Mercoledì, 08 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE – SALICE TERME – GODIASCO – RIVANAZZANO TERME - I BAR AL PALO, «SERVE PIÙ TEMPO PER RIPARTIRE IN SICUREZZA»

Il fatto che dal 18 maggio si potessero tirare su le saracinesche non significa che tutti lo abbiano fatto. Soprattutto tra baristi e ristoratori è prevalsa la prudenza e diversi hanno preferito restare un attimo in più alla finestra per attendere i primi risultati di una ripartenza che, senza la propensione di tutti ad adeguarsi alle nuove regole per la convivenza sociale, potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang fino a rispedire tutti, come nel gioco dell’oca, alla casella di partenza. Chi ha deciso di non riaprire subito lo ha fatto principalmente per  mancanza di tempo per adeguarsi a norme uscite all’ultimo minuto, per poter valutare l’evolversi della situazione dei contagi su un tempo più lungo oppure per via delle spese ingenti che si sarebbero dovute sostenere con le indicazioni “della prima ora”.

«Abbiamo deciso di prenderci più tempo per attendere che le norme espresse dal decreto legge venissero collaudate e soprattutto per poter garantire la sicurezza alle persone» spiega Andrea Marsiglia del Pub Soqquadro di viale Diviani A Salice Terme, che ha preferito prendersi un po’ di tempo in più per poter in qualche modo “prendere la rincorsa”. «Ci siamo dati da fare per ripensare la nostra attività, i suoi spazi, l’offerta al cliente. Il nostro desiderio è dare la possibilità alle persone di ritornare a godere di questa ritrovata libertà senza il timore di qualcosa che è ripartito senza le giuste attenzioni e riflessioni. Questa fase andrà bene se ognuno farà diligentemente la sua parte e noi ci stiamo assolutamente dando da fare per fare la nostra al meglio e siamo certi che i nostri clienti sono sulla nostra stessa lunghezza d’onda».

Se il decreto approvato fosse stato quello pensato inizialmente, con la distanza di quattro metri tra i tavoli o, in alternativa, il plexiglass, probabilmente Soqquadro come molti altri piccoli locali non avrebbe più aperto. «Si è aspettato fino all’ultimo e come categoria siamo stati “graziati” rispetto alle regole previste dai primi rumors. Rispetto a quello che poteva essere l’acquisto di plexiglas o ai 4 metri di distanza diciamo che le nuove direttive dovrebbe incentivare un po’ di più la gente ad andare in giro».

Riguardo ai costi della ripartenza, Marsiglia pone l’attenzione sugli investimenti fatti prima del Covid e che non potranno essere ammortizzati. Lui, come altri, aveva da poco deciso di puntare sulla musica dal vivo e la programmazione di alta qualità che stava proponendo stava iniziando a dare risultati importanti. «Abbiamo dovuto buttare della merce, ma la preoccupazione maggiore è per chi aveva puntato sulla musica dal vivo spendendo parecchio in attrezzatura e adesso non può lavorare». Su quali siano in generale i problemi principali cui la sua categoria deve far fronte ha le idee piuttosto chiare. «Mancanza di aiuto reale dallo Stato. Personalmente non conosco nessuno che abbia ricevuto neppure i famosi 600 euro. Mancano le casse integrazioni, che potrebbero permetterci di sostenere alcune situazioni con i dipendenti. Poi ci sono tasse, mutui, affitti: spese solo posticipate ma che restano»

di Christian Draghi

 
 
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