Stradella, Broni e Montalino. Con questo intervento attuato sia nello scorso anno che in questo, grazie al consenso dei sanitari e dei vertici dell’Azienda Ospedaliera di Voghera, abbiamo voluto testimoniare quanto sia bello ed importante, per i piccoli pazienti, ricevere la visita di simpatici quattro zampe. I nostri cani sono stati veri portatori e donatori di sorrisi per i bimbi che, dopo un ini-zio un po’ timoroso, hanno poi apprezzato e goduto nel giocare con Isotta e Chicca, le nostre cagnoline particolarmente docili e sensibili (perciò adatte all’ambiente ospedaliero). Questo progetto  ha rappresentato una bellissima novità nel panorama ospedaliero della Provincia di Pavia. Speriamo che il successo avuto dai nostri pelosetti costituisca un buon precedente per porre in essere collaborazioni future».

Come si svolge una seduta di Pet Therapy?

«Innanzitutto una seduta di Pet Therapy non deve mai superare i 45 minuti di lavoro effettivo con il cane. Le modalità variano molto a seconda dei soggetti coinvolti. Di base, ogni seduta viene iniziata con un momento di presentazione e di accudimento da parte del paziente nei confronti del cane (carezze, spazzolatura offerte del cibo), successivamente se le capacità dell’assistito lo permettono si può passare ad una fase di interazione, dove l’umano è invitato ad impartire semplici comandi al cane, che in risposta obbedisce. In realtà, tutte le attività appena descritte sono propedeutiche e preparatorie al percorso emozionale che coinvolge il paziente mentre sta operando con il cane (ricordi, sensazioni, allegria, entusiasmo)».

Quali sono i fondamenti di base della Pet Therapy?

«Le attività di Pet Therapy possono essere suddivise in: attività assistita dall’animale, terapia assistita dall’animale ed educazione assistita dall’animale. Il fondamento alla base di tutto il lavoro è comunque il benessere apportato dall’animale all’uomo, non tralasciando ovviamente il benessere animale, nel senso che l’animale impiegato nelle attività deve essere sempre tenuto sotto controllo a livello fisico e psicologico».

Che tipo di percorso educativo segue l’animale, per arrivare a svolgere il ruolo di “terapeuta”?

«Il cane, che può  essere di qualsiasi razza, deve fin da piccolo essere abituato all’interazione in qualsiasi ambiente, in particolare negli ambienti nei quali andrà a lavorare da grande, deve essere abituato a particolari manipolazioni, alla sopportazione di alcuni rumori ma innanzi tutto deve maturare un’esperienza di relazione con la persona che diventerà il suo “coadiutore”; il cane e il coadiutore devono diventare un “binomio perfetto” nel quale l’uno riuscirà a scorgere nello sguardo dell’altro le intenzioni, ed è questa una delle parti più interessanti del lavoro».

Quali sono i cani che utilizzate nel vostro percorso?

«Attualmente i cani coinvolti nelle nostre attività sono tre Labrador di 6 anni: Chicca, Jo e Amos, una giovane bassotta di nome Eva e la nostra mascotte Isotta, che è una meticcia di dieci anni che ha “formato “quasi tutti gli altri colleghi che si sono succeduti nel tempo. Colonna portante del nostro branco è stata Elsa, una meravigliosa Golden Retriever, attualmente a riposo perchè ha raggiunto il limite di età. La salute dei nostri cani è costantemente monitorata dal dottor Garbagnoli della Clinica Veterinaria Sant’Anna di San martino Siccomario, il cui super Labrador Jo collabora con noi come terapista a quattro zampe».

Quali sono i benefici che si ottengono, a livello psicologico, nel rapporto con il cane?

«La Pet Therapy si identifica come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza, arricchisce e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età e affetti da diverse patologie, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dell’individuo. La sua efficacia in termini di maggior benessere psicofisico è scientificamente dimostrata: in particolare sono stati dimostrati benefici sugli stati di ansia e depressione e sugli stati di forte stress psicofisico, come può essere un ricovero ospedaliero. Sono stati altresì dimostrati i correlati fisiologici della percezione di maggior benessere, attraverso indicatori quali un miglioramento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e dei livelli di immunoglobulina, nonché una generale migliore percezione della salute psicofisica. Il contatto con l’animale, in definitiva, aiuta a ridurre lo stress e a sentirsi più sereni e distesi».

