Giovedì, 02 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - «SERVE UN CONSORZIO VINI EQUILIBRATO, DOVE NESSUNO ABBIA LA MAGGIORANZA»

Riccardo Fiamberti è presidente della Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, che da diversi anni promuove progetti strettamente legati al territorio: dal turismo all’istruzione, passando per l’ambiente e il sociale. Da ex sindaco di Canneto Pavese non lesina la sua opinione sullo scandalo vinicolo che ha colpito il territorio nei giorni scorsi. «Per ripartire bisogna giocare di squadra: si metta mano ai disciplinari, si abbassino le rese e si crei un consorzio dove non c’è una maggioranza». Nel suo mirino finiscono anche le troppe denominazioni, colpevoli di «confondere il consumatore». 

Fiamberti, proprio in questi ultimi giorni la Cantina Sociale di Canneto Pavese è stata travolta da un grave scandalo... che ne pensa, sia da cittadino che da ex sindaco?

«Avevamo già passato due momenti difficili negli ultimi anni, con scandali e fallimenti riguardanti altre cantine sociali. Stavamo risalendo la china grazie al lavoro svolto da molti produttori onesti e di qualità, che hanno fatto di tutto per tenere alto il nome del nostro territorio in Italia e all’estero, con vini che possiamo considerare alla pari con quelli di zone più blasonate. Quello che è successo in questi giorni è un fatto ancor più grave e va a danneggiare non solo l’Oltrepò Pavese, ma nello specifico soprattutto il nostro comune e i nostri produttori, in quanto la cantina indagata porta proprio il nome del nostro paese. Ho partecipato alla riunione organizzata dalla Regione Lombardia il 27 gennaio scorso presso il Centro di Riccagioia: in quell’occasione il presidente del Consorzio ha annunciato che si costituirà parte civile al processo. Aspetteremo di vedere quali saranno le prossime mosse. Quaranta sindaci dell’Oltrepò vitivinicolo nei giorni scorsi si sono riuniti e hanno firmato una lettera in cui condannano fermamente quanto accaduto e danno massima disponibilità agli enti e alle istituzioni per poter trovare una soluzione per il rilancio del territorio e del vino. Ma ogni azione definitiva potrà essere attuata solamente a fine delle indagini».

A settembre durante il Vinuva di Stradella si era tenuto un convegno che illustrava un progetto finalizzato al riconoscimento del vino dell’Oltrepò Pavese come Patrimonio dell’UNESCO. Pensa che questo ennesimo scandalo andrà ad influire su questa domanda?

«Posso solo dire che le pratiche riguardanti quel progetto ora sono in mano a Regione Lombardia, che è incaricata a svolgere le procedure utili a presentare la domanda. Noi abbiamo sicuramente bisogno di un riconoscimento del genere…».

Pensa che sarà possibile uscire da questa ennesima situazione negativa?

«Io penso che parte importante riguardante il rilancio dell’Oltrepò riguardi i produttori: i tavoli dei DOC, voluti dalla Regione e dagli enti, sembrerebbero non aver ancora portato ad una conclusione. Abbiamo bisogno inoltre di un Consorzio Vini DOC snello ed equilibrato, dove nessuno abbia una maggioranza. Serve un’immediata riforma dei disciplinari: al momento abbiamo una sovrapposizione totale dei DOC e degli IGT, con rese troppo elevate. Questo assolutamente non va bene, bisogna abbassare le rese: sono troppo alte e portano a quello che è successo nei giorni scorsi. Nel 2015 la Fondazione Bussolera aveva finanziato uno studio riguardante la reputazione enoica della Provincia di Pavia, redato da Demoscopea: questo è stato l’unico studio professionale, finanziato da un privato e dato a disposizione di tutto il territorio, che ad oggi non è ancora stato preso in considerazione da nessuno».

Cosa diceva quello studio?

«In sostanza che per l’Oltrepò c’è la percezione di un territorio ove “non vale la pena” recarsi perché non riesce ad attrarre, in quantità apprezzabili s’intende, il cittadino lombardo diretto in Liguria, né il milanese deciso a trascorrere un fine settimana in campagna; fatica persino ad attrarre il pavese in gita domenicale. Non si limitava però a questo e attraverso l’ascolto di numerosissimi attori (Consorzi, Fondazioni, Distretti, Cantine, Comuni ...) proponeva un’analisi dettagliata e delle possibili soluzioni».

Che sarebbero?

«Innanzitutto sfoltimento e semplificazione. Si faceva notare che in 13.600 ettari ci sono troppi vitigni: Croatina, Pinot nero, Barbera, Riesling, Pinot grigio, Moscato bianco e Chardonnay alla fine rendono “piatta” l’offerta. Allo stesso tempo anche gli organismi associativi sono “innumerevoli”: cantine sociali, Consorzio di Tutela, Distretto, Riccagioia, Enoteca, Coprovi, Strade del vino e Valore Italia, con “copioni sempre uguali nel tempo”. Quello studio effettuato con un serio criterio metodologico sarebbe stato una valida base di partenza».

Parliamo della Fondazione di cui è presidente. Da chi è composta?

