Martedì, 26 Maggio 2020

OLTREPÒ PAVESE – ROVESCALA - VINO E EMERGENZA CORONAVIRUS - «UN ABBASSAMENTO DELLE RESE PRODUTTIVE SAREBBE OTTIMO, MA QUESTO INDIPENDENTEMENTE DAL VIRUS…»

 

Giorgio Perego, titolare dell’Azienda Agricola Perego & Perego di Rovescala : Com’è cambiato il lavoro in vigna a seguito delle misure adottate per arginare la diffusione del covid-19?

«Fortunatamente il lavoro in vigna già di suo si svolge in isolamento quindi, a parte le forniture di materiali e i pezzi di ricambio per i trattori che sono difficilmente reperibili, non è cambiato molto».

Trovare manodopera per la vendemmia, crede sarà una mission impossible?

«Per ora, avendo un’azienda piccola e seguendo direttamente ogni fase di produzione, non ho riscontrato problemi: speriamo che per la vendemmia questa situazione sia risolta o perlomeno migliorata, altrimenti credo ci saranno grossi problemi».

Nonostante la chiusura di diverse attività commerciali, la vendita del vino, in quanto bene alimentare, è rimasta consentita. Come è cambiato il vostro modo di affrontare il mercato?

«Noi ci siamo adattati a fare consegne a domicilio, anche per piccole quantità. Vendevamo già online e cerchiamo comunque di agevolare i clienti in qualsiasi modo»

Come proseguono i rapporti commerciali con la grande distribuzione? Questa situazione ha creato delle ripercussioni?

«Lavoriamo con la GDO da più di 15 anni e, come sempre, ci impegniamo a garantire le forniture».

Le vendite e gli ordini dai Paesi esteri hanno subito un forte calo?

«Lavoriamo con tre paesi esteri e in questo momento le vendite hanno registrato un forte calo».

Quale, tra le proposte messe sui tavoli di lavoro, pensa possa essere la migliore soluzione?

«Sicuramente un abbassamento delle rese produttive sarebbe ottimo, ma questo indipendentemente dal virus…».

Lo scorso mese abbiamo ascoltato alcuni titolari di attività di Santa Maria della Versa per sapere come avevano affrontato l’inizio dell’epidemia e come si erano adattati alle misure imposte dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Nell’ultimo mese quasi nessuna delle attività sottoposte a chiusura temporanea ha potuto rialzare la saracinesca, ma ce ne sono altre che non si sono praticamente fermate, come nel caso delle aziende vitivinicole.

Sebbene con alcune limitazioni per quanto riguarda la vendita diretta e le attività agrituristiche, queste aziende hanno avuto la fortuna di essere autorizzate a poter proseguire il proprio lavoro, mantenendo la possibilità di poter consegnare i propri prodotti a domicilio. Ma non è tutto oro ciò che luccica… La chiusura di bar, ristoranti, circoli e mense, il divieto del turismo e dell’enoturismo, ma soprattutto il blocco dell’esportazione all’estero causerà un’enorme perdita per i produttori di vini, i quali temono di ritrovarsi con maggiori quantità di vino invenduto rispetto la media degli anni precedenti. Ai tavoli di lavoro si sta cercando di trovare una soluzione per poter consentire alle cantine una migliore gestione dello stoccaggio dei vini, in quanto le previsioni di mercato sono tutt’altro che rosee.

Assoenologi, per voce del Presidente Cotarella, suggerisce una distillazione volontaria di vini generici e IGT, mentre altre proposte riguarderebbero l’aumento del taglio dei vini di quest’annata fino al 30% con quella precedente o la diminuzione delle rese dei vigneti attraverso il diradamento sostenuto da contributi statali o regionali.

Abbiamo intervistato alcuni titolari di aziende vitivinicole dell’Oltrepò orientale per sapere come hanno affrontato l’emergenza, quali sono i principali problemi constatati e, a loro parere, quali sono le migliori misure da adottare per affrontare la crisi che si verificherà a breve.

di Manuele Riccardi

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