Avete esteso l’attività anche alle case di cura, occupandovi degli anziani. Esistono degli effetti positivi sulle malattie neurodegenerative?

«L’attività di Pet Therapy con gli anziani ha da sempre ottenuto un forte consenso in quanto risveglia in loro tanti ricordi e soprattutto permette di soddisfare quella voglia di “accudimento” che contraddistingue gli esseri umani nella tarda età. Anche coloro che sono affetti da particolari patologie degenerative possono godere degli effetti positivi del contatto con il cane, che agisce a livello emozionale. Naturalmente la Pet Therapy non è una terapia sostitutiva, ma una co-terapia che coadiuva i benefici della medicina tradizionale».

Concludiamo parlando dell’associazione. Quali figure operano al suo interno?

«All’interno dell’associazione operano tutte le professionalità richieste per porre in essere “attività assistite dal cane”, termine tecnico che sostituisce il termine “pet therapy”, secondo quanto disposto dalle linee nazionali in materia di attività assistita dal cane, emanate con decreto del marzo 2016. In particolare, in questo ultimo periodo operiamo io e la Dott.ssa Alessandra Maffina, coadiutori del cane e referenti di progetto quali professionalità riconosciute dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, riconosciuto quale Ente nazionale in materia di attività assistite dall’animale. I nostri progetti sono elaborati e condivisi da qualche tempo con la Dott.ssa Alessia Silvani, psicologa. Ciò non toglie che altri professionisti vengano chiamati in causa qualora la particolarità del progetto lo richieda… La nostra psicologa si occupa di osservare le interazioni tra gli utenti ed i cani ed interviene in caso di necessità, fornendo indicazioni specialistiche. Ad esempio, nell’intervento col bambino, osserva sia le interazioni che i bambini hanno tra loro che quelle tra i bambini ed il cane e può fornire, qualora ravvisasse ad esempio difficoltà comportamentali, le corrette strategie per gestire tali difficoltà».

di Federica Croce

«è sbagliato dire che la provenienza dei maiali non è importante per fare un salame buono». Parola di un allevatore, Marco Cavalleri, che ha deciso di puntare tutto sulla qualità, riducendo il suo allevamento del 70% pur di riuscire a garantire ai suoi clienti materia prima per produrre un salame top di gamma. La sua azienda è storica, si trova a Valverde nel comune di Colli Verdi e quando l’ha rilevata contava circa 1000 capi di suini. Nel tempo li ha ridotti, fino ad arrivare all’attuale numero di 300. La comunità montana d’Oltrepò ha da poco pubblicato un bando, denominato Agriseed, per sostenere gli allevamenti autoctoni di maiali al fine di rilanciare la filiera del salame di Varzi Cucito Dop, un prodotto artigianale d’eccellenza che ha subìto negli ultimi anni un autentico collasso (dai 10mila pezzi del 2005 si è scesi a 100). Voci critiche hanno fatto notare che i finanziamenti previsti per gli allevatori tocchino la quota massima di 25mila euro, cifra da alcuni ritenuta risibile. C’è poi chi ha fatto notare come il luogo in cui gli animali vengono allevati non sia così determinante al fine di ottenere un prodotto di qualità.

Cavalleri, che da poco ha iniziato anche una piccola produzione, non è d’accordo: «Avere maiali allevati in un certo modo e in un determinato luogo valorizza tutta quanta la filiera e il fatto di allevarli in loco rappresenta un quid in più per la qualità».

Quali sarebbero i vantaggi di avere una filiera a chilometro zero?

