Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE – SANTA MARIA DELLA VERSA – VINO E EMERGENZA CORONAVIRUS – “CI PREOCCUPA IL FUTURO: SI TEME ANCHE PER LA VENDEMMIA PERCHÉ CI SARÀ POCA MANODOPERA”.

Patrizia e Cecilia Beltrami, dell’Azienda Agricola Beltrami di Soriasco (Santa Maria della Versa) si dicono preoccupate per il futuro: «Siamo un nucleo famigliare di 4/5 persone attive in azienda e insieme ai nostri 2 dipendenti fissi siamo riusciti a finire i lavori più necessari in tempo. Ci preoccupa il futuro: si teme anche per la vendemmia perché ci sarà poca manodopera».

Com’è il lavoro in vigna in questo periodo di lockdown?

«Il nostro lavoro per il momento non ha avuto danni troppo gravi da pandemia, anche se abbiamo dovuto riorganizzare la normale quotidianità; siamo stati fermi con le vendite per circa 20 giorni dunque e siamo riusciti a dedicarci alla campagna».

Nonostante la chiusura di diverse attività commerciali, la vendita del vino, in quanto bene alimentare, è rimasta consentita. Come è cambiato il vostro modo di affrontare il mercato?

«La nostra produzione era già basata per circa il 70% di vendite ai privati. Notiamo che la gente in questo momento particolare apprezza ricevere beni alimentari a domicilio e soprattutto il vino. Stiamo dunque lavorando con i nostri clienti storici e con alcuni nuovi cercando di accontentare tutti nonostante le mille difficoltà per viaggiare. Il rimanente 30% di clienti si divideva tra ristorazione/ eventi, purtroppo sarà ancora tutto fermo per un po’».

Quale, tra le proposte messe sui tavoli di lavoro, pensa possa essere la migliore soluzione?

«Vista la grande produzione dell’Oltrepò e la difficoltà dei piccoli produttori di vendere le uve, potrebbe essere una buona proposta la potatura verde per puntare poi a prodotti migliori in vigna visto che i prezzi delle uve sono stabili da anni e i guadagni in agricoltura sono minimi. Anche il taglio dei vini al 30% potrebbe essere una buona proposta per chi vinifica e avrà delle giacenze invendute».

Lo scorso mese abbiamo ascoltato alcuni titolari di attività di Santa Maria della Versa per sapere come avevano affrontato l’inizio dell’epidemia e come si erano adattati alle misure imposte dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Nell’ultimo mese quasi nessuna delle attività sottoposte a chiusura temporanea ha potuto rialzare la saracinesca, ma ce ne sono altre che non si sono praticamente fermate, come nel caso delle aziende vitivinicole.

Sebbene con alcune limitazioni per quanto riguarda la vendita diretta e le attività agrituristiche, queste aziende hanno avuto la fortuna di essere autorizzate a poter proseguire il proprio lavoro, mantenendo la possibilità di poter consegnare i propri prodotti a domicilio. Ma non è tutto oro ciò che luccica… La chiusura di bar, ristoranti, circoli e mense, il divieto del turismo e dell’enoturismo, ma soprattutto il blocco dell’esportazione all’estero causerà un’enorme perdita per i produttori di vini, i quali temono di ritrovarsi con maggiori quantità di vino invenduto rispetto la media degli anni precedenti. Ai tavoli di lavoro si sta cercando di trovare una soluzione per poter consentire alle cantine una migliore gestione dello stoccaggio dei vini, in quanto le previsioni di mercato sono tutt’altro che rosee.

Assoenologi, per voce del Presidente Cotarella, suggerisce una distillazione volontaria di vini generici e IGT, mentre altre proposte riguarderebbero l’aumento del taglio dei vini di quest’annata fino al 30% con quella precedente o la diminuzione delle rese dei vigneti attraverso il diradamento sostenuto da contributi statali o regionali.

Abbiamo intervistato alcuni titolari di aziende vitivinicole dell’Oltrepò orientale per sapere come hanno affrontato l’emergenza, quali sono i principali problemi constatati e, a loro parere, quali sono le migliori misure da adottare per affrontare la crisi che si verificherà a breve.

di Manuele Riccardi

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