«La Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese nasce come Gal nel 1997 e oggi vanta sessantasei soci, tra pubblici e privati, tra cui la Provincia di Pavia, la Camera di Commercio e la Comunità Montana; 45 comuni dell’Oltrepò Pavese, diverse associazioni di categoria agricola, artigianale, commerciali e dei lavoratori; istituti bancari e associazioni Onlus. Ricopre un territorio di circa 800 km quadrati con una popolazione di oltre 65.000 persone».

Com’è cambiata la popolazione negli anni?

«Dal 1970 ad oggi la popolazione dell’Oltrepò Pavese è diminuita del 58%, con un indice di vecchiaia del 268%, nettamente superiore agli altri territori interni lombardi».

Di che cosa vi occupate?

«La Fondazione ha all’attivo numerose attività: alcune connesse direttamente alle tematiche dello sviluppo rurale, e quindi riconducibili alle risorse dei fondi comunitari; altre di natura più diversificate, finanziate da leggi regionali e statali, con finanziamenti di enti privati e fondazioni bancarie. Nel tempo la Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese ha focalizzato una sempre più cospicua parte delle proprie attività sulle tematiche riguardanti cultura, ambiente e sostenibilità affrontandole dal punto di vista multidisciplinare».

Attualmente su quali progetti si sta concentrando l’azione della Fondazione?

«Oggi la Fondazione è impegnata nel corposo progetto “Oltrepò Biodiverso” finanziato dal programma “Attivaree” di Fondazione Cariplo, la più importante fondazione bancaria d’Italia. Il programma si ispira ai principi che si trovano alla base delle strategie nazionali delle aree interne, con il vantaggio di essere più flessibile perché finanziato da strutture private».

Più specificatamente, che cosa prevede il progetto “Oltrepò Biodiverso”?

«Oltrepò Biodiverso è un progetto che progetto coinvolge 19 comuni dell’appennino lombardo, con oltre 25 partner e 4 università. è rivolto ad una porzione di area interna, che mobilita le forze locali in partenariato con attori esterni ed investe su temi coraggiosi e di frontiera come: la ricerca e l’innovazione di un territorio sempre più spopolato e fragile, sotto il profilo delle competenze della capacità territoriale e del tessuto economico di partenza. Il percorso è stato avviato nel 2017 ed è accentrato sulla valorizzazione della Biodiversità».

In sintesi, qual è il fulcro del progetto?

«È quello di far tornare attrattivo, anche per i più giovani e per le nuove famiglie, un territorio depauperato dalla fuga demografica, dal dissesto idrogeologico, dagli scambi difficili con l’area Metropolitana milanese che è solamente distante un’ora di auto».

Può elencarci alcuni risultati ottenuti?

«In tutto il territorio interessato sono sorte sezioni Montessori all’interno della scuola pubblica, accogliendo da subito nuovi iscritti, alcuni addirittura risaliti con le famiglie dalla pianura. Per gli anziani dell’alta collina, invece, è entrato in azione il “Maggiordomo rurale”, che a richiesta risolve le incombenze quotidiane. A Pietra de Giorgi il comune ha riqualificato il vecchio asilo parrocchiale, messo gratuitamente a disposizione dalla Diocesi di Tortona, creando sei mini alloggi che ospitano, con le loro famiglie, bimbi giunti da lontano, periodicamente in cura al Policlinico San Matteo. A Golferenzo è stato attivato un centro servizi per la comunità e per le imprese della Valversa».

Per quanto riguarda l’ambiente sono state finanziate alcune azioni?

«Un’azione importate è riferita alla gestione di foreste, pascoli e incolti: siamo riusciti a censire 8000 ettari di bosco destinati al PAF (Piano di Assestamento Forestale) del Consorzio del Brallo e del Consorzio di Bosmenso-Varzi».

In ambito turistico invece ci sono progetti finanziati?

«Il più portante riguarda la pubblicazione della guida “Oltrepò Pavese - L’Appennino Lombardo”: si tratta della prima guida realizzata per questo territorio attraverso un partner importantissimo, il Touring Club Italiano. La Fondazione è consapevole che il territorio possa essere inserito in un percorso di sviluppo sostenibile, capace di relazionarsi con altre esperienze e cogliere le opportunità che le programmazioni comunitarie e nazionali possano offrire. La nuova programmazione comunitaria 2021-2027 potrà essere un’occasione di rilancio per l’Oltrepò Pavese solo se la politica locale saprà raccontare agli interlocutori le specificità di un territorio appenninico da sempre rimasto in ombra in un contesto regionale. Il progetto “Oltrepò Biodiverso” si chiude il 30 giugno 2020: con una grande manifestazione presenteremo tutti i risultati delle nostre azioni. Siamo in attesa di poter accedere a nuovi bandi, sia a livello regionale che a livello nazionale ed europeo, al fine di dare continuità al lavoro della nostra struttura. Al momento non è ancora uscito nessun bando, ma puntiamo molto sul PSR 2021-2017. Nel frattempo stiamo portando avanti collaborazioni con GAL srl e Comunità Montana».

Alla scadenza del triennio andrà a scadere anche il suo mandato. Pensa di ricandidarsi nuovamente?

«Il 30 giugno 2020, quando ci sarà l’approvazione del bilancio, verranno rinnovate anche le cariche. Ne discuteremo tutti insieme, come fatto precedentemente».

 di Manuele Riccard

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