«La qualità del prodotto diventa assoluta solo se una serie di fattori coincidono. Non dico che non si possa fare un salame buono prendendo la carne o i maiali da fuori, ma se si vuole riportare in auge il Cucito allora bisogna tenere conto che si tratta di un prodotto che deve rispettare degli standard d’eccellenza. La materia prima, in questo caso la carne, è fondamentale e perché la qualità sia massima occorre che gli animali non solo siano allevati e trattati a dovere, ma anche che non subiscano stress nel trasporto: un conto è portarli al macello facendo 15 km, un conto stiparli nei camion per qualche centinaio. Lo stress incide sulla morbidezza della carne. Altro esempio: nel periodo del calore sarebbe meglio non trasportare neppure l’animale, perché il sangue in quel periodo assorbe meno le spezie e i prodotti che saranno utilizzati per la preparazione del salame. Un’accortezza che solo piccoli allevamenti possono permettersi di seguire. Chi ha 20mila maiali di sicuro non cura certi dettagli».

Questo implica che, per forza di cose, non si possano fare grandi numeri e , di conseguenza, nemmeno business…

«Non si fa business con il Cucito, si crea un prodotto d’eccellenza che dà valore al territorio e a tutta la filiera».

Come mai però questo tipo di salame, fiore all’occhiello della norcineria oltrepadana, è passato dai fasti del passato al rischio di estinzione?

«Perché produrlo ha costi molto alti e una resa bassa. Il prodotto a fine stagionatura arriva a perdere anche il 50% del peso originario. Va da sé che tenere in cantina un prodotto che in sei mesi cala della metà rappresenta per un’azienda che ci deve campare un danno economico non trascurabile. Negli anni i consumi sono cambiati: si utilizzano maiali più leggeri, da 160 kg, macellati più giovani, anche a 9 mesi e con una stagionatura ridotta, assecondando il gusto del mercato. Allevare maiali ha un costo che incide non poco sul prodotto finito. Per questo molti, per cercare di “fare business”, hanno smesso di allevare e comprano carne già macellata».

Che caratteristiche hanno i maiali allevati da voi?

«Quelli destinati alla produzione del Cucito vivono 12-15 mesi e hanno un peso minimo di 230 chili. Abbiamo un 30% in più di spese: il costo supera i 2 euro al chilo, ma la qualità è di gran lunga superiore».

Perché questa produzione sia sostenibile economicamente quanto dovrebbe costare un Cucito?

«Per un’azienda che deve essere perfettamente in regola con tutti gli adempimenti burocratici direi non meno di 40 euro al chilo».

Lei che ne pensa del bando Agriseed pubblicato dalla comunità montana?

«Credo che sia una buona iniziativa, che si muove nella direzione giusta».

C’è chi l’ha criticata, ritenendola poco incisiva in termini economici.

«Non cambierà le sorti del territorio forse, ma è un primo passo. è vero che magari 25mila euro in termini assoluti non sono molti per incidere su un’attività, tanto che non credo sorgeranno nuovi allevamenti, però sarà possibile potenziare quelli esistenti. Se i piccoli allevatori potessero arrivare ad avere 30 o 40 maiali ciascuno da dedicare alla produzione del Cucito sarebbe già un enorme passo avanti e questo con i fondi della comunità montana si può arrivare a farlo. Se poi qualcuno si aspetta di avviare un’attività per fare business con il portafoglio di qualcun altro sbaglia prospettiva. Chi vuole fare l’imprenditore deve investire».

L’accorso di filiera prevede che i maiali allevati siano poi destinati alle imprese appartenenti al Consorzio Tutela, di cui però fanno parte solo 9 soci produttori. Molti altri ancora restano fuori. Crede che in questo modo più aziende saranno incentivate a consorziarsi?

«Questo non lo so. Personalmente al momento non rifornisco aziende del Consorzio e ho chiesto lumi in comunità montana al proposito perché intendo aderire al bando. Mi è stato detto che non è obbligatorio conferire i propri maiali ad aziende del Consorzio, bensì a chi è iscritto alla filiera certificata Dop, indipendentemente che sia socio consorziato o meno».

Perché crede che produttori anche storici, come Bertorelli di Menconico o Dedomenici di Casanova Staffora, si siano allontanati dal Consorzio e che altri esitino a entrarci?

