Domenica, 05 Aprile 2020

PONTE NIZZA - CONSORZIO FRUTTA: «BISOGNA CREARE UNA FILIERA CHE VALORIZZI LE PRODUZIONI LOCALI»

Realizzata nel 1984 ad opera della Comunità montana, la Centrale della frutta di Ponte Nizza è un magazzino di stoccaggio al servizio dei soci del consorzio ortofrutticolo della Valle Staffora. Mele, pere, pesche, ciliegie, albicocche: le risorse più pregiate messe a disposizione dagli alberi del territorio sono conservate in stato di refrigerazione in questo grande magazzino dietro la vecchia stazione della ex ferrovia Voghera-Varzi. Una struttura che è messa alla prova dal tempo e richiede oggi importanti opere di ristrutturazione. Per il presidente del consorzio Fabrizio Lanzarotti si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire per restare al passo con i tempi e mantenersi attivi – e competitivi - sul mercato. «I nostri prodotti sono da sempre di altissima qualità, vengono ad acquistarli clienti dal milanese, da Genova e Torino, ma dobbiamo essere in grado di ampliare la nostra offerta muovendoci nella direzione di creare una filiera che ci consenta di lavorare direttamente i nostri prodotti».

Non più soltanto stoccaggio quindi, ma anche produzione in loco di derivati come ad esempio succhi di frutta biologici e marmellate. Prodotti che potrebbero acquisire ancora maggiore visibilità considerando che a breve sarà completato il percorso cicloturistico della greenway.

Lanzarotti, il consorzio gestisce la Centrale che però è di proprietà della Comunità montana. Avete già parlato con loro degli interventi necessari?

«Sì, ci sono stati degli incontri e hanno avuto buon esito. Il dialogo con il nuovo presidente è stato positivo: serve una ristrutturazione completa e un ammodernamento dei macchinari perché sono ormai vetusti e la loro manutenzione, che è a carico di noi soci, sta diventando troppo costosa perché continua. Ci è stata data disponibilità da parte dell’ente e i lavori dovrebbero essere messi a progetto e realizzati entro il 2021».

Qual è la capienza della Centrale ad oggi?

«Ci sono otto celle frigorifere che possono contenere in totale tra gli 8 e i 10mila quintali, poi in base alle diverse annate si possono riempire di più o di meno. Diciamo che nel corso degli anni la produzione media è stata di cinque o seimila quintali».

Com’è stata l’ultima annata?

«La produzione si è attestata intorno ai 3mila quintali».

Meglio o peggio del solito?

«Sicuramente meglio di quella disastrosa del 2017, condizionata dalla tremenda gelata di aprile, ma non abbondante come quella del 2018».

Si parla spesso di cambiamenti climatici e non soltanto in Oltrepò, logicamente. Voi sul territorio notate grosse differenze rispetto al passato?

«Diciamo che se in passato eventi straordinari come le gelate si verificavano in media ogni cinque o sei anni, negli ultimi tempi si verificano con molta più frequenza. Addirittura ogni due o tre anni se ne può verificare uno che danneggia l’intero raccolto».

L’annata in corso come sta procedendo?

«Gennaio è stato caratterizzato da temperature miti, al di sopra delle medie stagionali. Il timore è che un caldo eccessivo possa portare a una prematura germogliazione delle piante. In tal caso, il rischio di andare incontro a danni seri sarebbe elevato, visto che è assai probabile che il freddo intenso torni entro primavera».

è il clima l’unico “nemico”?

«Ultimamente un altro fattore di rischio arriva dai nuovi parassiti arrivati dai paesi asiatici. Un esempio è l’insetto “alieno” conosciuto appunto come Cimice asiatica, che attacca il frutto. L’altro è la Drosophila Suzuki, moscerino della frutta. Entrambi richiedono trattamenti costosi e continui che si ripercuotono sul prezzo finale dei prodotti».

Parliamo del Consorzio. Quanti soci comprende e che tipo di mercato ha?

«I soci sono circa 45. Racchiude produttori di diverso tipo che poi gestiscono autonomamente la commercializzazione: c’è chi rifornisce i supermercati, chi fa vendita diretta, altri ancora fanno i mercati come quello di Campagna amica di Coldiretti».

Quello d’Oltrepò resta un mercato di nicchia. Quale deve essere la strategia per mantenersi competitivi?

«Puntare sempre sulla massima qualità. Il nostro fiore all’occhiello resta la Pomella genovese, una varietà autoctona di mele che ha già la denominazione regionale di prodotto tipico e stiamo lavorando per fare diventare a breve un presidio di Slow Food. è già molto conosciuta al pubblico e ha un prezzo di vendita superiore di circa il 30% rispetto agli altri prodotti. La ristrutturazione della Centrale deve diventare un’occasione per investire su nuovi macchinari che consentono di diversificare la produzione: non basta vendere solo frutta, servono prodotti derivati di diverso tipo e bisogna creare una piccola filiera chiusa, che consenta di abbattere i costi di produzione e aumentare il loro prestigio». 

di Christian Draghi

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