Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE – PONTE NIZZA - FRUTTICOLTURA E EMERGENZA CORONAVIRUS. “FRA QUELLI CHE SIAMO RIMASTI LE PROSPETTIVE SONO POCHE, SI RISCHIA DI NON PIANTARE PIÙ E DI ESPIANTARE.»

Frutta - La crisi dovuta all’epidemia, in molti casi, è andata a sovrapporsi a problemi preesistenti. È il caso, per esempio, della frutticoltura. Abbiamo intervistato a questo proposito un imprenditore agricolo della Valle Staffora, il signor Aldo Agosti.

Quali sono le problematiche più urgenti alle quali dovete far fronte?

«Il problema principale è che non si sa cosa accadrà. Prima di tutto ci saranno problemi per la raccolta, per via della manodopera: i pochi pensionati gli studenti saranno difficili da reperire. Poi non possiamo sapere come andranno le vendite, dopo questo periodo. Ma soprattutto il problema che abbiamo riguarda il gelo, che qui ha fatto parecchi danni.»

In che misura?

«Anche quest’anno partiamo con una produzione quasi dimezzata per quanto riguarda il melo. Per quanto riguarda le albicocche, non so se ci sia qualcosa di più in alta collina, ma qua da noi è tutto gelato completamente, quindi il 100% della produzione è già persa in partenza. Con il susino siamo al 50%, quindi partiamo con metà raccolto. Il ciliegio non sembra aver subito un gran danno, probabilmente un 20/30%. Quindi la produzione parte già problematica, poi andiamo incontro al clima che c’è per questa emergenza. Il Coronavirus rappresenta anche per noi un’incognita, perché pur occupandoci di una produzione destinata più o meno principalmente al locale, ancora non si sa quando apriranno a pieno regime i mercati e che affluenza avranno. Il nostro settore soffriva già prima di coronavirus: le grandi aree di produzione, non potendo esportare (un po’ per l’embargo verso la Russia, un po’ per altri fattori) si sono rivolti all’interno, per cui lo spazio per noi si è sempre più ristretto.»

Lo Stato vi sta aiutando?

«Qualcuno di noi ha preso i 600 euro offerti dal Governo, ma non basta. Noi stiamo ancora aspettando qualche contributo per la gelata del 2017, quanto era stata proclamata la “calamità naturale”, c’erano stati sopralluoghi dei periti e tutto ciò che si deve fare in questi casi. Sono passati esattamente tre anni e ancora non è arrivata nessuna risposta. Questo per noi sarebbe importante in questo momento di incertezza, in cui non sappiamo a quali situazioni finanziarie andremo incontro.»

Ci sono aziende che rischiano di chiudere, a causa del momento di difficoltà? Qual è lo stato del settore frutticolo in questo periodo?

«Tanti hanno già smesso, penso a quelli più vicini alla pensione; tanti non hanno continuità. Fra quelli che siamo rimasti le prospettive sono poche, si rischia di non piantare più e di espiantare.»

Di Pier Luigi Feltri

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