«Per quanto riguarda i primi, penso che essendo loro anche allevatori e non solo produttori abbiano lasciato perché non volevano essere equiparati a chi invece compra carne già macellata. Per quanto riguarda i produttori che stentano a consorziarsi credo che giochi un ruolo importante la consapevolezza di quanto sia complicato avere a che fare con la burocrazia e con i costi e gli “ostacoli” che magari si hanno nel doversi conformare a dei regolamenti molto precisi».

di Christian Draghi

Un consiglio caldo ma non infuocato, quello che si è tenuto lunedì 20 gennaio a Godiasco. L'ordine del giorno prevedeva tre argomenti sollevati dal gruppo di minoranza: il concorso per l'assunzione di due agenti di polizia locale, la riscossione dei tributi locali e la gestione del bocciofilo.

Ma già nelle primissime battute, durante l'approvazione dei verbali della seduta precedente, si sono verificate le prime scaramucce fra il sindaco Riva e il capogruppo di minoranza Luca Berogno. Quest'ultimo non aveva digerito alcuni passaggi del verbale relativo alla vertenza che oppone l'amministrazione comunale alla Fondazione Varni Agnetti.

Il sindaco, contrariato per l'assenza della minoranza nella seduta citata (Riva: "Era quella la sede in cui discuterne - Berogno: "Il Consiglio è stato convocato per le 18.30, alcuni sono a lavorare"), ha confermato il desiderio di incontrare il presidente della fondazione. Incontro che Riva avrebbe richiesto già dallo scorso 15 ottobre. Berogno ha ribattuto che è difficile parlare di "dialogo" quando c'è un ricorso pendente al TAR. Il sindaco ha manifestato la disponibilità dell'amministrazione a ritirare il ricorso se ci sarà modo di trovare un accordo.

Successivamente la discussione si è spostata sul concorso per l'assunzione di due agenti di polizia locale, conclusasi con l'effettiva entrata in servizio di un solo nuovo dipendente.

La minoranza ha contestato il fatto che si siano svolte tre prove d'esame e non due, come pareva indicare la delibera di giunta n. 81/2019. Inoltre, ha chiesto con quali criteri siano stati giudicati i candidati, e se fossero state predisposte griglie di valutazione. A non convincere l'opposizione era il fatto che, su 45 candidati, uno soltanto fosse giunto con successo alla fine della proceduta. Infine, una battuta al vetriolo: "Ci dispiace per l'esito negativo per il figlio del vicesindaco, che aveva superato brillantemente le prime due prove..."

Berogno si riferiva alla questione, già sollevata in precedenza, per la quale il gruppo di minoranza aveva chiesto le dimissioni del vice sindaco Luisella Piedicorcia.

La richiesta della minoranza, messa successivamente in votazione, era quella di istituire una commissione d'indagine sul concorso.

Sul primo punto il sindaco ha ribattuto che la Giunta ha soltanto dato un indirizzo, demandando al segretario comunale la stesura del bando. Sul secondo punto, dopo aver precisato che soltanto 22 candidati sui 45 idonei si sono presentati a sostenere le prove, ha chiesto: "Se 21 su 22 non sono risultati idonei, bisognava per forza prendere il secondo in graduatoria, anche se non idoneo"?

Per quanto concerne i criteri, ha risposto alla domanda il segretario comunale, dott. Giovanni Genco, il quale ha svolto anche il ruolo di presidente di commissione nel concorso in oggetto. Il funzionario ha spiegato che sono disponibili sul sito internet del comune le documentazioni relative al concorso, e ha rilevato che il candidato risultato vincitore rappresenta un profilo di eccellenza. Quanto alla mancanza di un secondo profilo idoneo, riferendosi alla valutazione della commissione ha precisato: "Non ritengo siamo stati troppo 'cattivi', nella media di tutti i concorsi. Poi ognuno può verificare gli atti".

Il sindaco ha accusato la minoranza di mettere in discussione l'operato della commissione e in particolare quello del presidente. Ruolo che, come detto, è stato impersonato dal segretario comunale. "Allora non dobbiamo preoccuparci di un giorno – quello del concorso – ma di tutti gli altri 364, quelli in cui il segretario riveste il ruolo di esperto legale del comune! Dobbiamo dire che abbiamo dei dubbi sul segretario".

"Certo", ha risposto Berogno, "sull'intero concorso".

"Bene", ha chiosato il sindaco, "ne prendiamo atto. Se mettiamo in dubbio la commissione, la chiudiamo qui (...). Ci dobbiamo fidare delle chiacchiere del bar invece che del nostro esperto legale?".

