Martedì, 26 Maggio 2020

UN NEGOZIO ED UN ESERCIZIO PUBBLICO SU TRE RISCHIA DI NON RIAPRIRE

La parola d’ordine è “fare in fretta”. Perché lo tsunami Covid-19, oltre ad essere stato (e purtroppo continua ancora) la causa di malattia e di morte di migliaia di persone, rischia di lasciare sul campo anche altre vittime che dal punto di vista economico non riusciranno più a risollevarsi. Tra gli artigiani e i piccoli imprenditori ci sono commercianti, baristi, ristoratori che in tanti, nel momento in cui verrà allentato il lockdown, vale a dire le misure restrittive per combattere il contagio, rischiano di non aprire se non si fa qualcosa subito per sostenere queste attività.

Per la riapertura di bar e ristoranti si ipotizza, ma sarà così?..., la seconda metà del mese prossimo ma garantendo sempre il distanziamento sociale, 1 o più metri tra una persona e l’altra nel locale, come era avvenuto per alcuni  giorni agli inizi di marzo prima del blocco totale delle attività.

In quei giorni le restrizioni, si stima, hanno comportato la perdita di fatturato del 60-70%. E questo rischia di diventare la norma chissà per quanto tempo dopo la riapertura. E in queste condizioni  sarà estremamente dura continuare nell’attività se non si potrà contare su un aiuto, che deve essere immediato però, da parte del governo, Provincia e Comuni.

Con il commercio al tracollo e i negozi chiusi da oltre un mese, fatturati in flessione e costi di personale, gestione, materie prime e affitti da sostenere, Confimprese parte con la richiesta di annullamento dei canoni di affitto. E lo fa anche attraverso una massiccia campagna pubblicitaria, che è partita il 15 aprile. "Si è creato un corto circuito tra retailer e proprietari immobiliari nei centri commerciali e centri città sui canoni d’affitto – spiega Mario Resca, presidente dell'associazione che rappresenta 350 brand commerciali, 40mila punti vendita e 700mila addetti –, con cui non riusciamo ad avviare un tavolo di lavoro comune. Chiediamo la rinegoziazione dei canoni calmierati nella fase 2 del post-emergenza, possibilmente solo sulla percentuale del fatturato fino a quando il mercato non si riprende. Il Centro Studi Confimprese certifica che il 90% delle imprese associate ha revocato i sepa per il pagamento anticipato dei canoni d’affitto per il trimestre aprile-giugno. È inevitabile che si creino tensioni con le proprietà immobiliari".

È auspicabile che ai proprietari di immobili ad uso commerciale venga concesso, alla riapertura, un credito d’imposta laddove trovino un accordo sulla rinegoziazione dei canoni. Dovranno potere usufruire di benefici fiscali attraverso un meccanismo mirato sia ad evitare la tassazione ordinaria dei canoni non percepiti sia sgravi fiscali proporzionali ai canoni non corrisposti. Quanto ai retailer è necessario che si riconosca il credito d’imposta rivisto dall’art. 65 del Cura Italia estendendolo a tutte le tipologie contrattuali e categorie catastali e alle attività che pur non essendo state chiuse, in quanto ritenute essenziali, hanno subito comunque gli effetti negativi della crisi economica, registrando un drastico calo del fatturato anche in questa seconda fase.

Secondo Confimprese il decreto Cura Italia non ha preso sufficientemente in considerazione il commercio e l’Associazione chiede con urgenza di ridurre le rate di acconto dell’Irpef e delle relative addizionali, dell’Ires e dell’Irap dovute per il periodo d’imposta in corso; di riconoscere le conseguenze del Covid-19 come causa di forza maggiore; di prorogare la lotteria degli scontrini al 1 gennaio 2021; e di abbattere le commissioni per gli incassi tramite Pos.

"Prevediamo che in tutta Italia il 30% dei negozi non riuscirà più ad aprire. Nel tempo spariranno molto retailer, perchè non ce la faranno a sopravvivere", conclude Resca.

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