Venerdì, 03 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE – VOGHERA - «TROPPI IN GIRO SENZA MASCHERINA: NON POSSIAMO PERMETTERCI UN ALTRO LOCKDOWN»

Se a Voghera da un lato la riapertura di quasi tutte le attività non può che far sorridere i commercianti, dall’altro c’è chi all’interno della categoria esprime preoccupazione per l’eccessivo ripopolarsi di strade e marciapiedi. «Troppa gente è in giro senza rispettare le regole» tuona il presidente degli Artigiani Mario Campeggi.

«Su quindici persone che incontro per strada, dieci o non hanno la mascherina oppure la portano sotto il mento come fosse un foulard. Non ci si rende conto che il pericolo è tutt’altro che passato e ho seriamente paura che un ritorno dei contagi possa mettere a repentaglio gli sforzi fatti dai commercianti per ripartire».

A finire nel mirino della critica sono sia i giovani che i più  anziani. Paradossale, considerando che si tratta della categoria più a rischio. «Vedo davvero troppa superficialità: i miei associati sono stati super rigorosi nell’adeguarsi alle normative di sicurezza che fanno rispettare, all’interno dei loro negozi, pedissequamente. Il problema nasce fuori, per strada, dove la mancanza di prudenza e senso civico rischia di vanificare gli sforzi. Un ritorno al lockdown sarebbe la fine per la categoria e il numero ancora elevato di contagi nella nostra provincia fa paura». L’appello di Campeggi non è solo al buonsenso delle persone ma anche alle istituzioni affinché rafforzino i controlli. «Piuttosto che fermare un’auto per verificare dove sta andando sarebbe molto più utile se oggi le forze dell’ordine facessero dei giri in centro. Mi spiace dirlo, ma troppi non capiscono come comportarsi se non vengono toccati nel portafoglio. Ci fossero controlli a tappeto per le vie del centro, in questi giorni si esaurirebbero i blocchetti per le multe».

Il timore di Campeggi per un ritorno dei contagi fa da contraltare alla soddisfazione nel vedere i negozi tornare a lavorare a pieno regime. «Soprattutto parrucchieri ed estetiste sono ripartiti alla grande, hanno l’agenda piena per settimane data la mole di lavoro da smaltire. Anche bar e pizzerie stanno ricominciando a lavorare e a riprendere fiducia. Logicamente si va avanti a piccoli passi, non basteranno poche settimane o mesi per recuperare le ingenti perdite. Ma quello che stiamo vedendo dal 18 maggio è una piccola e incoraggiante ripresa. Ripeto, spero che questi sforzi non vadano all’aria per colpa di atteggiamenti sconsiderati».

Anche l’associazione Artigiani, insieme ad Ascom, sta lavorando a un documento congiunto da presentare all’amministrazione comunale contenente una serie di proposte e richieste per supportare la ripresa ad ogni livello, da quello economico a quello amministrativo.

La riapertura del 18 maggio sta procedendo un po’ più a rilento nei settori dell’abbigliamento. «Diciamo che si lavoricchia, la tendenza è che si migliora anche se lentamente» spiega il presidente Ascom vogherese Cristina Palonta. «C’è stato un discreto “boom” il primo giorno, dato che molte persone avevano voglia di un po’ di normalità. Poi nei giorni successivi un po’ meno, fino almeno a venerdì, dove di gente in giro anche grazie all’effetto trainante del mercato, se ne è vista».

Anche il numero uno di Ascom conferma i timori del collega Campeggi per l’eccessiva leggerezza con cui alcuni starebbero affrontando la nuova fase. «C’è molta gente in giro e spesso un po’ troppa si affolla soprattutto intorno ai bar. Occorre maggiore attenzione». Il pericolo non sta nei negozi, quanto all’esterno. «Noi commercianti ci siamo attrezzati per garantire la massima sicurezza. Forniamo guanti, gel disinfettante, nel caso delle calzature abbiamo calzini usa e getta e sanifichiamo le scarpe ogni volta che vengono provate da un cliente. Si entra uno o due alla volta e tutte le norme vengono prese estremamente sul serio da parte di tutti».

Sul trend delle vendite è ancora troppo presto per esprimersi, servirà molto tempo perché ci si abitui a fare acquisti in un contesto di “normalità diversa”.

A Pavia i commercianti hanno lanciato una sorta di saldi anticipati per invogliare la clientela a visitare i negozi. A Voghera non si è optato per questa linea. «Non possiamo fare i saldi, ma abbiamo lasciato ai nostri associati la libertà di decidere ciascuno individualmente le proprie misure per ripartire.

C’è chi aveva della merce in magazzino da smaltire e ha giustamente proposto sconti importanti, personalmente io ho puntato sulle forniture per l’estate. Abbiamo appena riaperto, mi sembra ancora presto per parlare di saldi».

Ottimismo anche da parte degli associati a Voghera da Scoprire, associazione nata lo scorso novembre e presieduta da Maria Teresa Figini: «C’è stata parecchia gente in giro soprattutto il primo giorno di riapertura, il lunedì. Poi un po’ meno, anche se in generale siamo soddisfatti tenendo conto della situazione».

Il rispetto delle regole per lei non è un problema reale: «Mi sembra che la gente stia prendendo la situazione sul serio, per lo meno quelli che vengono nei nostri negozi. La mia impressione è che le norme di sicurezza siano state assimilate bene e vedo senso civico in giro. Il problema degli assembramenti può magari riguardare qualche bar, ma è comprensibile: sono luoghi di socializzazione e la gente dopotutto va lì proprio per quello».

Chi non se la passa bene sono gli ambulanti. Il mercato di Voghera ha riaperto i battenti martedì 19 maggio, ma lo ha fatto tra mille difficoltà e con numeri in contrazione. Dei 123 banchi che solitamente lavorano in piazza Duomo martedì ce n’erano solo 75. Un po’ meglio l’afflusso di gente il venerdì, ma il volume degli affari è decisamente troppo basso. Alcuni operatori lamentano anche il 70% degli incassi in meno. Il presidente dell’associazione di categoria Acol Marco Pagani denuncia una situazione di forte difficoltà: «Siamo all’aperto ma dobbiamo sottostare a regole che spesso non valgono neppure per chi opera in ambienti chiusi. Entrata e uscita separate, ingressi contingentati con un massimo di 200 persone per turno, controlli di vigili e protezione civile. Inoltre al mercato non si può vendere merce usata, neppure i libri, che però si possono reperire online, su Amazon o ebay. C’è molta confusione e poca coerenza nelle regole. La situazione crea difficoltà soprattutto perché serve molto personale per mettere in pratica e far rispettare le disposizioni. Personale che oltretutto deve anche essere formato. Allestire un mercato con queste regole è un’operazione complessa ed è per questo che ad esempio a Casteggio non si è ancora potuti ripartire».

Quello del commercio ambulante è il comparto in maggiore sofferenza e chiede aiuto al Comune: «C’è chi aveva già pagato la Tosap (tassa per occupazione del suolo pubblico) per tutto l’anno, chiederemo di venirci incontro. Un’altra proposta per incentivare la gente a venire al mercato potrebbe anche essere l’istituzione dei parcheggi liberi in centro il martedi e venerdì mattina». A testimonianza della pesantezza della crisi il fatto che alcuni ambulanti hanno già deciso di gettare la spugna: «Quattro o cinque associati mi hanno già manifestato l’intenzione di chiudere a fine anno. La situazione – chiosa Pagani - non è per niente bella».

di Christian Draghi

 
 
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