La votazione circa l'istituzione della commissione si è conclusa con il voto a favore dei tre consiglieri proponenti l'istanza (Berogno, Deantoni e Frattini), con l'astensione del consigliere Bina e con il voto contrario della maggioranza. Mozione respinta.

Punto successivo: relazione del sindaco sulla situazione al 31 dicembre 2019 del pagamento della tasse comunali TARI e IMU relative agli anni dal 2013 al 2019. Su invito del sindaco è intervenuto il responsabile del Servizio Tributi, Emiliano Zorzoli, il quale ha manifestato perplessità per l'argomento, precisando di essere a disposizione in qualunque momento per fornire ogni tipo di assistenza, senza la necessità di sollevarlo in Consiglio Comunale. Ha poi fornito ai consiglieri alcune tabelle riepilogative con i dati richiesti, illustrando i risultati raggiunti in termini di riscossione. Ha rilevato tuttavia che su 1 milione di euro IMU versati dai cittadini al Comune di Godiasco, 250mila euro vengono ogni anno richiesti dallo Stato per il fondo di solidarietà intercomunale. Lo stato trattiene anche l'IMU riscossa per i fabbricati di categoria D (circa 200mila euro).

L'ultimo punto all'ordine del giorno riguardava la situazione del bocciofilo "Fontana". La minoranza chiedeva se fossero stati ultimati i lavori. Su questo punto i toni si sono alzati: Berogno e compagni hanno rilevato che i lavori si sarebbero dovuto terminare entro il 31 dicembre, mentre la conclusione effettiva è avvenuta soltanto il 7 gennaio.Riva ha spiegato che il 27 dicembre il direttore dei lavori ha rassegnato le dimissioni. L'ufficio tecnico comunale ha provveduto a sospendere i lavori, spiegando che si tratta di una figura obbligatoria.

Berogno ha ribattuto che questa figura sarebbe necessaria solo in presenza di interventi su strutture portanti o di riqualificazione energetica, e quindi non si doveva procedere alla sospensione, dato che non si era in presenza né dell'uno, né dell'altro caso. Il sindaco ha risposto con fermezza che non è così, serve sempre il direttore lavori, a meno che non si tratti di una semplice comunicazione. "L'ufficio tecnico ha preso atto della rinuncia del direttore dei lavori e ha intimato la sospensione dei lavori fino a nuova nomina". Il nuovo direttore è stato nominato il 3 gennaio e il 7 gennaio è arrivata la conclusione. Ha aggiunto che i giorni nei quali i lavori risultavano sospesi sono stati computati nel calcolo del termine da fissare per la fine lavori. Con questo parametro i lavori si sarebbero conclusi nei tempi corretti. Il sindaco ha inoltre dato lettura del verbale redatto dal responsabile dell'ufficio tecnico, geometra Franchini, nel momento dell'ispezione per la verifica dell'effettiva fine dei lavori (9 gennaio). Il geometra del comune ha verificato che i lavori sono stati effettivamente finiti.

Berogno è rimasto di diverso avviso. "Io non avrei scritto il bando così", riferendosi al termine del 31 dicembre: "Così si crea un precedente".

Il sindaco ha accusato la minoranza di criticare l'operato della giunta solo perché l'affittuaria del bocciofilo, Veronica Fiori, faceva parte dell'amministrazione comunale.

Esaurita la discussione, il consiglio si è concluso intorno alle 23. Al di là dei temi trattati e delle posizioni fra le parti in causa – che restano divergenti – dalla seduta è emersa la stretta unità di vedute fra la giunta comunale e la macchina burocratica, rappresentata dal segretario comunale e dal responsabile dei servizi finanziari, chiamati dal sindaco a confermare le tesi illustrate. Resta ancora da mettere il punto finale sulla questione "Varni-Agnetti", per la quale si attendono sviluppi.

