Domenica, 05 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - VOGHERA - «L’OLTREPÒ COME LA CONTEA DEGLI HOBBIT NE “IL SIGNORE DEGLI ANELLI”»

Simone Marini, vogherese doc classe 1981, è uno dei tanti italiani che si sono lasciati il Belpaese alle spalle per realizzarsi professionalmente. Ricercatore universitario, laureato in ingegneria biomedica, si è specializzato nell’applicazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nato a Voghera, ha studiato a Pavia fino al 2008, anno in cui ha scelto Hong Kong per il dottorato di ricerca. A voler utilizzare un’espressione ormai abusata, si può inserirlo senza dubbio nella categoria dei “cervelli in fuga”. Da oltre 10 anni ormai vive e lavora all’estero. Cina, Giappone, Stati Uniti. Oggi vive in Florida e torna in Oltrepò due o tre volte all’anno a trovare famiglia e amici. Non ha perso l’amore per la sua terra, né l’attitudine a esprimersi in dialetto.

Marini, come mai ha scelto di andarsene? Solo una questione di opportunità professionali o c’era altro?

«Diciamo che, al di là di qualunque crisi, volevo andarmene in un posto dove sentirmi straniero e fare scienza».

Come mai proprio Hong Kong?

«Volevo un posto che non c’entrasse assolutamente nulla con la cultura nella quale ero cresciuto, per cui Hong Kong era la scelta ideale: avevo l’Asia senza dover imparare una lingua difficile, perché si parla inglese. Da allora sono stato, oltre che in Cina, in Giappone, indietro in Italia, e alla fine negli USA».

Oggi dov’è di casa?

«Lavoro all’Università della Florida».

Di che cosa si occupa esattamente?

«Sono un ricercatore universitario. Creo delle intelligenze artificiali, che altro non sono se non dei programmi per computer, che analizzano dati di biologia e medicina e, per prove ed errori, imparano a interpretarli e ad elaborare delle previsioni».

Di che tipo?

«Ad esempio sul fatto che un determinato paziente affetto da una certa malattia sviluppi o meno certe complicazioni».

è un lavoro che potrebbe fare anche in Italia o qui non ci sono le opportunità?

«Le competenze in materia di intelligenza artificiale aprono porte in tutto il mondo. In Italia potrei fare questo lavoro, ma sarebbe pagato meno. Il problema principale è che a me piace molto fare ricerca senza essere legato a un’azienda, il che significa che devo farla in ambito universitario. Per forza di cose ho dovuto scegliere delle realtà che investono molto di più di quanto non faccia l’Italia. Dove tra l’altro sono tornato nel biennio 2013-2015 lavorando a Pavia, con i colleghi con cui avevo fatto gli studi».

Come è stato?

«Si fa un’ottima ricerca anche qui, ma i mezzi sono molto più limitati.  Questioni di budget». 

Torna mai a Voghera?

«Due o tre volte l’anno».

Come l’ha trovata l’ultima volta?

«Come al solito: grigia, umida e incazzata. Voghera è quel posto dove tua nonna, se ti vuole bene e non vuole che ti ammali, quando esci perché fa freddo non ti dice “Amore, non dimenticare la sciarpa”, ma ti dice: “Ma vedat no ca fa fred? Quàtat, semo!”. Insomma, Voghera è sempre lei. Mi spiace solo che abbia chiuso il circolo “lo Stanzone”, alla Soms, mio grande punto di riferimento sin dall’adolescenza».

Che cosa rappresenta l’Oltrepò per lei?

«Un posto del cuore. Guidare di notte d’estate nelle strade comunali fra i suoi campi non ha nessun equivalente al mondo. è però anche un posto piccolo, chiuso su sé stesso».

Tocca un tasto dolente. Qui se ne discute da parecchio: come mai questo territorio non vuole saperne di decollare? Abbiamo bei paesaggi, buon cibo, vino, eppure fuori non lo conosce nessuno…

«Non ho le informazioni per rispondere a questa domanda, da ingegnere dico che bisognerebbe fare uno studio su quali sono i problemi del territorio e ragionare sui dati. Di pancia, credo che l’Oltrepò subisca gli effetti di “vùla bas e s’civa i sas”: se da un lato si sta coi piedi per terra, dall’altro lo si sta anche troppo, senza osare. Ci porti gli amici cinesi a bere e mangiare e si chiedono come mai questo posto non sia più famoso: semplice, non vuole. Non vuole imparare l’inglese, non vuole il turista da fuori, non vuole adattarsi al mondo che cambia. Sto molto semplificando, ma spero di aver reso l’idea. Però ripeto, vorrei vedere un’analisi con dei numeri su cui ragionare, se no sono chiacchiere da bar».

In primavera ci saranno le elezioni. Segue la politica locale?

«Non più, da diverso tempo ormai».

Lei ha girato parecchio. Ha trovato territori con caratteristiche simili a quelle dell’Oltrepò in giro per il mondo?

«Più che altro ho girato l’Asia. Sono sicuro però che in Europa o alcune parti rurali degli Stati Uniti ci siano posti simili. Due cittadine universitarie in cui ho vissuto qui in America (Ann Arbor, Michigan e Gainesville, Florida) hanno molti punti contatto con Pavia. Ma fuori non c’è l’Oltrepò».

è davvero così unico? Non le è mai capitato di imbattersi in un posto che le ricordasse, per tutta una serie di caratteristiche, “casa”?

«Di luoghi “reali” non me ne vengono in mente. Le similitudini le ho riscontrate semmai con una terra immaginaria, quello sì: la Contea degli hobbit ne “Il Signore degli Anelli”».

Voliamo alti. Come mai?

«In primis per motivi geografici: ci sono le colline, le pianure fertilissime, paesaggi mozzafiato. Poi perché sono entrambi luoghi che “si fanno i fatti loro”, isolati dal resto del mondo, in cui il tempo sembra essersi fermato e non sono interessati ad adeguarsi a quel che gli cambia intorno. è un po’ il loro bello e anche il loro limite. C’è anche la mentalità: ha presente la scena del film in cui Frodo e gli altri eroi tornano alla Contea dopo aver realizzato un’impresa epica? Ecco, in un campo c’è un vecchio che lavora la terra e mentre passano li guarda di sottecchi, con un po’ di disapprovazione come a dire: “vàrda li lur, cui chi han vursù viagià”. Si fa i suoi, non gli interessa quel che è successo, non lo capisce, lavora il suo campo e non gli importa d’altro. Ecco, in quel vecchio io rivedo l’Oltrepò».

Crede che tornerà in Italia per vivere o solo da turista?

«Credo solo da turista, anche se c’è sempre un piano B per tornare in Europa se le cose dovessero crollare qui negli USA. In Europa però, non in Italia. Purtroppo vedo solo un futuro di declino economico da noi. Diverso sarebbe se le cose dovessero crollare di colpo: per capirci, se parte una guerra o una rivoluzione torno al volo. Ma difficilmente succederà, più probabile che sia un lento declino con sottofondo di mugugni».

di Christian Draghi

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