«Le nostre dimissioni di gruppo servivano per dare un segnale, per chiedere un maggiore coinvolgimento nei lavori dell’amministrazione». Così Alice Zelaschi, la più giovane e votata della giunta Poggi (seconda solo a Romano Ferrari) spiega quanto accaduto lo scorso mese tra le mura dell’amministrazione comunale di Rivanazzano Terme, dove la crisi sembrava ufficialmente aperta dopo le dimensioni in blocco degli assessori.

L’intento iniziale sembrava quello di isolare il sindaco Marco Poggi nel tentativo di costringerlo alle dimissioni, in mancanza delle quali si sarebbe dovuto procedere almeno a un maxi rimpasto con l’ingresso in giunta di altri esponenti, tra cui il consigliere Stefano Alberici. Uno spostamento degli equilibri che non ha evidentemente accontentato tutti ed è così che le dimissioni sono rientrate e il rimpasto sembra essere stato barattato con un «cambiamento del “modus operandi” interno all’amministrazione». Parole di Alice Zelaschi. 21 anni, diplomata all’istituto tecnico agrario Carlo Gallini, attualmente studia “Scienze e tecnologie agrarie” presso l’Università Cattolica di Piacenza. La sua esperienza politica è iniziata nel 2017 proprio con l’attuale amministrazione. «Sono stati Marco Poggi e Romano Ferrari a volermi nella loro lista» racconta. Ora, grazie ai 514 voti ottenuti, fa l’assessore e cerca di calmare acque che parevano piuttosto agitate.

Zelaschi, l’attuale amministrazione comunale è espressione di una lista unica, non c’è quindi minoranza. il consigliere Alberici è stato piuttosto critico riguardo l’esperienza maturata finora, definendola  deludente. Lei concorda con lui o ha un’opinione diversa?

«Noi abbiamo fatto la nostra lista tutti insieme, in continuità con la precedente amministrazione Ferrari. Non è colpa nostra se non abbiamo avuto avversari».

Qualche problema però c’è. Prima gli assessori si dimettono in blocco, poi l’emergenza rientra e si va avanti come nulla fosse. Che cosa è accaduto?

«Le nostre dimissioni hanno avuto lo scopo di far emergere una nostra richiesta di confronto sul metodo di lavoro per cercare di avere un maggior coinvolgimento nostro e di tutto il gruppo che ringraziamo per averci sostenuto».

La sensazione però è che ora il sindaco sia piuttosto isolato. La squadra di governo è unita?

«In una squadra che lavora nessuno è isolato, ci mancherebbe. Tutti devono poter dare il loro contributo, in modo tale da lavorare al meglio; abbiamo messo in campo azioni correttive di cui potremo valutare i risultati».

Passiamo a problemi più concreti. Parliamo dell’alluvione. Arriveranno fondi da stato o regione per i danni subiti?

«Abbiamo ottenuto lo stato di emergenza dalla Regione che si è attivata immediatamente, infatti, dopo una verifica dei danni subiti, ha già provveduto a mandare una ditta incaricata allo sfondamento, alla pulizia e alla protezione degli argini sul Rio Limbione in località Canova, in un tratto di sponda vicino alla Greenway erosa dal torrente Staffora e, successivamente, interverrà anche in località Spagnola. Ulteriori ispezioni sono state effettuate, da parte di tecnici di Regione Lombardia e del Ministero».

I fossi, dopo l’ultimo nubifragio, ancora non sono stati puliti. O per lo meno qualcuno questo ha fatto notare, e si teme per un nuovo disastro. Avete emesso un’ordinanza?

«Al momento non è stata fatta alcuna ordinanza, siamo intervenuti dove possibile con la pulizia dei fossi».

Dove, esattamente?

«I primi interventi d’emergenza fatti per garantire il deflusso dell’acqua piovana sono stati fatti con la pulizia dei fossi alla Chioda, in strada Boggione, via Kennedy, strada Pontecurone, via De Amicis, strada Moroni, via San Francesco, via Fermi. Quando le condizioni climatiche lo permetteranno, verrà effettuato il totale ripristino dei fossi di competenza al Comune di Rivanazzano Terme».

Gli abitanti di via Tiziano si sono rivolti a voi con una petizione per richiedere un intervento urgente sul Rio Garello. Cosa rispondete?

«Riguardo alla richiesta presentata dai residenti di via Tiziano, l’Amministrazione ha stanziato dei fondi, necessari alla pulizia dell’intero tratto del Rio Garello e nel contempo stiamo affidando uno studio ad esperti per valutare opere necessarie ad un potenziamento del collettamento delle acque in tutto il Paese».

Le è stato delegato l’assessorato all’agricoltura e rapporto con le associazioni. C’è qualche progetto in ballo?

«Abbiamo rinnovato la Commissione Agricoltura con l’aggiunta di nuovi giovani agricoltori, con cui abbiamo collaborato attivamente sia durante gli eventi (Fiera d’Aprile, Fiera d’Autunno e Festa del Ringraziamento) sia durante le emergenze, come l’alluvione del 21 ottobre».

 di Christian Draghi

L’ Associazione Amici del Teatro Sociale di Voghera,  alla sua costituzione aveva preso l'impegno di creare le premesse per riabituare la cittadinaza a tornare a teatro in attesa che si apra il Sociale. Il restauro sta proseguendo e l’associazione ha preparato, per il 2020, una mini stagione teatrale, che inizierà il 31 gennaio.

La stagione, per ora, comprenderà uno spettacolo di prosa, un’operetta “La finta tedesca”, un concerto per violino e pianoforte eseguito da un duetto vogherese stimolante, e un'opera “La Traviata”. Il primo spettacolo, “Novecento” è una favola per adulti tratta dal famoso romanzo di Alessandro Baricco, ripresa dal film di Giuseppe Tornatore “La leggenda del pianista sull'oceano” e portata in teatro da grandi attori.

L’ Associazione Amici del Teatro Sociale è riuscita a portare due grandi interpreti: Stefano Panzeri e Francesco Andreotti. Panzeri recita con successo nei più importanti teatri italiani da più di 25 anni; si è formato al Teatro Stabile del Veneto e poi si è esibito tra l'altro al Piccolo portando in scena diverse volte Novecento. Andreotti, pianista dotato di grande tecnica e creatività, fa parte del complesso storico “sulutumana” allacciato alla tradizione della musica popolare con forti contaminazioni jazzistiche e noto al grande pubblico per aver scritto l'inno della trasmissione radiofonica Caterpillar “M’illumino di meno” e per avere, per anni, collaborato con lo scrittore Andrea Vitali.

NOVECENTO di Alessandro Baricco con Stefano Panzeri versione con musica di Francesco Andreotti regia: Stefano Panzeri Fondazione Adolescere Viale Repubblica 25, Voghera Venerdì 31 gennaio 2020, ore 21

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«Ho un sogno nel cassetto. Quello di veder nascere un Corpo di Polizia Locale dell'Oltrepò orientale»: lo ha detto il sindaco Antonio Riviezzi, intervenendo questa mattina alla cerimonia di San Sebastiano, ospitata presso il Teatro Carbonetti. Sottolineando il proficuo rapporto di collaborazione con i Comuni di Cigognola e Casanova Lonati, convenzionati con Broni proprio per quanto riguarda il servizio di Polizia Locale, il primo cittadino bronese ha allargato il tiro parlando della «necessità di collaborazione a livello territoriale, per garantire un più efficiente controllo integrato». Va ricordato, in questo senso, l'impegno profuso nei mesi scorsi nel tavolo di territorio sul tema del trasporto pubblico, iniziativa (molto partecipata dalle altre amministrazioni locali) che sul piano programmatico va a sovrapporsi perfettamente alla proposta avanzata stamane da Riviezzi. Lo stesso sindaco ha in passato evidenziato a più riprese il bisogno di una strategia condivisa da tutta l'area oltrepadana orientale, allo scopo di aumentarne il "peso specifico" presso i più alti livelli istituzionali, migliorare i collegamenti, contrastare il fenomeno dello spopolamento. Una Polizia Locale più ampia, quindi, proietterebbe gli stessi meccanismi di condivisione sul binomio prevenzione-sicurezza, con grande beneficio per tutte le realtà urbane coinvolte."

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Si è svolta sabato 18 gennaio la seconda giornata di “scuola aperta” per le medie Pascoli, Don Orione di Voghera e Manzoni di Casei Gerola, la prima con la nuova denominazione ufficiale dell’Istituto Comprensivo, recentemente intitolato a Sandro Pertini. Come già avvenuto il 30 novembre scorso, le scuole hanno aperto le porte a genitori e futuri alunni per far loro conoscere gli spazi, gli ambienti di apprendimento, i docenti e le proposte didattiche che caratterizzano l’Istituto. E ancora una volta la risposta delle famiglie è stata più che positiva: ampia la partecipazione ed evidente l’interesse mostrato dagli alunni nei laboratori didattici di informatica, musica, arte, ceramica.

Illustrando l’offerta formativa la Dirigente Scolastica Maria Teresa Lopez si è soffermata su quattro colonne portanti dell’istituto: lingue straniere, informatica, musica, laboratori creativi. «L’obiettivo della nostra scuola», ha spiegato, «è fornire agli alunni un bagaglio di conoscenze e competenze indispensabili per accedere all’istruzione superiore con la consapevolezza delle proprie attitudini e con gli strumenti di base per orientarsi nella complessa società attuale.» Ecco perché lo studio delle lingue straniere – inglese, francese e spagnolo – è supportato da percorsi di potenziamento affidati a lettori madrelingua e integrato da corsi di preparazione agli esami per ottenere le certificazioni internazionali. In più si organizzano ogni anno settimane di studio in Inghilterra e viaggi di istruzione in Francia e Spagna, per far conoscere da vicino ai ragazzi luoghi e aspetti significativi delle civiltà europee studiate a scuola.

«Non vanno poi tralasciate le lingue classiche», ha proseguito la Dirigente, «che rappresentano un asse portante della formazione umanistica: la nostra scuola propone corsi di avviamento alla lingua latina riservati agli alunni delle classi terze a cui, da quest’anno, si è aggiunto un pacchetto di ore dedicate alla lingua greca, per gli studenti che intendono iscriversi al Liceo classico.»

Nel campo dell’informatica, sono sempre più numerosi gli alunni che frequentano i corsi pomeridiani per conseguire la patente europea del computer tenuti dal prof. Roberto Marini, animatore digitale dell’Istituto (dal gennaio 2018 la scuola è Test Center ECDL, quindi sede accreditata dall’AICA per sostenere gli esami). «Ma la nostra scuola non dimentica le competenze espressive e i linguaggi dell’arte», afferma ancora la Dirigente. «Nel presente anno scolastico abbiamo proposto corsi pomeridiani di canto corale, tastiera, pianoforte, clarinetto e tromba, completamente gratuiti e frequentati da una cinquantina di ragazzi entusiasti dell’esperienza.»

Continuano poi i laboratori di ceramica a cura dell’esperto Giorgio Azzaretti, potenziati grazie all’acquisto di un nuovo forno presso la sede centrale Pascoli. Non mancano, infine, le occasioni per gli sportivi: nel mese di febbraio si svolgerà la settimana di scuola in montagna a Macugnaga con corsi di sci e snowboard, mentre proseguono, per l’intera durata dell’anno, le attività del Centro scolastico sportivo presso la succursale Don Orione, anch’esse completamente gratuite.

«L’obiettivo più importante», conclude la Dirigente, «è che i ragazzi vivano la scuola come un ambiente sereno, stimolante, costruttivo: il mio desiderio è che entrino con il sorriso e lo mantengano per tre anni, affiancando il loro entusiasmo con la maturazione delle competenze necessarie a crescere.»

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Una tradizione che prosegue dai tempi in cui nel Borgo di Porana esisteva una stalla con oltre 100 bovini: la benedizione degli animali, allora, era un momento molto importante per la vita dei poranesi, raccolta attorno alla fattoria e le case coloniche. Oggi questa tradizione rimane in vita grazie all'iniziativa di Porana Eventi, con la benedizione del sale e delle immaginette di S. Antonio: è il protettore degli animali e attorno alla sua figura gli agricoltori hanno sempre riposto molte speranze e recitato preghiere. Il parroco Don Cesare, al termine della Messa domenicale, ha benedetto anche le confezioni di sale, elemento dal forte valore simbolico nelle culture antiche e destinato ad essere il primo medicamento in caso di malanni per i fidi amici.

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